giovedì 28 gennaio 2010

Mafia, Ciancimino è un teste attendibile Il tribunale di Palermo crede ai suoi racconti

Massimo Ciancimino conquista la prima «patente» di testimone attendibile per l'autorità giudiziaria. Il figlio di Vito Ciancimino (l'ex sindaco mafioso di Palermo) da tempo parla con i magistrati di quello che sa sui segreti della trattativa tra lo Stato e Cosa nostra.
A riconoscerne l'attendibilità sono stati i giudici della seconda sezione del tribunale di Palermo, che hanno depositato le motivazioni della sentenza con cui hanno condannato per mafia, a 10 anni, l'ex deputato regionale di Forza Italia Giovanni Mercadante. Nel processo al parlamentare, Ciancimino ha testimoniato citato dall'accusa.

«Quel che è certo - si legge nella motivazione della sentenza - e che può indiscutibilmente affermarsi nel presente processo è che egli (Massimo Ciancimino, ndr) ebbe realmente modo di assistere a incontri tra il padre e Provenzano e ancora del padre con Lipari e Cannella nella propria abitazione familiare e nei luoghi domiciliari in cui il padre fu ristretto o confinato, incontri in cui Vito Ciancimino e i suoi interlocutori parlavano di affari, appalti mafia e politica».

«La vicinanza di Massimo Ciancimino al padre - proseguono i giudici - ha fatto di lui un testimone se non un protagonista di riflesso di incontri ed episodi, oggi al centro di interesse investigativo in quanto utili a ricostruire il perverso sistema di frequentazioni alleanze ed accordi politico-istituzionali che fece dei corleonesi dei vari Liggio e Riina un centro di potere oltre che un gruppo di assassini senza scrupoli, capaci di condizionare la storia politico-sociale-economica della Sicilia (e in parte della Repubblica) dagli anni '70 a buona parte dei anni '90».

I giudici, insomma, mettono nero su bianco la veridicità delle dichiarazioni del teste in particolare sugli incontri tra il padre e Provenzano, alla vigilia di una nuova testimonianza del figlio dell'ex sindaco. Massimo Ciancimino, infatti, lunedì comparirà davanti ai giudici della quarta sezione del tribunale di Palermo per deporre al processo contro il generale dei carabinieri Mario Mori, accusato di favoreggiamento aggravato alla mafia. E proprio Mori, secondo i racconti del teste, sarebbe stato l'interlocutore istituzionale del padre nella cosiddetta trattativa.

repubblica.it

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