martedì 26 gennaio 2010

Cota, operazione simpatia: Berlusconi mafioso e Fini povero demente

di l'89


Ce l’hanno duro, e pure lungo.

A casa Lega troppo spesso si crede di poter tutto quello che si vuole, riparati dal parabolone monzese in caso d’esondazione. “So’ ragazzi, si faranno”, gli stessi ragazzi sotto accusa per banda armata. Il metodo fa ormai epopea: qualcuno la fa fuori dal vaso, sdegno impercettibile, contro-sdegno anti-snobista. E’ la politica del Feltrismo, a chi la spara più grande, senza cannoni e smadonnando pure. A chi ce l’ha più lungo. E dunque, si tengano le loro manifeste – e sedicenti – falloforie, mastodontiche senza dubbio, e tacciano. O rendano conto d’azioni, opere, missioni.

I remember mafia.
In un decennio caduto nell’oblio, noto ai bene informati come ‘90, la Lega - libera dal giogo arcoriano dopo il fallimento del Berlusconi I – condusse una feroce campagna, su La Padania e oltre, contro quello che definivano “il mafioso di Arcore“. Salvo poi, la storia suggerisce, saltar giù dal carroccio per il carrozzone vincente, ancora e più di prima. La lealtà dei padani, è cosa nota, è adesso fondamentale alla vita dell’esecutivo. Ancora meglio, è data come assicurazione sulla vita, allo stesso. Da qui l’impunità nel poterla fare dove si vuole: “il pallino è in mano nostra”.

Presidente Facebook.

Conquistata a fatica la candidatura in Veneto, la Lega impone il proprio uomo-nuovo, Roberto Cota, alle presidenziali in Piemonte contro quella che impareranno a definire, con gusto asburgico d’antan – non c’è dubbio, la zarina (la Bresso, governatore uscente). “Vota il Piemonte Gggiovane” e il trend all’outsourcing elettronico fanno il resto, come da copione: Cota sbarca su internet e immancabile viralizza facebook. Pagine “Roberto Cota”, e non c’era che aspettarselo, se ne trovano a fottere. L’originale, però, è una sola: quella linkata nel suo sito ufficiale, robertocota.it. E non ci sono santi.

Baciamo le mani.
E quindi? Capita che sul profilo del giovane sabaudo compaiano foto imbarazzanti. Tipo, proprio, la prima pagina di uno dei La Padania ai quali facevamo riferimento: quelli della lotta al biscione intrallazzato con cosa nostra. La pagina parla chiaro: “Baciamo le mani“. Tra foto di Calò, Riina, Brusca, Bagarella e Andreotti (e già) compaiono i faccioni preoccupati di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. L’immagine è lì che campeggia, fa bella mostra di sè come a ricordare i fasti puri-e-duri del movimentismo leghista – non bastasse l’assenza del canonico “Berlusconi Presidente” nel logo del Pdl, comunque solo accostato al ridente sole della padania, all’interno del manifesto ellettorale regionale.

Operation “smile”.
Qualcuno vorrebbe ci si ricordasse, e lì l’ha piazzata. Poterbbe esser andata così. Ma nessuno, in uno staff di padani agguerriti e volti alla vittoria in regione, l’ha notata e rimossa. Ancora conferme? La pagina fbRoberto Cota Presidente“, ufficiale anche questa, ci propone altre immagini ambigue. Una foto di Fini in campo Pd, acronimo di Povero Demente, e il logo Udc, intestazione “Casinisti“, snocciolato “Uomini del cacchio“. E non ditemi che non funziona: a me adesso quest’uomo sta simpatico.


dal blog dell'autore

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