giovedì 3 dicembre 2009

«Regolari le rivelazioni di Spatuzza Indispensabile il concorso esterno»

di Claudia Fusani

Piero Luigi Vigna, procuratore nazionale antimafia dal 1997 al 2005, assiste con un di più di partecipazione gli sviluppi d’indagine delle ultime settimane. Quella sui mandanti esterni, del livello politico dietro le stragi di Cosa Nostra del 1993, è stata l’inchiesta che avviò come procuratore di Firenze e che poi coordinò dalla sede dell’Antimafia a Roma. Procuratore, il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano avanza dubbi sulla genuinità della collaborazione di Spatuzza.

Lei è stato un po’ il babbo di quella legge, le sembra che in questo caso ci sia qualcosa che non va?
«Non conosco i tempi delle dichiarazioni di Spatuzza, Posso dire che la legge sui collaboratori fu disciplinata nel 2001 e fu introdotto il “verbale illustrativo della collaborazione” per evitare dichiarazioni a puntate che ponevano grossi problemi di attendibilità del collaboratore. Così nacque la norma dei sei mesi: entro quel periodo, a partire dall’annuncio della collaborazione, il pentito doveva elencare tutto quanto era a sua conoscenza, i fatti cosiddetti indimenticabili. Può sfuggire un furto ma non una strage. O un omicidio».

Spatuzza ha cominciato a collaborare nel luglio 2008. Risulta che abbia detto subito che avrebbe parlato sulle bombe del ‘92, su quelle del ‘93 e sul livello politico delle stragi.
«Se così è, direi che la norma è stata rispettata in pieno».

Anche se non ha fatto subito i nomi dei politici coinvolti?
«Fondamentale è che abbia detto che li avrebbe fatti. Devo aggiungere che dopo il 2001 sono prevalse due interpretazioni giurisprudenziali. La prima prevede che sia sufficiente indicare sinteticamente i fatti salvo sviluppare la narrazione anche in un tempo successivo. L’altra che entro sei mesi ci sia il racconto completo. In ogni caso nei sei mesi il collaboratore vive isolato in una sorta di cortina che assicura genuinità alle dichiarazioni».

E’ ripartito l’attacco al reato di concorso esterno in associazione mafiosa bollato da Dell’Utri e dalla maggioranza come un mostro giuridico.
«E io invece dico che quel reato è indispensabile».

Perchè?
«Perchè colpisce una zona grigia, soggetti che non fanno parte dell’organizzazione mafiosa ma danno il loro contributo all’esistenza stessa del gruppo. Faccio un esempio: un gruppo di trafficanti d’armi vende armi e munizioni a Cosa Nostra che ne ha bisogno. I contrabbandieri non hanno alcuna intenzione di entrare in Cosa Nostra, vogliono solo fare un affare. Il concorso esterno è una somma di 416 bis (associazione mafiosa, ndr) e di concorso nel reato (110), è diverso dal reato di assistenza agli associati e dal favoreggiamento».

E però il concorso esterno non esiste come articolo del codice penale. E’ stabilito da una serie di sentenze della Cassazione.
«Non esiste perchè è molto difficile da disciplinare in modo più rigoroso. Vari giuristi si sono esercitati in questi anni senza esiti concreti perchè possono essere infiniti i modi in cui uno può dare un contributo all’organizzazione mafiosa. Io credo sia necessaria una doppia normazione: una in senso positivo, l’altra in senso negativo per escludere dal reato certe figure come il sacerdote, l’avvocato o il medico».

Lei ha incontrato due volte Spatuzza...
«Feci due colloqui investigativi nel 2004, uno da solo e uno con il mio collega Gabriele Chelazzi. Spatuzza non disse nulla di rilevante ma si mostrò tormentato, ascoltava i nostri discorsi che cercavano di orientarlo verso la collaborazione. Era interessato ma oltre questo non si andò».

Un po’ come è sembrato Filippo Graviano?
«La sua mi sembra una fase di riflessione».

I fratelli Graviano potrebbero pentirsi?
«Non mi azzardo in queste previsioni».

Lo Stato pensa di vendere all’asta i beni confiscati alla mafia.
«Come minimo controproducente».

da l'unità.it

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