mercoledì 2 dicembre 2009

L'ultimatum di un Berlusconi rabbioso

Se fino a ieri era di umore nero, oggi viene descritto come «fuori dalla grazia di Dio». Se prima la parola d'ordine era far finire in secondo piano le tensioni, questa volta ha preteso che il partito prendesse una posizione ufficiale. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, non ci ha nemmeno provato a mettere il silenziatore alla nuova polemica con Gianfranco Fini. Quel 'fuorionda' del presidente della Camera reso noto da Repubblica.it lo ha fatto andare su tutte le furie. Non tanto per le frasi in cui la terza carica dello Stato, parlando con il procuratore capo di Pescara, sostiene che il Cavaliere si deve «stare quieto» perché confonde «il consenso con l'immunità».

È soprattutto il passaggio su Spatuzza - e su quelle rivelazioni che se riscontrate potrebbero rivelarsi «una bomba atomica» - che hanno fatto scattare il presidente del Consiglio. Perché - è il ragionamento - mentre il Pdl si affannava, come per esempio ha fatto oggi il ministro degli Esteri Franco Frattini, a mettere in dubbio la credibilità del pentito che collega Berlusconi e Dell'Utri alla mafia e alla fase stragista del '93, il presidente della Camera, pur auspicando controlli della magistratura fatti in maniera scrupolosa, di certo non derubrica le accuse a semplici «infamie».

Da qui la decisione di riunire di gran carriera i vertici del partito a via dell'Umiltà, con il premier in contatto telefonico con alcuni partecipanti. Un incontro a cui erano presenti i coordinatori del partito Verdini La Russa e i vertici dei gruppi parlamentari (compreso il vice-capogruppo Quagliariello ma non c'era il 'finiano' Bocchino). Lo sfogo è stato durissimo, il premier ha chiesto un «pubblico e tempestivo chiarimento» da parte di Fini, perché così «non si può andare avanti». «Così - avrebbe detto - è lui che si chiama fuori, non lo voglio nemmeno più vedere». I pontieri, La Russa in testa, sono entrati in azione per cercare di evitare la collisione. La nota, che il premier avrebbe voluto molto più dura, è la sintesi finale di quello che - viene spiegato - è un tentativo di lasciare aperta una porta a Fini per 'rientrare' nei ranghi del Pdl. Nel comunicato si fa riferimento al documento votato all'unanimità la scorsa settimana dall'ufficio politico «sull'utilizzo dei cosiddetti 'pentiti', sull'uso politico della giustizia, sul tentativo in atto di ribaltare il risultato della ultime elezioni politiche».

«Quel documento - è la chiosa finale - per tutti noi esprime la linea di fondo del Pdl. Tocca ora al Presidente della Camera spiegare il senso delle sue parole rese note da Repubblica Tv e se con quelle ragioni è ancora d'accordo». E già che già negli ultimi tempi sembrava che tra il premier e Fini si fosse già toccato il punto più basso di un rapporto da sempre condito da una forte diffidenza reciproca. Basti pensare che, nei momenti di minore tensione, Berlusconi si era limitato a spiegare di non voler più parlare direttamente con il cofondatore del Pdl e che ogni dialogo sarebbe passato attraverso gli organismi di partito. Ma nei passaggi, ormai sempre più frequenti, di elettricità vera, il premier è arrivato anche a dichiarare di aver commesso un errore nel'93, quando 'sdoganò' Fini dicendo che, se avesse potuto, avrebbe votato per lui alle elezioni a sindaco di Roma. Da tempo, d'altra parte, il Cavaliere ripete ai suoi interlocutori la stessa domanda: ma dove vuole arrivare Gianfranco? Ed è da qualche giorno che il premier comincia a dare credito alla voce di chi lo vede diretto verso l'asse Casini-Rutelli.

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