giovedì 10 dicembre 2009

La telefonata di Fassino e il Grande Orecchio

di Claudia Fusani

Vedremo poi dove porterà l’inchiesta della procura di Milano che vede coinvolta una delle principali società che si occupano di intercettazioni, la Rcs di Roberto Raffaelli. Non c’è dubbio però che questa indagine mette a nudo i punti deboli di un sistema che da una parte assume in sé un potere enorme – la conoscenza di fatti coperti da segreto istruttorio e strettamente legati alla privacy delle persone a prescindere dal profilo penale – e al tempo stesso è affidata a persone che possono fare un uso criminale di queste informazioni e lucrarci sopra. Lo ha raccontato la cronaca giudiziaria degli ultimi anni. E delle ultime settimane. Quasi che in Italia fosse attivo da anni un Grande Orecchio che capta quello che serve e lo usa quando è necessario. Una centrale d’ascolto dove legalità e illegalità possono convivere in un’ambiguità che va eliminata senza per questo eliminare lo strumento principe di ogni indagine, le intercettazioni telefoniche. Gli appalti esterniLe intercettazioni, cuore e anima della maggior parte delle inchieste, sono affidate in appalto esterno da ciascuna procura. Non è che ogni Tribunale ha la sua piccola o grande centrale di ascolto. Quando serve “mettere sotto” i telefoni il pm nomina la società d’intercettazione, una scelta veicolata per lo più dagli investigatori senza alcuna forma di selezione. Nessuna gara d’appalto, si va per chiamata diretta, per stima. Un business enorme se in pochi anni le circa quaranta aziende italiane che si occupano di ascolti telefonici hanno accumulato un credito nei confronti del governo pari a 140 milioni di euro.

Le società private di ascolto e tutti i loro dipendenti sono provvisti di Nos (nulla osta sicurezza), l’autorizzazione rilasciata dopo svariate verifiche che ammette gli imprenditori privati nel cerchio ristretto delle informazioni riservate vincolandoli al segreto. Se le società sono per lo più concentrate nelle regioni del nord, quello che cambia vistosamente tra una procura e l’altra è il tariffario di una giornata di ascolti. Un’indagine conoscitiva del Tribunale di Roma ha dimostrato che i costi variano non tanto per la natura delle indagini – giustificabile - ma per zone geografiche. Si va dai 25 euro di Arezzo ai 5 euro di Roma e ai 3,5 di Campobasso. Per non parlare della differenza dei prezzi delle microspie, i supporti tecnici per fare le intercettazioni: 19 euro al giorno a Roma; 195 a Catania. C’è qualcosa che non torna. E non da oggi.

Ecco che il governo ha deciso di mettere mano a tutto il sistema. Per limitare spese, più che legittimo. E già che c’è, per limitare una presunta invasività delle intercettazioni e di certe indagini. Solo che, al solito, la pezza risulta essere molto peggio del buco. Da più di un anno il Guardasigilli Angiolino Alfano e il ministro per la Funzione Pubblica Renato Brunetta lavorano su un nuovo sistema finalizzato a “razionalizzare” e che concentrerà nelle mani di un solo gruppo tutta l’attività di ascolto. Un gruppo dove, in base ad alcune indiscrezioni, la parte del leone sarebbe riservata a Finmeccanica e ai titolari di alcune delle società storiche. Ora, siamo sicuri che concentrare il potere di ascolto in poche mani lo metta al riparo da speculazioni e non sia invece l’anticamera di un controllo ancora maggiore? E questa volta, in un modo o nell’altro, nelle mani del governo?

Vedremo. Certo per il vecchio sistema è agli sgoccioli anche per la nuova legge che sta per essere approvata definitivamente al Senato e che ridurrà moltissimo l’uso delle intercettazioni. L’inchiesta su Rcs potrebbe essere la mazzata finale.

La telefonata Fassino-Consorte uscita sul Giornale, ci sono due indagati. Ghedini: premier estraneo

Né mafia, né escort, né le “solite” storie legate ai reati fiscali. Questa volta i guai per il Presidente Berlusconi potrebbero arrivare da un "regalo" ricevuto in dono alla vigilia di Natale 2005 nella sua residenza di Arcore. A caval donato, si sa, non si guarda in bocca. Ma se quel regalo è “rubato” e, ancora peggio, è qualcosa sottoposto a segreto istruttorio, diventa un regalo che scotta.
Il pm della procura di Milano Massimo Meroni ha aperto un fascicolo che cerca di fare luce sulla fuga di notizie che il 31 dicembre 2005 consentì a Il Giornale di pubblicare in anteprima assoluta il contenuto di alcune intercettazioni telefoniche che riguardavano l’allora segretario dei Ds Fassino e Consorte l’ex numero uno di Unipol e le loro comunicazioni circa la scalata a Bnl.

Più che sulla fuga di notizie (il cronista di giudiziaria de Il Giornale è stato di recente assolto), è corretto dire che la procura indaga su quello che è successo prima della pubblicazione. Su come, cioè, sia stato possibile che quella intercettazione secretata, conservata sigillata in una cassaforte della procura e di cui erano a conoscenza in due – chi aveva ascoltato e il magistrato – sia potuta finire nella mani della stampa. Sempre di fuga di notizie si tratta, quindi. Solo che coinvolge un livello diverso. Gli uffici del sostituto Meroni sono blindati e gli investigatori tacciono. Nessuna conferma. Nessuna smentita. Lavorano. Il fascicolo ha già almeno un paio di indagati tra cui l’amministratore delegato di Research control system Roberto Raffaelli.

Le ipotesi di reato che si profilano, a vario titolo, sono la rivelazione di segreto istruttorio e la ricettazione di qualcosa che ha origine illecita anche se non c’è stato passaggio di denaro. Rcs è una delle quaranta società in Italia a cui le procure delegano l’ascolto degli indagati nelle varie indagini. L’inchiesta pubblicata ieri dell’Unità ha rivelato un pezzo della storia. E cioè che l’imprenditore Alfa, di cui sono noti nome e cognome, in affari con Paolo Berlusconi ma anche amico e socio in affari con Roberto Raffaelli, il 24 dicembre 2005 si reca ad Arcore. È Paolo il tramite più sicuro, e anche il più veloce, per procurare l’appuntamento «per consegnare un regalo molto delicato e prezioso» al premier. Secondo il racconto fatto all’Unità da uno dei presenti, il Presidente avrebbe prima ascoltato il file della intercettazione tra Fassino e Consorte e poi calorosamente ringraziato. Il tutto sarebbe avvenuto “per pura cortesia”, senza alcun ritorno oggettivo da parte del premier che pure si sarebbe poi informato su come poter contraccambiare il regalo.

Resta ancora un mistero come quel file sia poi arrivato a Il Giornale di proprietà di Paolo Berlusconi. Certo è che quella pubblicazione segnò i quattro mesi a venire e la campagna elettorale delle politiche dell’aprile 2006 che l’Unione di Prodi, da grande favorita, vinse grazie a una manciata scarsa di voti. Numerose le reazioni politiche. Il Pd chiede chiede al Governo una spiegazione formale, con una interrogazione depositata alla Camera dal responsabile Giustizia Andrea Orlando sui fatti «particolarmente gravi» riferiti dall`Unità in merito alla vicenda Bnl-Unipol. Il capogruppo Pd alla Camera Dario Franceschini si augura che la Magistratura faccia luce in fretta «sul presunto regalo di Natale per il presidente del Consiglio confezionato da manine ancora anonime sono a dir poco allarmanti. Così la presidente dei Senatori Pd Finocchiaro e il vicepresidente del Senato Vannino Chiti che esprimono solidarietà a Fassino.


Fassino intercettato? Fu un regalo di Natale a Silvio Berlusconi...

Dalla fine di ottobre la procura di Milano sta indagando per ricostruire la storia della fuga di notizie che forse più di tutte, nell’ultimo decennio, ha influito sui destini politici del paese. L’inchiesta vede coinvolti Research control system (Rcs), società che si occupa di intercettazioni telefoniche per conto delle procure italiane; uno dei suoi principali manager, Roberto Raffaelli; un professionista dalle alterne fortune, che chiameremo “Alfa”; il presidente del Consiglio e suo fratello Paolo. Secondo quel che la procura sta ricostruendo Silvio Berlusconi sarebbe stato destinatario alla vigilia di Natale del 2005 di un «regalo» da parte di Raffaelli, numero uno di Rcs: un’intercettazione di una chiamata telefonica tra coloro che allora erano il segretario dei Ds Piero Fassino e l’ amministratore delegato dell’Unipol Giovanni Consorte registrata nell’estate del 2005, quella della scalate bancarie e dei «furbetti del quartierino».


Fatti noti: mentre Unipol cercava di acquistare Bnl Giovanni Consorte informò il segretario Ds con quell’«abbiamo una banca» (poi le cose andarono diversamente) passato alla storia delle cronache recenti: il colloquio una volta rivelato ha condizionato il destino di Unipol-Bnl e segnato le vicende politiche successive. L’intercettazione è stata catalogata tra i misteri d’Italia: per evitare fughe di notizie l’unica copia infatti era custodita dalla procura di Milano in un archivio sigillato della Provincia; invece il nastro trovò mani che lo fecero uscire e il suo contenuto fu pubblicato su Il Giornale la mattina del 31 dicembre 2005. La svolta è recente, ed è legata a una denuncia presentata alla procura che ha come protagonisti un imprenditore milanese con un fallimento alle spalle, “Alfa” appunto, l’ad di Rcs, Raffaelli, e Paolo Berlusconi. Ecco la ricostruzione. Dicembre 2005. Alla vigilia di Natale Raffaelli si rivolge ad Alfa, a cui è legato da vecchi rapporti di lavoro, e gli spiega che vorrebbe incontrare il presidente del Consiglio perché ha «un regalo per lui».


Raffaelli sa che in passato il fratello del premier e Alfa sono stati soci in affari. Alfa attiva Paolo Berlusconi. Decidono di incontrarsi ad Arcore il pomeriggio del 24 dicembre (il riscontro arriva dalla cella telefonica di Arcore dove risultano in effetti le chiamate dai/ai cellulari di Alfa, Paolo Berlusconi e Raffaelli). La procura ha assunto anche la testimonianza di uno dei tre presenti all’incontro, da cui risulta che il presidente del Consiglio avrebbe ricevuto quel pomeriggio il file con l’intercettazione telefonica tra Fassino e Consorte, lo avrebbe ascoltato e ringraziato vivamente i suoi ospiti. Di quel file erano in possesso solo la Procura - che stava indagando sulle scalate bancarie - e la Rcs, cioè Raffaelli, che per conto delle procure ha in appalto le registrazioni delle telefonate in mezza Italia. Fin qui il racconto testimoniale. Il resto può essere solo supposto. La procura ha già fatto notevoli passi avanti. I fatti sono che l’incontro fra chi ha offerto il file e Silvio Berlusconi avviene il 24 dicembre. Pochi giorni dopo Il Giornale, di proprietà di Paolo Berlusconi, pubblica in esclusiva e in anteprima il testo dell’intercettazione dando il via a tutto quello che poi è accaduto. È chiaro che l’indagine non è al momento concentrata su chi abbia “passato” la registrazione al quotidiano allora diretto da Maurizio Belpietro. Piuttosto averla ricevuta, ascoltata e poi presa in consegna in quanto “regalo” può configurare una serie di reati poiché era noto a tutti i partecipanti all’incontro sotto l’albero di Natale di Arcore che quel file era un’informazione riservata e coperta da segreto istruttorio. Dietro la denuncia presentata a Milano s’intrecciano molte vicende. Quella di una centrale di intercettazioni in Italia ma con impianti in un paese dell’est Europa, autorizzata ma di cui non è stato fatto più nulla. Di una serie di affari, o presunti affari, andati in fumo. Di promesse fatte e non mantenute dai Berlusconi.

Qualcuno racconta che quando, a metà del 2008, è venuto il momento di restituire il favore fatto il dicembre 2005 - che sul momento non era stato ricompensato se non con una «promessa di eterna riconoscenza» - nessuno nella famiglia Berlusconi ha voluto o potuto saldare quel debito. «Cose vecchie», è stata la risposta, «è come se mi chiedessi i soldi della benzina di un viaggio fatto due anni prima». Agli atti dell’indagine della procura di Milano risulterebbero anche registrazioni circa alcune conversazioni tra Alfa e Raffaelli e tra Alfa e un avvocato dello staff di Niccolò Ghedini, dialoghi in cui si parla, confermandolo, del «regalo» a Silvio Berlusconi. Sono questi i file audio che la scorsa settimana sono stati sottratti da una cassaforte della procura di Milano? I magistrati hanno già individuato l’impronta di chi ha sottratto questi preziosi file e hanno indagato Raffaelli della Rcs. Numerose perquisizioni sono state ordinate a Milano, anche in uno studio legale. L’inchiesta è solo ai primi passi. Ma nel breve potrebbe spiegare molte cose del Grande Orecchio che negli ultimi anni in Italia ha fatto il bello e il cattivo tempo, ha alimentato dossier clandestini e fornito abbondanti armi di ricatto.

da l'unità.it


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