sabato 28 febbraio 2009

Luigi De MAgistris - Europee 2009

Luigi de Magistris è nato a Napoli, il 20 giugno 1967.

Bisnonno, nonno e padre erano magistrati. Si è laureato in Giusriprudenza a pieni voti e con lode il 10 luglio 1990. Superato il concorso in magistratura nel 1993, diviene uditore giudiziario a Napoli poi, nel 1995, prende servizio a Catanzaro con funzioni di sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale. Nel 1998 si è sposato (nel 2000 e nel 2004 nascono i suoi due figli maschi), e su sua stessa richiesta torna a Napoli, dove presta servizio sempre come sostituto procuratore presso il tribunale. Poi, nel gennaio 2003, è tornato a Catanzaro dove resta fino all’ottobre 2008, quando si trasferisce per una seconda volta a Napoli, presso il Tribunale del riesame, a seguito del provvedimento assunto in tal senso dal Csm nel gennaio precedente (a marzo 2009 chiede l’aspettativa e si candida alle elezioni europee, come indipendente, nella lista di Idv).
Nella sua carriera di magistrato si è dedicato sempre e solo alle funzioni di pubblico ministero
(tranne l’ultima breve esperienza come magistrato giudicante al Riesame), e non ha ricoperto
incarichi o ruoli di altro tipo.
Si è molto speso per diffondere la cultura della legalità, con incontri, dibattiti e confronti,
presenziando spesso ad iniziative nelle scuole e fra i giovani.
Le inchieste di cui si è occupato hanno riguardato per lo più la pubblica amministrazione, ma ha
diretto anche diverse indagini contro la criminalità organizzata.

Per le elezioni Europee è candidato indipendente con l'Italia dei Valori

Info: luigidemagistris.it

Giulietto Chiesa - Europee 2009

Giulietto Chiesa è nato ad Acqui Terme (Al) il 4 settembre 1940.

Giornalista dal 1979, quando entrò a L'Unità come redattore ordinario. In precedenza aveva compiuto una lunga esperienza politica, prima come dirigente studentesco universitario, a Genova e in campo nazionale (Vice-presidente dell'Unione Goliardica Italiana), poi come dirigente nazionale della Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI), infine come dirigente della Federazione genovese del Pci negli anni 1970-1979. Capogruppo per il Pci nel Consiglio Provinciale di Genova dal 1975 al 1979, quando lascia il funzionariato di partito e viene assunto da L'Unità, a Roma. Dal 1° ottobre 1980 al 1° settembre 1990 corrispondente da Mosca per L'Unità.
Nel 1989-1990 è "fellow" del “Wilson Center, Kennan Institute for Advanced Russian Studies”, di Washington. Nel 1990 entra alla Stampa, ancora come corrispondente da Mosca, e rimane in Russia fino alla fine del 2000.
Durante il periodo moscovita ha collaborato intensamente con Radio Liberty. Attualmente è editorialista e commentatore politico dello stesso giornale e anche notista e commentatore del Manifesto e di altri giornali, oltre che di diverse riviste italiane. Collabora con numerose riviste e giornali italiani, europei russi e americani. Ha lavorato per il Tg 5, Tg 1 e Tg 3. Collabora saltuariamente con Radio Svizzera Internazionale, con Radio Vaticana, con la BBC in lingua russa, i canali televisivi russi RTR e NTV e con Deutsche Welle. Collabora saltuariamente con La 7, con Rai News 24 e con diversi programmi RAI, tra cui Primo Piano della Rete 3. Ha tenuto una rubrica fissa mensile per Photo e da tre anni una sul mensile europeo Galatea.
In Russia ha tenuto per diversi anni una rubrica fissa sul settimanale dei circoli imprenditoriali Kompania. Ha scritto diversi libri, molti in tema di storia, cronaca e reportage sull'Unione Sovietica e sulla Russia.
Ha collaborato ripetutamente con la rivista di geopolitica, Limes.
Attualmente collabora stabilmente o saltuariamente anche con altri giornali russi e negli anni ha scritto diversi libri di politica nazionale ed internazionale. Nel 2004 Giulietto Chiesa è stato eletto al Parlamento Europeo nella Lista Di Pietro-Occhetto- Società civile. Successivamente, verificata l'incompatibilità tra la sua visione del mondo e quella di Di Pietro, ha abbandonato il gruppo parlamentare dei Liberali e Democratici, nel quale si era iscritto su richiesta di Di Pietro, e ha aderito come indipendente al gruppo del PSE. In Italia ha dato vita al Gruppo del Cantiere per il Bene Comune, insieme a Achille Occhetto, Paolo Sylos Labini, Elio Veltri, Antonello Falomi e Diego Novelli.
Nel 2007, in seguito alla creazione di Sinistra Democratica ha aderito al gruppo dI SD all'interno del PSE nel parlamento europeo, insieme a Claudio Fava, Pasqualina Napoletano, Giovanni Berlinguer e Achille Occhetto.
Nel 2007 due volumi sono usciti dal computer di Giulietto Chiesa : “Le Carceri segrete della Cia in Europa, scritto con due dei più stretti collaboratori, Francesco De Carlo e Giovanni Melogli. E “Zero. Perché la versione ufficiale sull'11 settembre è un falso”, un volume collettivo, curato insieme a un altro dei suoi collaboratori, Roberto Vignoli , al quale l'autore ha contribuito con l'introduzione e un ampio saggio di geopolitica intitolato “Europa, perché Marte ha sconfitto Venere”. Nell'ottobre 2007 il Festival Internazionale del cinema di Roma ha ospitato nella sezione documentari un film “Zero, inchiesta sull'11 settembre” realizzato da un gruppo di lavoro, promosso da Giulietto Chiesa , guidato da Paolo Jormi Bianchi, con la regia di Franco Fracassi e Francesco Trento. Il film è entrato in distribuzione all'inizio del 2008 ed ha ottenuto un ottimo successo di pubblico. Visto da milioni di telespettatori è stato tradotto in diverse lingue tra cui il francese, l'inglese, il russo e lo spagnolo.

Per le elezioni Europee è candidato in Lettonia per il nuovo partito “Per la difesa dei diritti umani in una Lettonia unita”.

Info: giuliettochiesa.it

Rosaria Capacchione - Europee 2009

Rosaria Capacchione è nata a Napoli il 16 febbraio 1960.

Dal 1985, lavora per Il Mattino di Napoli.
Da 29 anni indaga sugli affari illeciti della criminalità organizzata. Le sue inchieste precise e circostanziate danno fastidio ai clan. Troppo. Tanto che, la camorra in un’aula di Tribunale è arrivata a minacciarla. E proprio come era già successo allo scrittore Roberto Saviano, dopo il libro “Gomorra”, anche a lei è stata appena assegnata la scorta.
È autrice del libro “L'Oro della Camorra”, come i boss casalesi sono diventati ricchi e potenti manager che influenzano e controllano l’economia di tutta la Penisola, da Casal di Principe al centro di Milano (Rizzoli, 2008).


E' candidato per le Europee con il Partito Democratico

Info: partitodemocratico.it

Carlo Vulpio - Europee 2009

Carlo Vulpio è nato ad Altamura (BA) nel 1961.

Si è laureato in Giurisprudenza a Bari, con una tesi in diritto processuale penale. Nel 1986 ha fondato e diretto un giornale locale, Piazza, e poi ha collaborato con varie testate, tra le quali L'Espresso, Avvenimenti, l'Unità e Corriere della Sera.
Attualmente si occupa di grandi fatti di cronaca e di inchieste in Italia e all'estero. Nel 1993,
dopo la caduta del regime di Enver Hoxha, è stato tra i primi a sbarcare in Albania e, nel 1995, ha seguito la guerra nella ex Jugoslavia. A seguito dell’esperienza della guerra, ha focalizzato la sua attenzione sui problemi legati all’immigrazione. Ha insegnato per quattro anni all'università statale di Bologna dove, come docente a contratto, è stato titolare dell'insegnamento di "Informazione, media e cittadinanza" per il corso di laurea specialistica in Scienze della comunicazione pubblica, sociale e politica. Carlo Vulpio è il giornalista del Corriere della Sera che si è occupato del caso di Luigi de Magistris e di Clementina Forleo.
Le sue posizioni divergenti rispetto alla linea editoriale gli hanno provocato non pochi problemi.
Infatti, il 3 dicembre 2008, dopo l’uscita dell’articolo sul Corriere della Sera dal titolo “Caso de Magistris, toghe indagate - Illeciti per sfilargli le inchieste”, che trattava sulle perquisizioni e
i sequestri ordinati dalla procura di Salerno nei confronti di otto magistrati calabresi e di altri
politici e imprenditori, il direttore Paolo Mieli ha dichiarato concluso il suo viaggio fra
Catanzaro e Salerno, Potenza e San Marino, Roma e Lamezia Terme. Con una telefonata Vulpio è stato sollevato dall’incarico. Un viaggio cominciato il 27 febbraio 2007, quando scoppiò “Toghe Lucane”.
Nel maggio del 2008 Vulpio ha scritto “Roba Nostra”, a cui è stato assegnato il premio “Rosario Livatino 2009”.

Alle europee è candidato con l'Italia dei Valori

Info: carlovulpio.it

Claudio Fava - Europee 2009

Claudio Fava è nato a Catania il 15 aprile 1957.

Laureato in Giurisprudenza e giornalista professionista dal 1982 ha lavorato per il Corriere della Sera, l'Espresso, l'Europeo e la Rai, in Italia e dall'estero.
Dal 1984, dopo l'uccisione del padre, ha assunto la direzione de I Siciliani raccogliendo, assieme a tutti gli altri giovani compagni della redazione, il testimone di una battaglia che ha saputo fare di questa rivista un laboratorio di nuova cultura della legalità e dell'impegno antimafioso. Corrispondente per l'Espresso dall'America Latina alla fine degli anni Ottanta, è stato inviato speciale per molti giornali su numerosi fronti di pace e di guerra, dalla Somalia alla Cambogia, dall'Algeria al Libano, dal Salvador al Cile. Dal 1994 è editorialista de l'Unità. Fava ha sempre incrociato l'attività professionale con l'impegno politico. Tra i fondatori della Rete, è stato deputato all'Assemblea regionale siciliana nel '91 e al Parlamento nazionale dal 1992 al 1994. Componente della Direzione Nazionale dei Democratici di Sinistra e segretario del partito in Sicilia dal 1999 al 2001, oggi è tra i fondatori del movimento “Sinistra democratica per il Socialismo europeo”. Il 13 giugno 2004 è stato rieletto, per la seconda volta, deputato al Parlamento Europeo, nella lista “Uniti nell'Ulivo”, con 221.958 preferenze. Iscritto al Gruppo del Socialismo Europeo (PSE), è primo Vice Presidente dell'Assemblea parlamentare euro-latino americana. Membro della Commissione per le Libertà pubbliche, sostituto della Commissione Diritti umani e della Commissione per lo sviluppo regionale, nel 2006 Fava è stato relatore della Commissione d'inchiesta del Parlamento Europeo sui sequestri illeciti operati dalla Cia nel territorio europeo. Sempre nello stesso anno ha guidato la missione dell'Unione Europea per l'osservazione delle elezioni in Nicaragua. Autore di numerosi libri e romanzi, Fava scrive anche per il teatro e per il cinema. Assieme a Monica Zapelli e Marco Tullio Giordana, è autore della sceneggiatura de "I cento passi" premiata, nel 2001, con il Leone d'Oro al festival di Venezia, con il Davide di Donatello e con il Nastro d'Argento.

E' candidato alle Europee con il partito Sinistra e Libertà

Info: claudiofava.it

Rosario Crocetta - Europee 2009

Rosario Crocetta è nato a Gela l' 8 febbraio 1951.

E' un esperto di informatica, ha lavorato con l’ENI in diverse città italiane ed estere, portando avanti importanti progetti di informatizzazione. Ha avuto anche esperienze giornalistiche con testate come Liberazione, l’Unità e diversi giornali regionali, autori di testi di poesia e teatrali.
Ha pubblicato il suo primo libro di poesie nel 1987 con le edizioni Janua di Roma all’interno di una collana di autori scelti da Dario Bellezza “Diario di una giostra”.
Si è affacciato nel mondo della politica dall' ottobre 1996 quando, fino al 1998, è stato Assessore alla Cultura di una giunta di centrosinistra a Gela nell’amministrazione del Sindaco Gallo.
Nel 1998 è stato eletto Consigliere Comunale indipendente nella lista Rete-Verdi risultando il primo eletto del consiglio Comunale.
Dal 1999 al 2000 è stato Conusulente alla Cultura per i paesi del mediterraneo dell’Assessorato regionale Beni Culturali della Sicilia, con cui ha realizzato grandi progetti con paesi come la Tunisia , lo Yemen, il libano e realizzando il festival Internazionale di poesia del Mediterraneo “Al Bahr”.
Dal 2000 è iscritto al Partito dei Comunisti Italiani.
Dal 2000 al febbraio 2001 è stato Assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione del Comune di Gela.
Nel maggio 2002 si è candidato a Sindaco di Gela per l’Ulivo con il programma del "Nuovo Rinascimento". Crocetta non venne eletto subito Sindaco perché su almeno 500 schede sulle quali gli elettori avrebbero scritto con la matita il nome dell’altro candidato Sindaco, malgrado i nominativi dei due candidati fossero già prestampati vengono, per una errata interpretazione della legge attribuiti all’altro candidato, Crocetta fa ricorso e l’11 marzo 2003 i giudici della seconda sezione del TAR Sicilia hanno proclamato sindaco di Gela Rosario Crocetta dell’Ulivo. L’esponente del centrosinistra aveva presentato ricorso contro l’elezione del suo avversario del Cdl, Giovanni Scaglione, avvenuta per 107 voti in più. I giudici hanno corretto i risultati elettorali di Maggio dando a Gela un nuovo sindaco.
Nella campagna elettorale è stato sempre portavoce della necessità di «Combattere Cosa Nostra». Al termine dei cinque anni di sindacatura si è ricandidato nella carica di primo cittadino gelese ed è stato riconfermato dal voto popolare al termine delle consultazioni amministrative del 2007, in cui stravince al primo turno con il 64,8% dei consensi.
L'8 febbraio 2008 è stato reso pubblico l'esito di una indagine dei magistrati di Caltanissetta e si scopre che Rosario Crocetta è il bersaglio di un progetto di attentato da parte della mafia. Il 24 aprile 2009 nell'operazione antimafia denominata "Gheppia" vengono arrestati due sicari mafiosi che avevano programmato di ucciderlo.

E' candidato per le Europee con il Partito Democratico

Info: rosariocrocetta.com

Sonia Alfano - Europee 2009

Sonia Alfano è nata il 15 ottobre del 1971 a Messina.

È funzionario della Regione Siciliana, sindacalista e coordinatrice di soccorsi in emergenze. Si è diplomata presso il liceo classico Luigi Valli di Barcellona Pozzo di Gotto (ME).
Ha interrotto gli studi universitari alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Palermo dopo la morte del padre Beppe, ucciso dalla mafia, per le sue inchieste scomode, l’8 gennaio del 1993. Ha dunque ottenuto l’assunzione presso la Regione Sicilia in virtù della normativa a tutela dei familiari delle vittime innocenti di mafia ed allo stesso tempo ha cominciato un’intensa attività antimafia per accertare la verità sul "delitto Alfano" e sui cosiddetti "mandanti di terzo livello", ovvero sui mandanti occulti. Nel gennaio del 2003 ha denunciato depistaggi nelle indagini e il coinvolgimento, nell'assassinio, dei servizi segreti italiani. Pochi giorni dopo la denuncia pubblica, la DDA di Messina ha deciso di riaprire le indagini, tuttora in corso. Successivamente la Alfano ha portato avanti diverse battaglie in favore della verità e della giustizia come nel 2004 quando si è occupata del caso della morte di Attilio Manca, o nel 2006 quando ha chiesto lo scioglimento del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto per infiltrazioni mafiose. Il 28 marzo di quell'anno, a seguito di intimidazioni, le è stata affidata una "tutela" della Guardia di Finanza, revocata l'11 agosto dello stesso anno, dopo soli 4 mesi. Quindi ha svolto numerose battaglie sindacali fino al 2007 quando si è esposta in prima persona in favore del Pm Luigi De Magistris diventando coordinatrice regionale del movimento antimafia "E adesso ammazzateci tutti". Assieme ai meet up di Beppe Grillo è stata fautrice della petizione “Chiediamo i danni a Cosa Nostra” il cui frutto ha dato luogo all’art. 17 della legge finanziaria 2008 che ha obbligato la Regione Siciliana a costituirsi parte civile in tutti i processi per favoreggiamento alla mafia da parte di amministratori e dipendenti della pubblica amministrazione. Nel febbraio del 2008, insieme ad altre 40 persone, ha costituito l’Associazione Nazionale dei Familiari delle Vittime della mafia, della quale è stata eletta presidente all’unanimità. Il 28 febbraio del 2008 ha annunciato la sua candidatura alla Presidenza della Regione Siciliana, con la lista “Amici di Beppe Grillo con Sonia Alfano Presidente”. Nel marzo 2009 annuncia la sua candidatura da indipendente elle elezioni europee come indipendente nelle liste di IdV.

Nel marzo 2009 annuncia la sua candidatura da indipendente elle elezioni europee come indipendente nelle liste dell'Italia dei Valori

Info: soniaalfano.it

Nicola Tranfaglia - Europee 2009

Nicola Tranfaglia è nato a Napoli il 2 ottobre 1938.

E' uno storico, politico e docente universitario italiano.
Si laurea nel 1961 in giurisprudenza presso l'Università degli studi di Napoli, con tesi in Storia della Corte costituzionale in Italia. Nel seguito ricopre il ruolo di ricercatore presso la Fondazione Luigi Einaudi di Torino per tre anni, poi diventa assistente di Alessandro Galante Garrone, pervenendo alla libera docenza di Storia Contemporanea, la sua carriera accademica lo conduce ordinario di Storia Contemporanea e Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia Università degli studi di Torino.

Risulta essere membro del Comitato di Presidenza della Conferenza dei Presidi di Lettere e Filosofia, membro del Consiglio Nazionale dei Beni Culturali e del Comitato Nazionale di settore per gli Archivi, membro della commissione dei Quaranta Saggi sulla Scuola e del gruppo di lavoro Martinotti riforma universitaria. Come giornalista è editorialista del giornale la Repubblica e collaboratore de L'Espresso, come storico è pure condirettore della rivista Studi Storici e membro del comitato scientifico della “Fondazione Nazionale Antonio Gramsci”.

Nella sua carriera di storico ha una lunga esperienza di organizzazione scientifica, culturale e editoriale in campo storico, essendo pure direttore dell'opera collettiva Il Mondo Contemporaneo, edizioni La Nuova Italia (1976-1983) e dirigendo in collaborazione con Massimo Firpo la Storia, Utet (1981) mentre in collaborazione con Valerio Castronovo ha diretto La Storia della stampa italiana, Laterza 1976-95. Ricopre il ruolo istituzionale di deputato al parlamento Italiano ed è componente della VII Commissione inerente cultura, scienze, istruzione nonché della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi.
Collabora spesso con Giuseppe Casarrubea per quanto riguarda l'intreccio mafia/neofascismo/servizi segreti statunitensi a cavallo del secondo dopoguerra, il lavoro è in gran parte basato sulla catalogazione ed analisi dei documenti inerenti il periodo desecratati dall'OSS.
Il 1° febbraio 2004 lascia i Democratici di Sinistra con una lettera aperta al segretario Piero Fassino.
Il 19 maggio 2004 si iscrive al Partito dei Comunisti Italiani e si candida alle imminenti elezioni europee senza essere eletto.
Viene invece eletto deputato alla Camera alle elezioni politiche del 2006.
Alle elezioni politiche del 2008 è candidato con la Sinistra Arcobaleno al Senato come capolista nella circoscrizione Veneto, ma la lista non supera lo sbarramento.
Il 21 giugno 2008 dalle colonne de l'Unità annuncia di lasciare il Pdci ed è attualmente senza una precisa collocazione partitica.

Si candida nell'aprile 2009 da indipendente nelle fila dell'Italia dei Valori per la corsa alle Europee, circoscrizione di centro.

Info: nicolatranfaglia.com

Rita Borsellino - Europee 2009

Rita Borsellino è nata a Palermo il 2 giugno 1945.

E' laureata in Farmacia, sposata e madre di tre figli. Il suo impegno politico inizia dopo la strage di via D'Amelio dove perse la vita il fratello, il giudice Paolo Borsellino. E' allora infatti che da mamma e farmacista, riservata e dedita alla famiglia, Rita Borsellino diventa un personaggio pubblico: tiene incontri e conferenze e inizia a lavorare nel sociale per costruire e rafforzare la coscienza antimafia in Sicilia e in tutto il Paese.
Con l'Arci ha dato vita alla Carovana Antimafia e con don Luigi Ciotti all'Associazione Libera contro le mafie, di cui è stata vicepresidente fino al '95 e presidente onoraria fino allo scorso inverno quando ha deciso di candidarsi come presidente dell'Unione alle regionali in Sicilia contro Salvatore Cuffaro. Non ce l'ha fatta per 300 mila voti nonostante una campagna partecipata in cui per la prima volta il programma è stato scritto insieme, da partiti e società civile organizzata dentro quelli che Borsellino ha chiamato cantieri per il programma e che ancora oggi vivono sul territorio per elaborare proposte politiche e supportare l'attività di Rita Borsellino dentro il parlamento regionale dove siede come parlamentare.
Il risultato di Rita Borsellino può comunque considerarsi un successo: è stato il candidato di centrosinistra più votato nella storia della Sicilia con oltre un milione di consensi ed attorno al suo nome (scelto con le primarie) si è ritrovata tutta l'Unione.
Per sostenere la sua candidatura sono nati in tutto il territorio siciliano anche 200 comitati spontanei, realtà che in parte ancora oggi continuano a fare da raccordo tra le esigenze del territorio e la vita dell'Ars. Anzi è proprio da questo fermento che ha preso vita il movimento “Un'Altra storia”. Un movimento che in nome del cambiamento vuole mettere insieme i partiti dell'Unione, la società civile organizzata siciliana e i giovani.
Tra i riconoscimenti più significativi che le sono stati assegnati quello che ogni anno il periodico carcerario Nonsolochiacchiere di Rebibbia assegna a chi si è particolarmente impegnato per il miglioramento del sistema della giustizia.

E' candidata alle Europee per il Partito Democratico

Info: ritaborsellino.it

“Un lungo governo degli asini temperato dalla corruzione”

segnalato da Dario Brunetto - Bologna

Franco Cordero, fine giurista e ottimo letterato, in un articolo pubblicato dal quotidiano “La Repubblica”, esprime, con lucido disgusto e acuta ironia, la sua critica feroce alla deriva berlusconiana.

Il suo ragionamento parte dalla rievocazione del giudizio di Benedetto Croce sul regime mussoliniano: “un lungo governo degli asini temperato dalla corruzione”. Lo scrittore va oltre considerando l’attuale governo peggiore di quello del ventennio e qualificandolo come “onagrocratico” (dal latino “onager”, asino selvatico).

L’asino è un animale ignorante e considerato (da falsi luoghi comuni) poco intelligente. Qui sta l’aspetto onagrocratico: “svela piani che menti più sottili dissimulano. Sappiamo dove miri Re Lanterna”, “pretende nello Stato un dominio quale esercitava nell’impero privato”, “i limiti normativi gli ripugnano”. Con penetrante sarcasmo gli affibbia un’altra definizione crociana diagnosticandogli un “priapismo dell’Io” perché “ha plagiato parte d’Italia e vuol comandarla tutta, attraverso l’abbassamento dei livelli mentali”.

Sottolinea Cordero come “Appena rimesso piede al governo, s’è proclamato immune dai processi penali, quindi invulnerabile su ogni episodio passato o futuro, qualunque sia il nomen delicti”, “blatera d’una giustizia da riformare, l’ultima cosa della quale occuparsi mentre il paese va in malora”, “Aborre l’azione penale obbligatoria e il pubblico ministero indipendente: lo vuole diretto dal governo”, “Tale l’obiettivo ma l’idea è cruda: gliela contestano anche degli alleati; e i negromanti indicano una via indiretta, meno vistosa, lasciare intatto l’ufficio requirente, affidando le indagini alla polizia, diretta dal potere esecutivo”.

E con agghiacciante logica ricorda: “Quante volte l’ha detto: diventerà avvocato dell’accusa”, e quindi “ridotto alla performance verbale o grafica”, “cervelli polizieschi investigano e la relativa mano raccoglie le prove (sotto l’occhio governativo). A quel punto sarà innocua la bestia nera. Il tutto sine strepitu: due o tre ritocchi appena visibili; se vi osta l’art. 109 Cost. (“l’autorità giudiziaria dispone direttamente” dell’omonima polizia), basta toglierselo dai piedi; l’art. 138 ammette delle revisioni”.

da agoravox.it


"Io ti ho dato la tua donna" gaffe di Berlusconi con Sarkozy


segnalato da Franco Fileni - Potenza

"Io ti ho dato la tua donna". Era rimasta una battuta sussurrata da Silvio Berlusconi a Nicolas Sarkozy in conferenza stampa, durante il vertice italo-francese che si è svolto martedì a Villa Madama. Nessuno, o quasi, era riuscito a carpirla. Il Cavaliere aveva interrotto per qualche secondo il presidente francese mentre stava illustrando i risultati del summit.

"Io e Silvio Berlusconi - spiegava in quel momento Sarkozy - abbiamo fatto riconoscere l'omologazione dei diplomi superiori che finora non c'era...". Il premier si era allora avvicinato, pronunciando a bassa voce una frase, che immediatamente Sarkozy aveva liquidato con un sorriso imbarazzato. Il capo dell'Eliseo era tornato frettolosamente al suo discorso ufficiale, tagliando corto: "Non sono sicuro di dover ripetere".

La misteriosa battuta ha però suscitato la curiosità dei media francesi. Mercoledì sera la trasmissione serale di Canal +, "Le Grand Journal", ha tradotto il labiale di Berlusconi, ricostruendo le esatte parole. "Moi je t'ai donné la tua donna", avrebbe detto il Cavaliere mischiando le due lingue. L'allusione all'italianità di Carla Bruni come fosse un bene da esportazione non è evidentemente piaciuta a Sarkozy. E neppure ai presentatori francesi che hanno costruito sulla gaffe una serie di ironie, assegnando a Berlusconi "l'Oscar della volgarità".

La Bruni, d'altra parte, non aveva nascosto in passato il fastidio per quello che i francesi chiamano "humour déplacé", ironia fuori luogo, del premier. L'8 novembre, dopo che il Cavaliere aveva lodato "l'abbronzatura" di Obama, la first lady aveva confessato la soddisfazione di essere diventata francese.

da repubblica.it

Deborah Secondini

di Marco Travaglio

L’on. Deborah Bergamini, già assistente di Berlusconi e poi dirigente Rai, ha tenuto una dotta lezione di diritto e privacy sul Corriere, per giustificare il suo emendamento che peggiora, se possibile, la legge-bavaglio di Angelino Al Fano, infliggendo fino a 3 anni di galera ai cronisti che pubblichino intercettazioni penalmente irrilevanti. Tipo quelle sul crac Hdc, in cui il sondaggista berlusconiano Luigi Crespi trattava con lei nel 2005 per un credito con Mediaset. Piccolo problema: all’epoca la signora Deborah non lavorava più per Berlusconi, ma per la Rai, semprechè le due attività presentino ancora qualche differenza. In veste di capo del Marketing Rai, “Debbi” si consultava col premier Berlusconi e coi capi delle tv Mediaset per concordare la “gestione” della morte di papa Woytjla per “dare alla gente un senso di normalità ed evitare un forte astensionismo alle elezioni”. Presa col sorcio in bocca a fare “uso criminoso della tv pubblica pagata coi soldi di tutti”, come disse il suo Capo a proposito di Biagi, Luttazzi e Santoro, Deborah è ora una vestale del “diritto di ogni cittadino alla privacy” contro “i giornalisti che violano i diritti costituzionali diffondendo notizie sulla sfera privata”. In realtà nelle sue telefonate non c’era nulla di privato, semprechè la Rai non sia stata privatizzata a nostra insaputa. Dunque chi le ha pubblicate ha esercitato il diritto costituzionale di informare. Strano che un’iscritta all’Ordine dei Giornalisti lo ignori. Forse è il caso che s’iscriva all’Ordine dei Censori, levandoci dall’imbarazzo di doverla pure chiamare “collega”.

venerdì 27 febbraio 2009

Le Ronde e la Nascita della Mafia

di Dario Campolo

Perdonatemi ma insisto, lo scorso mercoledì ho postato "come nasce la mafia", continuo a sottolineare questo perché noto che l'argomento non interessa o è visto con distanza. Prendetevi 5 minuti e leggetelo, noterete come tutto ciò si avvicina al tema "ronde", le Ronde sono molto pericolose perché nascono con le stesse basi della storia passata, e badate che non a caso la storia dei popoli è ciclica così come per tutto il resto, e non si cada nell'errore che anche in altri paesi si fa uso di Ronde perché per come siamo strutturati non potremmo mai adottarle. Seguendo questo percorso, ahimè ne vedremo delle belle.

Di seguito, ci tengo a ri-postare "la nascita della mafia".




Buongiorno a tutti, ahimè viviamo in un mondo troppo veloce quindi dovrò cercare di essere il più sintetico possibile da oggi in avanti nei miei "editoriali", quindi cominciano e capirete dove voglio arrivare.

Un noto storico ha definito la nascita della mafia come la "La privatizzazione della violenza per ottenere ordine e potere", si avete capito bene.

Di seguito uno spaccato sintetizzato tratto da "la nascita della Mafia" di Alberto Forasi dove spiega puntualmente e semplicemente come sia nata Cosa Nostra di oggi, ovviamente dopo aver letto il testo capirete un mio post di qualche giorno fa sulle RONDE e sulla politica che il nostro paese chiamato Italia sta praticando, diciamo meccanismi già rodati e funzionali, ma non voglio influenzarvi con il mio pensiero, leggete quanto scritto da Forasi in tempi non sospetti, "non oggi" e capirete.

La nascita della Mafia

Le sue origini risalgono al periodo tra il XVIII e il XIX secolo. Nel resto d'Europa si tende al rafforzamento del potere centrale, in Sicilia invece si assiste alla frammentazione del potere e, conseguentemente, della legalità.

I signori feudali entrano ben presto in concorrenza con il potere centrale e con i suoi deboli rappresentanti locali; i ceti più poveri, ma anche la borghesia mercantile, soggetti al potere e agli abusi di baroni, funzionari e gendarmi, corrotti e non in grado di garantire l'ordine pubblico.

In questo contesto si realizza una privatizzazione della violenza, anche come premessa di sicurezza: nobiltà, clero, corporazioni e società mercantili provvedono da sole alla propria sicurezza personale e a quella dei propri interessi, ingaggiando gruppi di facinorosi sino a creare delle vere e proprie milizie organizzate.

Questi gruppi, ben presto, cominciarono a mettersi in proprio, costituendosi in sette o cosche, sottoposti a regole ferree e segrete per sostenersi vicendevolmente e potersi così opporre a tutti quei poteri che avevano sino ad allora goduto dei loro servigi.

Con il formarsi di gruppi organizzati in un territorio dove i suoi membri sono ben conosciuti si forma progressivamente quella che oggi chiamiamo mafia. Il fatto che i suoi membri fossero conosciuti e riconoscibili per il proprio operato agli occhi del resto della popolazione costituisce la peculiarità del mafioso rispetto al criminale comune: quest'ultimo, per le sue azioni, accetta di vivere un'esistenza separata dal contesto civile e legale.

Il mafioso, al contrario, è un criminale che non rinuncia ad esercitare un ruolo nella società e usando i suoi mezzi illegali cerca di piegare il potere legale ai suoi fini, senza opporvisi apertamente.

Proprio per questo il mafioso necessita di una rete di amicizie e di complicità in grado di trarlo d'impaccio nel minor tempo possibile cosicché egli possa presentarsi, nonostante la sua risaputa colpevolezza, agli occhi dei suoi concittadini, magari nella piazza principale del paese, dimostrando a tutti il suo potere.

Il sorgere di questo nuovo fenomeno, sociale e criminale, non passò inosservato. Già nel 1838 il funzionario borbonico Pietro Calà Ulloa scriveva in una relazione inviata ai suoi superiori che "in molti paesi ci sono fratellanze, specie di sette senz'altro legame che quello della dipendenza da un capo.

Una cassa comune sovviene ai bisogni, ora di fare esonerare un funzionario, ora di conquistarlo e di proteggerlo.

Molti magistrati coprono queste fratellanze di una protezione impenetrabile." Questo stato di cose, già chiaro agli occhi del Calà Ulloa, divenne via via sempre più palese negli anni immediatamente successivi all'Unità d'Italia, allorché i rivolgimenti risorgimentali porteranno ai vertici del potere, prima locale ma ben presto anche nazionale, nuovi gruppi emergenti che, più o meno consciamente, offriranno spazi sempre più ampi a queste organizzazioni protomafiose tali da consentire il loro progressivo sviluppo sino ai giorni d'oggi.

Storia della Mafia di Alberto Foresi

Ponte sullo stretto - Incendiata l'auto al sindaco di Villa S. Giovanni


di Gianluca Ursini

"Villa nei prossimi 5 anni sarà al centro dell’attenzione perché diventerà uno snodo infrastrutturale di portata nazionale, e la nostra intenzione di firmare il 10 marzo prossimo la convenzione per la “Stazione unica” appaltante con la Prefettura di Reggio può dare molto fastidio in provincia di Reggio Calabria"; parla chiaro e senza giri di parole Giancarlo Melìto, sindaco di Villa San Giovanni all’indomani dell’ennesima intimidazione mafiosa subita dalle amministrazioni Pd del porto dello Stretto. Per la prima volta il sindaco si è ritrovato obiettivo degli anonimi attentati, con il suo 4x4 cosparso di benzina e dato alle fiamme di fronte al suo studio medico in località Campo calabro. Attentati che non rappresentano una novità in Calabria, dove anche il sindaco di Polistena, cittadina della piana di Gioja Tauro, si era ritrovato 10 giorni or sono un mazzo di crisantemi nell’auto, come avvertimento mafioso.

Ma queste intimidazioni per Villa rappresentano una curiosa coincidenza temporale. Fra pochi giorni ci sarà la riunione del Comitato interministeriale che decide quanti miliardi stanziare per far partire il cantiere “Ponte sullo Stretto”. Due giorni fa c'era stata la rinnovata promessa del presidente del Consiglio sull’opera “che si farà”, e una settimana dalla visita del ministro delle infrastrutture Altero Matteoli che ha presentato il progetto e ha prospettato anni di commesse pubbliche per le imprese locali.

La pressione mafiosa sull’amministrazione Melito non era mancata in questo primo anno di vita, con ben sei lettere minatorie a diversi assessori con l’invito a "non cambiare il giro degli affari" e minacce del tenore: "fatti i fatti tuoi"; "Minacce che noi del comune non abbiamo rivelato perché coperte da segreto istruttorio – ricorda Melìto – con gli inquirenti che avevano aperto una indagine, ma che ora vanno ricordati". Minacce poi concretizzate nel rogo della barca dell’assessore alla polizia municipale Pasquale Mamone, o con il rogo della vettura di Saro Bellé, capogabinetto del sindaco. "Oramai un veterano – ironizza Bellè – in 15 anni al servizio delle amministrazioni di sinistra di Villa questa è la terza auto bruciata, senza una lira di indennizzo". Il precedente sindaco ex Ds Rocco Cassone aveva rassegnato le dimissioni dopo aver vissuto 4 anni sotto scorta ed aver assistito al tentato rogo della propria casa.

Un quotidiano locale parla di “caso Villa” e il dirigente locale del Pd Tonino Giordano chiede che si apra “un vero e proprio caso Villa, con un dossier sottoposto all’attenzione del presidente del Consiglio. Vogliamo che il Governo manifesti la sua vicinanza a questa coraggiosa amministrazione e che dia un segnale inequivocabile”. “L’attenzione di altre persone è sicura – rincalza il sindaco Melito – per gli investimenti infrastrutturali che si preparano sulla riva calabrese, non ultimo qui a Villa un nuovo Porto sud, per deviare il traffico gommato e non far convivere i nostri cittadini con i 4 milioni di Tir in transito sullo Stretto. Opera che mira a diventare il nuovo Porto dello Stretto. Ma credo che la mia giunta dia soprattutto fastidio per la decisione di lanciare il metodo della Stazione unica appaltante per i lavori pubblici, la cui convenzione firmeremo il 10 marzo, e che vedrà la partecipazione attiva della Prefettura di Reggio”.

Metodi finora poco comuni da queste parti e che possono dare molto fastidio a tante imprese: la torta da spartire per i prossimi mega appalti è da 14 miliardi, che non potrà ricadere interamente sulle ditte che da 20 anni tirano per le lunghe i lavori sull’autostrada Salerno-Reggio. “Per i locali ci sarà da lavorare nei primi 5 anni dall’apertura del cantiere del Ponte (2010), fino alla posa dei piloni: qui quel che fa gola alle imprese subappaltanti è il calcestruzzo e il movimento terra – riflette il sindaco – e il fatto che ci sia una stazione unica di appalto, garanzia di legalità e trasparenza nell’assegnazione dei fondi, è un cattivo esempio.” Odiato da gente finora rimasta nel buio. “Le intimidazioni erano anonime e non sono state seguite da rivendicazioni – spiega Melìto – ma si sa a chi la nostra gestione degli appalti da fastidio: a chi finora voleva mettere mano sui soldi pubblici senza procedure trasparenti. E vorrei chiudere con una nota di sollievo: la stazione unica d’appalto ci permetterà di togliere pressione sui singoli uffici comunali che disponevano dei fondi e rappresenterà una garanzia anche per noi amministratori”.

da l'unità.it

Mentana in tv difende i colleghi puniti per Matrix



segnalato da Antonella Zanone - Cuneo

MILANO — Enrico Mentana, ospite ieri sera di Michele Santoro, ad Annozero, ha preso le difese di due giornalisti di Matrix (Silvia Brasca e Roberto Pavone) ai quali Mediaset ha inviato una contestazione disciplinare per alcune dichiarazioni in cui mostravano di non condividere l'allontanamento di Mentana da parte dell'azienda. «Sono due giornalisti bravi— ha detto — che per delle opinioni liberamente espresse, rilasciate peraltro a Tv Sorrisi e Canzoni, diretto da Signorini che è pure bravo ma non è certo Che Guevara, ricevono una lettera di contestazione che può essere il preludio del licenziamento. Non parlo per me, non voglio fare il licenziato di professione, ma lasciate stare chi lavora da 20 anni a Mediaset». E ancora: «Sembra fatto per dire: la lezione-punizione di Mentana sia chiara a tutti». Santoro gli ha poi chiesto: «Cosa è cambiato a Mediaset?». E Mentana: «Credo si sia persa la necessità della centralità dell'informazione. Gli appuntamenti con l'informazione sono sempre più radi, più spostati». E a chi l'ha accusato di aver fatto finta di non conoscere le esigenze di una tv commerciale, ha replicato: «Non accetto questa lezioncina. Questa è una tendenza nuova, in 17 anni non era mai successo».

da corriere.it

P2 - Piano di rinascita democratica: manca solo il presidenzialismo

di Lorenzo Chiavetta

Manca solo il presidenzialismo: Berlusconi ha realizzato il Piano di rinascita democratica della Loggia P2

La Loggia P2 non ha mai cessato di esistere. I vari Berlusconi, Cicchitto e Costanzo, per fare qualche nome, sono tutti lì, ai loro posti. Nessuno ha pagato a pieno per l’appartenenza al piano criminale che vedeva al proprio vertice il “maestro venerabile” Licio Gelli. In un qualsiasi altro Paese del mondo, la presenza di tali signori sul palcoscenico politico-mediatico, avrebbe suscitato sull’opinione pubblica un totale disprezzo. In Italia, invece, è la normalità.
Ma c’è qualcosa di peggio che gli Italiani sembrano ignorare: la realizzazione, da parte del nostro attuale premier, dei punti cruciali del Piano di rinascita democratica previsto dall’ordinamento della loggia massonica. Ecco di seguito i punti realizzati.
Il Piano prevedeva “l’ installazione di tv via cavo capace di controllare l’opinione pubblica media del paese”. Lo stesso Licio Gelli ha più volte affermato che “il vero potere risiede nella mani dei detentori dei mass media”. Per notare come si è arrivati alla realizzazione di questo punto, basti vedere il percorso “televisivo” della tessera 1816 gelliana, ovvero il “muratore” Silvio Berlusconi. L’imprenditore lombardo, verso la fine degli anni ’70, rilevò dalle mani dal politico Giacomo Properzi “Telemilano cavo”, ribattezzata poi in “Telemilano”, “Telemilano 58” ed infine “Canale 5”. Ma non è tutto. Il controllo, secondo il Piano di rinascita, doveva estendersi anche alla carta stampata: “è necessario individuare un gruppo di giornalisti scelti, ai quali, una volta acquisiti, dovrà essere affidato il compito di simpatizzare per gli esponenti politici come sopra prescelti e in un secondo tempo occorrerà acquisire alcuni settimanali di battaglia, coordinare tutta la stampa provinciale locale attraverso un’agenzia centralizzata, coordinare molte tv via cavo con l’agenzia per la stampa locale e infine dissolvere la Rai tv in nome della libertà di antenna ex articolo 21 della Costituzione”. La sfrontatezza di Berlusconi si evince anche dal fatto che il documento massonico è stato scoperto nel 1982 ma lui ha proseguito il suo piano di attuazione senza fermarsi, fino ad arrivare ai giorni nostri. Negli anni Ottanta, il numero delle sue televisioni salì arrivando a quota 3, complice anche il decreto dell’allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi, che di fatto salvò le tv illegali del Cavaliere. Verso la fine dello stesso decennio, scoppiò inoltre la cosiddetta “Guerra di Segrate”, che vedeva contrapposti il padrone della Fininvest e Carlo De Benedetti per il controllo della Mondadori. Dopo un arbitrato extragiudiziario che dava ragione all’ingegnere torinese, Berlusconi si ribellò, impugnando l’arbitrato di fronte la Corte d’Appello di Roma. Il giudice relatore, Vittorio Metta, stavolta diede ragione al Cavaliere. Ma, come appurato dalla sentenza della Corte di Cassazione del 2007, Berlusconi otterrà il controllo del colosso editoriale italiano solamente grazie alla corruzione del sopracitato giudice Metta, avvenuta ad opera di uno dei tanti avvocati di cui dispone: Cesare Previti, futuro ministro del primo Governo Berlusconi, il quale subirà diverse condanne ma che oggi è fuori grazie all’indulto (è in affidamento ai servizi sociali). Alla sentenza di Roma, seguirà poi un ulteriore arbitrato di Giulio Andreotti, il quale troverà una sorta di accordo di transizione: “Repubblica”, “L’Espresso” e alcuni giornali e periodici tornano a De Benedetti mentre tutto il resto rimane a Berlusconi. Così “Panorama”, “Epoca” e tutto il resto della Mondadori entrano a far parte di Fininvest, insieme ovviamente alle reti Mediaset. Infine, l’uomo di Arcore, dopo la “discesa in campo”, piomba nella redazione de “Il Giornale” (di cui era il padrone da tempo), mettendo in atto la strategia mediatica della P2: scendere in politica garantendosi l’appoggio immediato dei media acquisiti. Il resto poi lo fece Montanelli, il quale con onore decise di non sottostare alle direttive del padrone e di andare via. In tutto ciò, si realizza in maniera indiretta un altro piccolo punto del Piano: “i giornalisti scomodi devono essere fatti oggetti di censura”. Per la realizzazione diretta, bisognerà aspettare ancora qualche anno con la radiazione dal piccolo schermo dei vari Santoro, Guzzanti, Luttazzi e Biagi.

Una volta divenuto Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi può finalmente proporre gli altri punti del Piano di rinascita: uno su tutti la riforma giudiziaria, con la separazione della due carriere requirente e giudicante, di cui si è parlato molto in tempi recenti. O ancora il predisporre degli esami psicoattitudinali preliminari per intraprendere la professione del magistrato (come dimenticare la definizione che diede l'arcorese dei magistrati: “persone mentalmente disturbate”).
Poi abbiamo il rilancio del nucleare, espressamente previsto dalle direttive della propaganda P2. Addirittura, anche la proposta di utilizzare l’esercito nelle strade era già scritta nell’organo gelliano: "così è evidente che le forze dell’ordine possono essere mobilitate per ripulire il paese dai teppisti ordinari e pseudo politici e dalle rispettive centrali direttive soltanto alla condizione che la magistratura li processi e li condanni rapidamente, inviandoli in carceri ove scontino la pena senza fomentare nuove rivolte o condurre una vita comoda”.
Altra sottolineatura del Piano: convivenza di due soli grandi allineamenti politici, uno di destra e uno di sinistra. Se si analizza il cosiddetto “veltrusconismo” (termine tanto caro a Beppe Grillo) che si è venuto a formare oggi, con Pd e Pdl, l’obiettivo può considerarsi raggiunto.

Infine, l’ultimo punto, non ancora realizzato ma che rappresenterà il culmine della volontà della P2, è il presidenzialismo. A tal proposito, lo scorso 4 dicembre, intervistato da Klaus Davi, Licio Gelli affermava: “nel mio piano di rinascita prevedevo la creazione di una repubblica presidenziale, perché dà più responsabilità e potere a chi guida il Paese, cosa che nella repubblica parlamentare manca". Che il Cavaliere aspiri a diventare il futuro Capo dello Stato è ormai noto a tutti. Ma egli aspira a diventarlo solo dopo che l’Italia sarà diventata una repubblica presidenziale. Ecco una sua dichiarazione del 20 dicembre scorso: “...sono convinto che il presidenzialismo sia la formula costituzionale che può portare al migliore risultato per il governo del paese. L'architettura attuale non permette di prendere decisioni tempestive e non dà poteri al premier”.
E' inevitabile non concludere con una dichiarazione del “maestro venerabile”, risalente al 2003, che dovrebbe far riflettere gli Italiani: ”ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza ed è un dialogo che mi inquieta. Guardo il Paese,leggo i giornali e penso: ecco qua e tutto si realizza poco a poco, pezzo per pezzo. Forse si, dovrei avere i diritti d’autore. La giustizia, la tv, l’ordine pubblico. Ho scritto tutto 30 anni fa in 53 punti”. Che dire...
A 30 dalla creazione di quel piano, i risultati si stanno ottenendo.

da articolo21.info

giovedì 26 febbraio 2009

Paolo Berluscolis

di Marco Travaglio

Dice Paolo Bonolis, a proposito della mediasettizzazione di Sanremo a colpi di Marie De Filippi e Marchi Carta, che una volta tanto «le barriere tra aziende possono essere superate». Le aziende in questione sono Rai e Mediaset, e questo è chiaro. Ciò che non è chiaro sono le barriere: Bonolis vede barriere fra Rai e Mediaset? E dove, di grazia? Sanremo, fra un gay guarito in salsa Povia (su testi del cardinal Bagnasco) e un’invasione di conigliette di Playboy (tipiche esponenti del servizio pubblico) è stato un mega-spot di «Amici», il programma traino di Canale5. Ora apprendiamo che «Maria (De Filippi in Costanzo, ndr) è venuta in prestito, ed è stata una scelta sua». Ecco, ha deciso lei. Poi, con calma, ha informato Del Noce, ex deputato FI, dunque direttore di Rai1 e Raifiction. Le barriere fra Rai e Mediaset sono talmente ferree che una star di Mediaset può svegliarsi la mattina e autoprestarsi alla Rai, con la contromarca in tasca per tornare subito a Mediaset. Un po’ come fa Bonolis, che negli anni pari sta a Mediaset e nei dispari, quando non funziona più, va alla Rai che poi lo restituisce a Mediaset come nuovo. Basterebbe dare un’occhiata alle intercettazioni del caso Hdc, quelle che non si potranno più pubblicare grazie alla legge porcata prossima ventura, per ricordare come Rai e Mediaset concordano le notizie da dare e quelle da tacere sul Padrone Unico. Sanremo non è stato un’eccezione, ma la consacrazione di una regola vigente da almeno 15 anni.
La Rai è come la De Filippi alla rovescia: è in prestito a Mediaset, è stata una scelta sua. Cioè di Berlusconi.

Il Cavaliere Nero

di Lucio - Sardegna

Ora si che siamo serviti, che ci si poteva aspettare dagli elettori che hanno mandato in parlamento Barbareschi?

Ci prendiamo quel che ci meritiamo, d’altronde noi Sardi ci siamo abituati da lunga pratica e non potevamo distinguerci dal resto del Paese.

Ormai i berluscones sono pronti per le elezioni europee, che saranno per loro una inarrestabile marcia trionfale.

Con le europee raggiungeranno l’apice della parabola, poi comincerà a parlare la crisi che incombe e saranno membri di segugio per tutti noi. Ma questa volta, anche se non lo sanno ancora, la crisi sarà letale anche per loro!!! Solo alla fine sapremo se sarà bastato morire per poter poi risorgere.

ps: rileggetevi "marcia su Roma e dintorni", o anche il documentatissimo "il cavaliere dei rossomori". Ripassare e reinterpretare alla luce degli avvenimenti attuali non fa mai male, anche perchè la Storia è un continuo reinterpretare la realtà da parte del mutevole umore del sempre uguale animo umano.

da agoravox.it

Petizione contro Cuffaro in Commissione di Vigilanza Rai

NON VOGLIAMO CUFFARO ALLA RAI, LA STESSA PERSONA CHE ATTACCO' GIOVANNI FALCONE E PAOLO BORSELLINO PER IL LORO OPERATO. RIBELLIAMOCI!


http://firmiamo.it/fuoricuffarodallavigilanzarainoidiciamono



FIRMATE IN MASSA E FATE GIRARE QUESTA PETIZIONE PER DIRE NO!

da 19luglio1992.com

Riflessione: Come nasce la MAFIA

di Dario Campolo

Buongiorno a tutti, ahimè viviamo in un mondo troppo veloce quindi dovrò cercare di essere il più sintetico possibile da oggi in avanti nei miei "editoriali", quindi cominciano e capirete dove voglio arrivare.

Un noto storico ha definito la nascita della mafia come la "La privatizzazione della violenza per ottenere ordine e potere", si avete capito bene.

Di seguito uno spaccato sintetizzato tratto da "la nascita della Mafia" di Alberto Forasi dove spiega puntualmente e semplicemente come sia nata Cosa Nostra di oggi, ovviamente dopo aver letto il testo capirete un mio post di qualche giorno fa sulle RONDE e sulla politica che il nostro paese chiamato Italia sta praticando, diciamo meccanismi già rodati e funzionali, ma non voglio influenzarvi con il mio pensiero, leggete quanto scritto da Forasi in tempi non sospetti, "non oggi" e capirete.

La nascita della Mafia

Le sue origini risalgono al periodo tra il XVIII e il XIX secolo. Nel resto d'Europa si tende al rafforzamento del potere centrale, in Sicilia invece si assiste alla frammentazione del potere e, conseguentemente, della legalità.

I signori feudali entrano ben presto in concorrenza con il potere centrale e con i suoi deboli rappresentanti locali; i ceti più poveri, ma anche la borghesia mercantile, soggetti al potere e agli abusi di baroni, funzionari e gendarmi, corrotti e non in grado di garantire l'ordine pubblico.

In questo contesto si realizza una privatizzazione della violenza, anche come premessa di sicurezza: nobiltà, clero, corporazioni e società mercantili provvedono da sole alla propria sicurezza personale e a quella dei propri interessi, ingaggiando gruppi di facinorosi sino a creare delle vere e proprie milizie organizzate.

Questi gruppi, ben presto, cominciarono a mettersi in proprio, costituendosi in sette o cosche, sottoposti a regole ferree e segrete per sostenersi vicendevolmente e potersi così opporre a tutti quei poteri che avevano sino ad allora goduto dei loro servigi.

Con il formarsi di gruppi organizzati in un territorio dove i suoi membri sono ben conosciuti si forma progressivamente quella che oggi chiamiamo mafia. Il fatto che i suoi membri fossero conosciuti e riconoscibili per il proprio operato agli occhi del resto della popolazione costituisce la peculiarità del mafioso rispetto al criminale comune: quest'ultimo, per le sue azioni, accetta di vivere un'esistenza separata dal contesto civile e legale.

Il mafioso, al contrario, è un criminale che non rinuncia ad esercitare un ruolo nella società e usando i suoi mezzi illegali cerca di piegare il potere legale ai suoi fini, senza opporvisi apertamente.

Proprio per questo il mafioso necessita di una rete di amicizie e di complicità in grado di trarlo d'impaccio nel minor tempo possibile cosicché egli possa presentarsi, nonostante la sua risaputa colpevolezza, agli occhi dei suoi concittadini, magari nella piazza principale del paese, dimostrando a tutti il suo potere.

Il sorgere di questo nuovo fenomeno, sociale e criminale, non passò inosservato. Già nel 1838 il funzionario borbonico Pietro Calà Ulloa scriveva in una relazione inviata ai suoi superiori che "in molti paesi ci sono fratellanze, specie di sette senz'altro legame che quello della dipendenza da un capo.

Una cassa comune sovviene ai bisogni, ora di fare esonerare un funzionario, ora di conquistarlo e di proteggerlo.

Molti magistrati coprono queste fratellanze di una protezione impenetrabile." Questo stato di cose, già chiaro agli occhi del Calà Ulloa, divenne via via sempre più palese negli anni immediatamente successivi all'Unità d'Italia, allorché i rivolgimenti risorgimentali porteranno ai vertici del potere, prima locale ma ben presto anche nazionale, nuovi gruppi emergenti che, più o meno consciamente, offriranno spazi sempre più ampi a queste organizzazioni protomafiose tali da consentire il loro progressivo sviluppo sino ai giorni d'oggi.

Storia della Mafia di Alberto Foresi

Il caso Sciumè - In nome del Padrino

di Dario Campolo

Ieri sera ho trovato un articolo molto interessante sull'Espresso (cartaceo) di Gomez riguardante il caso Paolo Sciumè in cui (notizia di ieri) vengono confermati gli arresti domiciliari. E' interessante scoprire nell'articolo di Gomez che Sciumè presenzia come consigliere in Medionalun Assicurazioni e Mediolanum Banca di Silvio Berlusconi, eh eh eh.... poverino, il nostro Presidente è sempre ovunque.....

Leggetelo, è interessante, ho dovuto trascriverlo perchè nel web non ce n'è traccia, quindi adesso potete divulgarlo, che dura la vita del Blogger....

Buona Lettura

Paolo Sciumè

In nome del Padrino
di Peter Gomez

I legami con Formigoni e Berlusconi. Carriera e amici di Paolo Sciumè. Accusato di gestire i beni dei Boss. La militanza in Cl. gli incarichi di primo piano.

Per il suo studio sono passati vescovi e cardinali, molti uomini del premier Silvio Berlusconi e del Presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni, più decine e decine di Memores domini, gli eletti di Comunione e liberazione, organizzati dal fondatore don Giussani come una sorta di milizia intransigente destinata a testimoniare il verbo tra i profani. Ma lì, in via Donizetti, nel vero sancta sanctorum della finanza bianca milanese, tra tanti manager e commercialisti dai modi gentili e dalle inappuntabili grisaglie, si faceva vedere anche la mafia.

Don Giussani

Si, perchè Paolo Sciumè, 66 anni, il riservatissimo avvocato d'affari finito agli arresti domiciliari a fine gennaio per intestazione fittizia di beni, dagli esponenti della borghesia mafiosa era considerato un amico. Uno di cui ci può fidare. Uno a cui chiedere consiglio persino quando si trattava di far sfuggire al sequestro 13 milioni di euro, prudentemente accantonati alle Bahamas. Per questo, secondo i pm di Palermo, da Sciumè era di casa Francesco Zummo, un imprenditore simbolo di quella Sicilia che ha fatto i soldi riciclando e reinvnestendo denaro sporco di droga. Un colletto bianco di Cosa Nostra, già finito nel mirino di Giovanni Falcone, quando a Mont Rolland, a mezz'ora da Montreal, Canada, il nome di Francesco e quello del figlio dell'ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino, erano saltati fuori dai documenti scoperti nell'auto di un boss ucciso a colpi di lupara.

Vito Ciancimino

Correva il 1982. L'Italia aveva appena vinto i Mondiali, tra Palermo e New York si inaugurava la grande stagione delle indagini sulla Pizza Connection. E Sciumè si preparava al grande salto nel mondo degli affari guadagnandosi un posto nel consiglio di amministrazione del Centro televisivo vaticano, la prima tv del papa. La sua era stata una nomina nata nel segno del Cl. e non poteva essere altrimenti perchè, dopo aver appeso al chiodo quelle scarpette da calciatore che da ragazzino lo avevano portato a giocare nei pulcini del Milan, Paolo in Università Cattolica aveva incontrato la fede, don Giussani e un buon numero di alte gerarchie vaticane. Così, eccolo, nel settembre del 1980 mentre nell'Abbazia di Montecassino partecipa alle prime riunioni della Fraternità di Comunione e liberazione, con i padri fondatori di Cl: il "Gius", Gincarlo Cesana, Graziano Debellini, tra i leader veneti della Compagnia delle Opere, e i docenti di filosofia e diritto canonico Nori Grassi e Giorgio Feliciani. Poi eccolo di nuovo accanto a monsignor Lobina, suo grande amico e segretario personale del cardinale Opilio Rossi, il porporato che firmò il decreto del Pontificio concilio pro laicis in virtù del quale Cl fu ufficialmente riconosciuta Oltretevere. Una carriera ricca di onori, quella di Sciumè. Percorsa saltabeccando per i consigli di amministrazione, mentre il suo studio di avvocati tributaristi, specializzato in consulenze agli enti locali, come i comuni di Milano e di Bologna, e nel non profit, si allargava sempre più arrivando a coinvolgere 110 professionisti sparsi per le cinque sedi italiane. Tra loro anche Alberto Perego, socio di Sciumè nella Interfield srl, una società di gestione aziendale nata nel lontano 1976, e Memor domini della prima ora, nonché organizzatore della campagna elettorale di Formigoni, l'altro grande nume tutelare dell'avvocato oggi agli arresti domiciliari: il presidente della Lombardia sponsorizzerà pure l'ingresso di Sciumè nel cda del Teatro alla Scala. Con dei confratelli così è ovvio che nella sua carriera l'avvocato abbia trovato tante porte spalancate. Nel 1990, dopo essersi seduto tra i consiglieri della BNL, della Bnl Canada e di società di factoring del gruppo Eni, Sciumè entra in Parmalat e ci rimane fino al collasso finale. Per questo oggi è sotto processo per bancarotta fraudolenta, mentre il cattolicissimo Calisto Tanzi racconta di averlo cooptato in consiglio su esplicita richiesta di Cl: "Mi fu presentato da Nicola Sanese (attuale Direttore Generale della Regione Lombardia, ndr) come il referente milanese di Comunione e liberazione, che Parmalat ha finanziato sin dagli anni Ottanta". Buoni però sono anche i rapporti con l'altro grande protagonista del capitalismo da rapina di inizio millennio: Sergio Cragnotti. Sciumè anzi, secondo i Pm di Milano, è al suo fianco quando Cragnotti prova a riacquistare in segreto il gruppo, dichiarato insolvente e in amministrazione straordinaria, con denaro sottratto proprio alle casse della Cirio. Siamo nel 2003, i giornali parlano di una cordata di cavalieri bianchi, ma i capitali sono sporchi. Per Sciumè scatterà l'accusa di tentato riciclaggio, anche se il processo non arriva perchè il giudice dell'udienza si dichiara incompetente e manda tutte le carte a Roma. Parmalat e Cirio: due brutti colpi per un professionista come lui, in passato arrivano persino a trovar posto nel cda dell'"Osservatore Romano", il quotidiano della Santa Sede, di "Avvenire", quello dei vescovi, e alla presidenza della Fondazione Sacro Cuore (Via Rombon, Milano), che dal 1983 è la scuola in cui si formano i futuri uomini del movimento ciellino, dalle elementari ai tre indirizzi di liceo. Gli amici e gli estimatori però non lo mollano. E tra di loro ve ne sono due che contano: il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il suo socio banchiere Ennio Doris.

Silvio Berlusconi e Roberto Formigoni

L'origine del rapporto tra il premier e l'avvocato di Cl non è nota, anche se con tutta probabilità va fatta risalire alle riunioni di fine anni Settanta in via Rovani a Milano, in cui gli stati maggiori di Cl discutevano della nascita de "Il sabato", il settimanale cattolico che il Cavaliere avrebbe voluto finanziare in funzione anti-"Espresso". Fatto sta che il riservatissimo Sciumè, 15 anni dopo, sbuca un paio di volte dal palco del Teatro Parioli di Roma per partecipare al "Maurizio Costanzo Show".
Ennio Doris - Mediolanum
(il signore con il bastone e la poltrona
della pubblicità)


E soprattutto nel 1996 e entra nel consiglio di amministrazione di Mediolanum spa (assicurazioni), e nel 2003 in quello di Banca Mediolanum, dove è tuttora presente nonostante i processi e le inchieste. Ed è proprio in quei mesi che sembra nascere la vicenda che lo ha portato ai domiciliari. Maurizio Carfagna, anche lui consigliere di Mediolanum, organizza un appuntamento tra Sciumè e Nicola Bravetti, uno dei soci della Arner Bank di Lugano, l'istituto di credito che gestisce parte del patrimonio personale di Berlusconi. Come racconterà Bravetti ai magistrati, Sciumè gli presenta alcuni clienti siciliani che vogliono aprire tre trust: sono gli Zummo. Tutto sembra filare liscio, nello studio di via Donizetti gli incontri si susseguono agli incontri, mentre per telefono Sciumè e i siciliani evitano di nominare Bravetti, chiamandolo più prudentemente "il medico". Poi, però, una banca francese segnala che Zummo vuol dire Cosa Nostra. Bravetti allora va da Carfagna, "che casca assolutamente dalla sedia", poi si presenta da Sciumè, che invece appare impassibile, ma preferisce parlargli in cortile. "Mi prese sottobraccio, ricorda Bravetti, "e mi disse: Non vi dovete preoccupare perchè parlato con il loro avvocato penalista e queste persone alla fine verranno assolte". Parole, adesso, rilette dall'accusa alla luce dei documenti acquisiti nello studio Sciumè. Carte che per i Pm, dimostrano come fin dal 2002 l'avvocato di Cl fosse al corrente della lunga storia processuale dei suoi amici siciliano. Per i magistrati, insomma, Sciumè sapeva, ma come sempre non parlava.

trascritto da Dario Campolo dal settimanale l'Espresso

Siamo un Paese di corrotti

di Tonio Dell'Olio

Anche se con metodi, sistemi e coefficienti differenti tra loro, sono diverse le agenzie che nel mondo cercano di misurare correttamente il livello di corruzione presente nelle nazioni. L'agenzia più conosciuta è Trasparency International e la stessa Banca Mondiale con il Worldwide governance indicators.
Come ha ricordato qualche giorno fa all'inaugurazione dell'anno giudiziario Tullio Lazzaro, presidente della Corte dei Conti, l'Italia puntualmente ci fa una brutta figura presentandosi alle spalle anche di molti paesi del cosiddetto Terzo Mondo. Nella classifica stilata dalla Banca Mondiale nel 2007 il nostro Paese appariva ultima tra quelli dell'UE e dopo molte nazioni dell'Europa dell'Est (Lituania, Lettonia, Estonia, Ungheria, Repubblica Ceca) e anche dopo Cile, Uruguay, Costa Rica.

Ma veniamo al 2008. Nella classifica mondiale di Trasparency International circa la percezione della corruzione l'Italia è al 55° posto dopo Botswana, Uruguay e Slovenia. Su con la vita perché tra i Paesi dell'Unione Europea dopo di noi c'è

la Grecia. Dobbiamo ringraziare Dio d'averla creata?

da liberainformazione.org

mercoledì 25 febbraio 2009

Cuffarò alla VIGILANZA RAI

di Dario Campolo

Non so se sia vero ma il web comincia a diffondere la notizia ancora molto mascherata, prendiamola con le pinze ma se così fosse allora dobbiamo iniziare a preoccuparci, Cuffaro diventato inizialmente famoso per il video in cui attacca Giovanni Falcone al Maurizio Costanzo Show oltre che alle sue strette amicizie mafiose. E' preoccupante come i giornali e i TG non ne parlino, ripeto non so sia vero e quindi vedrò nei prossimi giorni di confermarvelo, di seguito un ottimo articolo di Fabio.

Buona lettura





di Fabio Capacchione

Walter Veltroni come ultimo atto della sua eclissi, ha nominato il suo carissimo amico Giorgio Van Straten alla Vigilanza Rai. Per una strategia, che si traduce in: tagliamoci le palle per fare dispetto alla moglie; il secondo nome, pur di non concederlo all’Italia dei Valori, che lo aveva contestato più volte, ha deciso di lasciarlo alla UDC.

I senatori dell’Udc sono: Gianpiero D’Alia e i due Totò: Cuffaro e Cintola.

Poco dopo la nomina il senatore D’Alia viene sostituito da Salvatore Cuffaro, detto Vasa-Vasa, condannato in primo grado per per favoreggiamento semplice in seguito al processo denominato Talpe alla DDA. Le pene accessorie, sebbene in primo grado, sono la perpetua esclusione dai pubblici uffici. In quel processo si erano provate delle collusioni con noti personaggi continui se non organici alla mafia.

Tra questi il ras delle Cliniche Private siciliane, Ing. Michele Aiello, di cui si ha traccia fin dal giorno dell’arresto di Totò Riina (15/01/1993), trovandone un appunto nelle tasche che indicava il dottor Aiello, per questioni legate all’attività precedenti ovvero la costruzione di strade interpoderali.

Nello stesso processo si è provato che Cuffaro aveva rapporti con il boss Guttadauro, ex primario, e altri personaggi nell ambito medico mafioso di elevata caratura mafiosa e di indiscussa notorietà delle condanne.

Comprendo, che nel Parlamento Italiano sia difficile trovare politici con la fedina penale immacolata, mi chiedo invece se fosse il caso invece, oltre a far senatore un personaggio come Cuffaro, portarlo alla Vigilanza della TV pubblica. Uno sberleffo al popolo italiano.

Pasolini diceva: “Io so, ma non ho le prove” Io dico “Io so, e ho le prove eppure non servono a niente lo stesso.

da agoravox.it

Beppe Grillo a Chiaiano

di Beppe Grillo

Beppe Grillo a Chiaiano "Ch'aggia fa jè? Ch'aggia faa? No, allora, io voglio puntualizzare una cosa anche agli abusivi che stanno guardare da casa loro. E' meraviglioso! Allora, la cosa che vorrei chiarire con voi, è che io sono in enorme imbarazzo perché questi ragazzi del comitato con cui siamo in contatto mi hanno chiamato chiedendomi di venire giù perché l'intento qual è? Perché io sono qua? Cosa vuol dire la mia presenza? Sì, quella di aggregare un po' di gente e va bene, ma soprattutto quella di far passare un messaggio ai media, alle televisioni.
Aspettate, non applaudite prima! Aspettate! Allora, questo mediare dei mezzi di informazione non è più valido perché non si media più niente. Dobbiamo trovare un altro modo per comunicare queste cose al resto dell'Italia. Allora, io sono venuto qua, ho fatto un giro con loro, vi dico cosa ho visto? Ho visto il delirio di qualsiasi cosa, ho visto la terza brigata fanteria che presidiava le scatole di tonno. Ho visto i bersaglieri che stavano sequestrando un cane che aveva in bocca un sacchetto di immondizia. Ho visto il filo spinato, ho visto i mitra. Appena loro hanno visto me sono arrivati con un cingolato, un panzer da otto tonnellate! Noi non abbiamo assolutamente nessuna speranza di fare manifestazioni contro i militari. Hanno messo del filo spinato, ci guardano e preservano il territorio.
Questa legge voglio che sia chiara sul perché vogliono che ci siano i militari qui. Questa legge è stata fatta dal signor Prodi e la sinistra un attimo prima di andare via. Ricordatevele queste cose. Allora se è sotto presidio militare anche un sindaco che dice alla sua popolazione che lì ci sarà una discarica o che lì faranno un inceneritore, o che addirittura lì faranno una centrale nucleare, solo per averlo detto rischia cinque anni di galera. Allora bisogna trovare forme di lotta diverse!
Qui, signori, la spazzatura, io ve lo dico che vivo a Genova, e non vogliono neanche dire che abbiamo vinto uno a zero col Napoli tiè tiè! Non lo voglio dire! Non lo voglio dire! Non lo voglio dire e non lo dirò! Però sono arrivato qui solo per dirvi, cari signori, che la spazzatura ormai è uno spot pubblicitario. Non interessa più a nessuno. Signori voi siete come una riserva indiana. C'è la lotta degli indiani coi cow boy. Qui la spazzatura non interessa a nessuno! I rifiuti tossico nocivi e i rifiuti nucleari non interessano più! Quello che rompe i coglioni al resto dell'Italia siete voi! Voi, con queste strane malattie che dite di avere, questo vostro dolore buttato lì. E' il vostro dolore che rompe i coglioni!
Dev'essere un dolore silenzioso. Allora vi mettete in testa che dovete soffrire in silenzio? E' questo che vogliono Col cazzo che soffriremo in silenzio! Allora, qui la camorra è diventata letteratura che vende libri. Vende giornali. Hanno nomi: Cicciuzzo... come si chiama? Cicciuzzo Mezzanotte! Toro seduto. Sandokan!
Qui c'è qualcosa che non quadra più. Non quadra più nulla. Allora qui non interessano i problemi, qui siete voi che create fastidio. Ma questo fastidio diventerà sempre più forte ve lo dico io. E allora bisogna trovare altre forme di contestazione forti, intelligenti, con la Rete per prenderli un po' per il culo con un po' di ironia.
Non si può andare contro dei militari, noi siamo persone normali. Allora dobbiamo escogitare qualche cosa. Ci penseremo, e poi coinvolgeremo qualcuno. Mi sembra impossibile che qui non ci sia un cantante rock, un mio collega napoletano c...o! Non è possibile che non ci sia un attore! Qualcuno che possa mettere a disposizione la sua popolarità per questa cosa. La Campania. Qui voi non siete più neanche una regione, questa è una non regione.
Quando abbiamo fatto il Munnezza Day ve lo ricordate in piazza Dante? Io ero venuto a chiedere scusa da parte del Nord per aver riempito questa terra di rifiuti tossico nocivi con imprese del Nord. Questa emergenza è stata creata da società quotate in Borsa. Impregilo vive, vegeta e guadagna sulla salute della gente! Ancora oggi.
Questa non è più una regione questa è una non regione. Voi siete non persone! Perché non si spiegano le radici di un sindaco come la Jervolino dove un consigliere si suicida, quattro li arrestano e lei rimane lì. Dice che lei ha le mani pulite e che la merda le scivola attraverso le dita. Non si capisce! Non si capisce se Mangano era un eroe allora Bassolino è un super eroe che ci ritroveremo come parlamentare europeo! Cosa sta succedendo in questa città? In questa regione? Io non so cosa sta succedendo.
A Pomigliano d'Arco si vede la Polizia che carica gli operai, i padri di famiglia. Perché? Perché hanno presidiato l'autostrada, hanno interrotto un servizio autostradale per qualche ora. E allora se devono vigilare le autostrade perché non vanno sulla Salerno-Reggio Calabria a vigilare? Potrebbero andar lì a vigilare no? Dove la gente rimane sotto le frane!
E allora, io non so se posso esservi utile, non so cosa passerà. Perché usano pezzettini delle mie cose perché pensano che mi scappi una parola in più per eliminare la manifestazione e per colpire me. E colpendo me colpiscono anche voi! Allora, qui ci saranno tremila persone, secondo la questura cinquanta. Cominceranno a fare queste cose. Ma la cosa incredibile è dobbiamo cominciare a mobilitare, perchè siamo tutti contaminati.
Io non sono diverso da voi. Quello che sta succedendo qua succederà anche a Genova, Milano, Torino. Il problema dei rifiuti è gigantesco. E' l'economia. Ma l'economia non si può più fare in questa maniera. Fossi stato io sindaco a Napoli quando c'è stata l'emergenza, ai primi sintomi di visione della monnezza per le strade, bastava che avessi scritto due righe: proibire l'usa e getta, il monouso, il terzo e quarto imballaggio, proibire le bottiglie di plastica. Proibire per la salute pubblica. Il sindaco poteva farlo! Quando c'è un rifiuto c'è uno sbaglio nella catena. Dobbiamo cambiare, siamo in guerra cari amici.
Siamo tutti in guerra con l'elmetto. Allora la nostra guerra è una guerra per la conoscenza. Se c'è un rifiuto c'è uno sbaglio nella costruzione di questa cosa. La natura non fa rifiuti, i rifiuti li facciamo noi. Allora se noi facciamo un rifiuto, quello deve essere materia prima di un'altra lavorazione, deve chiudersi il ciclo, non può rimanere aperto. Allora si fanno altre cose: ci sono i pannolini lavabili, ci sono i detersivi alla spina, c'è il latte alla spina. Qualsiasi cosa si deve produrre in un altro modo, questa è una guerra. E noi diamo gli incentivi alla Fiat perché la Fiat faccia macchine in Polonia e in Croazia vaffanculo!
Noi dobbiamo cominciare a cambiare questo mondo dalle basi. Siamo in guerra! Roosevelt quando entrò in guerra con le industrie americane, in quarantotto ore capovolse i ritmi e il modo di produrre delle industrie. A uno che faceva i giubbotti in pelle gli disse: "tu adesso fai giubbotti antiproiettile." Un altro faceva bottoni gli ha detto: "tu fai pallottole e bossoli." Noi dobbiamo togliere le sovvenzioni di 'sti cazzo di inceneritori dalle nostre bollette.
Via! Noi dobbiamo fare democrazia dal basso. E allora la conoscenza cosa serve? Io voglio sapere dove vanno a finire le mie tasse. Voglio sapere ed essere padrone se posso finanziare un inceneritore o no. Devo essere in grado di decidere io se finanziarlo o no. Hanno paura di questo, hanno paura del cittadino informato. Ecco perché ci sono i media che ormai non sono più media perché non informano più, che sono assoggettati. Non passa più un'informazione vera. Passano cazzate! Passano cazzate.
Io adesso faccio un piccolo intervento, poi qui parleranno delle persone qualificate. Io sono un comico come ha detto il sindaco di Salerno De Luca: "Vengono qua questi comici e questi preti che dovrebbero stare in chiesa a pontificare su Acerra." Ecco come ci trattano. Noi non abbiamo titolo per parlare da scienziati, però qui oggi abbiamo degli scienziati. Voglio presentarveli io.
Il primo che vi presento non è uno scienziato ma è innanzitutto un uomo meraviglioso. Un uomo che finalmente ti fa credere che Dio esiste. Fermi! Il papa, (l'amministratore delegato tedesco) gira con settanta uomini di scorta. Il mio vescovo, il vescovo di Genova gira con quattro persone di scorta. Quattro! Allora l'ho fermato io, gli ho detto: "Vescovo mi scusi ma quattro persone di scorta dovrei averle io non lei. Lei è votato al martirio io no" (tiè) Eh! Allora? Girano con la scorta i preti. Ma se Gesù invece che i dodici apostoli aveva dodici body guard, col cazzo che lo mettevano in croce!
Allora voglio dirvi che ogni tanto Dio esiste. Dio è nel basso, Dio è nelle persone che soffrono, Dio è in questi posti, si manifesta in semplici persone di una grandezza spropositata. Parlo di Don Gallo, di Ciotti e ne abbiamo uno qui. Abbiamo un pretino. Un grande combattente: Alex Zanotelli.
Ragazzi io devo scappare. Devo farmi tutte le discariche della Campania! Non vorrete mica che mi faccia solo questa! Devo andare dalle altre parti. Io voglio salutarvi dicendovi questo. Ha detto una cosa fantastica, bisogna creare dal basso i rapporti. Noi stiamo creando i meetup, le liste civiche. Dovete iscrivervi. Nessuno vi rappresenta più. Non c'è più un partito, non c'è più nulla, né sinistra né destra. Dovete scendere con l'elmetto. Cittadini informati, le liste civiche. A giugno in seimila comuni si vota. Ragazzi come voi devono entrare nei Comuni. Basta che entri uno di voi con una web-cam e metta tutto in Rete quello che vede nei Comuni. I territori, come fanno le urbanizzazioni e gli roviniamo il giochino.
La trasparenza e la Rete sono il futuro per questa Democrazia dal basso. Quindi l'ottimismo che ho io è questo, e che ho detto anche a loro. Discariche, inceneritori, infrastrutture sulla salute della gente non le faranno mai. Non hanno più una lira! L'economia ci darà ragione. Avremo una botta tremenda sull'economia. E l'unica nota positiva è che queste cose non avranno più i soldi per poterle fare. Seconda cosa, la raccolta differenziata porta a porta funziona. Funziona nei paesi, funziona a Salerno. Allora bisogna che noi teniamo quattro contenitori con un chip. Noi dobbiamo pagare le tasse sull'immondizia in base alla quantità che produciamo. Se ne facciamo di più paghiamo di più se ne facciamo di meno ne paghiamo meno.
Dobbiamo essere incentivati in queste cose. Questa immondizia convergerà verso l'isola ecologica e le cose che buttiamo diventano materia prima o secondaria per le imprese. Le imprese di giovani di trenta quarant'anni stanno facendo miracoli sulle cose che buttiamo. Non si può portare l'immondizia di Napoli in Germania. In Germania aprono i nostri sacchetti, prendono la plastica, la carta, l'alluminio e ce la rivendono come materia prima e seconda. Siamo rincoglioniti del tutto. Allora io vado per discariche e se sopravvivrò torneremo insieme e faremo qualche casino più grosso di questo. Grazie a tutti.
Ciao."

da beppegrillo.it

martedì 24 febbraio 2009

Intercettazioni, fronda nel Pdl Bongiorno: "Insostibuili nelle indagini"

segnalato da Arturo Flocca - Siena

ROMA - Berlusconi la chiede ormai da mesi. La stretta sulle intercettazioni è un suo pallino. Al punto che, appena venerdì, ha pensato di proporre al consiglio dei ministri il voto di fiducia alla Camera sul testo che, da ieri, è arrivato in aula. Per una discussione generale in cui Pd e Idv hanno annunciato una battaglia durissima. Perché è una "legge ad crimen" e una "pietra tombale" sulle indagini, come dice la democratica Donatella Ferranti; perché "apre le porte a uno stato di polizia in cui si potrà arrestare chi si vuole senza che il cittadino lo venga a sapere", come dice il leader dell'Idv Antonio Di Pietro. Perché è una legge che "mette il bavaglio ai giornalisti" e gli fa rischiare l'arresto, come dice la Fnsi che per oggi, con la Fieg, ha organizzato una manifestazione di protesta (alle 10.30 in corso Vittorio Emanuele 349).
Ma il Cavaliere avrebbe voluto che già in questa settimana il ddl sugli ascolti ottenesse l'ok per passare al Senato. "Aspetto dal 3 giugno del 2008, sarebbe ora d'approvare questa legge o no?" ha detto ai suoi. Ma il Guardasigilli Angelino Alfano, che dà il nome al ddl, e il ministro per i Rapporti con il Parlamento Alfredo Vito l'hanno dissuaso. Per una ragione semplice: troppe perplessità e troppi dissensi, anche di peso, nelle file della maggioranza. Meglio riflettere ancora, e aprire spiragli a modifiche. Soprattutto perché inviti alla riflessione arrivano dal Quirinale dove gli esperti giuridici hanno letto il ddl, hanno riflettuto sui drastici giudizi delle toghe, hanno chiosato l'ultimo parere critico del Csm. Un dubbio su tutti: l'obbligo di disporre di "gravi indizi di colpevolezza" per ottenere l'intercettazione. Troppo, tanto quanto si richiede per un arresto.
Dice in Transatlantico il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, magistrato e per anni toga di Unicost: "Lassù, chi deve decidere non l'ha ancora fatto". Leggasi Berlusconi e il suo consigliere Niccolò Ghedini, e Alfano. Dice il ministro: "Non ci sono novità. Dobbiamo approvare la legge e basta". E Ghedini: "Domani c'è l'assemblea del gruppo. La legge è ottima, equilibrata, ma se emergono dubbi possiamo discuterne". Altro che dubbi, in ballo ci sono perplessità su punti nodali. Come quello dei "gravi indizi" che Ghedini ha definito più volte "qualificante perché tutela i cittadini" e "va lasciato com'è". Continua a dirlo il capogruppo Pdl in commissione Giustizia Enrico Costa, che si fa interprete del Ghedini-pensiero: "Non ci saranno stravolgimenti. Il testo è frutto di articolate consultazioni tra maggioranza, governo e relatore". Ma proprio quest'ultimo, anzi quest'ultima, perché si tratta dell'aennina presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno, è convinta del contrario. E l'ha ribadito ieri in aula quando ha presentato il provvedimento. "Una legge per evitare un uso distorto ed eccessivo ci vuole, ma le intercettazioni sono uno strumento d'indagine in molti casi insostituibile". La Bongiorno "apre" sugli indizi: "L'assemblea verificherà se possa bastare un minor grado di colpevolezza, prevedendo che gli indizi siano "sufficienti"". E precisa: "È una questione giuridica e non politica". Sul diritto di cronaca promuove l'emendamento Bergamini, quello del carcere fino a tre anni per chi pubblica un ascolto destinato alla distruzione ("Lo prevede già il codice sulla privacy"). Ma sul black out alle indagini fino al dibattimento dichiara: "Una parte deve assolutamente restare segreta, bisogna solo stabilire quanto debba essere estesa questa fase. Le indagini possono essere molto dilatate nel tempo e ciò forse precluderebbe la possibilità di fornire informazioni di interesse per la collettività".
È un'innegabile apertura. Come quella di Ghedini che, ragionando con i suoi, ha detto: "Il carcere? È singolare che la stampa protesti per continuare a violare la legge. Allora dovrebbero anche dire che l'articolo che c'è adesso, il 684, è incostituzionale. Tuttavia il carcere può essere alternativo a una multa". Il capogruppo leghista Roberto Cota non ha dubbi: "Anche Alfano ha detto di essere disponibile a valutare alcune cose... Sarà un dibattito parlamentare interessante". E il centrista Roberto Rao promette l'astensione se il testo non sarà blindato.

da repubblica.it

I tagli

di Vincenzo - Roma

La riforma Gelmini, dopo la I di inglese, si porta via anche la I di informatica

E così se ne va via un’altra I. Dopo la i di inglese, non più affidato a insegnanti specialisti ma specializzati (quelli con il corso di 150 ore per intenderci, quando invece i nostri politici sanno bene che non ne bastano 150, altrimenti loro saprebbero parlare inglese), va via anche la I di informatica.

L’informatica, ci spiegano le FAQ del ministero dell’Istruzione, non è una priorità, specie nelle scuole primarie.

Fare riferimento alle due ore riservate invece all’insegnamento della religione cattolica sarebbe troppo facile. Eppure non credo vedremo esponenti del pd stracciarsi le vesti per questo.

La domanda è piuttosto: del livello culturale medio dei cittadini di domani importa davvero a qualcuno? Non è dalle ore di inglese o di informatica che si formerà un cittadino informato, consapevole, integrato (se di origini straniere). Ma da qualche parte bisognerà partire. Di sicuro la frustrazione di insegnanti precari e malpagati non aiuta a garantire una buona istruzione di base, essenziale per poter diventare bravi cittadini. Di sicuro esporre i bambini ad un solo punto di vista, quello del maestro unico (o prevalente), non li abitua al pensiero critico. Di sicuro togliere attività invece di inserirne di nuove impoverisce il bagaglio complessivo di istruzione.

E questo è un rischio anche per i politici di domani (che saranno sempre quelli di oggi, che pensate?). Un cittadino non consapevole è pericoloso perchè giudica tutto con strumenti rudimentali, ed è più facilmente preda delle politiche populiste, delle clientele, delle pratiche che oggi si definiscono deleterie per una società ma che prosperano grazie all’ignoranza.

Certo, i figli di chi può andranno a studiare nelle scuole e nelle università d’elite, italiane o straniere, ma questo cambia la sostanza di un Paese che va a marcia indietro invece di guardare davanti?

Tutto ciò sembrerebbe assurdo. A meno che qualcuno non creda di avvantaggiarsi da questo stato di cose, e che un livello culturale medio bassissimo possa perfino giovargli elettoralmente..

Questo però è un altro discorso. O, meglio ancora, questo E’ il discorso.

da wowblog