giovedì 21 gennaio 2010

Trattativa mafia-Stato, indagato medico Riina consegnò il papello del boss a Ciancimino

di Salvo Palazzolo

Scatta il primo avviso di garanzia per la nuova inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo sul papello e la trattativa fra le stragi del 1992. È stato notificato al boss Antonino Cinà, il medico di Riina e Provenzano: il procuratore aggiunto Antonio Ingroia e i sostituti Nino Di Matteo e Paolo Guido sono andati a interrogarlo nel carcere di Parma l´8 gennaio scorso, ma il boss non ha aperto bocca. Adesso è accusato del reato di violenza e minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario.

Cinà avrebbe «provveduto personalmente a consegnare a Ciancimino» il papello. Massimo Ciancimino ha confermato quanto già il padre aveva messo a verbale nel 1993. Per questa ragione, già in passato Cinà era finito indagato (e archiviato) per lo stesso reato. Ma adesso, nell´inchiesta sulla trattativa ci sono anche «altri - così hanno scritto i pm nell´avviso di garanzia - taluni nella qualità di esponenti di vertice di Cosa nostra, altri quali pubblici ufficiali che hanno agito con abuso di poteri e con violazioni dei doveri inerenti una pubblica funzione».

Tutto ciò potrebbe significare che adesso nel fascicolo sulla trattativa ci sono anche altri indagati dai nomi eccellenti, su cui però vige il più stretto riserbo della Procura. Dall´avviso di garanzia arriva solo un´altra indicazione: a Cinà è stata contestata l´aggravante di «aver commesso il fatto in più di dieci persone riunite».

Nell´inchiesta figurerebbe il misterioso «signor Franco», l´agente dei servizi segreti di cui ha parlato Massimo Ciancimino. Sulla sua identità e sul ruolo che avrebbe svolto nel 1992 le indagini dei pm Ingroia, Di Matteo e Guido sarebbero a un passaggio cruciale. Ciancimino junior ha parlato di recente in Procura dei rapporti fra il signor Franco e Bernardo Provenzano. «Il giorno del funerale di mio padre, ai Cappucini, venne a trovarmi al cimitero per consegnarmi un biglietto del boss. Mi disse soltanto: "Questo te lo manda l´amico di tuo padre"».


Nei verbali di Ciancimino il misterioso agente dei Servizi entra ed esce in continuazione. Ora con il papello, ora con informazioni importanti sulle indagini antimafia, ora con velate minacce. «Della trattativa non devi parlare mai», avrebbe detto un giorno a Ciancimino junior. Che aggiunge: «Mio padre tutto quello che faceva informava il signor Franco».

Intanto, arriva da Ferrara la notizia che il figlio dell´ex sindaco figura fra i venti indagati di un´inchiesta della Guardia di finanza che ipotizza i reati di truffa ai danni dello Stato, associazione a delinquere, falso e distruzione di documenti contabili. L´indagine ruoterebbe attorno al commercio dell´acciaio e a una gigantesca evasione dell´Iva, per un milione e mezzo di euro, messa in atto inizialmente con la società "Errelle" di Reggio Emilia (poi trasferita formalmente a Panama).

Secondo la ricostruzione dei pm Nicola Proto e Barbara Cavallo, Ciancimino sarebbe stato assieme a un cinquantenne di Sassuolo l´amministrazione di fatto di un gruppo di società coinvolte nell´indagine. Dopo la notizia dell´inchiesta, diffusa dall´agenzia Ansa, Ciancimino ha replicato: «Ho collaborato solo con una o due società tra quelle interessate all´inchiesta, e soltanto nella qualità di trader. Non ho mai pensato di essere socio occulto, avendo agito con la Mc Trading, società individuale che porta il mio nome. Non è compito del trader conoscere gli obblighi fiscali delle ditta con cui collabora».

Nel marzo scorso Ciancimino aveva già ricevuto un avviso di garanzia per questa inchiesta: «Da allora - spiega - ho interrotto i rapporti con la Errelle». Ciancimino sostiene addirittura di essere stato vittima di una truffa. La Procura di Ferrara sta invece cercando di verificare se dietro quella maxievasione fiscale ci sia un altro pezzo del tesoro dei Ciancimino.

la Repubblica.it

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