martedì 29 dicembre 2009

Tutti pronti per San Bettino martire?


di Alessandro Gilioli

Tra i primi eventi che ci aspettano nel 2010 – l’anno dell’amore – ci sarà la beatificazione di Bettino Craxi, nel decimo anniversario della sua scomparsa.

Ci saranno convegni, cerimonie, speciali dei Tg e sarà pure divertente vedere come si comporterà – ad esempio – Vittorio Feltri: uno che tra il ‘92 e il ‘93 gli dava del furfante tutti i santi giorni su “L’Indipendente” e adesso si trova a guidare la portaerei della santificazione.
Ci spiegheranno che sì, d’accordo, Bettino aveva un filo esagerato con il finanziamento privato della politica, ma la colpa non era sua -semmai del Pci che si finanziava con i rubli russi – quindi per stare alla pari bisognava accettare un po’ di tangenti, e comunque aveva un grande disegno di modernizzazione del paese per emanciparlo dalle due grandi chiese ideologiche dell’epoca, la Dc e il Pci.
Non solo: state certi che useranno Craxi per spingere le “riforme” di Berlusconi da fare urgentemente per «ammodernare» la Costituzione.

Insomma, teniamoci pronti.

Magari anche a ricordargli cos’è stata la politica secondo Bettino e i suoi: un intrico di affari e di scambi, di miliardi nascosti all’estero, di ricatti e di minacce, di clientele diffuse e di clanismo sistematico, di occupazione militare dei giornali e delle tivù, di distruzione delle regole e del senso civile per l’appropriazione privata dei gangli del potere.

Nessuno ricorderà, per il decimo anniversario, a che cosa era ridotta la Milano degli anni Ottanta, il gigantesco giro di denaro che il Psi incassava per ogni appaltino e appaltone, dalla metropolitana allo stadio, dagli ospizi ai tombini, dai portacaschi ai cimiteri – e quando il limone dei cimiteri era stato spremuto del tutto, Armanini si inventò pure i camposanti degli animali domestici pur di continuare a far soldi.

E nessuno ricorderà che denunciare l’abisso di corruzione e di scandali era quasi impossibile, perché non c’era quotidiano o emittente tivù che non assumesse amici del garofano, e ai giornalisti di mezza città il buon Mario Chiesa aveva assegnato a equo canone gli attici di proprietà del Trivulzio in via Santa Marta perché se ne stessero buoni, e a raccontare i miliardi sporchi che passavano per piazza del Duomo 19 erano rimasti in due o tre: Barbacetto, Dalla Chiesa e un po’ anche quel combattivo consigliere del Msi che adesso è diventato uomo di Silvio, Riccardo De Corato.

Bettino Craxi è morto latitante, con dieci anni (definitivi) di galera da scontare, e diversi altri che gli sarebbero arrivati sulle spalle se fosse ancora vivo.

La sua politica è consistita nella creazione di un clan per l’occupazione della cosa pubblica in ogni piccolo o grande ganglio, con l’incasso di decine di miliardi, nel disprezzo più assoluto della legalità e nella più totale indifferenza alla realizzazione di qualsivoglia non dico ideale, ma neppure progetto per gli altri.

“Modernizzazione” e “riforme” erano solo lo specchietto per le allodole dietro il quale si facevano il Caf, si inventavano le prime leggi ad aziendam per Fininvest e si facevano girare decine di miliardi per creare una rete di poteri, amicizie, raccomandazioni e guadagni privati che hanno allontanato di decine d’anni l’Italia dalla vera modernità: quella fatta di trasparenza, meriti e legalità.

Bettino Craxi è stato la politica senza più alcuno scopo che non fosse se stessa, cioè il potere e i guadagni che ne derivano per se stessi e per il proprio gruppo di complici.

Non può stupire che da domani i berlusconiani ne salmodieranno la beatificazione.

Stupirebbe di più se, ancora una volta, il Pd ci cascasse.

da Piovono Rane


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