giovedì 3 dicembre 2009

Lettera aperta ai Giornalisti

A caval Donato non si guarda in bocca” dice il proverbio, ma noi dobbiamo farlo è un dovere. La7, che ringraziamo, ci ha invitati in una trasmissione che affronta i problemi del Paese l’argomento era “Chi ha contribuito alla ricerca della verità sulle stragi”.
Abbiamo accettato.
La giornalista e i cameramen che ci hanno intervistati in via dei Georgofili hanno lavorato tantissimo, ma il risultato ottenuto sul video il solito: scarso e tutto sbilanciato verso l’intera classe politica che verte a salvarsi la reputazione.
I giornalisti presenti nella trasmissione, alcuni in qualità di esperti, altri in chiaro contraddittorio sul fronte della giustizia, sia gli uni che gli altri, poco, hanno saputo stare dalla parte delle vittime delle stragi e quindi dalla parte dei cittadini, ma tutti schierati verso la parte che rappresentano.
Prova ne è la descrizione che il giornalismo ha fatto di Piero Luigi Vigna, Procuratore Antimafia durante le indagini sui mandanti esterni a cosa nostra per le stragi del 1993.
Infatti il Proc. Vigna è tutto fuorchè di parte e quindi uno che cercherebbe la verità sbilanciata verso la colpevolezza di Autore 1 e Autore 2, come lo si è voluto far apparire.
Riteniamo il Proc. Vigna un uomo di Legge e come tale si comporta.
Dei politici presenti in studio non vogliamo parlare, dovevamo essere lì per zittirli.
Citiamo invece l’ennesima possibilità data a Salvatore Riina di entrare nel dibattito in corso, molto di più di quanto è stato consentito a noi.
Insomma se si doveva dimostrare chi cerca e chi da sempre ha voluto la verità sulle stragi e ancora la vuole, dovevamo una volta tanto essere noi contrapposti ai politici, ai giornalisti e agli avvocati dei mafiosi, finalmente in un chiaro contradditorio.
Dovevamo noi raccontare chi è Spatuzza, e del perché lo tolleriamo in questa fase, perché i giornalisti e i politici fanno comunque un mestiere gli piaccia o no, e noi abbiamo perso i figli.
Se questo è cercare chi ha voluto la verità in questo Paese, la verità saremmo costretti a cercarcela da soli, del resto eravamo soli la notte del 27 Maggio 1993 in via dei Georgofili, soli e messi nelle mani della mafia da un intero sistema politico imperante, quello stesso di oggi.
Quella notte del 27 Maggio 1993, la politica, i giornalisti e quant’ altro sono arrivati dopo, potremmo quasi dire con 16 anni di ritardo, ammesso che sia vero tutto ciò che sta avvenendo in queste ore e non il solito gioco politico delle parti che si ricattano, ora tutti vogliono parlare per noi, anche nei momenti in cui la parola dovrebbe essere solo nostra.
Ma quando finirà “l’impero” che si costruito sulle bare dei nostri morti, mentre noi siamo ancora lì ad aspettare giustizia in tutti i sensi?

Cordiali saluti

Giovanna Maggiani Chelli
Vice Presidente Portavoce
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili


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