martedì 30 giugno 2009

Incontro con Vittorio Feltri

Federalismo criminale

di Piero Ricca

Dal 1991 a oggi 185 comuni italiani sono stati sciolti per mafia. In quei comuni sindaci e assessori erano prestanome dei clan. Molti altri, è immaginabile, non sono ancora stati beccati con le mani nel sacco. All’asservimento delle pubbliche amministrazioni al crimine organizzato l’amico Nello Trocchia ha dedicato un libro: “Federalismo criminale” (Nutrimenti). Nello mi ha scritto questa lettera.

Caro Piero,

da pochi giorni è in libreria il mio libro ‘Federalismo criminale’ (Nutrimenti). Racconto 17 anni di scioglimenti dei consigli comunali per mafia.
Sono di Nola; sotto elezioni sono giorni strani dalle mie parti, i politici nelle 167 girano con i pacchi di carne (carne, si hai capito bene), fanno la spesa, elargiscono gettoni di sopravvivenza. E’ la vecchia politica del baratto: promesse, soldi e vettovaglie in cambio del voto. Senza retorica, quando vedi i loro scagnozzi fare incetta di consensi e voti nelle palazzine senza diritti e futuro, scopri la fragilità di una democrazia attaccata al respiratore delle elezioni. Viviamo di illusioni, una matita indelebile e una scheda elettorale per credere di vivere in un paese normale. Nelle ex municipalizzate corre l’obbligo di votare il politico che ti ha fatto assumere perché le società partecipate, anche se a gestione privata, sono i nuovi carrozzoni votati alla clientela e alla corruttela. Dalle mie parti è tornato anche Tommaso Barbato, te lo ricordi, lo sputacchiatore. Ma quello è l’aspetto noto ai più. Nel 2008 è finito citato nell’ordinanza di custodia cautelare contro uomini dei clan locali. Lui non è indagato ma uomini del clan, (nel 2005) intercettati, parlavano di Barbato per posti di lavoro da assegnare: il gip scrive che emergevano ‘rapporti di esponenti dell’organizzazione criminale con esponenti politici’, con riferimento proprio al Barbato.
Abbiamo avuto in questi anni in Italia 185 decreti di scioglimento di amministrazioni locali, tre di questi hanno riguardato Asl, aziende sanitarie dove i partiti nominano e mangiano in allegra compagnia. Sono sindaci piccoli, incapaci, che hanno organizzato e promosso la devastazione del nostro Meridione. In cima alla classifica dei comuni sciolti c’è la Campania; non sarà un caso se nella recente audizione dell’Antimafia il procuratore capo della Repubblica di Napoli, Giandomenico Lepore, ha parlato di un 30% di politici collusi con la camorra. Non c’è bisogno del voto del parlamento o del referendum popolare, quello criminale è il primo federalismo compiuto. Pezzo a pezzo le mafie hanno occupato le istituzioni e divorato il territorio. Oltre agli appalti, alle intimidazioni c’è la sistematica devastazione del territorio. Prima della camorra c’è la politica. Fuor di profilo penale conta la responsabilità morale e politica di una intera classe dirigente: a guardare dall’alto, questo nostro territorio è una distesa di comuni sciolti per mafia. Ma non solo Campania: anche Sicilia, Calabria e Puglia. Ho compiuto un viaggio da horror in una realtà che meritava di essere documentata. Il mio viaggio inizia da Arzano, comune sciolto nel 2008. C’è tutto ad Arzano: abusivismo edilizio, appalti sospetti, intimidazioni e i clan che fanno quello che vogliono. Siamo ad un passo da Secondigliano dove si è consumata la faida di Scampia per il controllo della piazza di spaccio più grande d’Europa. Qualcuno mi chiede: ma cosa può importare il controllo di un comune di poche anime? Conta perché consegna un modello, lo istituzionalizza: le mafie si costruiscono avamposti per condurre la guerra economica al nord. Di recente in una inchiesta denominata ‘isola’ sono finiti in manette affiliati ai clan Nicoscia e Arena. Non in Calabria, ma a Monza. Avevano messo le mani, con il movimento terra, sugli appalti dell’alta velocità. Questi clan in Calabria controllano comuni minuscoli e si fanno la guerra, ma al nord si alleano, forti di un modello vincente che esportano.
Sul sito federalismocriminale.it pubblicherò tutti i decreti di scioglimento, realizzando uno spazio condiviso per monitorare il lavoro dei consigli comunali e denunciare chi torna, incurante di tutto, in sella a comandare.

Saluti, Nello Trocchia.

da pieroricca.org

Oblio di Stato

di Marco Travaglio

"Buongiorno a tutti, tenetevi forte perché devo darvi un paio di notizie piuttosto interessanti, la prima non è granché bella, la seconda è molto meglio.
Partiamo dalla brutta, è sempre meglio levarsi il dente, ma è brutta nel senso che è una minaccia, non nel senso che sia già operativo ciò che vi sto raccontando. C’è una proposta di legge che vaga alla Camera dei Deputati, credo sia appena approvata alla Commissione Giustizia della Camera, intitolata “nuove disposizioni per la tutela del diritto all’oblio su Internet in favore delle persone già sottoposte a indagini o imputate in un processo penale” è stata presentata da una Onorevole leghista Carolina Lussana, moglie di un deputato forzista che, guarda caso, è riconoscibile in queste definizioni, persone già sottoposte a indagini in processi penali, lui si chiama Galati, sta in Calabria, lei invece è una padana dura e pura o forse lo era, adesso è diventata dura e pura ma un po’ diversa da come eravamo abituati a conoscere i leghisti, quelli che nel 1992 urlavano via i ladri, via gli inquisiti etc., poi molti di loro furono inquisiti, non la Lussana peraltro, la quale però si preoccupa per quelli che invece lo sono, inquisiti è quelli che sono stati condannati e nel suo partito ce ne sono parecchi, è un partito che ha come segretario un pregiudicato per istigazione a delinquere, finanziamento illecito come Bossi o addirittura per resistenza a pubblico ufficiale come Maroni o addirittura per incendio come Borghezio, per non parlare di molti altri.

Bavaglio bis

Questa Lussana ha presentato il 20 maggio, quindi un mese e qualcosa in più fa una proposta di legge che è un ulteriore bavaglio in aggiunta al bavaglio che stanno preparando con la Legge Alfano che è in discussione alla Commissione giustizia del Senato invece, dopo essere già stata licenziata e approvata dalla Camera, quell’Alfano riguarda le intercettazioni e la possibilità di pubblicare notizie su indagini in corso e vieta naturalmente la pubblicazione degli atti, delle indagini in corso, ma anche delle intercettazioni, pena la galera per i giornalisti e una multa di oltre mezzo milione per ogni articolo per gli editori e vieta ai magistrati di fatto di fare le intercettazioni e di questo ci siamo occupati qualche settimana fa, adesso bisogna prepararsi perché la Legge Bavaglio sta per essere approvata anche dal Senato e se sarà approvata dal Senato senza modifiche rispetto al testo passato alla Camera, entrerà in vigore, a meno che Napolitano non si desti e non decida finalmente di rimandare indietro qualcosa, questa per esempio potrebbe essere una buona occasione… e questa dunque sta per arrivare, ma lo sappiamo, l’8 luglio al Circolo Alpheus a Roma Ostiense, la sera dalle 21 in avanti organizziamo con il nostro nuovo giornale - il Fatto quotidiano -, una notte bianca contro il bavaglio a cui parteciperanno giornalisti, magistrati, artisti, comici, Avvocati e spiegheremo e leggeremo molti di quegli atti che ci vogliono impedire di legge e faremo ascoltare anche alcune intercettazioni in originale, ci sarà da divertirsi, Alpheus 8 luglio dalle 21 a Roma Ostiense, comunque seguite sul blog voglio scendere e sul blog antefatto tutte le informazioni che vi daremo in questi giorni.
Il bavaglio bis è quello che invece è firmato dalla leghista Lussana e non riguarda le indagini in corso, riguarda le indagini e i processi che sono già fatti, certo perché bisogna pensare a tutto, con una legge ci vietano di raccontare quello che stanno scoprendo adesso i magistrati, tipo per esempio Puttanopoli, non potremo sapere niente di Puttanopoli, state attenti, se fosse già passata questa legge, invece quella della Lussana completa il quadro, ripulisce gli angoli della stalla, vieta anche di pubblicare notizie su indagini già chiuse, su condanne già emesse, su patteggiamenti già concordati, sia che le indagini e i processi si siano chiusi con il proscioglimento, con la prescrizione, sia che si siano conclusi con la condanna o con il patteggiamento, dopo un certo numero di anni, cosa fatta, capo A, nessuno può più scrivere nulla e chi si è visto si è visto, questa simpatica signora lo chiama il diritto all’oblio, anche perché il garante della privacy già più volte ha riconosciuto il diritto all’oblio e forse trattandosi di privati cittadini potrebbe essere accettabile che un cittadino, dopo qualche anno, se resta un privato cittadino, ha diritto all’oblio, ho i miei dubbi che questo diritto possa esserci, è vero che la gente cambia, ma è anche vero che certi vizietti magari uno non se li leva mai, uno che ha avuto una condanna per pedofilia e sono passati alcuni anni, ha il diritto a che non si sappia che lui ha avuto una condanna per pedofilia?
Non so, penso che abbiamo il diritto di saperlo sempre che questo signore ha avuto una condanna per pedofilia, perché speriamo che sia cambiato ma non si sa mai, ma questo riguarda i privati cittadini, qui invece il problema e lo si capisce bene dal testo della Signora Lussana anche se con alcune furbate cerca di far capire che invece con i personaggi pubblici ciò non vale, in realtà questa legge potrebbe andare a impedire o a dare noia ai siti Internet che vogliono occuparsi, tanto uno a caso, quello da cui stiamo trasmettendo, quello di Beppe Grillo oppure i nostri, quelli di chi si occupa appassionatamente di queste cose, di condanne, processi a carico di uomini politici, di uomini della pubblica Amministrazione, di imprenditori, di finanzieri, banchieri, di persone che hanno un ruolo pubblico e non privato e che quindi hanno delle responsabilità di fronte ai cittadini.
Comunque per evitare equivoci leggo, questa è la relazione che accompagna la proposta di legge 2455 della Signora Lussana “Onorevoli colleghi la presente proposta di legge è finalizzata a riconoscere ai cittadini, già sottoposti al processo penale, il cosiddetto diritto all’oblio, su Internet cioè la garanzia che decorso un certo lasso temporale le informazioni, immagini e i dati riguardanti i propri trascorsi giudiziari, non siano più direttamente attingibili da chiunque. Prima della nascita di Internet – qui si improvvisa storica – l’eco delle vicende giudiziarie di una persona imputata in un processo penale, finiva per esaurirsi in tempi accettabili - già, la gente si dimenticava, siamo il paese degli smemorati, siamo il paese dove i giornali invece di ricordare chi sono gli inquisiti che tornano etc., etc., stanno zitti, siamo il paese dove Dall'Urti viene intervistato come bibliofilo anziché come pregiudicato per false fatture, frode fiscale e condannato in primo grado per mafia, quindi quando non c’era Internet, era meraviglioso, bastava controllare la carta stampata o affidarsi alla smemoratezza della carta stampata, televisione sempre stata nelle mani dei partiti.

Questa rompic...o di Internet

Adesso c’è questo rompicazzo di Internet, questo sostiene anche senza scriverlo la povera Lussana e dice: "oggi invece qualsiasi fatto può essere destinato a restare perennemente in rete", questa è una tragedia veramente drammatica, la gente non riesce più a dimenticare, non si riesce più a far dimenticare le cose alla gente a causa di questo maledetto Internet.
"Oggi qualsiasi fatto può essere destinato a restare perennemente in rete, prima di una cancellazione o di una modifica da parte dei gestori del sito web, spesso anche a distanza di anni da una sentenza penale, molte informazione presenti su pagine Internet mai aggiornate o rimosse, continuano a proiettare un’immagine cristallizzata di una determinata vicenda giudiziaria, senza riflettere il più delle volte l’attuale modo di essere del soggetto coinvolto, il quale può avere saldato definitivamente il suo conto con la giustizia e essere completamente risocializzato, altre volte invece dati e immagini sono suscettibili di generare un’ingiusta e continua riproposizione di fatti, per i quali l’imputato è stato prosciolto", su questo naturalmente ha perfettamente ragione, se ci sono dei siti che riportano delle notizie vecchie già superate perché nel frattempo è cambiata la situazione, uno che sembrava essere inquisito poi è stato assolto, oppure uno che è stato condannato in primo grado è stato assolto in appello etc., c’è il diritto di rettifica e uno deve modificare quei siti, ci mancherebbe altro, ma questo non riguarda minimamente lo spirito della legge che invece, come vedremo si preoccupa di far togliere le cose vere dai siti, non le cose false o superate.
"Si pensi al caso di chi", e qui fa il caso pietoso di uno che è sottoposto al processo penale, "poi ne è uscito innocente. Il diritto all’oblio è stato riconosciuto dal garante e questo l’abbiamo detto, ma aggiunge la Lussana e qui casca l’asino, bisogna pensare per esempio a quei poveri imprenditori che si fanno pubblicità ingannevole, che vengono sanzionati dall’autorità antitrust e che poi si ritrovano nei siti dell’autorità antitrust, questa sentenza che li sanziona per la loro pubblicità ingannevole, allora il garante per la privacy che in Italia, soprattutto quando c’è qualche potente di mezzo gli dà sempre ragione, cosa ha fatto? Ha disposto, scrive la Lussana che sì il garante dell’antitrust possa continuare a pubblicare nel suo sito le sanzioni alle aziende che si fanno pubblicità ingannevole, ma purché quelle sentenze non siano liberamente consultabili, tecnicamente sottratte alla diretta individuabilità delle decisioni in esse contenute, nei comuni motori di ricerca queste sanzioni andrebbero occultate, perché? Perché altrimenti ci sarebbe un grave danno per l’azienda che si è fatta la pubblicità ingannevole, ma se l’azienda si è fatta pubblicità ingannevole, devo saperlo sempre, anche anni dopo, perché devo diffidare più dei prodotti di quell’azienda che non di altre che invece non sono mai state pizzicate, perché? Perché è una responsabilità pubblica quella che hanno le aziende, quando decidono di rivolgersi al pubblico con la pubblicità, invece la Lussana proprio a questi pensa quando vuole sottrarre la conoscenza delle persone, prolungata nel tempo sulle vicende, non in questo caso delle sanzioni delle autorità, ma invece delle sanzioni e dei procedimenti penali.
A maggior ragione dice: “deve essere osservata su Internet una certa cautela nel continuare a mantenere dopo anni dati e immagini legati a vicende giudiziarie ormai definite, ma capaci di generare ancora dolore o strazio nel diretto interessato, come pure nei suoi familiari” intanto mi preoccuperei del dolore, dello strazio delle vittime dei reati, anziché sempre e soltanto del dolore e dello strazio di quelli che i reati hanno commesso prima di tutto, perché qui non sta parlando di quelli che sono stati indagati e poi sono stati assolti, qui sta pensando ai condannati questa signora, sta pensando ai colpevoli, lo strazio che poi i leghisti vanno in piazza a difendere le vittime, noi stiamo con Abele contro Caino, questa è una legge fatta per difendere Caino contro Abele che non deve sapere chi sono i caini!
Infatti dice che mantenendo certe informazioni vere sulle condanne, sui processi a carico di certe persone, rischia di determinare un continuo pregiudizio alla vita lavorativa e affettiva del soggetto interessato, ma stiamo scherzando? Ma se uno è stato condannato per rapina io anche anni dopo lo devo sapere se quello che viene a chiedermi un lavoro è stato condannato per rapina oppure no, dopodiché prenderò le opportune informazioni, può darsi che mi dicano che questo signore è diventato un santo, quante volte è capitato che uno si converte, che qualcuno si pente, che qualcuno cambia vita, ma intanto lo devo sapere, non è che posso scoprire di avere assunto un rapinatore senza averlo saputo, mi sembra ovvio!
Qui sentite cosa dice questa tizia “si pensi al caso, di chi avendo patteggiato una pena al di sotto di 2 anni di reclusione e essendo decorsi i 5 anni che fanno scattare l’estinzione del reato – sapete che se uno patteggia una pena sotto i 2 anni, dopo 5 anni se non viene beccato altre volte, non se non fa altri reati, perché se fa altri reati e non viene beccato non cambia niente, se fa altri reati e se viene beccato allora l’estinzione del reato in 5 anni gliela tolgono quella per il precedente, se invece uno per 5 anni non viene preso, allora ha il diritto alla riabilitazione, ma questo non c’entra niente con il diritto dei cittadini a sapere cosa aveva patteggiato e perché e questa dice – avrebbe diritto a che non si sapesse più che aveva patteggiato, se aveva patteggiato meno di 2 anni, una modica quantità di patteggiamento per uso personale, come per le droghe, invece continua a essere assoggettato alla gogna mediatica nel tempo per la presenza su Internet di informazioni vere, relative al suo patteggiamento” quindi dice la Signora Lussana “ha il diritto di rifarsi una vita e a uscire definitivamente da Internet” perché mai? Dove è scritto che uno ha diritto a uscire definitivamente da Internet? Se la notizia è di interesse pubblico, la notizia deve continuare a circolare, purché sia vera, ha patteggiato, poi ha patteggiato lui, non è che qualcuno gli ha tirato in testa una tegola, è lui che ha patteggiato la pena, per quale motivo dovrebbe avere il diritto di uscire fuori da Internet, fa parte integrante della sua biografia, un patteggiamento che ha fatto lui con l’autorità giudiziaria, non voleva patteggiare? Non patteggi.
Lo stesso diritto all’oblio naturalmente vale per esempio per un soggetto che ormai dopo aver scontato la pena, risulti riabilitato ai sensi dell’articolo etc., etc. del Codice Penale, prima parlava dell’estinzione del reato, adesso parla dell’istituto della riabilitazione che può arrivare su richiesta dopo un certo numero di anni quando uno ha rigato diritto oppure non è stato più beccato a fare altre cose.
"Ma - sentite qua - ancora più evidente la contraddizione sarebbe nel caso in cui il condannato pur avendo beneficiato della non menzione della condanna del suo certificato del casellario giudiziale", venga invece nominato con la vicenda che lo riguarda su Internet anche anni dopo, ma la non menzione riguarda la fedina penale, ci sono delle condanne per reati non gravi o per pene lievi che non vengono menzionate nel certificato penale, nel casellario giudiziale, benissimo, è un fatto tecnico che riguarda il processo, se poi la notizia che quello è stato condannato è di interesse pubblico, deve uscire sui giornali lo stesso e su Internet lo stesso e ci deve rimanere finché è di interesse pubblico, non si capisce per quale motivo non dovrebbe rimanerci.
Naturalmente la tipa dice che si tratta ovviamente di assicurare un delicato bilanciamento, quando si parla di bilanciamento preoccupatevi, mettetevi le mutande di ghisa e mettete mano alla pistola, perché quando parlano di bilanciamento, stanno introducendo dei criteri discrezionali per cui poi la bilancia dipende da chi la tiene in mano, c’è qualcuno che il bilanciamento lo vede un po’ più da questa parte, un po’ più da quell’altra e quindi entriamo in una discrezionalità per cui ogni volta che qualcuno scrive qualcosa di scomodo, viene denunciato e poi c’è un giudice che decide il bilanciamento e a seconda di com’è fatta la bilancia di quel giudice, tu che magari hai fatto semplicemente il tuo dovere di raccontare un fatto o di criticare una persona, finisci sotto il piatto di una bilancia perché magari era squilibrata nelle mani di quel giudice, quando non è chiaro quello che puoi fare o non puoi fare, a quel punto diventa la giungla e naturalmente qui sono i condannati che si rivalgono sull’informazione, non so se mi spiego!

Notizie in prescrizione

Parla bene la Lussana perché a questo punto parlando di bilanciamento dice: certo, bisogna garantire comunque il bilanciamento con il diritto all’informazione che deve essere assicurato anche a una certa distanza temporale, ma non dice quale, quando si tratti di fatti particolarmente gravi o di informazioni ritenute essenziali perché inerenti a persone che ricoprono o hanno rivestito importanti ruoli pubblici e se hanno ricoperto ruoli pubblici meno importanti? E chi lo decide quali sono quelli molto importanti? E’ tutto vago, tutto fatto apposta per mettere sotto scopa l’informazione in questo caso via Internet. Dopodiché dice: è bene però intervenire fissando alcuni limiti invalicabili, allora qui dopo aver parlato bene, razzola male perché il bilanciamento poi alla fine lascia il tempo che trova in quanto abbiamo i limiti invalicabili, allora comincia a spiegare che bisogna tutelare l’identità di chiunque abbia espiato la pena, al fine di non pregiudicarne il reinserimento sociale, Art. 1, diritto all’oblio e qui rispiega tutto il fatto che dopo un certo numero di anni, anche il condannato, l’arrestato, il patteggiato etc. hanno diritto a non essere più menzionati, poi nel comma 2 dell’Art. 1 si elencano le scadenze dopo le quali non si può più scrivere di una condanna, adesso poi quando arriviamo al testo della legge ve le dico, ma qui si sta parlando di gente che ha avuto un’archiviazione o un non luogo a procedere o un proscioglimento o una prescrizione, tutte notizie che noi non potremo più dare dopo un anno, al massimo dopo due anni, pensate uno che ha avuto una prescrizione con una sentenza che dice che era colpevole, ma l’ha fatta franca, perché il reato è estinto per prescrizione, noi dopo due anni non possiamo più dirlo, ma è una cosa folle ovviamente, secondo noi che facciamo informazione e dal vostro che avete diritto da averla, da parte di chi la fa franca per prescrizione, l’idea che dopo un anno o due, nessuno possa più dire che ha avuto una prescrizione è molto utile, perché? Perché non gli toccherà più neanche convincere la gente che prescrizione e assoluzione sono la stessa cosa, come gli tocca fare oggi (vedi Andreotti, Berlusconi, D’Alema).
Va in prescrizione la notizia sulla prescrizione dopo un anno o due anni, non so se mi spiego, quindi non dovranno più giustificarsi!
Dopodiché dice la Lussana all’Art. 2 si prevede addirittura le sanzioni, multe, per chi non ottempera all’ordine di rimozione dai motori di ricerca o di cancellazione dei dati delle immagini e delle informazioni dai siti web sorgente, infatti negli articoli successivi è normato il risarcimento del danno che Internet arrecherebbe a queste bravissime persone, bontà sua la Lussana dice: bisogna mantenere un qualche luogo dove tenere le notizie per finalità di ricerca storica, ma tutto ciò deve essere sottratto alla libera consultazione perché? Perché altrimenti ci finisce chiunque su questi siti, invece no, bisogna che ci vadano solo i ricercatori storici, quelli che fanno quei libroni così spessi che non compra nessuno, quindi nessuno legge.
Poi ritorna con queste notizie sull’oggettivo e rilevante interesse pubblico, che sono affidate al bilanciamento e nessuno sa mai, ogni volta che scrive, se un giudice poi riterrà che quello che lui sta scrivendo, oltre a essere vero, è anche di rilevante interesse pubblico.

Oblio, ma solo per il Parlamento

Il diritto all’oblio non vale, secondo la Lussana, per i condannati all’ergastolo, per genocidio, per terrorismo internazionale, o per strage, per quelli possiamo ancora raccontarla… perché? Perché in Parlamento ancora gente che abbia commesso genocidi, atti di terrorismo internazionale o strage non ne abbiamo e quindi stanno tranquilli da quel punto… hanno escluso i pochi reati che non sono rappresentati in Parlamento in questo momento e poi sempre in quella storia del bilanciamento dice: è chi ha esercitato cariche pubbliche anche elettive, abbiamo diritto a sapere le condanne che hanno avuto, ma solo in caso di condanna per reati commessi nell’esercizio delle proprie funzioni, allorché sussista un meritevole interesse pubblico alla conoscenza dei fatti, si mettono dei limiti persino quando il funzionario pubblico ha commesso reati nell’esercizio delle sue funzioni, anche lì bisogna vedere se c’è o non c’è l’interesse pubblico, si apre cioè alla discrezionalità e qualcuno potrà essere condannato, addirittura a risarcire magari un dirigente pubblico che prendeva le mazzette o che abusava del suo potere per mettersi in tasca i soldi o cose di questo genere, perché? Perché bisogna sempre vedere quel famoso bilanciamento, non basta che la notizia sia vera, bisogna anche inserire altri rischi per chi fa informazione, in modo che siano tutti più prudenti e più intimoriti.
La cosa strepitosa è che se invece una figura pubblica commette un reato fuori dall’esercizio delle sue funzioni, non se ne può più parlare e indovinate un po’ Berlusconi per cosa viene processato? Berlusconi non viene processato, da anni ormai, quasi mai per reati commessi nell’esercizio delle sue funzioni, anzi per quelli, tipo i voli di Stato, tipo il caso della Saintjust con l’accusa di avere mobbizzato l’ex marito dell’annunciatrice con cui lui aveva una relazione, tipo il caso Saccà dove lui era accusato di avere fatto mercimonio di posti e di ruoli a RAI fiction per sistemare le sue ragazze con l’allora direttore di RAI fiction, l’inchiesta sulla compravendita dei senatori, con l’accusa di avere tentato di corromperne alcuni perché passassero dal centro-sinistra al centro-destra, tutte queste indagini che configuravano un abuso dei suoi poteri nell’esercizio delle sue funzioni, sono state già archiviate e quindi i processi che rimangono, il processo Mills, il processo sui diritti Mediaset, sono tutti processi che riguardano Berlusconi come privato cittadino, come privato imprenditore, non come pubblico funzionario o incaricato di pubblico servizio.
Sono i reati che sono coperti dal lodo Alfano, quelli estranei all’esercizio delle funzioni pubbliche, perché? Perché per l’esercizio delle funzioni di Premier il lodo Alfano non copre le 5 alte cariche dello Stato. Proprio per i reati che non sono commessi nell’esercizio delle funzioni pubbliche, c’è il diritto all’oblio e quindi i motori di ricerca, stando a quello che ci spiega la Lussana non potranno e neanche i siti, neanche i blog, più parlare dei processi e delle eventuali conclusioni delle indagini a carico di Berlusconi, dopo 3 anni dalla sentenza irrevocabile per la condanna per una contravvenzione, per un reato minore, dopo 5 anni dalla sentenza irrevocabile di condanna per un delitto, se la pena inflitta è inferiore ai 5 anni di reclusione, quindi il 95% delle pene in Italia è inferiore a 5 anni.
Quindi praticamente dopo 5 anni dall’irrogazione di una pena inferiore ai 5 anni noi non potremo più leggere nulla non solo sui giornali, ma neanche su Internet e poi si va avanti con delle altre scadenze assolutamente più lunghe ma che riguardano reati di una gravità tale che non sono quelli comunemente commessi dalle classi dirigenti, non perché non siano gravi, ma perché di solito le pene con cui sono puniti sono molto basse.
Questo è quello che vi volevo dire, stiamo attenti perché dopo avere ingurgitato il bavaglio per le indagini in corso, ci toccherà ingoiare anche il bavaglio per quelle già fatte e così il paese passerà dall’anestesia locale all’anestesia totale eterna. Contro i bavagli ci troviamo l’8 luglio, mercoledì alle 21 all’Alpheus a Roma Ostiense, a questo punto vi devo dare la buona notizia, la buona notizia è che il nostro giornale “Il fatto quotidiano” che partirà a metà settembre, avrà da domani il suo sito che non è soltanto utilizzabile per abbonarsi, cosa che vi invito a fare anche perché dalla fine di questa settimana avremo anche la possibilità di abbonarci con la carta di credito tramite Internet quindi anzi neanche muoversi di casa, lo dico soprattutto a quei 40 mila che si sono prenotati per l’abbonamento, non basta prenotarsi perché adesso bisogna anche fare l’abbonamento con il versamento, non siamo certo noi che possiamo abbonarvi contro la vostra volontà, quindi dalla prenotazione bisogna passare all’abbonamento e se lo fate entro il 31 luglio c’è questo forte sconto di quasi il 50% sul prezzo del giornale.
Sul nostro sito antefatto.it da domani ci saranno anche le prime notizie e i primi commenti del Direttore Padellaro miei, ho lasciato anzi oggi “L’Unità” e quindi proseguirò proprio sul sito antefatto con la mia rubrica quotidiana che prima usciva su “L’Unità” con il titolo di Zorro e che adesso si chiamerà in un altro modo, vedrete domani come si chiamerà e avremo commenti e notizie che ci accompagneranno tutta l’estate e che daranno così un antipasto rispetto a quello che poi sarà il sito ufficiale on line che partirà anche esso a fine settembre e il giornale di carta che si chiamerà anch'esso “Il fatto quotidiano” è un’estate calda, non soltanto dal punto di vista meteorologico, ma soprattutto dal punto di vista politico e quindi pensiamo che sia giusto essere presenti subito con uno strumento quotidiano di dialogo, comunicazione e informazione nei confronti dei lettori, antefatto.it da domani e intanto abbonatevi, grazie e passate parola!"

Archivio Genchi: La giustizia dei capi di Gabinetto


di Monica Centofante

Qualche tempo fa, quando il gip Maria Teresa Belmonte aveva archiviato alcune indagini sull’allora pubblico ministero Luigi de Magistris, si era gridato allo scandalo.
Perché per ragioni di opportunità quel giudice, che era nientepopodimenoche la moglie del fratello di Michele Santoro (colpevole di essersi occupato di de Magistris nel corso di alcune puntate di Annozero), avrebbe dovuto astenersi dall’incarico poiché per qualche imprecisato motivo non avrebbe potuto prendere una decisione serena e imparziale.
Giovedì e venerdì scorsi la Corte di Cassazione si è espressa su due ricorsi presentati dalla Procura di Roma contro la decisione del Tribunale del Riesame che l’8 aprile aveva ordinato di restituire l’archivio sottratto dalla stessa procura a Gioacchino Genchi, già consulente di de Magistris. Con accuse anche fantasiose, come quella di violazione del segreto di Stato nell’acquisizione dei dati di traffico di utenze in uso a 007: reato che nel codice non esiste, quindi inventato.
Nel primo giorno di udienza la quinta sezione della Suprema Corte ha dichiarato l’inammissibilità in radice del ricorso, il che avrebbe dovuto avere, come naturale conseguenza, quella di vedere confermato il dissequestro anche nel corso dell’udienza di venerdì.
Ma le cose sono andate diversamente.
Perché il procuratore generale si è sorprendentemente dichiarato in disaccordo con l’orientamento assunto dal suo stesso ufficio il giorno precedente e ha chiesto alla Corte di dare ragione ai pubblici ministeri di Roma Achille Toro e Nello Rossi. Che sono quelli che avevano eseguito il sequestro, ma sono anche quelli che appaiono in atti di indagini per le quali il dottor Genchi aveva ricevuto incarichi dall’Autorità Giudiziaria. In parole povere: anche loro parte di quell’archivio.
Nello specifico, ci aveva spiegato l’avvocato Fabio Repici, legale del consulente, vi sarebbero tra l’altro conversazioni del dottor Toro che nel “maggio 2006 concordava con altra persona, con insospettabili capacità profetiche, gli incarichi al ministero della Giustizia presso l’appena nominato ministro Mastella e presso altri ministeri, riferendo anche gli incarichi graditi da altri magistrati romani, ivi compreso il dr. Nello Rossi”.
In quello stesso periodo – mentre era in corso l’indagine Why Not - Toro diventava capo di Gabinetto del Ministro Bianchi nel governo Prodi, mentre il ministro Ferrero, nello stesso governo, sceglieva per quell’incarico il dott. Franco Ippolito. Che, guarda il destino, ritroviamo venerdì come relatore all’udienza che si è tenuta davanti alla sesta sezione penale della Cassazione. La quale era chiamata a decidere proprio sulla parte del ricorso che riguardava i tabulati di utenze telefoniche riferite, tra gli altri, a Clemente Mastella e Romano Prodi perché entrambi indagati in Why Not (il primo ora archiviato).
Alla fine la Suprema Corte decide di confermare il dissequestro di copia dell’archivio riguardante i tabulati che si riferiscono a utenze dei servizi segreti. Ma dà ragione alla Procura capitolina nella parte del ricorso con il quale si chiedeva il ripristino del sequestro di copia dell’archivio con riferimento ai tabulati delle utenze telefoniche di parlamentari: e quindi proprio a Romano Prodi, Clemente Mastella e altri, per i quali annulla senza rinvio, chiudendo definitivamente la questione.
Nella sicura soddisfazione di indagati ed ex indagati nonché di Achille Toro e Nello Rossi. Quest’ultimo, tra l’altro, fino a due anni fa impiegato proprio alla sesta sezione penale della Corte di Cassazione, quindi un ex-collega.
Lo scenario lascia spazio a qualche dubbio o perplessità, ma nessuno, questa volta, ha pensato di gridare allo scandalo. Così come non era accaduto neppure quando la Procura di Roma, nonostante la decisione del Tribunale del Riesame, si era arbitrariamente e illegalmente rifiutata di restituire l’archivio al suo legittimo proprietario.
In quell’occasione l’avv. Repici si era chiesto: “Cosa assicura ai magistrati romani l’impunità davanti al Csm ed al ministro della giustizia?”.
La risposta, forse, è arrivata oggi.

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da antimafiaduemila.com

lunedì 29 giugno 2009

A cena prima del giudizio


di Piero Ricca

Siamo alle solite: il giudice buono è quello che si fa scrivere la sentenza dall’avvocato previo bonifico estero su estero, o invita a cena l’imputato alla vigilia del giudizio. Gli altri sono toghe rosse: da ricusare, “da estirpare come un cancro”, da additare alla pubblica riprovazione.
A fine maggio il giudice costituzionale Luigi Mazzella non s’è fatto scrupolo di invitare a cena a casa propria Angelino Alfano e Silvio Berlusconi, come rivela - non smentito - un articolo di Peter Gomez sull’Espresso in edicola. Tra gli invitati anche un secondo giudice costituzionale, Paolo Napoletano, insieme a Carlo Vizzini (fresco indagato per corruzione) e Gianni Letta. Durante la cena si sarebbe discusso, secondo il retroscena dell’Espresso, anche di una bozza di riforma della funzione del pubblico ministero. In casa mia invito chi voglio, ha commentato Mazzella, e sono amico di tanti politici di ogni colore. Come dubitarne? Si è trattato di un normale incontro fra alte cariche, ha minimizzato l’avvocato Ghedini. Ma un’alta carica, in questo caso, è giudice dell’altra. Il 6 ottobre infatti la corte costituzionale è chiamata a giudicare la legge Alfano, approvata per l’impunità del presidente del consiglio. Una legge che fa a pezzi il principio di uguaglianza, proprio come la precedente legge Schifani, cancellata dalla consulta nel gennaio 2004. Con quali garanzie di imparzialità giudicheranno quei due suoi membri che si intrattengono in ritrovi privati con l’Impunito (il cui futuro politico è in buona parte appeso a quella sentenza) non rinunciando al ruolo di consiglieri governativi?
Inutile dire che la notizia della “cena segreta” fra Berlusconi e i suoi giudici-consiglieri non ha sollevato grandi inquietudini presso la pubblica opinione ed è stata ripresa soltanto da un pugno di giornali. Oltre all’Espresso, Repubblica, Unità, Manifesto e poco altro.

Propongo di inviare questa lettera al presidente della corte costituzionale, Francesco Almirante. QUI lo spazio per le lettere sul sito della corte. Meglio ancora mandargliela per posta. L’indirizzo è: Presidente Corte costituzionale - piazza del Quirinale - Roma.

Come cittadino desidero esprimerLe direttamente tutta la mia perplessità per la vicenda dei giudici Paolo Maria Napoletano e Luigi Mazzella a cena in una casa privata con Berlusconi. Ritengo il fatto grave per la credibilità dell’istituzione che rappresentano e per il giudizio che la Corte è chiamata ad esprimere il 6 ottobre sulla costituzionalità della legge Alfano. Sia chiaro: che un giudice costituzionale si incontri con il presidente del consiglio e il ministro della giustizia in sè non è cosa anomala. Il punto è che l’attuale e gravemente anomala contingenza di un governo presieduto da un imputato di corruzione che è riuscito a sospendere i suoi processi grazie a una legge scritta dal suo avvocato, dovrebbe indurre tutti, e in primo luogo i rappresentanti delle autorità di garanzia, a una maggiore prudenza e a un più alto senso, formale e sostanziale, della propria funzione. Penso che questi due giudici - intrattenutisi con il presidente del consiglio e con il ministro della giustizia anche per discutere di bozze di riforma in materia di giustizia, come si apprende da non smentiti articoli di stampa - dovrebbero rassegnare le dimissioni.

da pieroricca.org

domenica 28 giugno 2009

Estate da papi


di Marco Lillo e Peter Gomez

Il motoscafo del premier carico di belle ragazze: la pilotina dei Carabinieri. L'attracco a villa La Certosa. Le ferie di agosto di Berlusconi nel 2008

Palazzo Grazioli o villa La Certosa. Cambia lo scenario, ma il copione è sempre lo stesso: gran via vai di ragazze, tutte giovani e belle. Qualcuna è in cerca di soldi. Qualcun'altra vuole il successo e la fama. Ottobre scorso: un grande salone della residenza romana, una ventina di invitate, pizza, champagne e poi l'arrivo del premier, Silvio Berlusconi, che sorride, parla di politica, canta, si esibisce nelle sue mitiche barzellette.

Questo è il racconto che Patrizia D'Addario, candidata consigliere comunale a Bari in una lista vicina al centrodestra, ha regalato mercoledì 17 giugno al "Corriere della Sera". Una festa piccante, con tanto d'imprenditori specializzati nel procurare ragazze all'amico Silvio, che ricalca lo schema del veglione per il Capodanno 2008 già descritto da "L'espresso, ma ambientato in Sardegna.

Ed è proprio lì, nel buen retiro gallurese del presidente del Consiglio, che in agosto, un nuovo andirivieni i giovani donne viene fissato in immagini. In quei giorni, vista da lassù, dalla cima della ripida salita che dal mare porta fino a villa La Certosa, davvero l'Italia sembra essersi trasformata in un grande reality. Giù nella baia, tra le vele e i motoscafi, il Grand Bleu del magnate russo Roman Abramovich si staglia placido e imponente con i suoi 112 metri di lunghezza, pronto a calare in acqua uno dei suoi cinque tender per condurre a terra il proprietario del Chelsea.

Più vicino a riva, guardato a vista dalla pilotina dei carabinieri solita pattugliare la scogliera quando il capo dell'esecutivo è in casa, ecco lo Sweet Dragon: il Magnum 70 che il Cavaliere si era regalato 14 anni prima, subito dopo la sua storica discesa in campo. I fotografi, appostati nella speranza d'immortalare Abramovich, riprendono la potente e veloce imbarcazione del premier mentre è in manovra d'attracco.


Così nella memoria di una Nikon finiscono alcune scene di vita quotidiana di villa La Certosa. Sono le immagini di sette sinuose ospiti di Berlusconi che entrano nella sua tenuta dopo una giornata di sole e salsedine. L'orologio digitale della macchina fotografica segna le 17,32 del 14 agosto. Quel giovedì, come era sempre accaduto a partire dal 2005, Berlusconi era atteso per la tradizionale cena di Ferragosto dalla sua amica e vicina di casa, Anna Bettozzi, una consulente immobiliare dall'età indefinita che, folgorata sulla via del rock, si è reinventata cantante con il nome d'arte di Ana Bettz. Ana e il marito ci rimangono però male, perché "lui", questa volta, non arriva.

Si presenta invece il fratello Paolo, seguito poco dopo dalla sorella, recentemente scomparsa, Maria Antonietta. Paolo si giustifica: "Silvio non è potuto venire perché ha gente a cena ". E chi siano gli ospiti, o meglio l'ospite d'onore, lo racconteranno poi i giornali. Abramovich è alla Certosa, accompagnato da un gruppo di amici per discutere di affari, politica e soprattutto di calcio: in ballo c'è il rientro al Milan dell'attaccante Andriy Shevchenko, per nulla soddisfatto dell'esperienza londinese nelle fila del Chelsea. Le cronache della serata, come sempre accade quando si parla dei raduni conviviali di Berlusconi, sono però povere di particolari.

Si sa che Mariano Apicella ha allietato la compagnia cantando "Nel blu dipinto di blu", "'O sole mio", e "'O marenariello"; che ha accennato alla chitarra, in onore dell'ospite russo, "Oci ciornie" e che con Berlusconi ha anticipato alcuni brani del loro nuovo cd, in quel momento ancora in preparazione. Su tutto il resto, invece, è buio fitto. Non è chiaro se Veronica, da poco (momentaneamente) riconciliata col marito, sia presente in villa, né chi siano le ospiti femminili del premier. Una volta ingrandite, le foto scattate a riva e sulla barca del Cavaliere regalano comunque almeno quattro volti (e in qualche caso tatuaggi) straordinariamente somiglianti a quelli di ragazze destinate nei mesi successivi a fare molta carriera: tre stelline della tv (due protagoniste di reality e un'aspirante giornalista Mediaset), più una giovane promessa del Pdl. Inutile però cercare da loro conferme. "L'espresso" si è imbattuto in un muro di: "Non sono io" e di: "Mai stata a villa Certosa".

L'esponente politico non ha poi nemmeno voluto specificare dove avesse trascorso il Ferragosto. Questa volta, insomma, per Berlusconi niente veline ma, almeno ufficialmente, solo sosia. Gli interrogativi sull'identità delle ragazze appaiono comunque destinati ad avere vita breve. Esistono infatti altri scatti degli ospiti del premier durante quella tre giorni ferragostana. A riprenderli è stato l'ormai celebre fotoreporter sardo Antonello Zappadu che, tra il 2006 e il 2009, ha documentato con pazienza gli atterraggi e i decolli a Olbia degli aerei utilizzati da Berlusconi ed è anche riuscito a fotografare ciò che accadeva accadeva all'interno del parco della villa. Zappadu, tra l'altro, ha immortalato il premier il 17 agosto 2008, mentre s'imbarca su un volo per Milano, dove va a seguire un'amichevole del Milan. E, il giorno successivo, a quanto risulta a "L'espresso", ha pure fotografato un gruppo di giovani donne che si dirigono verso l'eliporto della tenuta. Con tutta probabilità le stesse che quattro giorni prima scendevano dal Magnum 70 del Cavaliere. In tutto sono 5 mila immagini messe in vendita sul mercato dei media internazionale da un'agenzia fotografica colombiana. Prima o poi, insomma, saranno pubblicate anche quelle, e molti dei segreti cadranno di botto. A svelare gli altri, invece, ci penserà forse la magistratura. A Bari la Procura indaga su due imprenditori sospettati di aver reclutato a pagamento alcune delle ospiti del premier. E molti pensano che sul reality di casa Berlusconi stiano per sfilare i titoli di coda.

dal settimanale l'Espresso

No Giampi no party

di Peter Gomez e Antonio Massari

Le ville. Le ragazze. Gli affari. Le mire sulla sanità e sulla Protezione civile. Amici e ascesa di Tarantini. Molto caro a Silvio.

Con lui, per telefono, Silvio Berlusconi era particolarmente esplicito. In decine di colloqui, ad ogni ora del giorno e della notte, parlava di cene, politica, feste e di donne. Sì, soprattutto di donne, perché con il trentaquattrenne Giampaolo "Giampi" Tarantini, l'attempato premier non aveva né imbarazzi né segreti. Tanto da arrivare a descrivere nei particolari, dal colore dei capelli fino alle misure delle curve, il tipo di ragazze che voleva fossero invitate a palazzo Grazioli o a villa La Certosa. Le conversazioni diventavano così goliardiche e spesso, dopo le sue serate, il premier si dilungava in commenti su quanto era accaduto la notte precedente.

Telefonate su telefonate. Con Tarantini che annuiva, organizzava viaggi, portava accompagnatrici, hostess e modelle. Incautamente. Perché in qualche occasione, dinanzi al leader del Pdl, stando a quanto "L'espresso" ha verificato, sono persino arrivate donne legate ai clan. Frequentazioni pericolose che espongono il Cavaliere al rischio ricatto da parte della criminalità organizzata.

Sembra un film, ma è il racconto straordinario del Berlusconi segreto, regalato dalle intercettazioni della Guardia di finanza, nell'inchiesta barese sugli appalti sanitari conquistati, secondo l'ipotesi di accusa, a colpi di mazzette dalle aziende di Tarantini. Un'indagine che già l'estate scorsa, dopo le prime settimane di ascolti, è improvvisamente virata su una serie di starlette e di ragazze a pagamento che frequentavano il premier. Niente di sorprendente. Perché l'incensurato Giampi, più volte incappato a Bari, a partire dal 1999, nelle attenzioni della magistratura, è sempre stato un tipo effervescente. E, in fondo, il suo incontro con l'escort Patrizia D'Addario e con "l'utilizzatore finale" Berlusconi pare davvero l'inevitabile epilogo di una vita sopra le righe, a cavallo tra la politica, gli affari e i party da jet set. Eppure, fino a qualche anno fa, su di lui nessuno avrebbe scommesso un centesimo. Nemmeno i carabinieri che ascoltavano le sue telefonate già nel lontano 2002. Per loro all'epoca Giampi era solo un ragazzino della buona borghesia che, rimasto da poco orfano di padre, sembrava destinato a mandare a carte quarantotto il piccolo impero familiare, basato sulla vendita di protesi sanitarie. Troppe feste, troppe ragazze e troppa cocaina tra Bari e Milano per poter pensare che Tarantini potesse avere successo anche nel mondo del lavoro.


Ma Giampi è sveglio, simpatico, e soprattutto cresce accanto agli amici giusti. Due in particolare. Il primo è l'ex onorevole Tato Greco, figlio del senatore di Forza Italia Mario Greco e nipote dei potentissimi Matarrese. Il secondo è Giuseppe Tedesco, all'epoca titolare, come Tarantini, di imprese di forniture sanitarie e figlio di Alberto: già assessore della giunta regionale di Nichi Vendola, oggi indagato per una maxi truffa sanitaria e in procinto di diventare parlamentare del Pd, dopo l'elezione a Strasburgo del deputato Paolo De Castro. Nel 2005, come "L'espresso" è in grado di rivelare, Greco junior (attraverso la fidanzata) diventa socio occulto dell'amico nella Global System Hospital. Giampi e Tato si sentono per telefono di continuo. Gli investigatori li ascoltano mentre pianificano strategie, intervengono tramite i loro canali politici (Greco all'epoca era già consigliere regionale) su Asl e policlinici. E quando si tratta di risolvere i problemi più grandi, come quelli con la Casa sollievo della sofferenza, l'ospedale di San Giovanni Rotondo fondato da Padre Pio, non esitano a far intervenire lo zio di Tato, il vescovo di Frascati, Giuseppe Matarrese.

Insomma non deve sorprendere se quattro anni dopo, alle amministrative del 2009, sarà proprio il giovane Greco a candidare in Comune la escort Patrizia, che pagata da Tarantini aveva trascorso una notte col premier. E a presentare alla circoscrizione la sua amica Barbara Montereale, ospite di Berlusconi (come semplice ragazza immagine, dice lei) prima a palazzo Grazioli e poi a villa Certosa. Entrambe entrano in "Puglia prima di tutto", la lista fondata dal ministro Raffaele Fitto, pure lui vecchio conoscente di Tato e di Giampi.

I rampolli sono cresciuti. E Tarantini ha imparato che ingraziandosi i politici gli affari vanno a gonfie vele. Il suo pallino, raccontano oggi a Bari, è quello di infilarsi nel piatto ricco della Protezione civile, un settore in cui le gare di appalto sono poche e i fornitori vengono spesso scelti con procedure d'urgenza direttamente da Palazzo Chigi. In più Giampi vuole fare intermediazione anche con gli enti pubblici. Per questo fonda a Roma, il 20 gennaio scorso, la CG consulting, una srl dall'oggetto sociale amplissimo. Insomma il ragazzo pensa in grande e si trasforma in lobbista.

È nell'estate del 2008 che Tarantini spicca il volo. In Sardegna affitta una villa hollywoodiana, noleggia aerei privati, partecipa a feste e cene importanti: da quelle con Abramovich e Berlusconi a villa Certosa fino agli incontri conviviali sulla barca di uno dei figli di Gheddafi, dove porta con sé un'ottantina di ospiti. Al suo fianco ha sempre soubrette e belle donne: da Manuela Arcuri a Francesca Lana, da Sara Tommasi a Carolina Marconi sino alla popolarissima Belen. Il Cavaliere lo adora, se ne accorgono tutti. E così in molti prendono a contattarlo per ottenere raccomandazioni e incontrare gli uomini che contano. Nei mesi scorsi gli investigatori della Finanza restano a bocca aperta quando ascoltano due alti ufficiali del corpo, in servizio a Roma, che gli chiedono informazioni e favori. Poi ci sono gli imprenditori. Uno di loro, il pugliese Enrico Intini, amministratore di un gruppo da 140 milioni l'anno, considerato molto vicino a Massimo d'Alema, racconterà d'essere andato con Tarantini da Guido Bertolaso, il sottosegretario alla Protezione civile, per proporre la propria azienda.

A ben vedere, comunque, la tecnica che Giampi applica negli affari è sempre la stessa. Oggi usa le donne. Mentre nel 2005, quando si trattava di piazzare protesi e macchinari, si ingraziava medici e primari regalando buoni benzina, viaggi, abbonamenti allo stadio, prestando auto e in qualche caso, secondo gli investigatori, allungando mazzette. Certo allora era un po' pasticcione: le telefonate di un primario che si lamenta perché uno dei due assegni circolari a lui destinati è andato perso, resteranno a lungo negli annali della storia delle inchieste sulle tangenti. Ma il guaio più grosso Giampi lo combina portando le ragazze sbagliate al Cavaliere. Si può capirlo. L'estate sta finendo. Ormai la Sardegna è lontana. E soddisfare le richieste di nuove amiche da parte di Berlusconi non è più come organizzare i party in Costa Smeralda.

Anche per questo a palazzo Grazioli arrivano in autunno Patrizia D'Addario e le sue amiche. Giampi le recluta a Bari senza pensare che, alla lunga, la bionda e bellissima escort potrebbe rivelarsi pericolosa. Ormai dal 2006, l'anno in cui denunciò e fece arrestare il suo sfruttatore, Patrizia ha infatti preso l'abitudine di registrare tutti i suoi incontri. E poi, come racconta lei stessa a "L'espresso", tra le amiche che frequenta e presenta a Tarantini ce ne sono "alcune legate alla malavita". Ragazze che finiranno per vedere anche il premier.

Il rischio dello scandalo diventa insomma altissimo. E appena in città si sparge la voce dell'esistenza di nastri imbarazzanti per il premier, qualcuno svaligia la casa della escort. Patrizia racconta: "Mi hanno svuotato completamente l'appartamento. Hanno portato via tutto: i vestiti, la biancheria intima, il computer, la foto con dedica che Berlusconi mi aveva regalato, e i miei cd. Tutti, compresi quelli che la prima sera mi aveva donato Apicella". Un lavoro da professionisti utile per spaventarla, ma non per far sparire le tracce.

dal settimanale l'Espresso

sabato 27 giugno 2009

Escluvisa l'Espresso: Il film della festa a Villa Certosa



È l'11 agosto 2008. Il mondo vive ore di angoscia per la crisi Russia-Georgia. Le agenzie di stampa riferiscono di un Berlusconi in famiglia con nipotini e Veronica a villa Certosa ma "in continuo contatto con i membri del G8". Alle 23 lo scenario immortalato da un video e dalle foto che "L'espresso" pubblica in esclusiva è diverso dall'iconografia ufficiale. A Villa Certosa si festeggia. Si vedono una quarantina di invitati intorno al Cavaliere in giacca bianca. Al tavolo c'è anche Simon Le Bon dei Duran Duran. L'idolo delle teen ager degli anni '80 canta il suo hit "Ordinary world" tra i gridolini delle belle ospiti. Quasi di fronte a Berlusconi siede Giampaolo Tarantini, l'imprenditore barese indagato per induzione alla prostituzione. Dopo Simon tocca a Silvio. Il Cavaliere agguanta il microfono e intona "L'ultimo amore" insieme al fido Apicella. Poi si scatenano le danze. Quando il deejay lancia il "Gioca jouer", una mezza dozzina di ragazze, tra cui si intravede Simona Ventura, salgono sul palco come cubiste. Nelle foto c'è anche Sabina Began, insieme a una splendida ragazza che, incurante della minigonna cavalca una giostrina. Berlusconi passeggia tra i tavoli. Si dirige verso l'autore del filmato. Lui spegne. È passata mezzanotte il video si interrompe.

dal settimanale l'Espresso

Le candidate di papi

Ronzulli, Matera, Comi. Prima nelle residenze del Cavaliere tra escort e ballerine, poi elette al Parlamento europeo. Ecco come si sceglie la nuova classe politica.

Tutte sono passate per villa Certosa e palazzo Grazioli. Sia le bad girls, Patrizia D'Addario e Barbara Montereale, che le angeliche Licia Ronzulli, Barbara Matera e Lara Comi. Tutte hanno partecipato alle feste leggendarie del Cavaliere ma solo poche fortunate (Ronzulli, Matera e Comi) sono arrivate all'Europarlamento. Per cinque anni avranno uno stipendio garantito di 20 mila euro con assistenti e benefit a disposizione. Mentre le due protagoniste del sexgate barese, Patrizia D'Addario e Barbara Montereale, si sono dovute accontentare di un posticino in una lista apparentata al Pdl che correva per le comunali di Bari.

GUARDA LE FOTO: le ragazze in arrivo a Olbia

Dopo aver fallito l'elezione hanno deciso di raccontare tutto a stampa e magistratura. A unire mondi così diversi in uno scenario unico però non sono stati i pm e i giornalisti ma Berlusconi in persona. È stato lui a ospitare contemporaneamente volontarie in partenza per il Bangladesh e ragazze di ritorno da una trasferta a Dubai con lo sceicco. Nemmeno il più fervido sceneggiatore della commedia italiana avrebbe potuto immaginare a villa Certosa una comitiva che include la direttrice sanitaria destinata all'Europarlamento, Licia Ronzulli, e la mangiatrice di fuoco Siria De Fazio, più nota come la 'lesbica del Grande fratello'. Senza controllo e senza filtro, tutte hanno avuto il privilegio di entrare nelle dimore del sultano. Le bocconiane, come Lara Comi, ma anche le escort da duemila euro a notte come Patrizia D'Addario. Persone e storie totalmente diverse che dovevano restare distinte e che invece sono state mescolate nel gran frullatore impazzito delle candidature 2009. A imbastire questa matassa che lega insieme manager, letteronze, annunciatrici, dirigenti e stelline dei reality ha contribuito l'incapacità del premier di distinguere pubblico da privato, dovere da piacere, festa e politica. Le protagoniste delle riunioni e delle cene, con le loro bugie e i loro silenzi, hanno fatto il resto. Paradossalmente a parlare sono le escort. Mentre le ragazze 'serie' restano silenziose. E se parlano dicono bugie. La migliore allieva del Cavaliere da questo punto di vista è certamente Licia Ronzulli. Questa infermiera 34enne ha raccolto oltre 40 mila preferenze nel nord-ovest grazie anche alle indicazioni che provenivano da Roma. I coordinatori locali dicevano che se non fosse stata eletta, avrebbero perso il posto. Quando 'L'espresso', la settimana scorsa, le ha chiesto cosa facesse sulla barca di Berlusconi il 14 agosto 2008 con altre sei giovani che non hanno nulla a che fare con la politica, lei ha risposto: "Sbaglia, non ci sono io. Ci sono tante ragazze more. Mai stata a villa Certosa. Cado dalle nuvole". Finché un'altra amica e ospite del Cavaliere, Barbara Montereale, l'ha smentita su 'Repubblica': "A metà gennaio 2009 sono stata accolta a villa Certosa da Licia Ronzulli. È lei che organizza la logistica dei viaggi delle ragazze. Che decide chi arriva e chi parte e smista nelle varie stanze". Invece di dimettersi all'istante l'europarlamentare-receptionist ha vergato un comunicato per annunciare querela confermando en passant che la sua parola non vale nulla: "Più di una volta, in occasione di vacanze, sono stata ospite a villa Certosa con mio marito". Del quale nelle foto non c'è traccia. Prodiga di particolari sulle sue umili origini nel quartiere Baggio di Milano, sulla passione per il Milan, sul papà maresciallo dei carabinieri e sulle sue attività di volontariato, Ronzulli non ha mai spiegato perché sia stata incaricata dal premier di ricevere un tipino come Barbara Montereale, una ragazza madre di 23 anni pagata per mostrarsi carina con gli ospiti del Billionaire che non si tira indietro se c'è da accompagnare l'amica escort in trasferta sul panfilo dello sceicco. Spedita in villa dall'imprenditore barese Giampaolo Tarantini, indagato per induzione alla prostituzione, è prima apprezzata da Emilio Fede, poi sistemata da Licia Ronzulli e infine gratificata dal Cavaliere con una busta con dentro diecimila euro. Montereale, che dice di non avere avuto rapporti sessuali con il Cavaliere, riconosce tra le ospiti del premier anche Carolina Marconi, reduce del Grande fratello, e Susanna Petrone, conduttrice del calcio su Mediaset. Ed è un'altra strana coincidenza. Pochi mesi prima, il 14 agosto sulla barca del premier ritroviamo la Petrone accanto alla solita Ronzulli e alla futura protagonista del reality Mediaset: Siria. Tutte e tre all'epoca non erano note al grande pubblico. Pochi mesi dopo quella gita diverranno tutte famose ciascuna nel proprio settore. Se si può sorvolare sui criteri di selezione delle reti televisive berlusconiane (Siria è stata segnalata agli autori del Gf dalla segreteria del premier) non si può fare lo stesso con le elezioni. Le candidature non sono casting e l'Europarlamento non un reality né tanto meno un luogo da escort, come farebbe pensare la storia raccontata da Patrizia D'Addario. La donna che ha passato la notte del 4 novembre 2008 sul lettone donato da Putin a Silvio Berlusconi, ha raccontato che pochi mesi dopo le sarebbe stata ventilata dal solito Tarantini una candidatura alle europee. Nonostante non avesse mai nascosto di avere registrato le sue trasferte romane e nonostante tutti sapessero quale fosse il suo mestiere. Patrizia, dopo l'intervento di Veronica Lario, non è poi stata candidata per Bruxelles ma solo per le comunali con la lista 'Puglia prima di tutto', ora confluita nel Pdl. Scelte come queste gettano un'ombra anche su candidature limpide come quella di Lara Comi. Anche lei ha avuto l'onore di essere trasportata sull'aereoFininvest in Sardegna? 'L'espresso' pubblica una serie di foto scattate il 14 ottobre 2006 all'aeroporto di Olbia nelle quali appare una donna mentre scende dal jet di Berlusconi a lei molto somigliante. Il contesto però è ben diverso dalle foto in barca. La ragazza è in compagnia di altre giovani azzurre e sembra diretta a una riunione politica non a una convention di veline. Lara Comi, a 26 anni può vantare una laurea in Bocconi con il massimo dei voti e un impiego da manager alla Giochi preziosi, nessuno può accomunarla a una velina o a un'esperta di 'logistica'. Probabilmente il presidente l'ha aiutata a raggranellare 63 mila voti perché stima questa milanista temeraria che gli si è presentata durante una partita di calcio nel giugno del 2004. Più oscura l'origine della scintilla scoccata tra Berlusconi e Barbara Matera. L'ex annunciatrice Rai in anni non troppo lontani non stravedeva per il suo attuale mentore. Alla fine del 2003 la letteronza della Gialappa's era diventata una delle annunciatrici di RaiUno insieme a Virginia Santjust di Teulada. In quel periodo la sua collega era legata da una relazione sentimentale ('platonica', dice lei) a Silvio Berlusconi e volava spesso a villa Certosa. Nella foto pubblicata da 'L'espresso' a pagina 43, scattata nel settembre del 2006, si vede una ragazza in bianco che somiglia molto a Virginia scendere dall'aereo con il deputato-segretario di Berlusconi Valentino Valentini. Una scena consueta in quel periodo. Quando Virginia raggiungeva Silvio a Olbia, Barbara era costretta a coprire gli annunci del week-end su RaiUno e non poteva far visita ai genitori a Lucera, in provincia di Foggia. In quei week end solitari si racconta anche di una breve storia sentimentale con il marito separato di Virginia, l'agente segreto Federico Armati. Da allora sono cambiate molte cose. Virginia Sanjust non è più nelle grazie del Cavaliere e non se la passa bene. Barbara Matera è fidanzata con un altro agente segreto ed è diventata la giovane promessa del Pdl. Chissà se l'europarlamentare ricorda quei giorni lontani nei quali non lesinava critiche al Cavaliere, a Virginia e alla Rai che la trattavano da brutto anatroccolo rispetto all'amica del premier. Acqua passata. Oggi Berlusconi è dalla sua parte. Nella vita, basta sapere aspettare.

dal settimanale l'espresso

Premier a cena coi giudici costituzionali, è polemica


Il 6 ottobre ci sarà l'udienza della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano, ma intanto è già polemica dopo la notizia di una cena riservata del premier e del ministro Alfano a casa del giudice costituzionale Luigi Mazzella. Alla serata hanno partecipato un altro componente dell'Alta Corte Paolo Maria Napolitano, oltre a Gianni Letta e al presidente della commissione affari costituzionali Carlo Vizzini. La cena sarebbe avvenuta a maggio ma ne ha dato notizia ora l'Espresso: il giudice ha confermato dicendo che lui a casa invita chi vuole e ha negato che si sia parlato del Lodo Alfano.

Tuttavia le reazioni sono di grande imbarazzo. Ufficialmente il presidente della Corte Amirante non ha fatto commenti, ma nell'opposizione c'è chi grida allo scandalo perchè è impossibile non legare la serata al forte interesse di Berlusconi alla prossima sentenza dell'Alta Corte sul Lodo Alfano. L'Idv chiede le dimissioni dei due giudici "consigliori" del premier, ma Luigi Mazzella ha subito detto che ad astenersi dalla discussione sul Lodo non ci pensa affatto. Critico anche il Pd: «Ci attendevamo una smentita - dice Lanfranco Tenaglia - e invece abbiamo letto parole di forte rivendicazione...credo che i due giudici sappiano che su un simile incontro alla vigilia della decisione della Corte che riguarda direttamente il premier grava quanto meno l'ombra di una severa inopportunità. Qualsiasi giudice non solo deve essere imparziale ma deve anche apparire tale. Speriamo riflettano sull'opportunità di astenersi dal partecipare alla decisione sul lodo Alfano»

Certo è che sarà nuovamente la Corte Costituzionale a decidere il destino dei processi a carico del premier. Come già fu nel 2004 per il 'lodo Schifanì, vale a dire lo scudo processuale per le più alte cariche dello Stato che la Corte bocciò in toto determinando la ripresa del processo Sme, la Consulta in ottobre dovrà decidere su tre cause che riguardano la sospensione di altrettanti processi a carico del premier. La prima questione di legittimità è stata sollevata dai giudici della prima sezione del tribunale di Milano, davanti ai quali si celebra il processo per presunte irregolarità nella compravendita dei diritti televisivi da parte di Mediaset con Berlusconi tra gli imputati.

Il secondo ricorso è dei giudici della decima sezione del Tribunale di Milano che, dopo aver stralciato la posizione di Berlusconi e investito l'Alta Corte, hanno condannato a 4 anni e 6 mesi l'avvocato inglese David Mills, coimputato del premier, per corruzione in atti giudiziari. La terza causa è arrivata alla Consulta dal gip di Roma Orlando Villoni nell'ambito del procedimento che vede indagato Berlusconi per istigazione alla corruzione di alcuni senatori eletti all'estero durante la scorsa legislatura.

da unita.it

venerdì 26 giugno 2009

Dieci quesiti sul premier ''privato''

Nando dalla Chiesa e e Agnese Borsellino


di Nando Dalla Chiesa
(figlio del Grande Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa)

Gossip da Novella 2000 o affare di Stato? Credere al Tg1 o alla stampa di tutto il mondo? In proposito avrei anch’io, come si usa, dieci interrogativi da proporre.

Primo. A quanto pare il premier trascorre parte ragguardevole del suo tempo coltivando un universo di giovani donne. Pensando a invitarle, a intrattenerle, a inseguirle per telefono, a disegnare e acquistare regali per loro, a raccomandarle. Avere un capo del governo che si dedica a questo invece di lavorare per il paese, e che anzi per loro diserta appuntamenti ufficiali in cui è già stato annunciato, è un fatto privato o un fatto pubblico?
Secondo. Il capo del governo ha trasformato una sede privata (palazzo Grazioli) nella nuova vera sede della presidenza del Consiglio. Alla luce di quello che abbiamo saputo, su questa scelta ha senz’altro giocato un ruolo importante la possibilità di sbarazzarsi degli accertamenti troppo rigorosi di Palazzo Chigi sugli ospiti in entrata e in uscita. Il fatto che la sede del governo cambi per meglio consentire il viavai incontrollato di una folta corte pittoresca e border-line è un fatto privato o un fatto pubblico?
Terzo. Le molte giovani donne che hanno rapporti di amicizia, di tenerezza e di complicità con il capo del governo vengono ricompensate e talora risarcite con incarichi di rilievo nella politica, con candidature a ogni livello, dalle Europee alle Circoscrizionali, con posti nella pubblica amministrazione o enti vari. Il fatto che si sia affermato questo criterio di scelta per reclutare la classe dirigente è un fatto privato o un fatto pubblico?
Quarto. La normativa sulle intercettazioni telefoniche approvata dal Senato ha preso il via dalla pubblicazione di registrazioni che riguardavano le relazioni e i problemi del capo del governo con alcune giovani signore dello spettacolo, e dunque dalla preoccupazione del capo del governo di tutelare questa sua sfera di intimità. Vivere in un paese che per queste ragioni viene costretto ad abbassare la guardia contro la criminalità è un fatto privato o un fatto pubblico?
Quinto. Il capo del governo è visibilmente sotto ricatto. Chi ha fotografato, chi ha filmato, chi ha visto, chi ha sentito. Un numero sterminato di persone che deve essere zittito o acquietato (anche con posti e carriere). Ma può permettersi un paese di essere governato di chi è nella condizione di subire ricatti senza fine? Ed è questo è un fatto privato o un fatto pubblico?
Sesto. Da quel che ci è stato raccontato, donne sconosciute possono entrare nella dimora del presidente del Consiglio, fare foto e registrare. C’è una questione di vulnerabilità del governo. Chi evoca complotti ogni giorno non faticherà a capire che, una volta scoperta l’infallibile via d’ingresso, anche una potenza straniera ostile potrebbe avere accesso a informazioni privilegiate. È questo un fatto privato o un fatto pubblico?
Settimo. Imprenditori arricchiti in pochi anni sono in grado di stringere rapporti preferenziali con il capo di governo facendo «bella figura» con lui grazie alla raccolta e consegna a domicilio di donne giovani e piacenti a pagamento. Che effetti ha sul sistema degli appalti, sulle cordate in affari, sulle concessioni, un rapporto preferenziale di questo tipo? Ed è questo un fatto privato o un fatto pubblico?
Ottavo. Una ragazza senz’arte né parte, invitata a cena dal capo del governo, reclama di essere pagata perché «non lo faccio mica per la gloria». In qualunque paese un invito a cena dal capo del governo è motivo di orgoglio. Qui no, non più. Come se Cenerentola chiedesse di essere pagata dal Principe. Ma se il prestigio della carica cade tanto in basso, anche a causa dei comportamenti del capo del governo medesimo, è questo un fatto privato o un fatto pubblico?
Nono. I giornali di tutto il mondo scrivono ciò che le nostre tv tacciono. Il nostro governo è lo zimbello dell’Occidente. È questo un fatto privato o un fatto pubblico?
Decimo e ultimo interrogativo. Siccome la centralità politico-culturale dell’harem si è sviluppata di pari passo con lo svuotamento del Parlamento e l’imbavagliamento dell’informazione, si assiste a un surreale scivolamento istituzionale: dalla repubblica parlamentare verso il sultanato. È questo un fatto privato o un fatto pubblico?
P.S. Le stesse ossessioni del capo del governo segnalano qualche sua difficoltà ad essere, come dicevano i latini, «compos sui» (Veronica: mio marito non sta bene). L’equilibrio psichico di un capo di governo è un fatto privato o un fatto pubblico?

da unita.it

Il tesoriere di Riina su Facebook


di Salvo Palazzolo

Il superlatitante Vito Roberto Palazzolo, il manager che già il giudice Falcone voleva arrestare negli anni Ottanta, vive in Sudafrica, dove si fa chiamare Von Palace. La Procura di Palermo torna a chiederne l’estradizione. E intanto, lui continua a fare il top manager e apre delle pagine su Facebook e Plaxo.

Nei primi anni Ottanta il giudice Giovanni Falcone aveva iniziato a seguire le sue gesta finanziarie per mezza Europa: Vito Roberto Palazzolo è stato condannato definitivamente per associazione mafiosa solo nel marzo 2009. La Corte di Cassazione lo indica come il tesoriere di Cosa nostra, il detentore dei segreti finanziari dei capimafia Riina e Provenzano. Ma lui resta latitante in Sudafrica, nonostante le reiterate richieste di estradizione avanzate dalla Procura di Palermo. Tutte negate, ufficialmente perché in Sudafrica non esiste il reato di associazione mafiosa. L'ultima istanza, che prende spunto dalla condanna definitiva a nove anni, è partita nei giorni scorsi.

Vito Roberto Palazzolo è uno stimato manager nel paese di Nelson Mandela, frequenta i migliori salotti della buona borghesia e può contare sull'amicizia di importanti esponenti delle istituzioni. Si fa chiamare Robert Von Palace. Adesso ha anche aperto due pagine sui social network. Niente foto, per carità, Palazzolo resta un latitante per mafia. Sul profilo pubblico di Plaxo, c’è la sua data di nascita, 31 luglio, e un messaggio di qualche mese fa: “Robert Von Palace è molto impegnato…”. Fra i suoi amici connessi in Rete figurano il fratello Pietro e i manager di alcune società internazionali. Su Facebook, il profilo pubblico offre solo il nome, Roberto Von Palace, e il ritratto di un navigatore di altri tempi. Fra gli utenti del social network è possibile contattare anche il fratello di Palazzolo, Pietro, e uno dei figli, Christian, che da tempo ormai ha preso in mano la gestione di una delle creature imprenditoriali del padre (ufficialmente ceduta a un gruppo africano), ovvero l’azienda che produce l’acqua minerale “La vie”, servita, dicono con buon gradimento, persino ai viaggiatori della compagnia aerea nazionale.

Durante il processo per mafia, i sostituti procuratori di Palermo Domenico Gozzo e Gaetano Paci hanno raccolto le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, che indicano Palazzolo come uomo d'onore. In aula hanno deposto anche alcuni degli investigatori del servizio centrale operativo della polizia che a lungo hanno indagato sul manager siciliano. L’Italia torna così a chiedere l’e stradizione del tesoriere dei boss, ma il legale di Palazzolo, l’a vvocato Roberto Tricoli, ha già annunciato che farà ricorso alla corte europea per i diritti dell'uomo, perché, sostiene, sarebbe stato violato il diritto di difesa.

Adesso Internet non è che l’ultima trovata per curare un’immagine scalfita dalle inchieste giudiziarie e dalle condanne. Mesi fa, Robert Von Palace aveva persino provato a ingaggiare in Italia un esperto di comunicazione. Anche perché, intanto, pure in Sudafrica alcuni giornali hanno cominciato a porre il caso a livello politico. Lui non ha mai smesso di difendersi, sostenendo anche di essere stato un benefattore della causa anti-apartheid. Trovata geniale: ecco, probabilmente, cos’erano quei movimenti di denaro fra la Svizzera e il Sudafrica. Altro che riciclaggio del traffico internazionale di droga, altro che Pizza Connection, come hanno sempre sostenuto i magistrati italiani. Città, palazzi e persone del Sudafrica di Vito Roberto Palazzolo ricordano tanto la Palermo degli anni d’oro dei padrini.

da repubblica.it

La P2 e il delitto Pasolini





La P2 è responsabile, o complice, del delitto Pasolini? Pino Pelosi, l'allora ragazzino accusato dell'omicidio, è stato intervistato dal blog. Lo scorso anno dichiarò, come riportato nel libro: "Profondo Nero", che i responsabili erano cinque uomini arrivati sul posto con una moto e una Fiat targata Catania. Gli esecutori. Tra loro due frequentatori della sezione del Msi del Tiburtino, Franco e Giuseppe Borsellino. Mentre lo picchiavano a morte gridavano: "Sporco comunista!". Pelosi disse: "Se tu uccidi qualcuno in questo modo, o sei pazzo o hai una motivazione forte: siccome questi assassini sono riusciti a sfuggire alla giustizia per trent'anni, pazzi non sono certamente... E quindi avevano una ragione, una ragione importante per fare quello che hanno fatto...".
Pasolini stava lavorando a un romanzo: "Petrolio" in cui alludeva all'attentato a Enrico Mattei, presidente dell'ENI. Pasolini scrive che Eugenio Cefis, citato con il nome di fantasia di Troya, diventa a sua volta presidente dell'ENI e questo "implica la soppressione del suo predecessore". Cefis, secondo il Sismi, è il fondatore della P2. Alla sua fuga dall'Italia, nel 1977, il suo posto fu preso da Licio Gelli. Cefis teorizzava un golpe bianco, senza l'uso dei militari e della violenza, attraverso il controllo dei mezzi di informazione, come descritto in seguito nel "Piano di rinascita democratica" di Gelli. Per Pasolini, il delitto Mattei è il primo di una lunga serie di stragi di Stato. Una tesi sostenuta persino da Amintore Fanfani: "forse l'abbattimento dell'aereo di Mattei, più di vent'anni fa, è stato il primo gesto terroristico nel nostro Paese, il primo atto della piaga che ci perseguita."
La Procura di Roma ha riaperto il fascicolo sull'omicidio di Pasolini lo scorso aprile dopo un post del blog, ma forse è un caso. L'avvocato Maccioni e la criminologa Ruffini hanno depositato un'istanza di riapertura delle indagini preliminari che sono state affidate al sostituto procuratore De Martino.Sono stati chiesti accertamenti sui reperti biologici presenti nei vestiti di Pasolini conservati nel Museo Criminologico.
Se il libro "Petrolio" fosse stato pubblicato, forse Pasolini sarebbe ancora vivo. Se Saviano non fosse riuscito a pubblicare "Gomorra" forse sarebbe già morto.

da beppegrillo.it

La Farsa del Re


di Dario Campolo

Adesso il complotto sta prendendo forma, dopo la lettera di Giuliano Ferrara seguita da quella di Cossiga il Re passa alla'attacco.

La tecnica sicuramente studuiata da Buonaiuti & C. è non più il silenzio ma l'attacco, ed ecco che "il Giornale" della famiglia di Berlusconi tira in ballo una vecchia storia di incontri "hard" datata 1999 in cui ci infila D'Alema e Cesa.


A parte il fatto che tutto ciò mi sembra un depistaggio ridicolo e innocuo, ma è impressionante la faccia con cui il Re annuncia la sua solidarietà a D'Alema e Cesa, è palese come il Re stia cercando di confondere il popolino che accede alle poche informazioni da lui stesso filtrate e concesse.

E' palese come Mauro Giordano (bambino cresciuto) e "il Giornale" che dirige cerchi di giustificare il suo Padrone, perchè il messaggio che passa (se la storia fosse vera) è che tutti fanno uso di prostitute e\o utlizzano droga e\o fanno uso del loro potere istituzionale per truccare o regalare appalti, ma dai.....questo è pura demagogia... Vogliamo fare di tutta l'erba un fascio? Bene allora scendiamo in piazza come sta avvenendo in Iran.

E' imbarazzante come il Re sgridi il suo Giornale: "L'imbarbarimento provocato da una ben precisa campagna di stampa avrebbe messo in moto una spirale che va assolutamente arrestata. Poichè io ho denunciato aggressioni a mio danno nessuno può pensare che io possa approvare analoghi metodi ed aggressioni nei confronti di chiunque".

Signor Presidente, da cittadino Le dico solo una cosa:

"Si Vergogni!!!

Si dimetta il prima possibile, onde evitarci figure imbarazzanti a livello internazionale e rovinarci quel poco di bel paese che ci rimane.

Se vuole passare alla storia, è arrivato il momento, SE NE VADA!!!

Grazie

giovedì 25 giugno 2009

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Financial Times: Berlusconi alleato difficile per Usa e Ue


di Elysa Fazzino

Silvio Berlusconi è diventato un alleato «difficile» per i partner Usa e Ue: lo scrive James Blitz sul Financial Times, che in un articolo da Londra prende di mira non la vita privata ma la performance politica del premier italiano. Sotto tiro, in particolare, l'accordo con la Russia per il gasdotto South Stream e le recenti aperture all'Iran.
«L'immagine di Berlusconi – si legge sul Ft - sarà stata gravemente danneggiata dalla valanga di storie sui suoi presunti legami con modelle e starlette. Ma per i governi occidentali la questione cruciale non è cosa il Primo ministro italiano fa nella sua vita privata ma se può contribuire a risolvere i pressanti problemi che hanno di fronte gli Usa e l'Unione europea». L'articolo ha titoli eloquenti sul sito del Financial Times: «Usa e Ue si concentrano sulla perfomance del premier italiano sulla scena politica», «Alleato indispensabile mette alla prova la pazienza di Usa e Ue».
Per l'amministrazione Obama, continua Blitz, Berlusconi è un leader con cui bisogna avere a che fare: l'Italia, a differenza di altri Paesi Nato, appoggia la missione internazionale in Afghanistan e non ha nessuna intenzione di ritirare le truppe italiane. Berlusconi è diventato uno dei primi leader Ue a promettere di accogliere detenuti di Guantanamo. Ma Obama è meno entusiasta di Berlusconi di quanto non lo fosse il suo predecessore, George W. Bush.
«Il declino dell'influenza di Berlusconi non è tutta per colpa sua», concede il commentatore. I governi di Francia e Germania ora sono pro-Usa e l'Italia conta di meno per la Casa Bianca.
Tuttavia, alcune delle azioni di Berlusconi «lo hanno reso un alleato difficile». Secondo i diplomatici interpellati dal Ft, ha creato molti malumori la decisione di Berlusconi di firmare un accordo con la Russia per accelerare la costruzione del gasdotto South Stream, in concorrenza con il gasdotto Nabucco appoggiato da partner occidentali. L'appoggio di Berlusconi per Vladimir Putin su questo dossier «sta provocando molta rabbia a Washington e a Bruxelles».
L'Italia, si legge ancora sul Financial Times, quest'anno «ha fatto infuriare la Gran Bretagna cercando di stabilire un dialogo diplomatico con l'Iran».
La prossima grande sfida di Berlusconi è il G8 a L'Aquila, ma la decisione di riunire i leader in una città appena colpita da un terremoto «sta causando nervosismo nelle capitali mondiali».
«Fuggi fuggi»?
Oltre che sul fronte della politica internazionale, il Financial Times oggi sferra fendenti anche su quello della politica interna italiana. Alla ribalta, i contraccolpi degli scandali. Scrive il corrispondente da Roma, Guy Dinmore: «I più stretti sostenitori di Berlusconi negano che ci sarà un "fuggi fuggi" sulla scia degli scandali», ma «vecchi alleati della coalizione di centro-destra stanno già contemplando un futuro politico senza il loro leader di vecchia data».
Citando anonime fonti governative, Dinmore riferisce che queste non prevedono imminenti dimissioni di Berlusconi. «Ma ministri chiave stanno cominciando a posizionarsi nell'eventualità che rivelazioni ancora più dannose lo costringano a farsi da parte».
Le persone che hanno parlato con il Ft parlano di «sabbie mobili» e di «scenario completamente nuovo». Circola il timore che i pm facciano l'annuncio di un'inchiesta ufficiale proprio mentre Berlusconi ospiterà il G8. Proprio come accadde nel 1994, quando gli fu annunciata l'inchiesta per corruzione mentre presiedeva una conferenza Onu sul crimine.
Secondo le fonti governative, le dinamiche sono cambiate. Prima di tutto c'è la sensazione – scrive Dinmore - che le ambizioni di Berlusconi di diventare presidente della Repubblica siano state spezzate. Inoltre, «le elezioni europee hanno mostrato che gli elettori si stanno allontanando», «l'immagine internazionale dell'Italia è calata» e la Chiesa cattolica «sta esercitando pressioni».
Nonostante la sua immagine di ricco miliardario che distribuisce agli amici regali e feste, «gli alleati lo dipingono come un uomo isolato, con nessuno che osi dargli un consiglio personale». Dinmore definisce «malinconica» l'intervista a Chi.
Ma Berlusconi è il «collante» che tiene insieme la sua coalizione. Non c'è un successore evidente, il Pdl non ha un vice.
Secondo il Financial Times, i ministri il cui futuro dipende da Berlusconi lo difendono: Maurizio Sacconi (Welfare), Claudio Scajola (Sviluppo economico) e Franco Frattini (Esteri). Le donne formate da Berlusconi, compresa Mara Carfagna (Pari Opportunità) e Stefania Prestigiacomo (Ambiente), sono leali, ma non parlano.
«Poi – continua il Ft - ci sono figure chiave, che sono rimaste in silenzio o hanno preso le distanze, che vedono un futuro oltre Berlusconi, sperando che l'eventuale successione sia ordinata».
Gianni Letta è il più vicino a Berlusconi «e di fatto sta operando come primo ministro». Giulio Tremonti «ha il vantaggio di stretti legami con la Lega Nord». Gianfranco Fini «sta coltivando una rispettabile immagine di statista».
Ma «come un potentato medio-orientale che non si può permettere di lasciare la scena», conclude Dinmore, c'è un serio ostacolo alle dimissioni di Berlusconi: la sua immunità dura solo finché resta in carica.

da ilsole24ore.com

L'allarme della Corte dei Conti "Crisi e corruzione, il debito sale"

ROMA - "Gli indici relativi all'esercizio 2008 hanno purtroppo disatteso" l'auspicio della "prosecuzione di un percorso virtuoso a riduzione del debito e deluso l'aspettativa di un miglioramento dei conti pubblici". Il Procuratore generale presso la Corte dei Conti, Furio Pasqualucci, nella sua requisitoria sul Rendiconto generale dello Stato, fotografa così la situazione economica dei conti dello Stato. A pesare, la rapidità con cui la crisi finanziaria si è trasferita sull'economia reale. Ma non solo: la Corte dei Conti lancia l'allarme corruzione nelle pubbliche amministrazioni nel suo Giudizio sul Rendiconto generale dello Stato. Un fenomeno "talmente rilevante da far più che ragionevolmente temere che il suo impatto sociale possa incidere sullo sviluppo economico del Paese

Corruzione. 50/60 miliardi di euro all'anno. Una vera e propria 'tassa immorale e occulta pagata con i soldi prelevati dalle tasche dei cittadini'". Secondo la Corte, "altre e maggiori conseguenze vengono prodotte dalla corruzione serpeggiante nella P.a. sul piano della sua immagine, della moralità e della fiducia che costituiscono un ulteriore costo non monetizzabile per la collettività, che rischia di ostacolare (soprattutto in Italia meridionale) gli investimenti esteri , di distruggere la fiducia nelle istituzioni e di togliere la speranza nel futuro alle generazioni di giovani, di cittadini e di imprese". Ma la repressione, da sola, non basta. Bisogna intervenire sul piano organizzativo "agendo sui comportamenti, sulle procedure, sulla trasparenza dell'attività amministrativa al fine di prevenire e/o limitare la probabilità che si realizzino gli eventi corruttivi descritti".

Crisi e debito. Il giudice contabile segnala che "il Pil ha registrato una flessione dell'1%; l'indebitamento netto è salito a 42,9 miliardi pari al 2,7% del Pil, l'avanzo primario è sceso al 2,4% e il debito pubblico ha raggiunto la cifra di 1663,65 miliardi, pari al 105,8% del Pil". Pasqualucci ricorda come "la crisi economica, e la conseguente flessione del reddito, oltre ad alcuni sgravi fiscali hanno rallentato la crescita delle entrate fiscali (+1% è la variazione rispetto al totale delle entrate 2007), la pressione fiscale è calata al 42,8%, in diminuzione di tre decimi di punto" rispetto al 2007. Si tratta di dati che, avverte Pasqualucci, "vanno inquadrati in uno scenario mondiale che è stato attraversato da una grave crisi finanziaria i cui effetti si sono rapidamente trasmessi all'economia reale".

da repubblica.it

Trapani, minacce al capo della squadra mobile


"Più Capaci, meno Linares" è la scritta intimidatoria apparsa sul muro di un cavalcavia a Fulgatore, nel trapanese. Il bersaglio della minaccia, il capo della squadra mobile di Trapani Giuseppe Linares, ha guidato nei giorni scorsi l'operazione di sequestro dell'impresa 'Calcestruzzi Mazara Spa', controllata dal 1979 dalla famiglia mafiosa Agate, alleata del capomafia latitante Matteo Messina Denaro
Una frase dai toni minacciosi è comparsa sul muro di un cavalcavia nella frazione trapanese di Fulgatore, nei confronti del dirigente della Squadra mobile di Trapani, Giuseppe Linares. "Più morti Capaci, meno Linares", e accanto una croce. L'avvertimento arriva all'indomani dell'operazione condotta dalla Squadra mobile di Trapani e dalla locale compagnia della guardia di finanza, che ha portato al sequestro preventivo penale dell'impresa di calcestruzzi di Mazara del Vallo controllata dalla famiglia Agate. Nei giorni scorsi, inoltre, con l'operazione "Golem" la stessa Squadra mobile diretta da Linares ha arrestato numerosi fiancheggiatori del boss latitante Matteo Messina Denaro, capo del mandamento di Castelvetrano. Sulla vicenda indaga la Digos di Trapani, mentre solidarietà nei confronti di Linares è stata espressa da Titti Bufardeci, vicepresidente della Regione siciliana: Beppe Linares è un grandissimo investigatore, competente e coraggioso. La vile minaccia apparsa sull'autostrada Palermo-Trapani non scalfirà in alcun modo la sua fondamentale azione contro le cosche mafiose". E ha aggiunto "A Linares, al questore di Trapani Gualtieri - aggiunge - e a tutti gli uomini e le donne impegnati a scardinare una roccaforte di Cosa Nostra, giunga il mio sostegno e la mia solidarietà".

da repubblica.it