giovedì 30 aprile 2009

Le Api & Berlusconi


di Riciard

Le api si stanno estinguendo, e non racconto una novità.
Non sono originale nemmeno asserendo che non è ancora ben delineato quale sia il killer responsabile della loro parziale estinzione, o quantomeno il fattore principale.

Come recita una frase attribuita ad Einstein, che troviamo sparsa un po’ ovunque in rete, la sopravvivenza umana è legata fortemente all’esistenza delle api, responsabili di circa l’80% della impollinazione crociata, evento che permette alle piante di produrre frutti, ortaggi e quant’altro. Il grido di allarme è partito negli Stati Uniti, dove si calcola come ormai deceduta per cause non ben delineate, se non come concomitanze di numerevoli fattori, circa il 60% della popolazione di api. In Italia ci si attesta attorno a una mortalità del 35%, dato anch’esso allarmante. Le cause potrebbero essere differenti, ma tra queste si annovera una più che potenziale partecipazione di pesticidi, riscaldamento globale, onde dei telefoni cellulari, neinicotinoidi (usati nella concia del mais).

Accanto a chi studia il problema, nella comunità si affermano molte risposte, partendo da chi, come in Toscana, crea dei laboratori di osservazione, al fine di far capire ai più piccoli e ai più grandi quanto siano importanti le piccole api, per arrivare in Cina, dove troviamo niente meno che la risposta alla crisi economica occidentale.

Gli uomini producono il male come le api producono il miele. (William Golding)

Se Berlusconi leggesse questo articolo potrebbe veramente affermare di poter creare un milione di nuovi posti di lavoro, utili, e probabilmente, futuribili.

Ragionando sulla stessa linea di pensiero che, faticando, ha portato l’uomo a questa grande idiozia che chiamiamo "progresso", in Cina hanno trovato un rimedio alla scomparsa delle api.
Non ci si è posti prima il problema, chiedendosi cosa si potesse fare in mancanza degli insetti, bensì si è trovata una risposta a un problema ormai esploso. I contadini di alcune zone del sud della Cina, notando l’assenza totale delle api, capivano benissimo che al silenzio degli insetti sarebbe corrisposto un raccolto magrissimo. Per cui si sono armati buona volontà e bastoni con piccole piume in cima, andando a svolgere il lavoro delle api al loro posto.

Avete capito bene.

In Cina, in alcune zone del sud, ci sono persone che stanno tutto il giorno a raccogliere polline di alcune piante per andare poi con un bastone ad impollinarne altre. Che sia il nostro stesso futuro? Si potrebbero realizare un milione di contratti saltuari per impollinatore professionale, creare dei corsi, magari, e dei masters altamente professionalizzanti, per poi mandare a giro un po’ di gente, ovviamente sottopagandola, ad impollinare.

Per alcuni potrebbe essere addirittura pensato un impiego a chiamata, oppure a progetto. Ti pago se mi impollini cinquecento alberi da frutto. Cari amici europei, siete avvertiti.

La crisi in Italia può essere considerata solo un ricordo, da osservare attraverso lo specchietto retrovisore.

In realtà, c’è ben poco da scherzare.

Non so descrivere la sensazione che i video pubblicati sopra lasciano addosso. Un essere vivente che muore apprentemente senza alcuna spiegazione, così, come se fosse normale, sembra un vento che segna il passo del mondo. Quella morte inspiegabile, quel silenzio dominante, quel mistero apparente, è in realtà solamente la teoria e l’empiricità del nostro suicidio di massa.

dal blog dell'autore

Memoria - In ricordo di Pio La Torre

di Dario Campolo

Mi sembra doveroso ricordare il GRANDE Pio La Torre, politico isolato e haimè idolo ed eroe solo per noi, i politici lo ricordano solo alle commemorazioni.

Imitarlo come UOMO POLITICO? No eh?


Di seguito una breve biografia su Pio La Torre tratta da Wikipedia.


Pio La Torre
(Palermo, 24 dicembre 1927 – Palermo, 30 aprile 1982) è stato un politico italiano.

Sin da giovane si impegnò nella lotta a favore dei braccianti, prima nella Confederterra, poi nella Cgil (come segretario regionale della Sicilia) e, infine, aderendo al Partito comunista italiano. Nel 1960 entrò nel Comitato centrale del PCI e, nel 1962 fu eletto segretario regionale. Nel 1969 si trasferì a Roma per dirigere prima la direzione della Commissione agraria e poi di quella meridionale. Messosi in luce per le sue doti politiche, Enrico Berlinguer lo fece entrare nella Segreteria nazionale di Botteghe Oscure. Nel 1972 venne eletto deputato; in Parlamento occupandosi di agricoltura. Propose una legge che introduceva il reato di associazione mafiosa (Legge Rognoni-La Torre ) ed una norma che prevedeva la confisca dei beni ai mafiosi (scopo poi raggiunto dall'associazione Libera, che raccolse un milione di firme al fine di presentare una proposta di legge, che si concretizzò poi nella legge 109/96).

Nel 1981 decise di tornare in Sicilia per assumere la carica di segretario regionale del partito. Svolse la sua maggiore battaglia contro la costruzione della base missilistica NATO a Comiso che, secondo La Torre, rappresentava una minaccia per la pace nel Mar Mediterraneo e per la stessa Sicilia; per questo raccolse un milione di firme in calce ad una petizione al Governo. Ma le sue iniziative erano rivolte anche alla lotta contro la speculazione edilizia.

La mattina del 30 aprile 1982, insieme a Rosario Di Salvo, Pio La Torre stava raggiungendo in auto (una Fiat 132) la sede del partito. Alla macchina si affiancarono due moto di grossa cilindrata: alcuni uomini mascherati con il casco e armati di pistole e mitragliette spararono decine di colpi contro i due uomini. Pio La Torre morì all'istante mentre Di Salvo ebbe il tempo per estrarre una pistola e sparare alcuni colpi, prima di soccombere.

Poco dopo l'omicidio fu rivendicato dai Gruppi proletari organizzati. Dopo nove anni di indagini, nel 1991, i giudici del tribunale di Palermo chiusero l'istruttoria rinviando a giudizio nove boss mafiosi aderenti alla Cupola mafiosa di Cosa Nostra. Per quanto riguarda il movente si fecero varie ipotesi, ma nessuna di queste ottenne riscontri effettivi. Nel 1992, un mafioso pentito, Leonardo Messina, rivelò che Pio La Torre fu ucciso su ordine di Totò Riina, capo dei corleonesi, a causa della sua proposta di legge riguardante i patrimoni dei mafiosi.

Il 30 aprile 2007 venne intitolato a Pio La Torre, dalla giunta di centrosinistra, il nuovo aeroporto di Comiso. Nell'agosto del 2008, la nuova giunta di centrodestra decide di togliere l'intitolazione a La Torre per tornare a quella precedente.

Il 10 maggio 2008, a Torino, è stato presentato il libro Pio La Torre - Una Storia Italiana di Giuseppe Bascietto e Claudio Camarca, con la prefazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Si tratta della prima biografia del politico autorizzata dalla famiglia La Torre.

da wikipedia.org

mercoledì 29 aprile 2009

Veronica Lario e la sua lezione al marito-premier: "ciarpame senza pudore"


di Grazia Gaspari

Veronica Lario, moglie del Presidente del Consiglio, a sorpresa, interviene nella polemica sulle candidature femminili del Pdl alle elezioni europee e le definisce “Ciarpame senza pudore”. La first lady non è nuova ad uscite schiette e questa ne è la riprova.

La dichiarazione è stata rilasciata all’Ansa dopo un’analoga presa di posizione della Fondazione Farefuturo Web magazine e così prosegue: “per fortuna è da tempo che c’è un futuro al femminile sia nell’imprenditoria che nella politica e questa è una realtà globale. C’è stata la Thatcher e oggi abbiamo la Merkel, giusto per citare alcune donne, per poter dire che esiste una carriera politica al femminile”. “In Italia - aggiunge la moglie del presidente del Consiglio - la storia va da Nilde Jotti e prosegue con la Prestigiacomo. Le donne oggi sono e possono essere più belle; e che ci siano belle donne anche nella politica non è un merito né un demerito. Ma quello che emerge attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti».

«Qualcuno - osserva Veronica Lario - ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell’imperatore. Condivido. Quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere».

Chapeau Signora Lario! Sono poche le persone che hanno il suo coraggio, la sua determinazione, la sua lucidità mentale!. Ha dato una lezione a tutti, di dignità e di buon gusto.

L’altro ieri è morta una cara collega del TG3, Ilda Bartoloni. Abbiamo fatto assieme molte battaglie in difesa dei diritti della donna, nel lavoro e nella società. Lei era sempre in prima linea. Ricordo che qualche volta si lamentava perché la sua carriera era ferma. La consolavo dicendo: “Ilda siamo scomode, non ci daranno niente”. Lei conveniva, ma non si fermava.

Non si tratta di essere moralisti. Si tratta di essere morali. Non possiamo non rispettare e onorare le istituzioni democratiche alla cui affermazione hanno contribuito donne e uomini, alcuni sacrificando anche la vita, per un ideale di progresso e perché le generazioni successive avessero di più, fossero migliori.

Non possiamo non rispettare tutte quelle lavoratrici, segretarie, impiegate, insegnanti, professioniste che hanno sgobbato con i doppi turni e il doppio lavoro per far funzionare l’azienda e la famiglia. Non possiamo dimenticare la violenza che si è da sempre abbattuta sui corpi delle donne, come non possiamo dimenticare l’emarginazione, la schiavitù domestica, gli abusi sessuali, lo sfruttamento dei corpi femminili.

Soprattutto noi donne non possiamo dimenticarlo e non possiamo giustificare “i cavalli in Parlamento”. Una società senza “merito” e con tante cooptazioni e favoritismi è destinata a rimanere agli ultimi posti.

Ieri, da Varsavia, è intervenuto Silvio Berlusconi che ha definito “deludente la polemica nata intorno alle possibili candidate del Pdl alle prossime elezioni europee" e ha smentito “che i nomi circolati sui giornali corrispondano a quelli delle persone che saranno effettivamente scelte, rifiutando comunque l’idea che donne dello spettacolo possano essere ritenute a priori non idonee a ricoprire una carica politica”. "E’ comunque escluso – ha aggiunto ancora il Premier - che ci sia qualche candidata che non sia già stata attiva in An o Forza Italia"

dal blog dell'autore

Intercettazioni - Rita Borsellino: Inchieste su mafia a rischio

Palermo - "La macchina della giustizia non si può fermare. Non si può correre il rischio di bloccare le più delicate inchieste contro la mafia e la criminalità organizzata in corso nelle Procure italiane. Basti pensare che i beni sequestrati alla mafia nel 2008, anche grazie al supporto delle aziende del comparto intercettazioni, hanno raggiunto i 2,4 miliardi di euro. E' necessario un intervento immediato del ministero della Giustizia che saldi i debiti con le aziende che curano le intercettazioni". Così Rita Borsellino, candidata capolista del Partito Democratico alle elezioni europee nel collegio Sicilia-Sardegna, commenta il crac del sistema delle intercettazioni che rischia il blocco per via della grave situazione economica dovuta al mancato pagamento delle fatture dal 2003 al 2008 da parte del ministero della Giustizia alle Procure. "Il sistema delle intercettazioni rischia il collasso, se il ministero della Giustizia non interviene immediatamente per saldare il debito di 450 milioni alle aziende associate I.L.I.I.A che minacciano lo sciopero. Da tempo ormai queste aziende hanno segnalato i buchi economici che devono sostenere. Una situazione finanziaria insostenibile che grava oltre che sul livello occupazionale, con oltre 200 licenziamenti nell'ultimo mese, anche sull'andamento di importanti inchieste di mafia".

da antimafiaduemila.com

martedì 28 aprile 2009

Europee 2009, la scelta del Blog di Dario Campolo


di Dario Campolo

E' con immenso piacere che intendo segnalarvi chi secondo me vale la pena votare e portare in Europa a rappresentare il nostro Bel Paese. I candidati sono il fior fiore dell'antimafia che in Italia oggi abbiamo. Nel lato sinistro del blog troverete fino al giorno dell'elezioni europee, un banner con la scritta "SOSTENIAMOLI", cliccandoci verrete indirizzati ad una breve biografia dei nostri futuri (si spera) parlamentari europei.

Per quanto mi riguarda io sosterrò Rita Borsellino.

I nomi


Rita Borsellino - E' candidato per le Europee con il Partito Democratico

Sonia Alfano - E' candidato per le Europee con l'Italia dei Valori

Rosario Crocetta - E' candidato per le Europee con il Partito Democratico

Claudio Fava - E' candidato per le Europee con il partito Sinistra e Libertà

Carlo Vulpio - E' candidato per le Europee con l'Italia dei Valori

Rosaria Capacchione - E' candidato per le Europee con il Partito Democratico

Giulietto Chiesa - Per le elezioni Europee è candidato in Lettonia per il nuovo partito “Per la difesa dei diritti umani in una Lettonia unita”.

Nicola Tranfaglia - Si candida nell'aprile 2009 da indipendente nelle fila dell'Italia dei Valori per la corsa alle Europee, circoscrizione di centro

Luigi De Magistris - E' candidato per le Europee con l'Italia dei Valori


Si ringrazia Antimafiaduemila.com per le biografie

lunedì 27 aprile 2009

Berlusconi Silvio, ma porti sfiga!!!


di Dario Campolo

Era da tanto che volevo scrivere un articolo sulla sfiga che porta il nostro premier ma non ne ho mai avuto il tempo e la voglia necessaria, ma chi cerca trova soprattuto nel web ed ecco che vi presento un ottimo virgolettato sulla Sfiga che Berlusconi porta all'Italia, non a se stesso ovviamente.

Naturalmente non è un discorso di politica, né tanto meno sensato ma sicuramente può essere d'aiuto per tutti quelli che vogliono mostrare all'Italia quanta sfiga porta il nostro premier.

Buona lettura


Berlusconi porta sfiga, ma tanta!

Va al Governo e comincia la recessione dopo un periodo di boom clamoroso e contro le regole d'oro dell'economia, ovvero in presenza di tassi d'interesse e d'inflazione bassissimi.
Si dichiara vicino agli alleati americani al momento della vittoria delle elezioni e tirano giù le Torri Gemelle.
Si interessa personalmente delle fioriere e dell'organizzazione del G8, scoppiano moti di piazza e ci scappa il morto. Non accadeva dai lontani anni '70 . . .
Decide di spostare i voli da Milano a Roma Fiumicino e cade il primo aereo da sempre a Linate, ma non in giro, sugli hangar!
Vicino alla sua villa di Arcore si scatena un tornado devastante che gli abitanti non ricordano a memoria d'uomo.
Varato il primo "pacchetto" dei 100 giorni del programma Berlusconi: 6000 licenziamenti nel settore turismo. Aggiungerei a questo proposito che dopo il varo del pacchetto sul lavoro Berlusconi stesso ha licenziato un extracomunitario alle sue dipendenze: l'allenatore del Milan, Terim!!!!!
Durante il suo governo l'Italia è travolta da guai di ogni genere: alluvioni da Nord a Sud, frane, disastri ferroviari, follie omicide, terremoti, gelate, siccità, perdita di raccolti.
Va a trovare Putin, lo abbraccia, si dichiara suo caro amico e scoppia l'attacco terrorista nel teatro di Mosca.
Fa approvare il ritorno dei Savoia in Italia e Vittorio Emanuele si rompe la schiena.
Mette in atto la promessa di fare qualcosa per eliminare la disoccupazione del sud: si risveglia l'Etna e poi parte un terremoto.
Storna i soldi del Sud al Nord e la terra trema a Bergamo, Brescia, Verona, ecc.
A distanza di un anno dal suo insediamento va in rovina la principale industria meccanica italiana: la Fiat.
Promette ad Agnelli di intervenire per risolvere i problemi della Fiat... ...Agnelli muore!!!
E' appurato Berlusconi porta Sfiga.
Gli indizi ormai sono troppi, non si può più parlare di coincidenze
E' provato Berlusconi porta SFIGA!
per evitare l'influsso malefico in grado di arrecare ulteriori danni lo chiameremo l'innominabile, ed aggiungiamo alcuni simboli portafortuna a questa pagina, saranno sicuramente combinazioni o "coincidenze", ma è meglio premunirsi.

dal blog dell'autore

venerdì 24 aprile 2009

Indice di popolarità dei maggiori leader mondiali


Harris Interactive propone un sondaggio commissionato da France24 e Herald Tribune. Viene intervistato, tra il 25 di Febbraio ed il 3 di Marzo 2009, un campione rappresentativo internazionale per stabilire la popolarità interna ed esterna dei maggiori leader politici mondiali (inclusi Dalai Lama e Papa Benedetto XVI).

Con enorme sorpresa, Silvio Berlusconi appare piuttosto criticato all’estero.

http://termometropolitico.wordpress...

Scovando sulla rete, mi sono imbattuto in questo interessante sondaggio di popolarità.

http://www.gulflive.com/newsflash/national/index.ssf?/base/national-0/1239096290272770.xml&storylist=national

Il sondaggio di Harris Interactive(R) è stato commissionato da France24 e Herald Tribune.

Il cambione rappresentativo considerato è il seguente

These are there results of a new Harris Interactive/France 24/International Herald Tribune survey conducted online among a total of 6,538 adults (aged 16-64) in France, Germany, Great Britain, Spain and the United States and adults (aged 18-64) in Italy between February 25 and March 3, 2009.

(Questi sono i risultati di un nuovo sondaggio effettuato online su un totale di 6.538 adulti (età 16-64) in Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna e gli Stati Uniti e adulti (età 18-64) in Italia tra il 25/02 e il 3/03 2009)


Si legge subito il resoconto finale

finds that in the United States and the five largest European countries, President Obama is far more popular than any other elected leader or head of government. No other political or governmental leader from any art of the world enjoys anything like the same popularity.

(Si scopre che negli Stati Uniti e nei 5 paesi europei più grandi, Obama è molto più popolare di ogni altro leader o capo di governo. Nessun altro leader di qualsiasi altra parte del mondo gode della stessa popolarità)



Andando più nel dettaglio dell’analisi si scoprono i seguenti dati

Across the six countries, fully 80% of adults on average have good opinions of President Obama. Like some other leaders, he does less well in his own country than abroad. In the United States, 68% have a good opinion of him. He is even more popular in Europe (86% in France and Italy, 85% in Germany, 84% in Spain and 72% in Britain.)

(Nei sei paesi, l’80% delle persone hanno in media una buona opinione di Obama. Come per gli altri leader, la popolarità diminuisce nel suo rispettivo paese. Negli Stati Uniti, il 68% ha una buona opinione di lui. E’ molto più popolare in Europa (86% in France and Italy, 85% in Germany, 84% in Spain and 72% in Britain)

Ed ora veniamo al succo del sondaggio che riguarda il nostro Primo Ministro

Merkel is the most popular European leader and Berlusconi is the least popular.

On average 51% in the six countries have a good opinion of Chancellor Angela Merkel and only 17% have a good opinion of Prime Minister Silvio Berlusconi.

(Merkel è il leader più popolare in Europa mentre Berlusconi è quello meno popolare. In media il 51% ha una buona opinione del Cancelliere Angela Merkel e solo il 17% ha una buona opinione del Primo Ministro Silvio Berlusconi)


Possiamo ancora leggere

However, Prime Minister Berlusconi is much more popular at home (38 than across the six countries 17%). This is also true for Prime Minister Zapatero (48% vs. 35, and Chancellor Merkel (59% vs. 51).

(Comunque, Berlusconi è molto più popolare a casa (38% rispetto al 17% dei sei paesi). Questo vale anche per Zapatero (48% contro il 35%), e la Merkel (59% contro il 51%))

SOURCE: Harris Interactive Inc. Copyright Business Wire 2009

Tuttavia oggi leggiamo che il Ministro Renato Brunetta sostiene che

il governo Berlusconi è l’unico a veder crescere un consenso già alto

Non notate qualcosa che non funziona in questa ultima affermazione? Io non sono mai stato un grande ammiratore dei sondaggi politici, specie se commissionati in Italia: negli ultimi anni, da quando la cometa Berlusconi ha impattato con il pianeta Terra, è risaputo che gli italiani rispondono male ai sondaggi. Non quelli commissionati da Berlusconi, si intenda. Chissà per quale motivo ma quando è il leader del PDL a chiedere informazioni, gli italiani rispondono più sinceramente. Ecco perchè nel nostro sondaggio ONLINE, faremo grande attenzione a trattare i dati in nostro possesso.

Premesso ciò, ammettendo che Brunetta abbia dati rappresentativi del popolo italiano rispetto alla popolarità di Silvio Berlusconi e del suo Governo, emerge un dato interessante, che conferma il sentimento comune di molti italiani i quali risiedono all’estero (io per esempio): Berlusconi ottiene la sua fama esclusivamente in Italia, mentre all’estero è considerato, in media, un politico piuttosto negativo. Questo sentimento è da mettere in relazione con la famosa filippica che spesso si sente vomitare da alcuni politici di centro-destra: “all’estero l’Italia ottiene un consenso positivo grazie all’intervento di Silvio Berlusconi”. Secondo Harris Interactive capita ESATTAMENTE l’opposto.

La prossima volta che sentirete un’affermazione simile da un vostro amico, parente, conoscente, ricordatevi di questo nostro post e potrete fare bella figura.

Per concludere un passaggio dal Sondaggio di Harris Interactive che riguarda il Papa Benedetto XVI

Pope Benedict being the biggest exception. The proportions of the public with good opinions of the 19 leaders are generally similar to what they were in the two previous surveys in November and January, however, those with a good opinion of Pope Benedict XVI are an exception. The average of those with a good opinion of him has fallen from 48% and 49% in the two previous surveys to 39%

(Non faccio la traduzione ma praticamente dice che l’unico ad avere avuto un calo netto nei consensi, è il papa (dal 48/49% di Novembre/Dicembre al 39%). I consensi verso gli altri leader sono perlopiù stazionari)
Tradotto da Frattaglia x Agoravox

da termometro politico

giovedì 23 aprile 2009

Salvatore Borsellino - Chi ha ucciso Paolo Borsellino?




Incontro a Palermo - 4 maggio 2009

"Forse saranno mafiosi coloro che mi uccideranno, ma coloro che avranno voluto la mia morte saranno altri"

Paolo Borsellino


di Salvatore Borsellino



DIBATTITO PUBBLICO CITTADINO
RELATORI: SALVATORE BORSELLINO,GIOACCHINO GENCHI, ALFREDO GALASSO

INTERVERANNO SINGOLI E ASSOCIAZIONI DI TUTTA LA CITTA' LUNEDÌ 4 maggio 2009 - ORE 10.00 Facoltà di Giurisprudenza, via Maqueda 172, Palermo

Cosa è accaduto il 19 luglio 1992 a Palermo in Via D’Amelio? perchè i servizi segreti avevano una base lì vicino a Castel Utveggio sul monte Pellegrino proprio in quei giorni per poi sparire nel nulla ? che fine ha fatto quell’agenda rossa in cui un magistrato che si chiamava Paolo Borsellino annotava ogni indizio,nome e sospetti perchè insieme a Giovanni Falcone e tanti altri voleva fare luce sui misteriosi legami tra mafia e politica in Italia ? perché ancora oggi a distanza di 17 anni non riusciamo a fare luce su questi misteri a parte un’opinabile sentenza di archiviazione ? abbiamo assistito impotenti a una STRAGE DI STATO ?
I siciliani come noi sanno bene come funziona la politica a Palermo e in Sicilia ed è per questo che abbiamo risposto all’appello di mobilitazione per quel giorno lanciato da Salvatore Borsellino (fratello di Paolo) per organizzare a Palermo in Via D’Amelio il 19 luglio 2009 una manifestazione nazionale che risvegli quelle coscienze civili e democratiche di diversi colori politici così come diversi erano i colori politici degli uomini del pool antimafia che si sono battuti per un’altra Sicilia.

*********************************************** TANTI GRUPPI DI TUTTA ITALIA SI STANNO GIA' ORGANIZZANDO CON TRENI E AEREI PER ESSERE A PALERMO IL 19 LUGLIO. NOI NON POSSIAMO STARE CON LE MANI IN MANO E COSTITUIREMO IL 4 MAGGIO UN COMITATO PROMOTORE DELLA MANIFESTAZIONE DEL 19 LUGLIO 2009 IN VIA D'AMELIO FATTO DI LIBERI CITTADINI E ASSOCIAZIONI. ***********************************************

Dobbiamo mobilitarci in tutti i modi possibili soprattutto noi palermitani e in particolare noi studenti di giurisprudenza per aiutare salvatore ad organizzare un presidio di democrazia che non sia la solita cerimonia e le solite corone di fiori agli "eroi" organizzata dalle istituzioni, dobbiamo organizzare quel giorno uno schiaffo alle istituzioni colpevoli di non avere fatto o voluto fare giustizia per Paolo Borsellino e per noi tutti.

per info e contatti:
simone - 328.4629110 e-mail 19luglio2009@gmail.com Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
lucia - 3806868169 e-mail castellana.lucia@libero.it

da 19luglio1992.com

BASTA!!! Non ne posso più


di Dario Campolo

Siamo alle solite, l'Italia è il paese delle meraviglie rispetto al mondo intero. Ma è mai possibile che in questo paese a Silvio Berlusconi è concesso tutto? Ma è mai possibile che gli Italiani sono sempre più interessati a trasmissioni come Grande Fratello e invece a nessuno interessa ciò che Silvio Berlusconi sta facendo al paese?

Basta, io non ne posso più, sono un Italiano nauseato, sono stufo di vedere questo Governo emanare leggi e decreti ad uso esclusivo dei più Furbi!!!

Basta, è ora di cominciare a capire che cosa sta succedendo in Italia. Ma perché non vi fate un giro in Europa per capire cosa dicono di Noi, andateci e capirete, ma che ca__o non avete un po' di orgoglio?

In tutto il mondo si modificano le leggi sulla sicurezza al lavoro rendendole più severe e da noi? Da noi si modificano invece rendendole meno severe verso chi dovrebbe avere PENE CERTE e PESANTI, e una volta scoperto l'arcano il Ministro che avrebbe dovuto presentare la legge ci viene a dire che la farà riscrivere??? Ma non è accettabile una cosa del genere!!!

DIMISSIONI IMMEDIATE!!!!

Il peggior ministro degli ultimi 30 anni. SACCONI A CASA, tu vuoi fare solo gli interessi dei più Furbi.

Negli State's puniscono i manager che sbagliano e da noi invece si premiamo, ma che volete, Berlusconi non può andare contro i vari Geronzi & C.

In tutto il mondo si cerca di combattere in paradisi fiscali e noi?
AH AH AH, abbiamo al comando chi di paradisi fiscali ne fa uso.

In Europa il parlamento ha chiesto al nostro comico Beppe Grillo di andare a Bruxelles e raccontare ciò che sà del sistema Italia, e noi? Noi lo teniamo chiuso in gabbia.

Accordo per il 21 giugno sul referendum, e quindi? E quindi alla fine il Premier ha fatto un operazione perfetta, da una parte non ha tradito la Lega e dal'altra se il referendum passerà il Pdl sarà il primo partito, che dire? Ottimo.

La passerella in Abruzzo è disgustosa, vedere i vari Gelmini, La Russa, Berlusconi, Carfagna etcc..., seguiti da Vip d'eccellenza è orrendo, ma la cosa più orrenda è vedere gli Abruzzesi stringere le mani a chi ha contribuito e contribuisce ad alimentare questo sistema di illegalità verso tutti e tutto, avrei preferito vedere un paese incazzato ma questa è un'altra storia.

Televisioni manipolate, tg controllati, giornali liberi inesistenti, che dire, nulla, la risposta viene da sola quando una trasmissione come il Grande Fratello fa record di ascolti in un paese come l'Italia. Ne riparleremo fra 20 anni quando saranno questi giovani e dover combattere per riscrivere le nuove regole che il precariato richiederà, allora, ci sarà da ridere.

Avanti Popolo,

facciamo in modo che il Pdl alle prossime elezioni stravinca e che Berlusconi prima o poi arrivi al quirinale come Presidente della Repubblica, si, solo allora capirete/capiremo.

Di seguito uno stralcio molto interessante tratto dal passaparola di Marco Travaglio:

“Questa non è la destra, questo è il manganello: gli italiani non sanno andare a destra senza finire nel manganello; era Mussolini che non sopportava la satira, ma queste parole, “ ripuliremo la stalla” al signor Gianfranco Fini chi gliele ispira? Siamo di nuovo allo stesso: la lotta contro la satira che parte da Fini, che dichiara indecente la trasmissione di Santoro e Berlusconi che gli va dietro e i vertici della RAI che eseguono. Berlusconi non delude mai: quando ti aspetti che dica una scempiaggine la dice, ha l’allergia alla verità, ha una voluttuaria e voluttuosa propensione alle menzogne, chiagne e fotte dicono a Napoli dei tipi come lui e si prepara a farlo per cinque anni”. L’abbiamo visto chiagnere in questi giorni copiosamente e intanto, a Palazzo Grazioli, fotte. “ L’Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che ho mai visto per volgarità e bassezza. Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo, gli italiani devono vedere chi è questo signore: Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, al Quirinale, al Vaticano, dove vuole, soltanto dopo saremo immuni!”. Qualcuno dice che il vaccino non ha funzionato: in realtà ha funzionato, tant’è che Berlusconi dal 2001 al 2006 perse tutte le elezioni, dalle regionali alle provinciali, alle comunali, alle circoscrizionali, alle europee, alle politiche del 2006, dopodiché arrivò il centrosinistra che purtroppo è l’antidoto al vaccino, per cui ogni volta il centrosinistra, per cui ogni volta il centrosinistra neutralizza il vaccino e ci ripropina la malattia, nella quale oggi siamo di nuovo pienamente immersi.
“ Spero - diceva Montanelli - che l’Europa tratti Berlusconi con l’indignazione e il disprezzo che merita”: l’altro giorno l’ha detto Antonio Tabucchi, “ bisogna rivolgersi all’Europa, assediare l’Europa perché faccia con l’Italia quello che sta facendo con i Paesi dell’ex blocco sovietico che sono entrati”. Voi sapete che c’è l’Ocse che li sta educando sui principi della liberaldemocrazia, sui principi della divisione dei poteri e dobbiamo pretendere che l’Europa metta sotto osservazione l’Italia, se non c’è più nessuno che sia in grado di dirlo con le sue parole può prendere quelle di Montanelli e utilizzarle, nessuno gli chiederà il copyright, passate parola!"

mercoledì 22 aprile 2009

Agghiacciante. Abruzzo. Le previsioni di SAVIANO su GOMORRA

segnalato da Actis Emanuele

E’ importante sapere e non solo piangere.
Capire a chi stiamo in mano e che sta utilizzando questa tragedia solo per raccogliere voti per le prossime elezioni!


In Gomorra, Saviano ci aveva avvertito che le case degli Abruzzesi erano piene di sabbia.

Davvero toccante rileggere ora, dopo la tragedia in Abruzzo, le parole di Saviano nel libro "Gomorra". Aprite a pagina 236 e leggete:

Io so e ho le prove. So come è stata costruita mezz'Italia. E più di mezza. Conosco le mani, le dita, i progetti. E la sabbia. La sabbia che ha tirato su palazzi e grattacieli. Quartieri, parchi, ville. A Castelvolturno nessuno dimentica le file infinite dei camion che depredavano il Volturno della sua sabbia. Camion in fila, che attraversavano le terre costeggiate da contadini che mai avevano visto questi mammut di ferro e gomma. Erano riusciti a rimanere, a resistere senza emigrare e sotto i loro occhi gli portavano via tutto. Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abruzzesi, nei palazzi di Varese, Asiago, Genova.
Indovinate da chi è stato costruito il nuovo ospedale dell'Aquila venuto giù come fosse di cartapesta?


Impregilo! Si, sempre lei.
La stessa che ha causato l'emergenza rifiuti a Napoli.
La stessa che è riuscita a incrementare esponenazialmente le spese per i lavori della TAV con i quali ha causato danni ambientali enormi. (Vedi: Video delle Iene)
La stessa che lavora sulla Salerno-Reggio Calabria e proprio in questi giorni ha chiesto e ottenuto un prolungamento della consegna dei lavori di altri tre anni, ottenendo ovviamente altri fondi.

Leggi la notizia

La stessa che ha vinto l'appalto per la costruzione del Ponte di Messina.
La stessa che dovrà costruire sul nostro territorio le centrali nucleari.
La stessa i cui vertici sono stati indagati a tutto spiano.

E' l'Impregilo che ha costruito l'ospedale San Salvatore dell'Aquila caduto come se fosse di cartapesta.

Chi diavolo è questa società dall'enorme potere che sta devastando la nostra terra?
Anche questa volta nessuno parlerà di lei?
Anche questa volta la passerà liscia?

Rabbia. Rabbia. Rabbia.


PS: Se per qualcuno la prima fonte non fosse sufficiente segnalo che basta andare sul sito dell'Impregilo e ricercare "Ospedale" per leggere:

In questo settore IMPREGILO ha realizzato sia in Italia che all’estero importanti e moderni complessi ospedalieri che vengono di seguito dettagliati.
In Italia
• Ospedale di Lecco: 137.000 m2, 500.000 m3, 950 posti letto, 21 camere operatorie.
• Istituto Oncologico Europeo di Milano, struttura specialistica all’avanguardia per la diagnosi e cura dei tumori: 29.000 m2, 90.000 m3, 210 posti letto, 7 camere operatorie.
• Ospedale di Modena: 230.000 m2, 445.000 m3, 800 posti letto, 12 camere operatorie.
• Ospedale di Careggi, specialistico per la diagnosi e cura delle infezioni da HIV.
• Ospedale di Poggibonsi: 12.000 m2, 175.000 m3, 200 posti letto.
• Ospedale di Viareggio: 80.000 m2, 600 posti letto.
• Ospedale Destra Secchia: 28.000 m2, 450 posti letto.
Inoltre, ospedali a L’Aquila, Cerignola e Menaggio.


Oppure ricercare direttamente "San Salvatore" per leggere:

Tra le acquisizioni effettuate giova ricordare:

Autopista Oriente Poniente (Cile), RSU Campania, Rio Chillon (Perù), Ospedale St. David’s (Inghilterra), Chattahoochee tunnel e Laboratorio Fermi (Stati Uniti), Strada Ebocha-Ndoni (Nigeria), Ospedale San Salvatore (L’Aquila) e ristrutturazione Hyatt Hotel (Milano).


Gioacchino Genchi, nel futuro via D´Amelio?


di Benny Casalanzio

L'avevamo detto, a più voci. L'avevamo detto con quella del giornalista, con quella del fratello del magistrato ucciso in via D'Amelio, e con quella della figlia di Alfano, quello ucciso a Barcellona Pozzo di Gotto, quello che ora secondo un magistrato che scrive le lettere anonime non è stato ucciso da un mafioso. Ma eravamo visionari, fissati, "mafiologi". Guardate che quello che stanno facendo a Genchi ha a che fare con Via D'Amelio, ha a che fare con quei nomi che Genchi aveva incontrato durante le indagini della strage e che ha ritrovato in quelle di Catanzaro, tra massoni ed affaristi. Guardate che secondo noi c'entrano anche le indagini di cui si è occupato Genchi che hanno tirato dentro funzionari del Ros e magistrati della Procura di Roma.

No, niente da fare. Indagavano, perquisivano e sequestravano materiale a Genchi perchè aveva spiato poveri disgraziati, politici e agenti segreti. Nulla da fare. Poi arriva anche il Riesame a riportare chiarezza: Genchi «non ha violato le guarentige dei parlamentari interessati all'acquisizione dei tabulati del traffico telefonico». Il consulente acquisì i tabulati «agendo di volta in volta in forza al decreto autorizzatorio emesso dal pm Luigi De Magistris». Legittimo anche l'accesso all'anagrafe tributaria e dunque smentita l'ipotesi di violazione della privacy: «L'ipotesi di diffusione dei dati - si legge nel provvedimento - non argomentata dal pm esige che i dati personali siano comunicati a più soggetti indeterminati». Infine, «non è dato comprendere il nocumento per la sicurezza dello Stato» nell'acquisizione di utenze riferibili ad appartenenti dei servizi segreti da parte di Gioacchino Genchi ex consulente dell'ex pm Luigi De Magistris. In pratica l'indagine della Procura di Roma era fondata sul nulla, e tutto il clamore mediatico era costruito su accuse pretestuose e prive di ogni fondamento. Poca cosa. Non ve l'hanno detto a reti unificate? E allora forse non era una corbelleria quando dicevamo che quel sequestro (illegittimo in quanto la Procura di Roma non aveva alcuna competenza a Palermo) era mirato a privare Genchi di tutti i suoi dati e anche e soprattutto di quelli che riguardavano proprio il Ros dei Carabinieri che ha eseguito il sequestro e proprio la Procura di Roma che l'ha ordinato. Possiamo dire che hanno voluto dare una occhiatina all'archivio per vedere cosa Genchi avesse acquisito su di loro? Ma si, diciamolo, chiamiamola occhiatina, al massimo ci possono perquisire e favorire fughe di notizie sui nostri cd piratati e su qualche vignetta abusiva. Dopo la sentenza del tribunale del Riesame, umiliante per la Procura di Roma, la stessa si è rifiutata di eseguire la sentenza del Tribunale del Riesame. Genchi ha commentato ieri, appellandosi al capo dello Stato: "Siamo in presenza di un atto di eversione giudiziaria di una gravità inaudita. Negli atti del sequestro vi sono infatti acquisizioni importantissime riguardanti gli stessi magistrati della procura di Roma che hanno eseguito il sequestro". Inoltre, come scrive JulieNews, "è il minimo, definirla eversiva, la decisione della Procura. Genchi si è appellato al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nella sua qualità di Presidente del CSM. Infatti c'è un obbligo: il livello inferiore della magistratura non può rifiutarsi di obbedire al livello superiore, se non in presenza di un ricorso legale". Lo so, se non fosse una tragedia nazionale verrebbe da ridere ad immaginare la Procura di Roma come un bambino arrabbiato e col muso costretto dal padre a restituire il giocattolo al bambino derubato; messo alle strette si rifiuta lo stesso di consegnare il bottino. Che pena, e pensare che fanno lo stesso mestiere che fu di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino. Speriamo stiano dormendo e non sentano questo paragone i due palermitani. A contornare il tutto e a ridare vento a quelle nostre teorie dell'assurdo, arriva un esperto di giustizia (nel senso di pregiudicato per diffamazione) Lino Jannuzzi. Scrive infatti il diffamatore professionista che, riguardo al pool che si occuperà intensamente delle stragi a Caltanissetta, che durante le indagini rilanciate negli ultimi mesi gli inquirenti "non potranno piu' avvalersi, come fu per i loro predecessori, della consulenza del famoso Gioacchino Genchi momentaneamente impedito e sospeso dalla polizia". Jannuzzi, è un suo parere, codesta interpretazione, o è un suggerimento al Csm, che in presenza delle indagini ai danni di Genchi potrebbe diffidare i sostituti procuratori ad avvalersi del consulente, o ancora è una anticipazione di qualche provvedimento? Ci faccia sapere, e magari faccia in fretta, vista l'età.

dal blog dell'autore

Abruzzo - Dagli anni '80 a Corruttopoli

di Alessio Magro

Quella dell’Abruzzo criminale è la storia di una rimozione. Il pendolo degli allarmi e dei negazionismi oscilla pericolosamente, fino in tempi recenti. Ancora nell’84, la mafia è solo quella del cinema, quella del film “Tragedia a New York” di Gianni Manera, che fu girato anche da quelle parti. Negli 80 le relazioni di inaugurazione degli anni giudiziari regalano commenti ottimistici: “esente dalla criminalità organizzata”, “isola felice”, “non a rischio”. Così anche le analisi degli investigatori, dei politici, degli esperti. Non tutti. Si parla solo di fattarelli, di droga, prostituzione, microcriminalità, sempre in un’accezione individualistica: 4mila tossicomani (nel ’91) o diverse centinaia di prostitute non sono il risultato di traffici organizzati, ma sono solo migliaia di storie, singoli casi umani o scocciature, dipende dal punto di vista.

L’allarme attentato a Falcone

Anche quando qualcosa accade è vissuto come un evento esterno, come al cinema: ecco che l’allarme attentato che coinvolge niente meno che Giovanni Falcone è solo un episodio. Siamo nell’89, il 19 luglio (coincidenza macabra) il giudice palermitano arriva in elicottero al carcere di Vasto per interrogare Gaetano Grado, cugino di Totuccio Contorno, arrestato pochi mesi prima. Durante i controlli nella zona vengono ritrovate in un casolare munizioni da guerra, 200 proiettili per carabine di precisione, pallettoni caricati a lupara, pistole lanciarazzi, forse da utilizzare per un agguato. Il periodo è caldissimo: qualche settimana prima, il 20 giugno, va in scena il fallito attentato dell’Addaura. La riservatezza sugli spostamenti del giudice è massima. Ma il suo arrivo è preceduto da telefonate minatorie al carcere. Talpe a parte, nessuno si chiede come sia possibile approntare un arsenale a 700 metri da un carcere di massima sicurezza in una regione che si vuole esente da infiltrazioni mafiose.

Il market del tritolo

Un parallelo: dopo diversi anni, nel ’96, a Tagliacozzo spunta fuori un deposito di esplosivo, con sei quintali di tritolo e 1500 detonatori. Un carico proveniente dall’Est, probabilmente destinato a rifornire le mafie. Quando c’è l’offerta, di solito, vuol dire che la domanda c’è.

1991, suona la campana

Nel nuovo decennio qualcosa cambia. Sullo sfondo si fa largo la consapevolezza di una presenza che diventa sempre più ingombrante, si lanciano ripetuti allarmi, sugli appalti, sulla corruzione. C’è ancora il Pci quando si parla a viso aperto di presenze mafiose (e non di pericolo virtuale) nel Parco Nazionale. Cominciano a circolare i risultati investigativi portati avanti dall’alto commissario antimafia Domenico Sica: dubbi su alcune società finanziarie, crescenti segnalazioni di estorsioni e aumento del numero di attentanti a fine estorsivo. I sintomi ci sono tutti. Nella seconda metà del ’91 il velo è squarciato. Arrivano prese di posizione durissime. E poco dopo il finimondo.

Stampa e propaganda

In agosto un dirigente pescarese dell’Arci subisce un’intimidazione. Secondo il segretario regionale Victor Matteucci si tratta di una ritorsione per l’avvio di una raccolta di firme “Contro le infiltrazioni della mafia negli organi di informazione abruzzese”. Una denuncia pesante, che trova la ferrea opposizione del’Ordine dei giornalisti, ma anche qualche migliaio di adesioni in pochi giorni. Nel settembre il leader della Rete Leoluca Orlando, che polemizza duramente con la giunta regionale guidata dal dc Rocco Salini, chiama le cose col proprio nome: “L’Abruzzo non è e non potrà essere una zona franca rispetto alla mafia”.

Appalti che scottano

Arrivano dai costruttori i primi malumori per la poca trasparenza nella gestione degli appalti pubblici. Si lamenta l’invasione di ditte esterne. È il sistema che inizia a sgretolarsi. Crepe vistose: i sindacati denunciano il pericolo (ma è un eufemismo) di infiltrazioni camorristiche e mafiose negli appalti, soprattutto in provincia di Pescara. La torta è golosa: depurazione, metanizzazione, acquedotti, reti fognanti, smaltimento dei rifiuti, grandi infrastrutture.

L’arte mafiosa

Scoppia un caso riguardo il restauro di monumenti e opere d’arte nella regione. Il sovrintendente denuncia il pericolo di infiltrazioni negli appalti: ribassi eccessivi offerti da ditte campane e siciliane. Segue una dura polemica, alimentata dal Psi (schierato in difesa dell’autonomia dei comuni nella gestione delle gare). Un caso che si sgonfia pochi mesi dopo, con l’archiviazione.

I siciliani

Ma non passa inosservata la presenza dei Cavalieri del lavoro catanesi, quei cavalieri-costruttori dell’apocalisse mafiosa raccontati da Pippo Fava: Gaetano Graci ha vinto da anni l’appalto per la costruzione delle barriere frangiflutto lungo la costa, mentre per la costruzione di un lotto dell’università di L’Aquila c’è una società che risulta essere di Carmelo Costanzo. Se il dato giudiziario è lungi da venire, per il Pds è ormai chiaro che l’Abruzzo fa gola a cosa nostra.

Corruttopoli

L’Abruzzo è presto scosso dal terremoto corruzione. Nel giugno ’91 la regione si trova davanti al referendum sulle preferenze dopo anni di condizionamento clientelare del voto, grazie alla pratica massiccia delle preferenze plurime e delle cordate elettorali. Quelle cordate che vedono le correnti dc l’un contro l’altra armate. Fedelissimo del plenipotenziario Remo Gaspari, allora ministro per la Funzione pubblica, è il presidente della giunta regionale Rocco Salini. Lo scontro è altissimo, si arriva alle accuse pubbliche di corruzione e mafiosità. Lo scandalo cova per mesi, fino all’ottobre del ’92: scatta un’inchiesta sui piani operativi plurifondo (Pop), nove degli undici della giunta regionale, compreso il presidente Salini, vengono arrestati con l’accusa di truffa alla Cee (un’inchiesta poi arenata). Ai quali si affiancherà presto il vicepresidente del consiglio regionale (Psi) per un’inchiesta sui corsi di formazione professionale.

I profeti dell’isola felice

Si chiede lo scioglimento del consiglio, si invoca la visita della commissione parlamentare antimafia, perché come dice Orlando “la mafia fa affari in Abruzzo con il consenso dei politici locali”. Una visita che era stata già chiesta, trovando in Salini uno strenuo oppositore e in Gaspari il profeta dell’isola felice, con tanto di attacco alla magistratura. A battezzare ufficialmente l’espressione “Abruzzo isola felice” è Victor Matteucci, nel frattempo transitato nelle fila della Rete. In qualità di studioso, redige un libro bianco sul sistema clientelare della regione, sugli stretti rapporti tra mafia e politica.

da liberainformazione.org

Strage via D'Amelio: le rivelazioni di Spatuzza


Palermo - Le dichiarazioni del boss Gaspare Spatuzza, aspirante collaboratore di giustizia, sarebbero state riscontrate in tutti i punti che riguardano la strage di via D'Amelio, in cui venne ucciso il procuratore aggiunto Paolo Borsellino e gli agenti della scorta.

La procura di Caltanissetta da mesi ha avviato una nuova inchiesta sull'attentato. Il dichiarante ha detto di aver rubato lui l'auto che poi sarebbe servita al commando per piazzare l'esplosivo. E questo particolare apre alcune crepe sul processo che si è già concluso definitivamente per mandanti ed esecutori della strage. Perché fino adesso ad accusarsi del furto dell'auto erano stati in due, Salvatore Candura e Vincenzo Scarantino, entrambi collaboratori di giustizia. Adesso Spatuzza ribalta tutto. E dopo un confronto che i pm di Caltanissetta hanno fatto fra Candura e Scarantino, il primo ha ammesso di aver mentito in passato sul furto dell'auto. E per questo motivo Candura è adesso indagato per auto-calunnia e Scarantino per calunnia. Le novità che sono emerse negli ultimi mesi, saranno oggetto di un incontro fra i pm delle procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze, che sono coinvolte in indagini a cui ha dato un contributo il dichiarante Spatuzza.
Le affermazioni del dichiarante Gaspare Spatuzza hanno portato i pm di Caltanissetta ad effettuare nelle scorse settimane alcuni confronti fra imputati del processo per la strage di via D'Amelio che si è già concluso con diversi ergastoli. La nuova inchiesta scaturita dalle dichiarazioni dell'ex sicario palermitano ha portato a nuovi scenari che sono ancora tutti da esplorare. I magistrati nisseni, come pure quelli di Palermo e Firenze, hanno effettuato pure diversi interrogatori. Gli inquirenti hanno citato anche il consulente Gioacchino Genchi, che già in passato aveva reso dichiarazioni sulla strage Borsellino. Inoltre, per riscontrare quando detto da Spatuzza, i magistrati hanno disposto nuove perizie su pezzi meccanici dell'auto esplosa in via d'Amelio il 19 luglio 1992.

da antimafiaduemila.com

martedì 21 aprile 2009

Udc, Unione dei casini

di Marco Travaglio

Già deputato del Pli e poi di FI, aspirante alleato della Lega, sottosegretario di due governi Berlusconi, autocandidato per il centrosinistra, assessore comunale col centrodestra a Milano e sindaco centrista di Salemi, Vittorio Sgarbi sarà in lista con l’Udc per le europee. L’ha annunciato sul Giornale: «Una scelta di coerenza». Sempre stato un fan di Casini. Infatti nel 2001, quando Piercasinando esordì alla Camera invocando la Madonna di San Luca, Sgarbi lo prese per i fondelli: «Vorrei sapere chi scrive i discorsi a questo qui. Questo è un Parlamento democristiano monocolore sotto giurisdizione del Vaticano, ma il riferimento alla Madonna sembra fatto apposta per scatenare l’ironia». Pier replicò tre anni dopo: «Sgarbi è straordinario, ma quando non parla di politica: ah, se parlasse sempre solo d’arte…». Sgarbi intanto, superato quello azzurro, quello bianco e quello verde, era entrato nel periodo rosè. E invitò Casini a «passare subito al centrosinistra per costruire un grande centro» (testuale). Ora, se andrà a Bruxelles, sarà interessante seguirlo sul fronte della difesa della «famiglia tradizionale», cavallo di battaglia dell’Udc. Il suo contributo al tasso di natalità è di tutto rispetto, anche se con donne diverse: «Io – ha svelato nel 2003 - di figli ne ho tre ufficiali e uno dubbio: c’è pure un bambino che mi ha visto e mi ha chiamato papà, ma non so bene come stanno le cose... Ma, se una ragazza rimane incinta, mica può disfarsi di un figlio di Sgarbi: è un patrimonio». Parole che non hanno lasciato insensibili i promotori del Family Day: abile e arruolato.

Confusione di Ministri

di Dario Campolo

Abruzzo, case entro 2 anni, ma il Premier ci ripensa e quindi forse ci vorrà più tempo, ma 2 giorni fa ritorna alla carica: Case entro ottobre. Bah!!! No Comment.

Maroni, serviranno 12 miliardi di euro per la ricostruzione, forse il governo tasserà i redditi alti.

Matteoli, serviranno molto meno di 12 miliardi di euro per la ricostruzione, il governo non tasserà i redditi alti.

Il nostro procuratore Antimafia Grasso ogni tanto si fa vedere in supporto al Governo e quindi manda 4 magistrati a vigilare per la ricostruzione in Abruzzo, ma Matteoli dice che è l'amministrazione locale che deve vigilare.

Insomma, se qualcuno ha qualcosa da dire, ovviamente dei ministri, la dica, tanto non si capisce più nulla.

Una cosa è certa, la legge sulla sicurezza del lavoro sta cambiando senza che nessuno batta ciglio, e ne vedremo delle BELLE.

AVANTI POPOLO.

Alle Europee votate PDL!!!

GENCHI: "ABUSI DA PROCURA ROMA, TRATTIENE MIO ARCHIVIO"

Il superconsulente informatico nell'inchiesta Why Not, Gioacchino Genchi, denuncia presunti abusi da parte della Procura di Roma, per la mancata restituzione dei dispositivi elettronici e dei dati sequestrati allo stesso Genchi il 13 marzo e di cui il Tribunale del Riesame della capitale aveva ordinato la restituzione. "La Procura di Roma - dice Genchi in una nota - rifiuta illegittimamente la restituzione di quanto, altrettanto illegittimamente, era stato sequestrato dai carabinieri del Ros. Siamo in presenza di un atto eversivo di proporzioni inaudite e per questo chiediamo l'immediato intervento del Capo dello Stato, del procuratore generale di Roma e del procuratore di Perugia". Quest'ultimo intervento, secondo Genchi, e' necessario perche' i sequestri hanno riguardato "indagini riservatissime di varie autorita' giudiziarie e contengono precise acquisizioni e intercettazioni telefoniche - prosegue la nota - riguardanti gli stessi magistrati che hanno proceduto al sequestro e un altro magistrato gia' in servizio alla Procura di Roma e di recente nominato a incarichi ministeriali". Genchi conclude sostenendo che "le acquisizioni delle indagini Why not, riguardanti quel magistrato, sono state legittimamente eseguite dal Pm Luigi De Magistris, quando il magistrato in questione ricopriva l'incarico di Pm di Roma. Il sinedrio della magistratura romana intende stravolgere le regole e i principi dell'ordinamento giuridico".

da repubblica.it

Berlusconi che dice ai ministri del G20: "Stavano al cesso"



A questo punto deve essere una strategia. La continua sequenza di gaffe, frasi inopportune, battutacce, strappi ai protocolli istituzionali, violazioni delle cerimonie internazionali compiuta sistematicamente dal presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi non può essere archiviata come semplice “esuberanza”.

L'ultima in ordine di tempo è quella che viene rivelata da un video di cui la Rai non ha parlato, ma che sta girando vorticosamente su Internet, tra Youtube e Facebook. Ed è stato da poco ripreso anche da La7. Si tratta della conferenza stampa finale del G20 di Londra. C'è il ministro Tremonti che sta spiegando la dinamica del vertice e ironizza sul lavoro portato avanti dai responsabili economici.


A quel punto interviene Berlusconi che gli siede accanto e dice: "I ministri in compenso stavano al cesso...". Ricapitoliamo e inquadriamo la situazione: conferenza stampa ufficiale a Londra del vertice tra i 20 paesi più industrializzati del mondo, chiamati a elaborare strategie per uscire da una crisi che sta avendo conseguenti pesantissime su tanti cittadini. Giornalisti, italiani e stranieri, radunati per avere informazioni sulle decisioni dello Stato italiano sulla crisi economica, ma Berlusconi ha voglia di scherzare e si lascia andare alla scurrile espressione.

Ma non è finita. Osservando una giornalista Rai prendere nota dell'ennesimo scivolone il primo ministro italiano passa direttamente alle minacce e dice, anzi intima: "Che scrivi tu. Non scrivere. Cosa scrivi. Guarda che ci sono le riunioni a casa mia per la Rai. Eh, stai attenta! Ripeto, stai attenta", conclude Berlusconi additando la giornalista. Qualcuno ride, come purtroppo succede spesso alle “battute” del capo di governo, ma la sua minaccia va a buon fine. La Rai non ne ha più parlato.

da unità.it

"Non do neanche un euro all’Abruzzo": voglio solo uno Stato efficiente

"Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie...". Lo dice Giacomo di Girolamo, un cittadino di Marsala che, con questa lettera ha dato vita a vari gruppi di discussione su Facebook - la lettera è apparsa anche sul quotidiano nazionale Repubblica e sulla mailing list RRRLazio .-

"Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo" - scrive G.D.G - sapendo che la sua suona come una bestemmia.

Riporto il testo integrale di questa lettera che ho ricevuto le cui riflessioni faticano a trovare spazio quando, come dice lo stesso G. - "tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro".

“Di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.

Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.

Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.

Eppure penso che le tragedie, tutte, possano essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese.

E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.

C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno? Avrei potuto anche scucirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente?

Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.

Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.

Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.

Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.

Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima? Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.

Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.

Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto. Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.

Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.

Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.

Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.

E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia. Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri e rivendico il diritto di dire quello che penso. “Come la natura quando muove la terra, d’altronde”.

da agoravox.it

Lodo Alfano per i top manager, il governo eclissa il processo Thyssen

di Massimo Franchi

Sacconi vuole salvare i manager Thyssen da una probabile condanna per strage. Una norma inserita surrettiziamente al decreto correttivo con cui il ministro del Lavoro ha modificato il Testo Unico sulla sicurezza mette al riparo i vertici di tutte le aziende dalle responsabilità su tutti gli infortuni sul lavoro.

La denuncia arriva dalla Fiom Cgil. Ad accorgersi dell'articolo 10-bis introdotto nel decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri il 9 aprile sono stati i legali del sindacato: Elena Poli, Sergio Bonetto. Gli stessi che sono parte civile al processo Thyssen in corso a Torino e che vede imputati i vertici dell'azienda tedesca.

«L'articolo 10-bis va a ribaltare il senso delle responsabilità in caso di incidente sul lavoro – spiega Bonetto - . Per rimanere alla Thyssen finora la responsabilità della mancanza degli estintori è di chi aveva in potere di comprarli, che aveva il budget per farlo e quindi i manager al massimo livello italiano e tedesco. Se passerà questa norma si farà il contrario: la responsabilità sarà al livello più basso, quello più vicino all'evento. Se passerà questa norma, per il rogo di Torino al massimo a pagare sarà il responsabile dello stabilimento. I top manager italiani e tedeschi sarebbero non imputabili». La norma ha infatti applicazione immediata. «Si tratta di norme penali e quindi migliorando le condizioni degli imputati sono valide per i processi in corso e hanno anche valore retroattivo», completa la spiegazione Elena Poli.

La denuncia della Fiom arriva proprio nel giorno in cui il testo andrà alla Conferenza Stato Regioni. «Il Testo unico sulla sicurezza era uno dei pochi provvedimenti del governo Prodi che avevamo approvato. Chiediamo che lì venga modificato e, in caso contrario, facciamo appello al presidente della Repubblica, sempre sensibile a queste tematiche, perché blocchi l'ennesima porcata», sbotta Gianni Rinaldini, segretario generale Fiom.

«E' una norma salva-manager, un Lodo Alfano ancora più grave perché si parla di lavoratori – gli fa eco Giorgio Cremaschi -. La cosa più grave è che ora capiamo quello che è successo nei mesi scorsi in molte fabbriche. Ai capi reparto era stata fatta firmare una cosiddetta “presa di responsabilità”: in sostanza il testo diceva: “Se succede qualcosa, è colpa mia”. Noi eravamo tranquilli perché i nostri legali ci avevano detto che con il Testo Unico in vigore non aveva alcun valore. Ora capiamo che le aziende e Confindustria sapevano quello che stava scrivendo il governo e quella lettera ora inchioda i capi reparto e salva i manager».

L'articolo 10-bis modifica il cosidetto “Obbligo di impedimento”. «Nei reati commessi mediante violazione delle norme relative alla prevenzione degli infortuni e all'igiene sul lavoro il non impedire l'evento equivale a cagionarlo alle seguenti condizioni: (...) Il comma D recita: “che l'evento non sia imputabile ai soggetti di cui agli articoli 56,57, 58, 59 e 60 del presente decreto legislativo per la violazione delle disposizioni ivi richiamate”. La traduzione la fanno gli avvocati. “Gli articoli citati – spiega Elena Poli – si riferiscono ai cosiddetti “preposti”. Si tratta dei capi-reparto, dei responsabili di stabilimento, ma anche dei progettisti, dei fabbricanti, degli installatori e pure dei medici che danno valutazioni sull'igiene e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Insomma, tutti tranne i manager».

A rischio quindi non c'è solo il processo Thyssen, in corso a Torino, ma anche tutti i procedimenti che riguardano morti e infortuni sul lavoro.

da unita.it

lunedì 20 aprile 2009

Battuta su Berlusconi: è il panico a "Domenica in"

Ed ecco il servizio pubblico: c’è chi è costretto a fare puntate di riparazione e chi deve fare il cagnolino. Sempre meglio.




che PENA MI FANNO GLI SCHIAVI!!!

Castello Utveggio


di Salvatore Borsellino

Erano le tre di notte ai primi di marzo di quest'anno, a Palermo. Mi sono svegliato di soprassalto, mi sono alzato e sono andato a guardare, dal balconde al nono piano della casa dove dormivo, il monte che sovrasta Palermo.
Non c'era la luna, non c'erano le stelle, il cielo era nero, ma sulla cima del monte si stagliava un castello.
Emanava un lieve chiarore, come se fosse fosforescente, dotato di una luce propria, forse perché lo ho guardato a lungo tante volte illuminato dal sole, e quell'immagine si è ormai stampata nella mia memoria.
Ogni volta che vado in Via D'Amelio vado vicino all'olivo che mia madre ha fatto piantare nel punto in cui era stata piazzata la macchina piena di esplosivo, nel punto dove sono stati massacrati Paolo e i suoi ragazzi, alzo gli occhi, lo vedo e sto a lungo a guardarlo.
Chissà se Paolo prima di alzare il braccio per suonare il campanello del citofono della casa di nostra madre ha alzato gli occhi e lo ha visto per l'ultima volta, chissà se anche i suoi ragazzi prima di essere fatti a pezzi lo hanno guardato.
Di certo qualcuno da una finestra di quel castello li stava osservando e aspettava il momento migliore per azionare il detonatore.
Di certo Gioacchino Genchi arrivando in Via D'Amelio due ore sopo la strage ha distolto gli occhi dal tronco di Paolo in mezzo alle macerie del numero 19 di Via D'Amelio, ha distolto gli occhi dai pezzi di Emanuela Loi che ancora si staccavano dall'intonaco del palazzo dove abitava la mamma di Paolo e ha visto quel castello.
Quel castello, l'unico punto, come subito capì, da dove poteva essere stato azionato il comando che aveva causato quella strage.
E allora prese l'auto, fece quei pochi chilometri in salita che separano Via D'Amelio da quello sperone del Monte Pellegrino, andò davanti al cancello di quel castello e suonò un altro campanello, lo suonò a lungo ma nessuno gli aprì nonostante la dentro ci fossero tante persone come poté stabilire qualche tempo dopo elaborando, come solo lui è in grado di fare, i tabulati telefonici dove sono riportati le posizioni e le chiamate dei telefoni cellulari e dei telefoni fissi.
Incrociando quelle telefonate si riescono a stabilire delle verità che nemmeno le intercettazioni sono in grado di fare.
Si riesce a sapere che da un certo numero di ville situate sulla strada tra Villagrazia di Carini e Palermo una serie di telefonate partì per segnalare che Paolo stava arrivando al suo appuntamento con la morte.
Si riesce a stabilire che nei 140 secondi intorno alle ore sedici cinquantotto minuti e venti secondi dell'esplosione che causò la strage, delle telefonate partirono e arrivarono da una barca ormeggiata nel golfo di Palermo per segnalare che Paolo era arrivato al suo ultimo appuntamento e che l'esplosione era stata perfettamente sincronizzata con il suo arrivo.
Su quella barca c'era Bruno Contrada ed altri componenti dei servizi segreti civili, dentro quel castello, insieme a persone che Genchi, con le sue tecniche è in grado di individuare e avrebbe già individuato se non lo avessero subito fermato, c'era Musco, una lugubre figura appartenente e animatore di logge massoniche deviate che dovrebbe essere inquisito per tanti elementi che invece oggi si trovano solo come spunto nelle sentenze di archiviazione di processi che non hanno potuto svolgersi.
Che forse non si svolgeranno mai, protetti come sono da un segreto di Stato non dichiarato ma non per questo meno forte perché retto dai ricatti incrociati basati sul contenuto di una Agenda Rossa..
Perché invece di portare avanti quei processi si emanano sentenze assurde e vergognose come come quella che ha mandato assolto il Cap. Arcangioli, l'uomo fotografato e ripreso subito dopo l'esplosione in Via D'Amelio, con in mano la borsa di cuoio di Paolo che sicuramente conteneva l'agenda rossa.
Perché invece si svolgere altri processi che vanno a toccare i fili scoperti delle consorterie di magistrati, uomini di governo, massoni e servizi deviati, si massacrano altri giudici, non più con il tritolo, ma con metodi nuovi che non fanno rumore, non fanno indignare l'opinione pubblica, come le bombe che in Palestina amputano gli arti di civili palestinesi senza che venga versato del sangue.
Massacri, vere e proprie esecuzioni davanti a plotoni di esecuzione composti da altri magistrati, come la decimazione della Procura di Salerno, che vengono presentate da una stampa ormai asservita e pavida di fronte al sistema di potere con un'ottica completamente distorta e fuorviante.
Perché il pericolo rappresentato da Genchi e dalle sue consulenze in un eventuale processo agli esecutori occulti di questa strage, anche se forse non si svolgerà mai, viene eliminato preventivamentre eliminando la possibilità di un utilizzo delle sue raffinate tecniche di indagine in grado di inchiodare i responsabili materiali di quella strage.
Almeno fino a quando, e non è impossibile che accada, qualcuno non deciderà che sia necessaria la sua eliminazione anche fisica sfidando le reazioni che questa potrebbe provocare nell'opinione pubblica.
Alla stessa maniera in cui fu sfidata questa reazione quando fu necessario eliminare in fretta Paolo per potere rimuovere del tutto l'unico ostacolo che si frapponeva al portare avanti una ignobile trattativa tra mafia e Stato, portata avanti, in prima persona, dai più alti gradi del ROS. Quella trattativa della quale oggi, punto per punto e in mezzo all'indiferenza e all'assuefazione dell'opinione pubblica, vengono realizzati quei punti contenuti nel 'papello' e che sanciscono la definitiva sconfitta dello Stato di diritto.
Vogliamo anche noi dichiararci sconfitti, vogliamo anche noi chinare il capo e dichiararci servi, vogliamo anche noi rinunciare alla nostra libertà?
Il 19 luglio non è lontano. Prepariamoci.
Quest'anno da quella via in cui tutto è cominciato alle 5 del pomeriggio di 17 anni fa, dovrà nascere e non dovrà più fermarsi la nostra RESISTENZA.
Non dovrà più fermarsi fino a quando non sarà fatta Giustizia, fino a quando quei criminali che, anche dentro le istituzioni, stanno oggi godendo i frutti di quella strage non saranno spazzati via per sempre.

da 19luglio1992.com

Mafia & politica


di Roberto Brumat

Due Borsellino, un unico destino

La società è come il nostro organismo: quando si ammala crea anticorpi, generati per contrastare il morbo. E se il morbo si chiama mafia gli anticorpi più resistenti sono i superstiti delle vittime oneste di mafia. Due di questi anticorpi si chiamano Salvatore Borsellino e Benny Calasanzio: 67 anni il primo, 24 il secondo. Li accomuna, oltre alla passione civile, il cognome dei loro familiari assassinati nel 1992: Borsellino. Il giudice Paolo Borsellino, fratello di Salvatore e gli imprenditori Paolo Borsellino e Giuseppe Calasanzio, zio e nonno di Benny. Li abbiamo incontrati a Padova in un incontro pubblico alla Fornace Carotta organizzato dai ragazzi di Laboratorio ‘48.

Quando dopo essere stato costretto a cedere l’impresa alla mafia, dopo le prime minacce e l’uccisione di suo figlio Paolo, mio nonno raccontò tutto agli inquirenti, questi gli consegnarono porto d’armi e pistola: non essendo un pentito (non era mafioso) non potevano proteggerlo. Così per freddarlo a colpi di kalasnikov 8 mesi dopo, la mafia attese che passasse in auto nella piazza del paese gremita di gente. Era rassegnato, abbandonato da tutti: diceva di essere un morto che cammina.

Chi parla è il giornalista Benny Calasanzio: I mandanti sono rimasti impuniti, il sindaco di allora è stato rieletto, solo un killer è finito dentro. Chi l’ha ucciso, come sempre, sono mafiosi di basso livello che vanno compatiti: non hanno il coraggio di agire da soli, hanno paura della loro ombra e per questo prima di sparare sniffano cocaina, per avere una donna la pagano, hanno con sé la bibbia e sono uomini perennemente in fuga.

Diversa la storia, conosciuta, del giudice Borsellino e dei suoi angeli custodi. Salvatore Borsellino ne ricorda i nomi perché non siano solo “i ragazzi della scorta”: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina (Antonio Vullo rimase ferito).

Paolo Borsellino non si occupava di diritto penale, era un giudice civile chiamato da Falcone nel pool antimafia. Poi un giorno mentre alla DIA di Roma interrogava il pentito Gaspare Mutolo, con cui io oggi parlo tranquillamente- racconta il fratello Salvatore- disse all’ex mafioso “Vado via due ore e torno”. L’aveva convocato il neo ministro dell’Interno Nicola Mancino. Era il primo luglio 1992 e sulla sua agenda degli appuntamenti (non quella rossa sottratta dai servizi segreti) è annotato h 19 Mancino. Mutolo, che stava svelando gli intrecci tra mafia, politica, polizia, servizi segreti, racconta che quando mio fratello tornò era così nervoso che si mise in bocca due sigarette. Ne chiese al giudice il motivo e lui gli rispose che assieme al ministro aveva visto Bruno Contrada. Mancino nega quell’incontro, dice di non aver mai visto Borsellino. E’ indegno, ma l’attuale vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura non può parlare: se lo facesse dovrebbe ammettere che quella sera al Viminale fu presentata a Paolo la trattativa avviata tra lo Stato e Cosa Nostra. I Ros dei Carabinieri stavano trattando per far finire l’attacco allo Stato.

Stragi di Stato e nuovi eroi nazionali

“Devo fare in fretta” diceva Paolo nei 57 giorni vissuti dopo la strage di Capaci. Sapeva che presto sarebbe stato ucciso. Nella sua ultima lettera scrisse che stava cercando di allontanarsi dai figli nell’illusione che sentendolo più distante avrebbero sofferto di meno quando sarebbe morto. Aveva cominciato a tenere in braccio meno spesso la figlia e continuava a dire: “Quando sarò ucciso sarà stata la mafia, ma non sarà stata la mafia a volere la mia morte”. Se ripenso a tutti i grandi attentati italiani (piazza Fontana, Italicus, Brescia, Bologna, Ustica…) vedo che sono tutte stragi di Stato! Le stragi di Stato sono sempre servite per indirizzare gli equilibri politici dell’Italia. Una cosa che ci rende indegni di considerarci un Paese civile.



E fa male sentire il premier chiamare eroe un mafioso assassino come Vittorio Mangano, il “fattore” (detto stalliere perché nelle intercettazioni parlava di cavalli da consegnare, riferendosi invece a partite di droga) che per due anni visse con la famiglia Berlusconi nella villa di Arcore e ogni giorno accompagnava a scuola i figli dell’attuale premier e che nell’86 fece esplodere una bomba fuori di una casa milanese di Berlusconi, e nel 1995 strangolò il vecchio boss palermitano Giovanbattista Romano sciogliendolo poi nell’acido: reato per cui fu condannato all’ergastolo oltre che per l’uccisione di Giuseppe Pecoraro. Berlusconi lo definisce eroe per non aver fatto i nomi dei politici! Così si dichiara eroica l’omertà! Ecco perché i ragazzi della scorta Borsellino non li chiamerò mai così: non voglio confonderli con questa gente. Sono dei martiri.



Il piano piduista di Gelli è stato attuato

Il fatto è che gli italiani non si accorgono che viviamo dentro un golpe bianco – prosegue Salvatore Borsellino- Come possiamo riconoscerci in un Paese che non rispetta più la Costituzione, che fa sedere in Parlamento 19 condannati definitivi, che dà l’immunità parlamentare, che legifera attraverso decreti legge? Non siamo più in democrazia. Le decisioni per il Paese non si prendono più nel Gabinetto dei ministri, ma nelle sale da pranzo delle residenze private del premier. Il lodo Alfano è una modifica alla Costituzione. Andate a vedere il piano Rinascita democratica di Licio Gelli e ritrovate l’Italia di oggi. Nella P2 Berlusconi aveva la tessera 1816 e Fabrizio Cicchitto la 2232. Anche il progetto Gelli sulla stampa è stato attuato mettendo a libro paga almeno due giornalisti influenti per ogni redazione, tanto che oggi l’informazione è omologata. Per capirlo cercate i primi attacchi a Gioacchino Genchi, il funzionario di polizia specializzato non nelle intercettazioni telefoniche (come scritto da tutti i giornali), ma nell’incrociare i dati dei tabulati telefonici: 2 giorni dopo il Corriere che lo presentava come “lo spione di tutti gli italiani” è arrivata Repubblica e dopo 4 giorni La Stampa. Articoli simili. Oggi c’è anche un altro fenomeno curioso: se cerco le news sul cellulare, 8 volte su 10 le prime che mi fornisce Google sono tratte da Il Giornale. Un caso? Per avere un’informazione libera sull’Italia ora leggo la stampa estera. E perfino le notizie sul dopo terremoto devo apprenderle da chi mi informa direttamente dall’Abruzzo: così ho scoperto che c’erano paesi dove le tende non erano ancora arrivate, quando si diceva che le avevano tutti, che non c’era il riscaldamento… Poi veniamo a sapere che la prefettura de L’Aquila è stata sgomberata tre ore prima della rovinosa scossa. Ma come! Questi intuivano il pericolo e non hanno lanciato l’allarme?

La mafia e la crisi

Perché sappiamo tutto della Franzoni e degli assassini di Erba e nessuno parla dei processi a Marcello Dell’Utri, condannato a 10 anni per corruzione mafiosa, l’uomo che Berlusconi abbraccia? La verità- prosegue Borsellino- è che il Mezzogiorno con le sue mafie continua ad essere tenuto così perché funzionale al potere: è esclusivamente un serbatoio di voti facilmente controllabile grazie alla capillare pressione esercitata sulla gente dalla criminalità organizzata. Ma l’errore che fate nelle altre regioni è pensare che la mafia l’abbiamo solo noi al Sud. Dove credete che investa i suoi soldi sporchi di sangue, se non dove l’economia gira? Dove investe in centri commerciali, costruzioni, locali, se non al nord? E oggi con la scarsa liquidità delle banche dovuta alla crisi, chi viene in soccorso con ingenti capitali se non la forza economica privata numero uno in Italia? Ormai le mafie uccidono poco, preferiscono gli affari: ma i tanti cinquantenni lasciati a casa quando per comodità si preferisce far fallire le aziende, non vengono forse “uccisi” anche loro?

Bavaglio agli inquirenti scomodi

Non è più di moda ammazzare i giudici: basta delegittimarli e attaccarli sulla stampa presentando inesistenti guerre tra Procure. Quella di Salerno ha messo in luce gravissimi reati commessi dalla Procura di Catanzaro su cui ha giurisdizione. Luigi De Magistris, pubblico ministero da tre generazioni, per il suo impegno è stato costretto a cambiare lavoro: mi ha detto che la scelta di passare alla politica è stata difficile, ma la sola possibile.

Poi c’è Genchi, sospeso dal servizio in polizia. I suoi controlli avevano permesso di capire che 80 secondi dopo la strage di via D’Amelio qualcuno aveva comunicato l’attentato a Bruno Contrada capo in Sicilia dei servizi segreti, chiamandolo dal castello di Utveggio che sovrasta il quartiere. La telefonata partì dal cellulare clonato del giudice appena ammazzato. Nel castello c’erano la sede segreta del Sisde e la Compagnia delle Opere (associazione imprenditoriale di ispirazione ciellina, che raggruppa 34.000 imprese). E’ dalla sede del servizio segreto (camuffata nel centro regionale di formazione per manager Ce.Ris.Di.) che mesi prima dell’attentato ci fu uno scambio di telefonate con il sospetto mafioso Gaetano Scotto… La Compagnia delle Opere è presente in ogni processo su distrazione di fondi pubblici. Tutti gli appalti pubblici lombardi passano attraverso la Compagnia delle Opere… E Genchi dice che i suoi guai sono iniziati quando nelle inchieste si è imbattuto in personaggi legati ad essa. Temo per la vita di Genchi. Intanto gli hanno tolto distintivo, pistola, casella mail alla polizia di Stato.

Ecco i prossimi giudici nel mirino!

Borsellino invita a prevedere i prossimi eventi: Tenete d’occhio i bravi giudici Ingroia e Di Matteo: sono i prossimi che subiranno forti attacchi perché si stanno occupando dei vertici dei Ros a Palermo. A Milano gli stessi vertici Ros (che hanno perquisito senza averne giurisdizione gli archivi di Genchi e che hanno “curiosamente” omesso di perquisire il covo di Totò Riina, sono incriminati per traffico di droga. Ma non è solo il centrodestra ad attaccare i giudici, c’è anche il centrosinistra: come avvenuto con i giudici De Magistris e con Clementina Forleo. Perché destra e sinistra hanno stretto accordi come ha ammesso chiaramente alla Camera anche il senatore Violante…

Ma l’ingegnere elettronico che sulla sete di verità ha fatto una battaglia personale, ammette: La consorteria politica persegue i suoi interessi. Non ho speranze di vedere giustizia. Dovrebbe succedere ciò che Leonardo Sciascia vedeva come impossibile: che lo Stato processi se stesso.

da 19luglio1992.com