giovedì 10 dicembre 2009

L'ex socio del fratello del premier "Così portammo l'audio ad Arcore"

di Emilio Randacio

MILANO - Dall'estate scorsa, Fabrizio Favata andava a caccia di giornalisti per raccontare la sua "verità". Sessant'anni, milanese, un passato non proprio immune da guai con la giustizia, Favata giurava di essere stato socio di Paolo Berlusconi nell'avventura della commercializzazione dei decoder con la società Solari. com Srl. E proprio grazie a questa conoscenza, il sedicente manager aveva avuto un compito delicato: era il dicembre del 2005 e, secondo il suo racconto, fu proprio lui mettere in contatto Roberto Raffaelli (amministratore delegato della società Rcs che per conto di molte Procure effettua intercettazioni telefoniche), prima con l'editore de il Giornale, poi con il fratello più illustre, Silvio Berlusconi.

Il resoconto di Favata fissa una data importante nel 24 dicembre di quell'anno, quando Raffaelli porta un dono prezioso all'allora presidente del Consiglio, direttamente a villa San Martino ad Arcore. Secondo il suo ricordo, "di fronte a un albero di Natale bianco", il manager della Rcs avrebbe consegnato un nastro di cruciale importanza politica nelle mani del premier. Quella conversazione, fino a quel momento conosciuta solo dai pm titolari dell'inchiesta, era stata intercettata dalla procura di Milano nell'ambito delle indagini sulle scalate di Stefano Ricucci, Gianpiero Fiorani e Danilo Coppola ad Antonveneta, e quella parallela alla Bnl da parte della società delle cooperative bolognesi, Unipol.

In quel colloquio telefonico, il manager Giovanni Consorte avvertiva il segretario dei Ds Piero Fassino, dell'imminente conquista della Bnl. "Abbiamo una banca?", era stata la domanda di Fassino. Il colloquio, rimasto fino ad allora coperto per motivi investigativi, dopo l'incontro di Arcore diventa pubblico. Il 31 dicembre successivo, una settimana dopo quel summit, il Giornale titola a tutta pagina: "Fassino a Consorte: Siamo padroni di Bnl?".

Fino a oggi, l'inchiesta penale su quella clamorosa fuga di notizie non ha raggiunto alcun risultato. Il giornalista autore dell'articolo, Gian Luigi Nuzzi, è stato assolto dall'accusa di pubblicazione di atti coperti da segreto, lo scorso 24 novembre dal Tribunale di Milano. Nessuna traccia di chi gli ha aperto gli archivi segreti della procura. Fabrizio Favata, ora, vuole riscrivere questa storia. Accusa la Rcs di aver violato il segreto istruttorio e di aver "venduto" il nastro alla famiglia Berlusconi. Favata e Raffaelli avrebbero fatto questo piacere all'allora presidente del Consiglio solo per vantare, in futuro, un eventuale credito.
Questa è la verità di Favata, raccontata alla procura di Milano nei primi giorni di ottobre. Due lunedì fa, il pm Massimo Meroni ha fatto eseguire alcune perquisizioni.
Parallelamente a un'inchiesta per violazione del segreto istruttorio, ce n'è un'altra per minacce. Autore, lo stesso Favata. Durante le perquisizioni, infatti, sarebbero saltate fuori alcune lettere in cui il presunto manager amico di Paolo Berlusconi avrebbe minacciato Raffaelli di Rcs per una serie di irregolarità. Favata, da grande accusatore, per ora si è trasformato in presunto ricattatore. Al momento, inoltre, non risultano indagati il premier né il fratello Paolo. Se il resoconto di Favata si dimostrasse fondato, sia Silvio Berlusconi che il fratello azionista de il Giornale rischierebbero l'accusa di ricettazione, per quel nastro sottratto illecitamente dalla cassaforte della procura.

da repubblica.it

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