mercoledì 30 settembre 2009

Scandalo escort, Annozero insiste - Domani sera ospite la D'Addario

di Marco Bracconi

ROMA - Annozero non molla lo scandalo escort. Dopo le polemiche, gli attacchi del centrodestra e l'istruttoria sul programma di Michele Santoro annunciata dal viceministro Romani, domani sera sarà Patrizia D'Addario a raccontare la sua verità sulle feste di Palazzo Grazioli.

Secondo quanto appreso da Repubblica.it la donna che per due volte fu nella residenza del premier, e che nella seconda occasione si fermò per la notte, interverrà in diretta. Non è stato ancora deciso se in collegamento video o in studio.

Una presenza, quella della escort barese, che non mancherà di riaccendere le polemiche sulla trasmissione di RaiDue, già nel mirino dell'esecutivo dopo l'esordio di una settimana fa.

da repubblica.it

martedì 29 settembre 2009

Times: "Nel centrodestra italiano razzismo, maschilismo e xenofobia"

Duro editoriale del quotidiano britannico dopo l'ennesima battuta di Berlusconi sugli Obama "abbronzati".

Guardian: "Annozero punito per l'intervista a D'Addario"


di Enrico Franceschini

LONDRA - Definire per la seconda volta Barack Obama come un leader "abbronzato", e aggiungerci per l'occasione che è "abbronzata" anche sua moglie, la first-lady Michelle, deve sembrare una brillante spiritosaggine a Silvio Berlusconi, ed evidentemente anche agli attivisti del Popolo della Libertà che si sono sganasciati dalle risate a sentirglielo dire nei giorni scorsi al ritorno dal summit del G20 di Pittsburgh. Ma per il Times di Londra l'abitudine del premier italiano a fare battute controverse, o a pronunciare gaffe col sorriso sulle labbra, rivela un atteggiamento più grave e preoccupante. In un breve, duro editoriale, il quotidiano britannico afferma che nella coalizione di centro-destra c'è "una traccia di razzismo e xenofobia", oltre che di complicità maschile nell'accettare il dongiovannismo di un leader che si vanta di promuovere il valore della famiglia. E "insultare Michelle Obama" potrebbe rivelarsi un passo troppo lungo per lui, scrive il Times.

La settimana prossima la Corte Costituzionale deciderà se la legge che "egli ha fatto approvare per ottenere l'immunità giudiziaria" è valida, osserva l'editoriale. Se la legge verrà cancellata, scoppierà "un pandemonio" e Berlusconi "potrebbe indire elezioni anticipate, fiducioso di essere riconfermato" a furor di popolo. "Ma coloro che all'interno del centro-destra temono che il suo comportamento arrogante danneggi la reputazione dell'Italia nel mondo e metta in pericolo la sua democrazia interna, potrebbero avere un'altra opinione". Un'allusione alla possibilità che i suoi stessi alleati, in caso di un verdetto contrario alla legge da parte della Corte Costituzionale, gli si rivoltino contro.
L'editoriale del Times, firmato da Richard Owen, è accompagnato da una corrispondenza di Lucy Bannerman sulla battuta sulla first-lady. Titolo: "Nel caso che qualcuno non l'avesse sentita la prima volta, Berlusconi ripete la gaffe sugli Obama abbronzati". Sullo stesso tema ci sono stamani articoli anche sul Daily Telegraph, su El Mundo, in prima pagina sull'autorevole quotidiano americano Christian Science Monitor e su svariati altri giornali stranieri.

Un altro argomento seguito dalla stampa internazionale è la campagna lanciata da "giornali di famiglia" di Berlusconi, come Il Giornale e Libero, per esortare gli italiani a non pagare più il canone di abbonamento alla Rai, per protesta contro la trasmissione "Annozero". Un'iniziativa presa, scrive il Guardian di Londra, per "punire un programma che ha trasmesso un'intervista con una escort che ha detto di ave passato la notte con il primo ministro". Patrizia D'Addario, la escort in questione, è stata intervistata anche dalla Australian Broadcasting Corporation, la principale rete televisiva australiana, alla quale ha ripetuto la sua versione degli eventi: "Per Berlusconi, i party erano una maniera di incontrare ragazze. Per le ragazze, era chiaro che si trattava di un'opportunità, una facile strada sulla scala verso il successo".

Tra gli altri articoli sul caso Berlusconi, oggi c'è anche una lettera dell'ambasciatore italiano a Parigi al quotidiano francese Libération: il diplomatico definisce "insulti" e "calunnie" un servizio pubblicato nei giorni scorsi sullo scandalo attorno al premier da Libération.

da repubblica.it

La RAI è morta, viva la Rete

di Beppe Grillo

Libero e il Giornale vanno all'attacco del canone RAI. Hanno copiato il blog, ma come non essere d'accordo con loro? L'iniziativa del blog: "Cancelliamo il canone RAI" ha già raccolto 223.939 adesioni. Moltiplicato per 107,50 euro annui a testa fa circa 24 milioni di ero in meno. Vespa fuori dai coglioni. Fatemi sognare. Per equità, insieme alla RAI, i direttori Feltri e Belpietro dovrebbero rinunciare ai contributi e alle agevolazioni per l'editoria. Libero è una Onlus, lo sapevate? E sapevate che lo psiconano paga solo l'uno per cento dei ricavi per la concessione delle frequenze pubbliche per tre reti nazionali? Travaglio, la Gabanelli e gli altri, pochi, giornalisti lascino la RAI per la Rete. Il pubblico li seguirà insieme alla pubblicità.

da beppegrillo.it

Lo scudo delinquenziale

di Marco Travaglio

"Buongiorno a tutti, c’è tanta carne al fuoco e è difficile scegliere un tema per il Passaparola di oggi, perché ce ne sarebbe da dire un po’ dappertutto: dall’attacco incredibile all’informazione libera, all’attacco alla legalità che sta per essere perpetrato con il cosiddetto scudo fiscale, che in realtà è un gigantesco condono fiscale e non soltanto fiscale, come vedremo.

Annozero sotto attacco

Sull’ultimo attacco del governo alla trasmissione Annozero non penso di essere la persona più titolata a parlare perché, sia pure come ospite indesiderato dai vertici RAI, sono parte in causa.
Volevo soltanto fare notare una cosa: quando il Ministro Scajola e il Sottosegretario Romani annunciano che convocheranno il Consiglio di amministrazione della RAI e i massimi dirigenti dell’azienda per verificare il rispetto del contratto di servizio, dicono una cosa che va molto oltre tutto quello che è avvenuto in questi quindici anni: le censure, le epurazioni, gli editti bulgari, quelli post/bulgari, quelli pre bulgari (Grillo ne sa qualcosa!), perché qui non è un esponente politico della maggioranza o del governo che auspica di non vedere più in televisione personaggi o trasmissioni sgradite; questo era l’editto bulgaro, Berlusconi disse “ non voglio più vedere, se cambieranno registro, Biagi, Luttazzi e Santoro” e poi ci fu chi, obbediente e ossequiente, in RAI eseguì l’editto. Qui siamo a una cosa diversa: qui vogliono mettere proprio per iscritto, per contratto che è il governo a controllare la televisione. Voi direte “ ma già oggi”: attenzione, non è così! Oggi - e è un abominio! - è il Parlamento a controllare la televisione e, nel Parlamento, almeno siedono tutti i partiti rappresentati, addirittura c’è questa usanza di bon ton, per cui il Presidente della Commissione Consiliare che deve sorvegliare per conto del Parlamento il rispetto delle regole nei programmi della RAI, ossia la Commissione Consiliare di vigilanza, è un esponente dell’opposizione: nel nostro caso Zavoli, dopo che hanno impedito di farlo a Leoluca Orlando. E quindi non dico che sia l’ideale: anzi, personalmente ho sempre trovato abominevole che siano i partiti a controllare la RAI, laddove in tutti i Paesi del mondo è la televisione pubblica a controllare i partiti e la politica, il controllato che controlla i suoi controllori di modo che non controllino! Però diciamo - questo dice la legge, la Legge Gasparri - che loro stanno violando la legge Gasparri che hanno fatto loro, perché? Perché adesso la vigilanza è presieduta da Zavoli, il quale è un anziano signore perbene che conosce il galateo istituzionale, il quale ha subito detto “ voi non potete, voi governo, intervenire sul contenuto dei programmi, tanto più non lo potete fare invocando il cosiddetto contratto di servizio”: che cosa è il contratto di servizio? Il contratto di servizio è un contratto che regola i rapporti tra lo Stato e l’azienda, la RAI; la RAI si impegna a fornire ai cittadini una serie di servizi, tot minuti di informazione - chiamiamola così per convenzione - tot minuti di programmi di servizio, che ne so? Anche i programmi per i non udenti, i programmi per i disabili, i programmi culturali - parlo sempre tra virgolette, è ovvio! - che non debbono mai essere superati invece dai programmi di intrattenimento, che non fanno parte dello strettamente definito “ servizio pubblico” e che, quindi, devono finanziarsi non con i soldi del canone, ma con i soldi della pubblicità. Questo è sostanzialmente il contratto di servizio: tu, RAI, mi fornisci questi servizi e io, Stato, ti do il canone per sopravvivere. Non è una peculiarità italiana, tutta questa buriana sul canone dipinto come una cosa unica al mondo: ce l’hanno in tutti i Paesi le televisioni pubbliche, il canone, anzi quello della RAI è tra i più bassi al mondo. Quale è il problema? E’ che la RAI fornisce il servizio che fornisce: ecco perché gli oppositori a questo regime o a questo sistema ogni tanto propongono di non pagare il canone; recentemente l’ha fatto Grillo, quando stavano all’opposizione lo facevano i leghisti, che bruciavano i bollettini etc., è una forma di protesta politica e in Italia, però, nessuno ricorda mai che questa forma di protesta politica favorisce Mediaset, ovviamente, perché a Mediaset nessuno mette i tetti sugli introiti pubblicitari, che invece la RAI ha. In ogni caso, l’unica cosa che non era mai avvenuta è che fosse il governo a sollecitare lo sciopero del canone: perché? Perché, dato che di solito la maggioranza occupa la RAI, poi non si lamenta di cosa fa la RAI, noi siamo a questo punto: Berlusconi, in seguito a varie riunioni a Palazzo Grazioli, ha deciso i vertici della RAI, ha deciso il direttore generale, ha deciso il direttore di RAI 1, ha deciso il direttore del TG1 - Mazza e Minzolini - ha deciso il direttore del TG2, Orfeo, ha deciso il direttore di RAI 2, Liofredi e adesso vorrebbe decidere anche nella riserva indiana del centrosinistra il direttore del TG3 e di RAI 3, poi una profluvie di vicedirettori, capistruttura, portaborse etc. etc., la radio: non parliamone! Ha occupato completamente anche la radio!
Adesso, tramite i giornali di Berlusconi o fiancheggiatori - Il Giornale e Libero - lanciano lo sciopero del canone, ossia prima riempiono la RAI di loro famigli, come se non bastassero quelli che ci avevano già messo prima e adesso dicono ai loro elettori “ non pagate il canone, così i nostri servi li facciamo pagare agli elettori del centrosinistra, i quali continuano a pagare il canone”, è il massimo!

Scajola fuorilegge

L’altra cosa è che il contratto di servizio non consente al governo di convocare i vertici della RAI per sindacare i contenuti di un programma, nel nostro caso Annozero, perché? Perché il contratto di servizio dice quale deve essere la proporzione tra i programmi di intrattenimento e i programmi di informazione e di servizio pubblico etc., ma poi come vengono fatti questi programmi, quella è, ovviamente, responsabilità della dirigenza dell’azienda, del direttore generale e dei direttori delle reti e dei responsabili dei programmi. Santoro ha un contratto da direttore e quindi è come il direttore di un giornale, che risponde al suo editore ma decide in autonomia chi devono essere i suoi collaboratori: o meglio, dovrebbe essergli consentito di decidere in autonomia chi sono i suoi collaboratori. Invece che cosa fa Scajola? Dice “ vi convoco, perché Annozero non mi piace e quindi, visto che non mi piace, viola il contratto di servizio”: naturalmente è non soltanto un’imperiale sciocchezza, ma è anche un atto illegale, un atto eversivo; significa che il governo, ora che la Commissione di vigilanza è presieduta da uno dell’opposizione, vuole sostituirsi alla Commissione di vigilanza, cioè sostituirsi al Parlamento: voi direte “ non è una novità, già fanno i decreti al posto dei disegni di legge, già fanno i voti di fiducia per esautorare il Parlamento”, ecco, siamo oltre. Adesso vogliono prendere la Commissione di vigilanza, metterla nel cestino: cosa sulla quale non ci sarebbe da piangere, se non fosse che la vogliono sostituire con il governo che, se è possibile, è ancora peggio rispetto a prima, perché il governo rappresenta soltanto una parte, ovvero il centrodestra. Quindi vogliono cominciare a dettare i palinsesti a seconda del piacimento e, come se non bastasse, il servilismo che porta la televisione pubblica a essere per i nove decimi completamente appiattita e asservita. Non stiamo parlando di una cosa che prosegue una tendenza durata 15 anni, con le epurazioni: stiamo parlando di un salto di qualità nel peggio, naturalmente, ossia la pretesa di formalizzare anche per iscritto, istituzionalmente, che il governo comanda direttamente quello che ci deve essere e chi ci deve essere nei programmi della televisione, decide Berlusconi, che naturalmente è anche il proprietario di tutta l’altra parte del sistema televisivo. Lo dico, perché se seguite i commentini dei leaders del PD, o non capiscono o fanno finta di non capire, quando si sente D’Alema dire “ è l’ennesima dimostrazione che questa destra è illiberale”: no, non è l’ennesima dimostrazione che questa destra è illiberale, è un atto eversivo che andrebbe denunciato con forme proporzionate alla gravità di questo atto eversivo, illegale, incostituzionale. Sappiate che da 30 anni la Corte Costituzionale, con una giurisprudenza costante, ha stabilito che il governo non ha poteri di controllo sulla televisione, tant’è che, quando il governo - oggi il Ministero delle Attività Produttive, gestito da Scajola e dal Sottosegretario alle comunicazioni Romani - firma annualmente il contratto di servizio e, a fine anno, ne dovrà firmare un altro, non chiude la partita, nel senso che non basta l’accordo tra il governo e la RAI per firmare il contratto di servizio, ci vuole l’approvazione del Parlamento, cioè della Commissione di vigilanza che, se non le piace il contratto di servizio, se lo può cambiare unilateralmente a suo piacimento e quindi vuole dire che la legge stabilisce il primato del Parlamento, che dovrebbe rappresentare tutti i cittadini e non soltanto la parte che ha vinto le elezioni grazie al conflitto di interessi. Questo perché sia chiaro quello che sta succedendo: non c’entra niente, è un’altra cosa rispetto alle epurazioni, alle censure, agli editti, è una cosa diversa; vogliono mettere per legge - e dato che la legge ancora non c’è la vogliono piegare, per metterlo già in una.. come se ci fosse una legge materiale che scavalca quella scritta - che il governo è padrone non solo della RAI, come azionista, ma è anche il controllore e quindi può fare interventi su quel conduttore, su quel giornalista etc. etc., il governo!

Riciclaggio di Stato

Chiudo la prima parentesi e mi occupo del condono, di quello che chiamano amabilmente lo scudo: lo scudo è un termine soave, è come termovalorizzatore, no? Il termovalorizzatore dà un senso di tepore e anche di valorizzazione: in realtà è un bieco inceneritore cancerogeno.
Lo scudo fiscale è una soave espressione per nascondere il condono sugli evasori, sui trafficanti di droga, di armi, di persone umane, però lo scudo fiscale uno dice “ è lo scudo che mi protegge da qualcosa”, ti protegge dai gendarmi che ti dovrebbero portare via, perché non hai pagato le tasse su capitali che hai dovuto nascondere, perché spesso li hai accumulati con attività di mafia, di ‘ndrangheta, di traffici illegali. Poche cose perché, oltre all’uso delle parole sbagliate, ci sono anche continue propagande: dice “ lo scudo fiscale l’hanno fatto in tutto il mondo, perché gli Stati hanno bisogno di risorse per mettere soldi nella fornace delle attività produttive e salvare l’occupazione, salvare le banche” etc.: sono tutte balle! Altri Paesi hanno fatto lo scudo fiscale, certo, ma non anonimo e facendo pagare il giusto ai cittadini. Io al massimo non ti faccio pagare la multa che dovresti pagare, perché sei un evasore, al massimo ti salvo dall’incriminazione per evasione fiscale, ma tu mi paghi tutte le tasse che non mi hai pagato sui capitali che adesso fai rientrare e dichiari! Questo è quello che succede in altri Paesi e faccio un esempio: negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Sapete che cosa chiedono sui capitali che vengono rimpatriati le leggi di scudo fiscale negli Stati Uniti e in Gran Bretagna? Negli Stati Uniti chiedono il 49%, la metà di quello che fai rientrare la dai allo Stato; il 35% è la tassa che devono pagare per la sanatoria e in più c’è il 14% di sanzioni per l’evasione fiscale. In Inghilterra, in Gran Bretagna chiedono il 44%, quasi la metà: il 40% è il costo della sanatoria e il 4% sono le sanzioni. Quindi non è vero assolutamente niente che il nostro scudo fiscale lo fanno tutti: il nostro scudo fiscale è un unicum al mondo, non perché altri non facciano rientrare pure i capitali, per legge, con qualche modico vantaggio rispetto a quello che si sarebbe dovuto pagare se si fosse rispettata la legge originaria, ma perché da noi lo scudo è quasi gratis, anonimo, mentre per esempio in Gran Bretagna è prevista la pubblicazione dei nomi dei contribuenti che hanno commesso gli illeciti fiscali più rilevanti. Quindi non c’è amnistia a buon mercato e non c’è, soprattutto, anonimato, mentre da noi nessuno saprà mai chi ha fatto rientrare quei soldi e, conseguentemente, chi aveva guadagnato quei soldi in maniera criminale e non ci aveva pagato le tasse, in maniera altrettanto criminale.
Cito, 20 marzo 2009 - non è passato molto tempo: sei mesi - “ l’Italia potrebbe ricorrere a un nuovo scudo fiscale solo se la misura venisse decisa dall’Unione Europea”, l’Unione Europea non ha deciso niente e noi invece l’abbiamo fatto e l’abbiamo fatto così. “ Non è necessario varare lo scudo, è una cosa non richiesta da noi, ma è venuta da richieste esterne all’Italia”: altra balla spaziale di Berlusconi il 13 maggio 2009, dopodiché fanno lo scudo fiscale e dopodiché ci aggiungono anche un emendamento, l’emendamento Fleres, già approvato al Senato, che praticamente aggiunge porcheria alla porcheria e salva dalle conseguenze penali coloro che “scudano” i soldi che hanno portato all’estero e li fanno rientrare in Italia, oppure dicono di averli fatti rientrare in Italia, ma può anche essere il caso opposto, ossia che li avessero nel materasso di casa e abbiano detto “ li avevo all’estero, li ho fatti rientrare”. Il denaro non è fungibile e quindi chi lo sa dove stava? Se poi il tuo rapporto si esaurisce con la banca e lo Stato non ci mette becco, perché è la banca a cui tu devi dare la tassina Tremonti per riuscire a scudare, cioè a ripulire, cioè a riciclare quel denaro sporco, è tutto tra te e la banca: tu versi il 5%, la banca lo versa allo Stato, perché questa è la tassa in Italia, non il 49% degli Stati Uniti, non il 44% della Gran Bretagna, da noi è il 5%! Il 5%! Cioè su enormi capitali, sui quali si sarebbe applicata un’aliquota vicina al 50%, tu non hai pagato una lira, adesso puoi fare rientrare tutto e, invece di dare allo Stato la metà, dai il 5%, ossia ti tieni il 95% di quei soldi sporchi su cui non hai pagato le tasse e, in più, lo Stato non ti potrà perseguire neanche per i reati che stanno dietro all’accumulo e, spesso, all’intascare quei soldi.
Ecco perché questo è un condono che protegge da ogni sanzione amministrativa, tributaria, previdenziale alla faccia dei soliti fessi, che hanno sempre pagato tutto, tasse e contributi! Il costo finale, come vi ho detto, è il 5%, non c’è il rischio di essere sputtanati, perché è tutto anonimo, si prevede un grande gettito, dicono “ abbiamo bisogno di soldi”: strano, perché Tremonti aveva detto - le citazioni che vi ho fatto prima erano di Berlusconi - se non erro anche a Annozero che gli scudi e i condoni non si sarebbero più fatti, intanto perché erano immorali e soprattutto perché ormai non fruttavano più soldi, in quanto chi doveva condonare aveva già condonato e chi non voleva condonare non avrebbe condonato neanche in futuro. Infatti ogni volta che si fanno previsioni di introiti dai condoni e dagli scudi, quelle previsioni vengono regolarmente disattese, perché arriva nelle casse dello Stato un decimo o ancora meno di quello che si era previsto, sono tutte balle! Sono regali alla criminalità organizzata: questa è la ragione, questo è il movente, purtroppo!
Nel 2001 abbiamo incassato 1 miliardo e mezzo di Euro: avevano detto che ne avremmo incassati 7 o 8; nel 2003 avevano previsto 15 miliardi di introiti: sapete quanti ne sono arrivati? Sono arrivati 600 milioni, cioè è arrivato circa un trentesimo di quello che avevano previsto. Naturalmente vengono cancellati i reati di dichiarazione infedele, di omessa dichiarazione, spariscono le sanzioni amministrative, tributarie e previdenziali e questo ve l’ho già detto e, in più, ci si mette al riparo dagli accertamenti per gli anni che sono ancora passibili di verifiche fiscali, ovviamente fino al tetto massimo della somma che uno ha dichiarato di aver fatto rientrare.

Presidente, non firmi

Ebbene, questa porcata, peggiorata dall’emendamento Fleres, passato al Senato e ora al vaglio della Camera, ha indotto Il Fatto Quotidiano, il nostro giornale, che è in edicola e in abbonamento da martedì scorso, a lanciare un appello: qualcuno di voi dirà “ un appello disperato”, chissà, c’è sempre una prima volta! “Presidente, non firmi”: è un appello a Napolitano, che finora ha firmato tutto; ci sarà pure una volta, anche per cambiare un po’, che non firmerà qualcosa! Ha firmato la Legge Alfano e adesso, il 6 ottobre - speriamo - rischia di vedersela dichiarare incostituzionale e sarebbe uno schiaffo pazzesco a chi, invece, aveva sostenuto che il Lodo rispettava i dettami della Corte Costituzionale e i paletti fissati nel 2004 sul Logo Schifani /Maccanico; magari stavolta ha detto “ valuterò” e, quando dice “ valuterò”, tutti si eccitano, dice “ valuterà”, come se fosse una cosa straordinaria: in realtà le leggi, se le firma senza valutarle, è peggio, vorrebbe dire che avrebbe addirittura ragione Grillo quando dice che dorme! Speriamo che le valuti, ma il fatto che abbia detto “ valuterò” già ha terremotato, dice “ oddio, valuta!”: speriamo che valuti, speriamo che legga l’appello che, su Il Fatto Quotidiano, ha scritto Bruno Tinti, che è l’ex capo del pool criminalità economica della Procura di Torino, che di queste cose se ne intende, è andato in pensione l’anno scorso, scrive libri, scrive su Il Fatto Quotidiano e ricorda due o tre cose al Presidente: “ con questo emendamento (Fleres) una legge già odiosa diventerà uno strumento di illegalità. I beneficiati dallo scudo non potranno essere perseguiti per reati tributari e di falso in bilancio, il mezzo con cui sono stati prodotti i capitali che lo Stato liceizza e intermediari e professionisti che ne cureranno il rientro non saranno tenuti a rispettare neanche l’obbligo di segnalazione per l’antiriciclaggio, insomma, omertà, complicità e favoreggiamento. Le prime due previsioni- ossia che non potranno essere perseguiti per reati tributari e di falso in bilancio- in realtà non cagioneranno un grave danno al concreto esercizio della giustizia penale”: perché? Perché dal 2000 una legge costruita con l’esplicito scopo di impedire i processi penali sui reati fiscali assicura l’impunità alla quasi totalità degli evasori e questa è una legge fatta dal centrosinistra, è una porcheria bipartisan del 2000. “Perché l’evasore fiscale commetta un reato bisogna che evada più di 103.000 Euro per ogni anno”: cosa che veramente si possono permettere in pochi, anche con il massimo sforzo. “E i casi di evasione superiori a 103.000 Euro si aggirano intorno appena al 10% del totale: è impossibile ormai celebrare un processo per false fatture e dunque anche per frode all’Iva comunitaria. Quando si scopre una “ cartiera”, cioè una società che emette fatture false e quindi si scoprono gli utilizzatori finali di queste fatture, poi non è che si possa fare un unico processo, ma bisogna farne tanti quanti sono i luoghi in cui questi utilizzatori hanno il loro domicilio fiscale: il che è fonte di tali sprechi di tempo e di risorse da garantire, nella quasi totalità dei casi, la prescrizione del reato”, che è brevissima, riguarda i colletti bianchi e quindi se la sono fatta breve, la prescrizione!
“Infine, una delle forme più insidiose di evasione, quella commessa mediante la falsificazione sistematica della contabilità, che è il sistema che seguono quasi tutti gli evasori, è stata considerata un reato talmente lieve da essere punito con una pena massima di tre anni appena. Il che significa che nessuno va mai in prigione, perché ottiene sempre la sospensione condizionale della pena, l’indulto - ci aggiunge poi, ovviamente, il condono dell’indulto - e l’affidamento in prova al servizio sociale. Quanto al falso in bilancio non è una novità che, dopo la riforma della legislazione societaria voluta dal governo Berlusconi - che ne ha approfittato, è l’utilizzatore finale anche lì - in Italia di processi del genere non se ne fanno più e il bilancio è diventato un reato fantasma, che c’è in astratto ma non si processa mai in concreto e, se si processa, si prescrive subito. Ma la nuova legge contiene una norma che è una calamità: peggio che sanare i reati fiscali e i reati contabili! Essa assicura l’impunità a trafficanti di droga, di armi, di donne, sequestratori di persone e altri delinquenti di grosso livello”. Scrive Tinti “signor Presidente, il denaro non ha colore, non odora diversamente a seconda del reato da cui deriva, non ha etichette che lo identifichino, il provento dell’evasione fiscale e del falso in bilancio non si differenza visivamente dal riscatto pagato dalla famiglia del sequestrato o dal ricavo del traffico di esseri umani. I trafficanti di droga colombiani portano i loro soldi a Miami e li ripuliscono pagando il 50%, questo è il prezzo del riciclaggio”: ti do 100 lire sporche e il riciclatore me ne ridà 50 pulite, lavate, immacolate. Se passasse questa legge avremmo un riciclaggio di Stato, per di più assolutamente concorrenziale con quello praticato dai professionisti del settore, perché lo scudo fiscale non ti costa il 50, ma il 5% e quindi non ti ritornano 50 lire su 100 pulite, perché ne ritornano 95 su 100 pulite dallo Stato, riciclate dallo Stato!

Il condono favorisce la criminalità organizzata

“E’ vero che la nuova legge prevede la possibilità, per le banche e gli altri intermediari, di non rispettare l’obbligo di segnalazione per l’antiriciclaggio solo a proposito di reati fiscali e falso in bilancio”, per gli altri dovrebbero segnalare, “ ma signor Presidente, chi glielo spiega alle banche che i capitali che rientrano dall’estero provengono da un traffico di armi, anziché dall’evasione fiscale o dal falso in bilancio? Come fanno a distinguerli? Come distinguere il provento dell’evasione fiscale da quello di truci e violenti delitti? Non si può, Presidente! Questa legge garantirà ai peggiori delinquenti una prospera e sicura verginità. Signor Presidente” , scrive Tinti su Il Fatto Quotidiano, “ questa legge è una bandiera dell’illegalità: dove non avrà concreti effetti sul piano personale trasmetterà un messaggio di opportunismo, renderà evidente a tutti che adempiere ai propri obblighi tributari, a principi etici irrinunciabili nella gestione delle imprese, è un’ingenuità o peggio, è antieconomico, è una legge criminogena, perché favorirà la futura evasione fiscale, convincendo tutti che pagare le tasse è da stupidi. E dove, invece, purtroppo avrà concrete conseguenze si tratterà di un formidabile favoreggiamento nei confronti delle forme più gravi di delinquenza organizzata: Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e magistratura non potranno neanche trovare le prove di questi reati, forse magari conosciuti per altre vie, poiché il provento del reato sarà ormai sparito per legge. Signor Presidente, non firmi questa legge e eviti che il nostro Paese sia sospinto ancora più in fondo nel precipizio di illegalità: peggio, di immoralità che ci sta separando dal resto dei Paesi civili”. Per chi vuole firmare questo appello, abbiamo già raccolto quasi 30.000 firme in due giorni, lo può fare sul sito antefatto.it. Il Procuratore di Milano, Francesco Greco, l’altro ieri ha definito l’Italia un Paese off shore: dice che ormai siamo come le Cayman nel Centro America, il tutto dopo un anno e mezzo di crisi finanziaria, durante la quale ci siamo sentiti dire che bisognava fare la guerra ai paradisi fiscali e dovremmo farci la guerra da soli, tanto per cominciare! Leggete Il Fatto Quotidiano e passate parola!"

da beppegrillo.it

Firmate e diffondente: No allo Scudo Fiscale

Raccolta firme (appello al Presidente della Repubblica a non firmare la legge sullo scudo fiscale)

lunedì 28 settembre 2009

Dalla Corte d’assise i primi dubbi sul ruolo del pentito


I giudici del terzo processo per la strage di via D'Amelio hanno riconosciuto che ci sono ancora molti punti oscuri. «La Corte è pienamente consapevole che la ricostruzione dei fatti che intende offrire è gravemente lacunosa, rimanendo tuttora non identificata una larga parte degli attentatori e dovendosi ancora sciogliere innumerevoli e importanti interrogativi riguardo alle modalità operative seguite dai medesimi...Certamente, una grave responsabilità va addebitata a quegli imputati coinvolti nella fase esecutiva che, pur avendo deliberato di collaborare con l’autorità giudiziaria, hanno mantenuto un atteggiamentogravemente reticente in ordine a molti aspetti della propria – e altrui – partecipazione alla strage». Sulle dichiarazioni del pentito Scarantino si afferma: «La sua collaborazione ha provocato un notevole dispendio di risorse investigative ed ha a lungo impegnato gli inquirenti nel gravoso sforzo di discernere le poche verità dalle molte menzogne che hanno infarcito le sue dichiarazioni». Per la corte d'assise, Borsellino fu ucciso «per agevolare la creazione di nuovi contatti politici» in esecuzione di un disegno «volto ad esercitare una forte pressione sulla compagine governativa...e indurre coloro che si fossero mostrati disponibili tra i possibili referenti a farsi avanti per trattare un mutamento di quella linea politica».

Il riferimento è alla cosiddetta «trattativa» che si sarebbe svolta nell'estate del 1992 e di cui ha parlato per primo (nel gennaio 1993) Vito Ciancimino. Poi, nell’agosto del 1996, Giovanni Brusca ha rivelato l'esistenza di una serie di richieste che Salvatore Riina avrebbe avanzato allo Stato in cambio della fine delle stragi. Il documento nel quale quelle richieste sarebbero state riassunte è stato chiamato «papello» ed è al centro delle nuove indagini della procura di Palermo. Secondo Brusca, uno dei terminali di questa trattativa sarebbe stato l’allora ministro dell'Interno. Nicola Mancino, che ha sempre respinto il sospetto, di recente è stato interrogato dalla procura di Caltanissetta. Un altro importante pentito, Tullio Cannella ha riferito che la strage di via D'Amelio «venne eseguita per fare una cortesia ad altre persone» estranee a Cosa nostra. Un movente ritenuto valido anche da una nota del 1994 della Direzione investigativa antimadia dove si afferma che la morte del giudice Borsellino «non sembra sia da ricondurre eslcusivamente agli interessi immediati di Cosa Nostra».

da l'unità.it

La marcia delle Agende Rosse

di Beppe Grillo

Ieri a Roma si è svolta la Marcia delle agende rosse. Meritava l'apertura dei telegiornali, le prime pagine dei quotidiani. E' stata ignorata. E' stata cosa ignota per i giornalisti di regime, come ignoti sono ancora i mandanti dell'omicidio di Paolo Borsellino. La sua agenda rossa, in cui annotava tutto, è scomparsa nel momento della sua morte. Borsellino sapeva delle trattative tra Stato e mafia. Sapeva del tritolo che era arrivato per lui dal continente. Sapeva di morire. Nessuno era interessato alla sua sicurezza. Una vittima sacrificale. Ogni domenica si recava a trovare sua madre in via D'Amelio e nessuno si preoccupò di mettere delle semplici transenne per impedire il parcheggio di un'autobomba. Forse la famosa trattativa tra Stato e mafia è andata a buon fine.

da beppegrillo.it

Migliaia in piazza con le agende rosse


di Luciana Cimino

C’e chi si è portato da casa un libro, chi un quaderno, una rivista, un blocchetto: tutti dalla copertina rigorosamente vermiglia e li sventolano in una piazza Navona particolarmente assolata come un simbolo, come un trofeo. E’ arrivata ieri pomeriggio a Roma la marcia delle “Agende rosse”, organizzata dall’Associazione Nazionale familiari vittime della mafia, in ricordo della vera agendina rossa di Paolo Borsellino, piena di appunti preziosi, scomparsa dalla borsa del magistrato e mai più ritrovata. «Quando Paolo è stato ucciso – ha detto Salvatore Borsellino, fratello del magistrato scomparso - secondo me è stato anche per sottrargli quell'agenda rossa su cui aveva annotato tanti segreti sulle infiltrazioni della criminalità organizzata all'interno della magistratura, dei servizi segreti e dello Stato. Se venissero alla luce queste nefandezze probabilmente la storia dell'Italia cambierebbe di nuovo». Ma a far discutere sono le parole che il fratello del magistrato ucciso rivolge al capo dello stato. «Sono rimasto deluso dal presidente Napolitano che era stato invitato alla manifestazione e ha detto che non sarebbe venuto perché è una manifestazione di partito», dice Salvatore Borsellino, «ma non lo è, è partito della gente onesta. Chi sta da questo lato è gente onesta, chi sta dall'altra parte evidentemente non lo è». Ma il corteo, nel quale non sono mancati gli slogan contro il presidente del consiglio («Berlusconi fatti processare», «Il lodo Alfano serve solo al nano», gridavano i circa 1500 partecipanti, nonché «Fuori Mancino dal Csm e fuori dell’Utri dallo Stato»), ha voluto essere soprattutto una testimonianza di incoraggiamento per il lavoro svolto da Antonio Ingroia e Sergio Lari. «Appoggio totale ai magistrati che hanno avuto il coraggio di riaprire i fascicoli sulle stragi – dice Gianluca Floridia, coordinatore di Libera Ragusa – la società civile deve finalmente sapere cosa è accaduto in quei momenti, a partire da Portella della Ginestra». Loris, studente ventenne di giurisprudenza, tiene in alto il suo cartello con su scritto «ma chi era Vittorio Mangano?». «In un paese normale – dice – la gente dovrebbe indignarsi nel sapere che lo stalliere del presidente del consiglio era in realtà un uomo di mafia, per questo vado in giro a domandarlo». Luigi, Maria Grazia, Sergio, sono ricercatori e sono venuti apposta per la manifestazione rispettivamente da Parigi, Bruxelles, Londra. Rappresentano il classico esempio di fuga di cervelli. Si sono avvolti in una bandiera italiana: «ci dicono che siamo “anti italiani” ma noi ancora crediamo nella rinascita di questo paese, grazie a momenti come questi». «Il governo – nota Claudio, avvocato romano - dice di fare molto per la lotta alla mafia ma poi approva condoni per il riciclaggio, che sono una delle attività più proficue della criminalità, e riduce le risorse alle forze dell’ordine». Per l’europarlamentare Luigi De Magistris, presente a piazza Navona con Antonio di Pietro, l’imprenditore calabrese Pino Masciari, Sonia Alfano e Gioacchino Genchi, «è straordinario come a 17 anni di distanza dalle stragi tanti giovani abbiano voglia di verità e giustizia, qua c’è quella parte di paese che vuole sapere quanta parte di politica e quanta di istituzioni ha contribuito a quel periodo buio e si è consolidata dopo le stragi. Non è la prima manifestazione e non sarà l’ultima, non ci faremo intimidire».

da l'unità.it

L'agenda rossa sotto il cielo di Roma


Roma - L'impatto è notevole. Un migliaio di persone con le agende rosse in mano si impossessa di una piazza di Roma. Si stima che vi siano tra le 1500/ 2000 presenze, il solito balletto delle cifre rimbalza dalle forze dell'ordine agli organizzatori.
La realtà è che sotto un sole tutt’altro che autunnale un intero popolo proveniente da tutta Italia si è ritrovato nella Capitale con una richiesta specifica. Dove è finita l'agenda rossa di Paolo Borsellino?Chi e perché l'ha fatta sparire dalla borsa del giudice assassinato dalla mafia pochi minuti dopo lo scoppio dell'autobomba in via D'Amelio? Si tratta della seconda marcia del “popolo delle agende rosse” dopo quella del 19 luglio scorso a Palermo. Organizzata anche questa volta da Salvatore Borsellino e dal Comitato 19 luglio 1992 insieme all'associazione nazionale familiari vittime di mafia. Salvatore Borsellino è l'indomito condottiero di un vero e proprio esercito pacifico formato da quell'Italia onesta che pretende verità e giustizia.
Verso le 15,30 da piazza Bocca della verità parte finalmente il corteo dietro lo striscione: “Apri gli occhi osserva non chiudere le orecchie... ascolta... solo così sentirai il fresco profumo di libertà”.
In prima fila tra gli altri anche Luigi De Magistris, Nicola Tranfaglia, Sonia Alfano, Gioacchino Genchi, Pino Masciari e Benny Calasanzio.
Centinaia di agende rosse spiccano verso il cielo mentre si susseguono gli slogan gridati da questo fiume di persone. “Fuori la mafia dallo Stato”, “Fuori Mancino dal Csm”, ma anche “Fuori Dell'Utri dal Senato”, “Fuori Mastella dall'Europa” e ancora “Paolo è vivo e lotta insieme a noi”.Ma è il grido di Salvatore Borsellino “Resistenzaaa!!” a infuocare gli animi. E' lui che fa da apripista con la sua agenda rossa alzata in alto.Poco prima delle 17 si arriva a Piazza Navona. Al centro è stato collocato un palco per gli interventi dei relatori. Salvatore legge la lettera di sostegno alla manifestazione scritta da sua sorella Rita impossibilitata a venire per i postumi di un'influenza.
Subito dopo è il giornalista Benny Calasanzio, familiare di vittime di mafia, a prendere il microfono. Tanta rabbia e sete di giustizia nelle sue parole con l'appello finale a tenere duro e a resistere. Resistenza. Come un leit motiv echeggia in ogni angolo di questa piazza. Anche nell'intervento del giornalista pugliese Gianni Lannes quando racconta della visita di Renato Schifani alla redazione de La Stampa in merito ad un’inchiesta, da lui non gradita, condotta su una superstrada in Sicilia. L'inchiesta di fatto non è stata più pubblicata e Lannes ha fondato un proprio giornale, Terra Nostra, subendo successivamente due attentati.
Subito dopo sale sul palco il testimone di giustizia Pino Masciari. “La persona che combatte il sistema viene isolata e messa da parte – esordisce Pino – ma io griderò sempre ad alta voce, io credo nelle istituzioni e nella giustizia e se tutti vogliamo questo paese può riemergere”. “Tutti insieme possiamo farcela – conclude l'imprenditore calabrese – perché combattere le mafie non significa essere schierati con un partito o con l’altro”. E in piazza non ci sono ne bandiere ne simboli di partito. L'Idv ha contribuito all'organizzazione dell'evento ma per mantenere intatta la pluralità della manifestazione è stato deciso di evitare qualunque strumentalizzazione politica.
La caporedattrice di ANTIMAFIADuemila, Anna Petrozzi esordisce con un profondo ringraziamento a Salvatore Borsellino “per averci unito nel nome di Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e tutti i martiri del nostro stato”. Il cuore del suo intervento riguarda proprio la strage di via D'Amelio e il furto dell'agenda rossa di Borsellino dietro il quale “si nasconde la chiave per capire cosa è successo veramente in quel biennio stragista”. Siamo di fronte a quegli ibridi connubi tra criminalità organizzata, centri di potere extraistituzionale, settori devianti dello stato che avrebbero messo in forse l’esercizio della democrazia nel nostro Paese. E che oggi si ripetono con gli attacchi a giudici come De Magistris, al sistema dell'informazione libera, della giustizia e della scuola.
“Dobbiamo protestare e alzare la voce – conclude Anna Petrozzi – ma soprattutto dobbiamo informarci, studiare, leggere, capire il nesso tra tutte le stragi che sono state realizzate nel nostro Paese e che ne hanno cambiato la politica. Le emozioni salgono e scendono, la conoscenza crea invece quella consapevolezza che non può scemare”. Si susseguono le testimonianze toccanti di Martina Di Gianfelice e di una giovane studentessa di 14 anni, Cecilia. Entrambe sono state, più di ogni cosa, il simbolo di quella rivoluzione culturale nella quale credeva Paolo Borsellino.
Parte il primo collegamento telefonico, a parlare è l'attore Giulio Cavalli, sotto scorta da diversi mesi per il suo impegno di denuncia attraverso il teatro e la satira. “Siamo stufi di vedere il brodo schifoso politica-mafia compiere adulteri – sottolinea Cavalli – a differenza della tv noi facciamo sentire l'odore marcio e allo stesso modo saremo capaci di far sentire quel fresco profumo di libertà. E' questo il lavoro di chi, come noi, ha deciso di rinnegare una vita <> come una sorta di brigantismo intellettuale”. Gli applausi della piazza continuano senza sosta mentre ci si collega telefonicamente con Marco Travaglio. “Per arrivare alla verità sulle stragi del ’92 e del ’93 – esordisce il giornalista de Il Fatto – dobbiamo tenere il fiato sul collo del potere. Noi giornalisti, ma soprattutto la società civile”.
Travaglio inizia a elencare le tante “anomalie” del nostro Paese attraversato dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, di Gaspare Spatuzza e dalle strane “dimenticanze” di uomini come Nicola Mancino, Luciano Violante e Giuseppe Ayala. “Dove non c’è la cittadinanza a fare da scudo umano a protezione dei suoi magistrati migliori – ha evidenziato Marco Travaglio riferendosi ai Pm che si occupano delle indagini sulle stragi – le inchieste vengono chiuse con la violenza”.

E' la volta di Emiliano Morrone ed Alex Cimino che con la loro canzone “Resistenza” interrompono la scaletta degli interventi riportando in musica il tema dell'incontro. Di seguito prende la parola il giornalista del Corriere della Sera Carlo Vulpio. Attraverso la sua esperienza di “epurato” a causa delle sue inchieste “scomode” Vulpio ripercorre la metodologia di un sistema di potere che dopo aver colpito Clementina Forleo, Luigi De Magistris ed altri magistrati continua con Desirèe Digeronimo “colpevole” di fare il suo lavoro. Dopo la testimonianza di Lucia Castellana del Comitato 19 luglio 1992 tocca a Beppe Grillo che interviene telefonicamente. “Questa cosa che è iniziata con Salvatore Borsellino e portata avanti da Sonia Alfano, Luigi De Magistris, Antonio Di Pietro e da tante altre persone di buona volontà – grida al telefono Grillo – pretende di sapere la verità su chi ha ucciso Paolo Borsellino”. “Noi vogliamo i nomi - rimarca il comico genovese – perche questo è un omicidio di Stato e non molleremo mai finché non sarà fatta luce su queste cose”. La gente continua ad applaudire anche quando sul palco sale Luigi de Magistris. “Il nostro programma politico è l'agenda rossa – afferma con convinzione l'europarlamentare – è un programma perché se noi riusciamo a far sì che i magistrati che stanno indagando sulle stragi arrivino alla verità capiremo il perché la mafia delle bombe sia passata al controllo delle istituzioni”. “Dobbiamo sapere perché tutto ciò è accaduto, solo così potremo riappropriarci della nostra libertà, da quella d'informazione, al pluralismo, al diritto al lavoro”. Successivamente il parlamentare europeo accenna all'incontro avuto il giorno precedente con il Presidente della Repubblica (il 25 settembre Giorgio Napolitano ha ricevuto i neo europarlamentari italiani eletti recentemente e in quella occasione ha affermato che: “Il Parlamento europeo non può essere cassa di risonanza di polemiche e conflitti che si svolgono nei singoli Paesi e nei Parlamenti nazionali. L'Assemblea di Strasburgo non può nemmeno diventare un'istanza d'appello rispetto a quanto deciso nei Parlamenti o negli esecutivi nazionali” ndr). “Di cosa dovremo parlare al Parlamento Europeo? - replica quindi de Magistris alla piazza - in Italia non danno voce a Salvatore Borsellino e nessuno parla di queste cose anzi cercano di occupare le coscienze e narcotizzare sensibilità e cuori. In Europa invece ci ascoltano e questo dà fastidio”. “Continueremo questa lotta – conclude infine – perché lo dobbiamo a chi, come Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, ha sacrificato la propria vita. Lo dobbiamo ai cittadini che non piegano la schiena e noi saremo lo strumento per chi ha sete di giustizia”.
E' la volta di Antonio Di Pietro che domanda alla folla il perché stia accadendo tutto questo e perché non cambi nulla “nonostante Mani Pulite e le inchieste sulla mafia nel nostro Paese”.
“Ho capito che il vero conflitto di interessi è quello che sta dentro il Parlamento, perché certi parlamentari sono disposti a fare compromessi per mantenere quelle lobby di potere che governano questo Paese”. Il leader dell'Idv dà poi un affondo sulla legge per lo scudo fiscale “fatta per permettere a chi ha capitali nascosti all’estero di riportarli in Italia pagando una tangente come se non fosse successo niente”. “Ricordatevi che chi approverà questa legge in Parlamento farà un’azione criminale”. “Oggi c’è una mafia che sta dentro le istituzioni – conclude – che le utilizza, che non ha più bisogno di commettere reati. Oggi la mafia ha sbiancato i reati”. Sale sul palco Gioacchino Genchi. “Ho avuto da poco la notizia che un nuovo ignobile provvedimento disciplinare è arrivato al capolinea – grida con rabbia ed amarezza Genchi - dopo il mio intervento a Vasto, in occasione del congresso dell’Italia dei Valori, il governo mi ha somministrato un’ulteriore sospensione dal servizio di Polizia di sei mesi, il massimo previsto dalla legge per qualunque tipo di violazione”.
“Con il provvedimento di sospensione – spiega il vicequestore della polizia sospeso - mi si è voluto impedire di aiutare Luigi de Magistris e i magistrati di Salerno a fare verità su una delle più grandi vergogne della giustizia italiana”. “E con la complicità della Corte di Cassazione, della procura generale di Cassazione, del Csm e poi del Ministero dell’Interno e della Presidenza del Consiglio si è cercato di impedire che quel funzionario di polizia potesse dare ai magistrati di Caltanissetta e Palermo quell’aiuto necessario ad arrivare al capolinea delle indagini che rappresentano lo snodo sulle verità negate. Su chi ha voluto dimostrare che nelle stragi del ’92 non c’è solo la responsabilità della mafia, su chi ha voluto dimostrare che in fondo Vittorio Mangano non era solo uno stalliere. Mangano era un mafioso pluri-assassino, che con Dell’Utri era stato accolto alla corte di Arcore di Silvio Berlusconi”. Sui maxi schermi le immagini ingigantite del palco riflettono la rabbia di chi ha lavorato per lo Stato e che ora assiste allo scempio delle istituzioni da parte di una classe politica venduta e prezzolata.
“Da oggi esiste un nuovo partito, quello delle agende rosse e non accetteremo censure e intimidazioni da parte di nessuno”. Non usa mezzi termini Sonia Alfano, figlia del giornalista assassinato dalla mafia Beppe Alfano ed ora europarlamentare una volta salita sul palco.
“Ieri, quando mi sono presentata al capo dello Stato per dargli l’agenda rossa con un pensiero scritto da Salvatore, non mi sono sentita sola, sapevo che dietro di me c'eravate voi”. Ma nelle sue parole c'è ancora tanta disillusione e rabbia per il silenzio del Capo dello Stato sulla richiesta di verità e giustizia per le stragi del '92 e del '93 e sul suo diniego a partecipare alla manifestazione delle agende rosse. La Alfano cita come esempio l'ex presidente della Repubblica Sandro Pertini e la sua partecipazione attiva tra la gente. “Nonostante i richiami – continua Sonia Alfano - bisogna urlarlo forte e di continuo: in questo Stato c’è la mafia, in questo governo c’è la mafia. Altrimenti fuori persone come dell’Utri dal nostro, anzi, dal loro governo”. “Questa è una manifestazione per dire alla gente come il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, il procuratore capo di Caltanissetta Sergio Lari e a tutti gli altri magistrati che noi siamo al loro fianco e, se serve, entreremo nelle aule dei tribunali per dire che siamo accanto a loro”. “Noi siamo qui per chiedere verità e giustizia. A che serve mettere il tricolore sulle bare dei magistrati e degli agenti quando la gente scende nelle piazze per commemorarli e mancano i pezzi più grossi delle istituzioni?”.
L'ultimo intervento è quello di Salvatore Borsellino. La piazza è tutta per lui.
Il suo spirito continua a sprigionare forza mentre con voce rotta dall'emozione ringrazia tutti i partecipanti. “Non mi è rimasta tanta voce ma so che anche se non riuscirò a gridare la mia voglia di resistenza lo farete voi. Vi voglio leggere una cosa che aveva annotato Paolo nella sua agenda - ha proseguito Salvatore - <>. A me questa Italia di oggi non piace e se penso che mio fratello è morto per questa Italia mi prende lo sconforto”.
Molta commozione tra i presenti di fronte alla sete di giustizia di quest’uomo.
“Domani – conclude il fratello di Paolo Borsellino – i giornali scriveranno che qui si sarà svolta una manifestazione di partito e che Salvatore Borsellino si è fatto strumentalizzare da Antonio di Pietro, ma loro non hanno capito niente! Io sono venuto per far sì che Di Pietro faccia diventare il suo partito il partito della gente onesta, il partito della giustizia e della verità. E io dico: Antonio se tu vuoi che questi giovani ti seguano tu devi liberare il tuo partito da quelle scorie che ancora ci sono”. C'è ancora spazio per un'ultima riflessione sull'assenza di Napolitano: “Un Presidente della Repubblica che firma il Lodo Alfano non difende la costituzione!” La piazza esplode in un lunghissimo applauso. “Spero che un giorno non firmi pure un decreto sul riciclaggio di Stato – continua Salvatore Borsellino – perché allora io non so se riuscirò ancora a chiamarlo Presidente della Repubblica”. “Paolo e i suoi ragazzi sono stati eliminati – conclude Salvatore – per mano di uno Stato deviato. Oggi purtroppo la criminalità organizzata è arrivata ai vertici di questa costituzione ed è per questo che noi dobbiamo lottare ed è per questo che noi abbiamo il nostro dovere che è solo quello di resistere!”. Terminata la frase con un salto che fa rabbrividire gli organizzatori Salvatore scende dal palco e si avvicina alle prime file. Tutti lo vogliono abbracciare, toccare, stringergli la mano. Un'ennesima tappa di un lungo viaggio alla ricerca della verità. Questa volta proprio sotto i palazzi del potere che hanno dovuto subire l'onta delle grida di un intero popolo.
Un popolo su cui grava ora la forte responsabilità di mantenere vivo questa ricerca di verità e giustizia, informandosi, ricercando i tanti pezzi sparsi di questo mosaico scomposto che è la storia del nostro disgraziato Paese. Non saranno certo i “grandi” dell'informazione a lasciare memoria di tutto questo. L'esempio lo ritroviamo in queste ore dove, salvo rarissime eccezioni, la manifestazione di ieri è stata completamente censurata.
Al popolo delle agende rosse quindi, e a tutti coloro che si riconoscono in questa battaglia di civiltà l'onere o l'onore di proseguire questo cammino.

- Il video della manifestazione

- Lo speciale sulla manifestazione

da antimafiaduemila.com

Depistaggi su via D’Amelio: coinvolti 4 poliziotti

di Nicola Biondo

È stata definita la strage più dannosa per Cosa nostra. Ma, a distanza di 17 anni, quella di via D’Amelio, dove hanno perso la vita il giudice Borsellino e i cinque ragazzi della scorta, sta mandano in pezzi un mito dell’antimafia, il gruppo investigativo diretto dal questore Arnaldo La Barbera e nato per dare la caccia agli esecutori delle stragi del ’92. Risultano indagati quattro poliziotti sospettati di aver indirizzato le deposizioni di due ex-collaboratori di giustizia sulla strage di via D’Amelio: Salvatore Candura e Enzo Scarantino che si autoaccusarono del furto di una macchina, una 126 rossa che, secondo una perizia, era stata usata per compiere la strage. Una ricostruzione sancita da una sentenza di Cassazione che oggi viene messa in discussione dalle indagini scaturite daun altro pentito, Gaspare Spatuzza. Che incredibilmente si autoaccusa dopo 11 anni di carcere duro del furto della stessa auto. Le pressioni su Candura sarebbero state di natura fisica e psicologiche. Lo stesso teste lo ha più volte denunciato in passato. Mentre sui verbali di Scarantino sono visibili una serie di aggiustamenti operati da agenti di polizia. Entrambi quindi sarebbero secondo le nuove indagini due falsi collaboratori. Tutto questo porterebbe quindi ad una revisione del processo Borsellino: sia per gli esecutori che per una parte dei mandanti. Stabilito questo la domanda è perché sarebbe avvenuto il depistaggio.

Perché i poliziotti agli ordini di La Barbera, che se fosse vivo, sarebbe tra gli indagati, si sono prestati a questo gioco? Ci furono ordini precisi dal vertice del Viminale di cui La Barbera si fece esecutore? C’è un nesso tra questa ipotesi di depistaggio e le domande senza risposta che ancora avvolgono il teatro della strage? Chi ha condotto le indagini per scoprire dove si sono appostati i killer di via D’Amelio? La pista del Castello Utveggio, dove operava il «Cerisdi», una scuola per manager, e trovano appoggio alcuni uomini dei Servizi, viene battuta da Gioacchino Genchi e Arnaldo La Barbera.Ma finisce “bruciata” proprio da un’iniziativa di La Barbera. Arivelarlo è lo stesso Genchi in un verbale del 2003alla Dia di Caltanissetta: «Nell’ambito delle indagini curate fra il ’92 ed i primi mesi del ‘93 ricordo che fu accertata la presenza al castello Utveggio di alcuni soggetti provenienti dall’ex ufficio dell’Alto Commissario per la lotta alla mafia… Con mio disappunto il dr. La Barbera convocò in ufficio il Prefetto Verga (Direttore del CERISDI) palesandogli sostanzialmente l’oggetto dell’indagine tanto che, per come mi fu riferito tali soggetti da lì a poco smobilitarono dal castello».

Due confessioni, una macchina e un mistero. Tutto ruota intorno ad una utilitaria: la 126 rossa che viene indicata dalle prime indagini come l'autobomba. Scarantino dice, «sono io ad aver commissionato il furto », poi ritratta e rivela di essersi inventato tutto su pressione degli inquirenti. Nel 2008 arriva Spatuzza e dice: «Vi dimostro che l'ho rubata io» e indica il luogo esatto del furto. Tutto risolto? Per nulla perché le foto i video girati sul teatro della strage dimostrano che quel blocco motore della 126 rossa a via d'Amelio compare solo alle 13 del giorno dopo, il 20 luglio. La pista dell'auto che porterà fino a Scarantino è prefabbricata? Ci sono sicuramente delle anomalie. La prima, come abbiamo visto è la macchina. Come fa Scarantino a rivelare per primo marca, tipologia e nomedella proprietaria dell’auto rubata se è un pentito fasullo?O è stato istruito da qualcuno, oppure ha avuto effettivamente un ruolo nel furto. Ma, in tal caso, sarebbero le rivelazioni di Spatuzza ad avere tutt’altro significato e risulterebbero oscure e depistanti. La seconda anomalia è che la polizia dopo aver rinvenuto il blocco motore della 126 mette sotto intercettazione la proprietaria della stessa. Perché? Da quella intercettazione la polizia arriva fino Candura che secondo le indagini odierne viene minacciato perché confessi il furto indicando in Scarantino il mandante. Terza anomalia: nei giorni seguenti alla strage arriva una telefonata anonima che segnala un pezzo di carta in un cestino di rifiuti vicino a via D'Amelio. Gli trovano il disegno di un uomo con la barba e un saio. Lì per lì nessuno ci fa caso ma quando Scarantino viene arrestato qualcuno si accorge che quell'identikit si attaglia perfettamente al suo: è infatti tra i frequentatori di una comunità religiosa che durante le cerimonie indossa proprio il saio.

da l'unità.it

Vergogna, vergogna, vergogna...

di Dario Campolo

Ieri il Re ha insultato e attaccato tutta l'opposizione gridando a tutti i suoi fans che un opposizione che scrive -6 (alludendo ai militari uccisi a Kabul), alle bandiere Italiane e americane bruciate e così via... è un opposizione vergongnosa, e in stile fascista ha urlato gesticolando: "Vergona per tre volte".

Io mi chiedo, il Tg1 manda in onda queste immagini e non viene mandato un contraddittorio, ma è possibile una cosa del genere? Io chiedo a tutti voi:
VI RISULTA CHE L'OPPOSIZIONE ABBIA FATTO E/O DETTO UNA COSA DEL GENERE?

Non è possibile, la TV pubblica e privata è tutta in mano al RE, qualche programma (vedi Santoro) che esce dal seminato perché non obbediente al Re e ai suoi inservienti ed ecco che parte la campagna di non pagare più il canone Rai, certo il canone non va più pagato per il servizio pubblico che ci viene offerto, privo di informazione, anzi a senso unico, a favore del RE, e allora

VERGOGNA,
VERGOGNA,
VERGOGNA,

lo dico e lo urlo IO al RE e a tutti i suoi SCHIAVI!!!

Avanti POPOLO.

giovedì 24 settembre 2009

Belusconi se ne frega dell'ambiente

di Dario Campolo

Il Re se ne frega altamente se fra 30 anni i nostri figli creperanno di tumore o ancora peggio di malattie a noi ancora sconosciute. E noi GRANDI STUPIDI ITALIANI non dobbiamo sottovalutare queste informazioni importanti perché ci riguardano e come.......
Il Re ha scritto a Barroso sottobanco (come al suo solito) per chiedere che all'Italia il limite del CO2 sia alzato, ovviamente per tutelare le nostre aziende manifatturiere.....Ovviamente è arrivata secca la risposta dall'Europa: "Le Leggi vanno rispettate in EUROPA", ma evidentemente in Europa non sanno che noi siamo il paese dei condoni, e dei Balocchi, anche per chi ha commesso falsi in BILANCIO etcc.......

Non COMMENT!!!

di seguito l'articolo di Repubblica, buona lettura.

La Ue ribatte a Berlusconi "Non negoziabili i tetti di CO2"


BRUXELLES - I tetti sulla assegnazione di quote di CO2 all'Italia "non sono rinegoziabili", lo ha detto la portavoce della commisione Ue, Barbara Hellfrich, interpellata sulle notizie stampa a proposito di una lettera del premier Silvio Berlusconi al presidente dell'esecutivo europeo Barroso, per chiedere di rivedere i tetti sulle emissioni di anidride carbonica. "I tetti sono stati definiti e adottati dalla commissione attraverso un processo basato sulla legislazione europea e non sono rinegoziabili", ha detto la portavoce, affermando di essere a conoscenza - attraverso la stampa - della lettera del premier con la quale l'Italia segnala l'intenzione di modificare i vincoli impostagli dalla Ue.

Il piano nazionale di assegnazione delle emissioni di anidride carbonica dell'Italia per il periodo 2008-2012 è stato approvato da Bruxelles il 15 maggio del 2007. La valutazione degli esperti della Commissione Ue, dopo mesi di negoziato, si è conclusa con un parere favorevole anche se condizionato ad alcune modifiche, in particolare alla riduzione del quantitativo totale di quote di emissione proposto.

Va detto, però, che proprio ieri, la Corte di giustizia europea ha bocciato le decisioni della Commissione che avevano imposto dei tetti ai diritti di inquinare di Polonia ed Estonia. Le due nazioni, appoggiate da Ungheria, Lituania, Slovacchia e Gran Bretagna, si erano rivolte alla Corte per contestare il tetto massimo di emissioni attribuito da Bruxelles. La Commissione, per bocca della portavoce Barbara Helfferich, ha reso nota la sua "delusione" per la sentenza e la possibilità di un ricorso. La cosa, ovviamente, non cambia l'atteggiamento della Commissione che continua a ritenere "non negoziabili" le quote, ma, obiettivamente, rafforza anche la posizione del governo italiano che potrebbe arrivare a minacciare il ricorso".

L'assegnazione annua autorizzata di quote di emissione è pari a 195,8 milioni di tonnellate di CO2, il 6,3% in meno di quanto proposto dal governo italiano, che aveva chiesto di potere attribuire all'industria 209 milioni di tonnellate. La legislazione europea fissa in un periodo di due mesi i tempi per un eventuale ricorso.

''E' imbarazzante il tentativo di Berlusconi di rinegoziare sotto banco le quote di CO2 assegnate all'Italia: il presidente del Consiglio italiano non vuole ancora accettare che in Europa ci sono le leggi'', commenta Sandro Gozi, capogruppo del Pd nella commissione Politiche dell'Unione europea di Montecitorio. Gozi si dice ''stupefatto dalla notizia, giunta proprio il giorno dopo in cui all'Onu lo stesso Berlusconi ha invocato, dopo Obama, le responsabilità di tutti gli Stati per il futuro del mondo. Ora c'è solo da chiedersi - conclude - se accetterà la precisazione della portavoce della commissione Ue, Barbara Hellfrich, oppure se chiederà le sue dimissioni''.

da repubblica.it

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Giudice diventa consulente. Rischia il processo Dell’Utri

di Claudia Fusani

Il processo, per calunnia, a Palermo al senatore Marcello Dell’Utri potrebbe saltare. Anzi, è già quasi saltato. «Colpa» della Commissione antimafia, o meglio del gruppo Pdl in quella Commissione, che ha chiesto la collaborazione e la consulenza del magistrato Salvatore Scaduti che però è anche il presidente del collegio che sta giudicando Dell’Utri. I due incarichi sono incompatibili. E le dimissioni di Scaduti dal collegio d’Appello comportano l’azzeramento del processo. L’argomento è molto tecnico. Ma il messaggio è tutto politico. Conordine.Nonsi tratta del procedimento per concorso esterno in associazione mafiosa in cui il senatore braccio destro di Berlusconi è già stato condannato in primo grado a nove anni e che per metà ottobre attende il verdetto dell’appello.

Si tratta di un procedimento parallelo, e a quello principale fortemente intrecciato, in cui il senatore è accusato di calunnia aggravata per aver cercato di screditare i pentiti che, nell’altro processo, lo accusano di mafiosità. In primo grado il senatore Dell’Utri è stato assolto (2006) «per non aver commesso il fatto». I giudici non hanno creduto, allora, che il senatore di Forza Italia avesse organizzatouna combine con la complicità di un pentito, Cosimo Cirfeta, per screditare i collaboratori di giustizia che lo hanno già fatto condannare per mafia. Cirfeta è morto, nel frattempo, suicida. Il processo Andreotti Il caso è esploso ieri nell’ufficio di Presidenza della Commissione Antimafia quando il capogruppo del pdl, il senatore Antonino Caruso, ha ufficializzato la lista dei consulenti per conto della maggioranza. Tra questi il giudice Salvatore Scaduti, la toga che le cronache hanno imparato a conoscere quando nel 2003, già allora presidente della I sezione della Corte d’Appello del Tribunale di Palermo, assolse il senatore Giulio Andreotti dall’accusa di associazione mafiosamadichiarò prescritto, per quanto «commesso fino al 1980» il reato di associazione semplice.

Una sentenza che fece molto discutere, quella, per la sua contraddittorietà. Seguirono polemiche e precisazioni, tanto del procuratore Caselli quanto del presidente Scaduti. Una scelta inopportuna Cose del passato. Anche se nelle cose di mafia il passato è sempre presente. Come che sia, il Pdl chiede oggi la consulenza di Scaduti presso la Commissione Antimafia, commissione che, tra poco, comincerà le audizioni sulle nuove indagini sulle stragi di mafia del 1992 e del 1993. A questo punto in ufficio di presidenza si è alzata la capogruppo del pd Laura Garavini e ha posto una lunga serie di obiezioni. Noncerto sotto il profilo del professionista. Ma per l’opportunità politica. Nominare Scaduti, infatti, significa automaticamente azzerare il processo per calunnia a Dell’Utri. La sostituzione del giudice, infatti, comporta il dover celebrare dall’inizio il procedimento. Nella stanza dell’ufficio di presidenza della Commissione Antimafia a palazzoSanMacuto erano presenti il presidente Giuseppe Pisanu, il capogruppo dell’Idv Luigi Li Gotti, il senatore dell’Udc Mario Tassone e il vicepresidente Luigi De Sena (Pd). La denuncia di Laura Garavini sembranon aver provocato reazioni. Pisanu si è limitato ad informare che la procedura di distacco di Scaduti è già avviata anche presso il Csm. E che non sono emerse controindicazioni. Ilproblema è di opportunità politica. Appena tre settimane fa il Presidente del Consiglio ha attaccato le procure di Palermo e di Caltanissetta per le loro «trame» ai danni dello stesso premier. È chiaro che per Berlusconi sarebbe un grosso problema veder confermata, oggi, la condanna per mafia all’amico Dell’Utri. In questo clima meglio evitare che arrivi a conclusione anche l’altro processo, quella per calunnia. Menoimportante.Malegato a doppio filo a quello principale.

da l'unità.it


Verso la manifestazione "Agenda Rossa" del 26 settembre - appello di Salvatore Borsellino

di Salvatore Borsellino
e i giovani delle “Agende Rosse”

A Paolo Palermo non piaceva, ma imparò ad amarla per poterla cambiare e per la sua città e per l’Italia tutta ha sacrificato la sua vita.

A noi questa Italia che a 17 anni dal suo sacrificio non ha ancora ne’ saputo ne’ voluto trovare i veri responsabili di quella strage, non piace, ma la amiamo profondamente e vogliamo che il sogno di Paolo si realizzi, vogliamo sentire quel fresco profumo di libertà per cui Paolo e suoi ragazzi sono andati coscientemente incontro alla morte e non quel puzzo di compromesso morale, di indifferenza, di contiguità e di complicità che oggi ammorba il nostro paese.

Vogliamo poter chiamare eroi Agostino, Claudio, Emanuela, Vincenzo e Walter e non che qualcuno ardisca chiamare con questo nome un assassino come Vittorio Mangano, anche se di eroi vorremmo che il nostro paese non avesse mai più bisogno.

Vogliamo vivere in un paese in cui la legge sia eguale per tutti e non in un paese in cui c’è una legge per i potenti e una legge per i deboli, vogliamo vivere in un paese che rispetti i sacri principi della nosta Costituzione, non che li stravolga e che stravolga i principi morali, di solidarietà, di accoglienza che da sempre hanno contraddistinto il nostro popolo.

Vogliamo vivere in un paese in cui sia rispettato il principio stabilito dai Padri Costituenti della separazione dei poteri dello Stato e non in un paese in cui i Magistrati vengano quotidinamente accusati dal Presidente del Consiglio di essere dei deviati mentali. E vogliamo che questo sia “questo paese” e non “un altro paese“.

Se oggi tanti dei nostri giovani hanno ricominciato a incitare alla RESISTENZA vuol dire che sentono che il nostro paese sta sempre più scivolando verso il baratro di un regime e che sono pronti a lottare perchè il loro futuro sia un futuro di LIBERTA‘, di VERITA‘ e di GIUSTIZIA.

english version

Marching toward September 26th holding our “Red Diary” – Salvatore Borsellino’s appeal

Paolo Borsellino (magistrate murdered in the massacre of 1992 along with his 5 bodyguards) disliked Palermo yet, he learned to “love” her in order to change “her”. He sacrificed his life for his city and for this entire country. We feel like Paolo did. We dislike “this” Italy. Since his death, 17 years ago, Italy has not been able to find nor has it tried to find the people who are responsible for this massacre. Despite this we love our country deeply, enough to make Paolo’s dream our own, deeply enough to make that dream reality.

We want to be able to feel the fresh wind of freedom for which Paolo and his bodyguards awaringly gave their lives. We are tired of having to breath stink of moral compromise, complicity and indifference, which continues to suffocate our country. We want Agostino, Claudio, Vincenzo, Emanuela and Walter to be called heroes. We cannot accept for people like Vittorio Mangano to be called heroes, as “somebody” had the nerve to call him. We dream of a country which no longer needs heroes.

We want to live in a country where people are all the same before the law, not in a country where there are laws for the powerful and other laws for the “weak”. We dream of living in a country which respects the principles of our Constitution instead of upsetting the moral laws it is founded on and violating the values of solidarity and hospitality which have always been the landmark of our culture.

We want to live in a country where the principle of seperation of powers from the State (as established by the father founders of our Constitution) be respected. We do not wish to live in a country where the President of Council accuses our magistrates of being “crazy” on a daily basis. We wish for this country to be itself and not the imitation of other countries.

Many young people are once again crying out the word “ Resistance”. They sense how their country is sliding deeper and deeper into the darkness of a regime. They are ready to fight for their future, a future founded on FREEDOM, TRUTH and JUSTICE.

translation by Christina Pacella

da 19luglio1992.com

Annozero, Travaglio ci sarà Ma senza contratto

Marco Travaglio sarà ad "Annozero" che riparte in prima serata giovedì su Raidue. Lo ha confermato il direttore generale della rai Masi. Travaglio, la costola di Santoro, non avrà il contratto ma farà il suo editoriale giovedì nella trasmissione che si occuperà di libertà d'informazione. Titolo indicativo: "Farabutti", con riferimento all'anatema di Berlusconi contro i giornalisti scomodi o semplicemente quelli che fanno domande.
«Se non c'è Travaglio - aveva tuonato Santoro - non c'è Annozero perchè lui simboleggia una precisa direzione che la Rai deve prendere».
«Posso garantire che non c'è alcuna legge che affidi all'Agcom una qualche possibilità di fare censure preventive. Sarebbe come fermare Totti prima di una partita perchè potrebbe fare un fallo da espulsione», aveva detto sempre Santoro.

Masi ha parlato alla Commissione di vigilanza sulla Rai e ha tentato di frenare sulle polemiche. Ha precisato che «su Annozero stiamo solo facendo un approfondimento sulla scelta di un collaboratore esterno per una trasmissione che ha avuto tutto quello che ha chiesto». Il nodo sarebbe quello del contratto. Però ha attaccato la sostanza della trasmissione di Santoro. «Approfitto di questa occasione - ha detto Masi - per fare una riflessione: il servizio pubblico deve essere un servizio plurale, deve rispettare la pluralità dei cittadini. Nel corso della mia vita professionale, osservando la situazione sia negli Stati Uniti che in Gran Bretagna, non ho mai visto che reti del servizio pubblico facciano programmi contro. Le inchieste si devono fare trasparenti e secondo le regole. Non si fanno trasmissioni politiche contro. L'apriori va contro il servizio pubblico. Se c'è un'evasione del canone Rai al 30% vuol dire che, oltre alle cause tecniche, c'è una parte del Paese che non si riconosce nel prodotto Rai. E questo è un fatto».Il problema è capire chi si riconosce.

Quanto alle polemiche seguite alla diretta di Bruno Vespa in prima serata nel giorno della consegna delle prime case ai terremotati dell'Abruzzo, che aveva comportato lo spostamento di Ballarò. «La decisione di mandare in onda lo speciale Porta a porta - ha spiegato - Abruzzo è legata ad un discorso di continuità editoriale avendo il programma seguito l'evento sia la sera del terremoto sia un mese dopo per il bilancio. Quando va in onda sulla rete ammiraglia un programma di informazione c'è la riprogrammazione, non è un evento eccezionale. Non c'è nessuna volontà di censurare o colpire la libertà di stampa o i palinsesti decisi da altri direttori di rete».

Masi non ha però incontrato il presidente dell'Autorità per le garanzie nella comunicazioni, Corrado Calabrò. Un faccia a faccia tra i due era atteso per oggi ed era stato richiesto dallo stesso Masi per approfondimenti sul caso Annozero-Travaglio. «Con Agcom c'è un fitto scambio in corso - ha però precisato Masi ai cronisti - , ho mandato tutta la documentazione rilevante e l'autoritá dovrá rispondere».

«Le idee sul giornalismo del servizio pubblico espresse in Commissione di Vigilanza dal Direttore Generale della Rai sono il fondamento teorico dell'informazione asservita al potere di turno»: lo dice in una nota il presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Roberto Natale.

da l'unità.it

Santa Mafia

E' paradossale che un libro sia censurato alla fonte. Durante la stampa. Con linee nere ben tracciate nelle pagine. E' successo a: "Santa Mafia" di Petra Reski in Germania. Il libro è stato pubblicato anche nell'edizione italiana con le pagine oscurate. Chiunque potrà tirare a indovinare chi sono i "personaggi" come li chiama Petra "non citabili". Per noi italiani è più facile che per i tedeschi. I capitali mafiosi possono comprarsi l'Europa e lo stanno già facendo un po' ovunque. Petra lo spiega nel suo libro. La Comunità Mafiosa Europea è solo una questione di tempo.

"Sono Petra Reski, ho scritto il libro: “Santa Mafia”, che è uscito in Italia nella casa editrice Nuovi Mondi. Sono molto contenta che sia uscito in Italia, però sono altrettanto amareggiata per il fatto che la prima reazione è stata una minaccia di una querela di Marcello Dell’Utri. Sono riusciti, in Germania, a censurare il mio libro alcuni protagonisti che non volevano essere nominati nel libro e, quando questi personaggi hanno ottenuto questa censura è stata, per me un’esperienza molto umiliante: essere lì, in presenza di questi protagonisti in Tribunale e essere derisa dal giudice non è una cosa semplice da digerire. In Germania, quando il libro è uscito, c’erano pochissime reazioni, a dire il vero, sull’accaduto, perché credo che censurare un libro sulla mafia non sia una cosa che riguarda me personalmente, però riguarda i tedeschi, perché dà un segnale molto particolare alla mafia. Fare tacere un giornalista con una sentenza è una cosa che dà un segnale molto positivo alla mafia in Germania. I tedeschi, purtroppo, si sentono completamente immuni tutt’ora contro il pericolo della mafia, in particolare della ‘ndrangheta; si sono svegliati per un attimo, dopo i fatti di Duisburg, dopo il massacro, però per il resto loro hanno una fiducia cieca nelle loro leggi e, ovviamente, si credono immuni da qualsiasi infiltrazione mafiosa, come è accaduto in Italia e non vedono che i mafiosi si comportano in Germania seguendo le leggi tedesche, non si ammazzano per strada, come fanno in Calabria o in Sicilia. Dunque i tedeschi pensano sempre che questo sia un problema italiano, che la mafia esista solo in Italia, in qualche Paese arretrato del sud e trovo questo abbastanza ipocrita da parte di tutti i Paesi, non solo della Germania, verso l’Italia, tutti guardano male l’Italia anche, giustamente, per il mancato successo nella lotta contro la mafia, però nessuno guarda dentro il proprio Paese per il riciclaggio, in quanto i soldi che vengono guadagnati con il traffico di droga della ‘ndrangheta, per esempio, vengono investiti in Germania e riciclati in Germania: non solo in Germania, anche in Francia, in Belgio, in Portogallo, in Grecia e anche in Spagna.
A differenza dell’Italia, in Germania non esiste il reato di associazione mafiosa: la politica tedesca non ha ancora scoperto questo tema per sé, né la sinistra né la destra, perché intanto i soldi della mafia sono stati benvenuti dopo la caduta del muro, quando c’erano tanti investimenti nell’est della Germania e finché i tedeschi non esprimono una preoccupazione per questo fenomeno mafioso, il politico ovviamente non lo vede per sé un tema che potrebbe sfruttare per avere i voti. Visto che i tedeschi pensano che non ci sia la mafia, in Germania ancora meno c’è il movimento antimafia e, per forza, mi sono sentita molto sola. L’unica cosa per cui devo ringraziare l’Italia è che in Italia non ho dovuto spiegare che cosa è una minaccia mafiosa, hanno capito subito quello che ho detto e mi hanno sostenuta tanti giornalisti, il blog di Beppe Grillo e senza gli italiani mi sarei sentita veramente umiliata e molto sola, per questo volevo ancora ringraziare gli italiani.
Il fatto che Marcello Dell’Utri abbia subito annunciato una querela è un segnale che trovo molto preoccupante per tutta la libertà della stampa. Quando si parla dei crimini e dei misfatti, subito viene emessa una sentenza contro un giornalista per farlo tacere e per questo, ovviamente, la gente non può informarsi: è una protezione che viene data anche da parte della giustizia. Quando sono stata al processo Dell’Utri sono stata l’unica giornalista e mi ricordo anche di altri giornalisti che sono venuti: non c’era nessuno della stampa nazionale. Mi sono stupita di questo fatto, perché se uno come Marcello Dell’Utri..., c’è un processo su di lui e non c’è nessuno delle altre grandi testate, tipo Il Corriere o La Repubblica: questo mi ha stupito, perché si parlava molto del trasferimento di un giornalista, o che ne so, ma non si parlava di Dell’Utri. Tutt’ora, una cosa che ho notato nella televisione soprattutto italiana, è che c’è una mancata informazione della gente. Tanti giovani italiani adesso cominciano a informarsi sui blog, perché sono l’unica fonte per informarsi bene, alla fine. Io trovo che.. fare tacere tutti i giornalisti che fanno il loro lavoro, applicando le leggi contro i giornalisti, lo trovo molto preoccupante."

da beppegrillo.it

mercoledì 23 settembre 2009

Palermo, dipendente comunale assenteista. Per fare lo skipper sulla barca del sindaco


Si chiama «Molla 2, Spirit of papavero blu» ed è lo yatch di proprietà dei figli del sindaco di Palermo, Diego Cammarata, al centro di un vero e proprio «caso» politico dopo un servizio trasmesso da Striscia la notizia. Il tg satirico ha infatti documentato la presenza a bordo di un marinaio, Franco Alioto, dipendente della società municipalizzata Gesip, che svolgerebbe l'attività di skipper durante il suo orario di lavoro affittando anche «in nero» l'imbarcazione. Sulla vicenda la Procura di Palermo ha aperto
un'inchiesta, mentre il sindaco ha disposto un'indagine interna della Gesip poichè Alioto avrebbe dovuto svolgere l'attività
di marinaio «fuori dall'orario di lavoro».

Cammarata ha anche sostenuto che non c'era «alcuna disponibilità al noleggio dell'imbarcazione» e che l'affitto sarebbe stato frutto di un «arbitrio» da parte dello skipper. Lo yatch risulta tra quelli che sarebbe possibile noleggiare presso la Sicily rent boat, una società palermitana specializzata nel carter nautico. Nel sito dell'azienda figura la foto dell'imbarcazione - una Itama 45,
lunga 13,52 metri con due cabine e quattro posti letto - che ha un costo di 1500 euro al giorno nei mesi da maggio a settembre
e di 1800 euro a luglio e agosto, «incluso Iva, skipper e bevande alcoliche».

La titolare della Sicily rent boat, Larissa Moskalenko, afferma tuttavia che l'annuncio risale a due anni fa e che lo yatch «non è mai stato noleggiato perchè il marinaio avrebbe chiesto di 'gonfiarè il costo dell'affitto».

Dopo il caso sollevato da «Striscia la notizia» anche i giovani del Pdl criticano il sindaco di Palermo Diego Cammarata: «Vogliamo vedere il nostro sindaco affrontare le emergenze e non finire sui giornali per scandali come quello di un dipendente assenteista di una società comunale per accudire la barca di proprietà dei figli del primo cittadino. Ma niente giochi di potere: Se la giunta Cammarata è veramente arrivata al capolinea si vada immediatamente ad elezioni anticipate passando quindi dalla
sfiducia in consiglio comunale».

da l'unità.it

Verità su Borsellino: in piazza il popolo dell’agenda rossa


di Luigi De Magistris

Nella vita si incontrano - in momenti spesso duri e difficili - persone straordinarie. Una di queste è Salvatore Borsellino, il fratello di Paolo che ha pagato con la vita la difesa della toga e la ricerca della verità anche sui contesti che condussero alla morte di Giovanni Falcone. Salvatore è stata una delle persone che mi ha dato la maggiore carica in questi anni terribili. Lui non può immaginare quanto mi sono commosso quando lessi la sua lettera immensa il giorno in cui mistrapparono le indagini. Essere amico di Salvatore - il fratello di un magistrato che per me è stato un mito negli anni in cui preparavo il concorso in magistratura - vale anche una toga strappata. Dissi un giorno ad un dibattito che non c’è sanzione disciplinare che tenga di fronte alla solidarietà che ho ricevuto da lui.

L’incontro con Salvatore non credo sia casuale, sono quegli episodi della vita carichi di un significato profondo. Non so quanti italiani hanno ascoltato Salvatore in un dibattito, in un convegno, in una piazza: la sua semplicità, la carica umana, la sua passione, la capacità di trasmettere emozioni che gonfiano il cuore sino a farti quasi esplodere la pelle, la sua rabbia nell’infiammare i cuori, la sua forza nello scuotere le coscienze. È un privilegio stargli accanto.

Salvatore sta conducendo insieme a tanti ragazzi - a quelli che non vogliono apparire ma solo essere protagonisti di un cambiamento epocale - a tante donne e tanti uomini, una battaglia di verità. Certo per ottenere la verità devi lottare. Siamo oscurati dalla propaganda di regime che non racconta queste storie, non fa sapere del movimento di resistenza costituzionale all’interno del quale Salvatore è il principale protagonista. Mandare le immagini di Salvatore che parla in una piazza è troppo pericoloso, smuoverebbe le coscienze addormentate dal regime, farebbe riflettere e reagire, non potrebbe che smuovere gli animi ed accendere i cuori degli italiani buoni. Al regime le persone pulite, trasparenti e coraggiose fanno paura, perché posseggono una carica rivoluzionaria.

Salvatore quando lo vedi ti sembra gracile,non è più giovane nell’età, ma ha una forza enorme, perché vuole giustizia e verità ed in questa lotta è un trascinatore, un simbolo. Le persone vere sono quelle che hanno l’amore nel cuore e sete di giustizia. Salvatore vuole una cosa semplice: la verità sulle stragi e sapere perché hanno trucidato suo fratello. Insieme a lui lo vuole la parte sana dell’Italia, senza colori e bandiere politiche. Salvatore vuole sapere perché gli hanno ridotto il fratello a brandelli insieme ai poliziotti che lo difendevano sapendo che l’ora del tritolo era giunta. Salvatore va in direzione ostinata e contraria alla verità precostituita del regime. Mi auguro che la magistratura riesca a raggiungere tutta la verità, non solo spezzoni.

Sabato prossimo Salvatore ha organizzato una manifestazione a Roma dove il suo popolo sarà protagonista, ove ogni persona dovrà avere con sé un’agenda rossa da portare nella mano, rossa come quella che aveva il fratello Paolo e che istituzioni deviate gli hanno sottratto in via D’Amelio mentre il suo corpo andava in fumo. In quell’agenda insieme alla verità, c’è l’anima di ognuno di noi, del popolo di Salvatore, una massa che cresce sempre di più e che mai nessuno potrà fermare. Forse non lo sanno ancora i mafiosi di Stato, ma nessuno potrà interrompere questo cammino nella ricerca della verità, libereremo il Paese e Salvatore sarà per sempre il nostro simbolo, dell’Italia che ha reagito quando tutto sembrava perso e che ha lottato per un Paese migliore. Che bello sarebbe poter vedere sabato le vie di Roma piene di agende rosse. Lo dobbiamo a tutte le vittime delle mafie!

da l'unità.it

Scudo fiscale, sì delle Commissioni coprirà anche il falso in bilancio

ROMA - Il decreto anticrisi che contiene la misura sullo scudo fiscale potrebbe essere votato dal Senato già stasera o, al più tardi, domani mattina. Rimane controverso, nonostante il via libera delle commissioni Bilancio e Finanze del Senato, il cosiddetto "emendamento Fleres", che estende la copertura dello scudo anche per i capitali i cui titolari sono accusati di falso in bilancio.

Le commissioni, infatti, si sono espresse favorevolmente sullo scudo fiscale, anche se con qualche modifica rispetto all'iniziale formulazione dell'"emendamento Fleres". Accesso negato per i procedimenti penali e per i procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, vale a dire il 5 agosto, ma applicabilità ai reati connessi al falso in bilancio e di carattere societario e tributario. Approvato anche il restringimento della finestra per il rimpatrio dei capitali: il termine è stato spostato dal 15 aprile 2010 al 15 dicembre 2009.

L'opposizione. Immediate le proteste dell'opposizione. "E' un condono, ed è una vera e propria vergogna" ha commentato il segretario del Pd, Dario Franceschini. "E' una vergogna che chi si è comportato onestamente rispettando la legge e pagando tasse anche alte, vede che chi ha violato la legge e ha esportato capitali illegalmente compiendo reati, fa rientrare quei soldi in Italia pagando dieci-venti volte di meno di chi ha rispettato la legge e vede cancellate le conseguenze penali dei reati commessi" ha ribadito. Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd ha chiesto al governo di disconoscere l'emendamento, giudicato "assolutamente inaccettabile". E si parla anche di "amnistia" e "condono tombale".

da repubblica.it