mercoledì 9 dicembre 2009

La Galera di Porta Galeria


di Furio Colombo

L’iniziativa è dei Radicali, visitare tutti i centri detti di "identificazione e di espulsione" che sono i lager degli immigrati. Quando vi partecipi, come è capitato a me l`8 dicembre, insieme con Staderini, nuovo segretario dei Radicali italiani e al deputato Pd Ferrante, ti domandi di cos`altro dovrebbe occuparsi la politica. Questo è un primo, breve resoconto. Per prima cosa il freddo. Entri in una delle camerate del reparto donne, a Ponte Galeria, il centro di detenzione degli immigrati di Roma, e senti il freddo umido di un luogo che non è stato mai riscaldato. Voglio dire più freddo dentro che fuori. Le donne infatti, ucraine, russe, georgiane, nigeriane, rom qui sono a letto vestite, tentando di scaldarsi con le coperte che, se le tiri su, scoprono i piedi. Da prima non parlano, fingono di dormire. Poi rompe il ghiaccio (si può dire così) una donna ucraina, forse una badante, ed è un fiume di storie, di racconti, di mamme giovani sorprese per strada a Napoli e portate chissà perché a Roma per la "identificazione" mentre cinque bambini sotto i 10 anni aspettano a casa. Russe e ucraine si traducono a vicenda. Ma prima di raccontare ti spiegano che nei bagni c`è solo acqua fredda e che, nel luogo assurdo in cui sono state portate, non c`è niente da fare, mai. Solo aspettare, senza sapere cosa o chi o fino a quando. Ponte Galeria è come uno zoo quando era permesso essere crudeli con gli animali: tante gabbie di media grandezza con le sbarre altissime. Sul fondo delle gabbie si aprono le stanze gelide, alcune senza luce elettrica. Il personale è di due tipi, entrambi professionali e corretti: la polizia e la Croce Rossa. Alla polizia tocca soprattutto il compito impossibile delle identificazioni. E` come mettere ordine nel mondo, dal Senegal alla Moldavia, dal Marocco all`Ucraina alla Cina. La Croce Rossa, senza mezzi, come in un abbandonato fronte di guerra, si affida al volontariato di due medici e un infermiere che, come in guerra, fanno il possibile per trovare da soli le medicine. La Regione Lazio, infatti, ha tagliato ogni convenzione sanitaria. Gli uomini reclusi sono tutti giovani. E appena li ascolti, ansiosi e concitati ti rendi conto del fatto più grave, che poi la direzione conferma: l`80 per cento dei detenuti in queste gabbie non ha commesso alcun reato. Sono qui, comprese le giovani donne rom, perché dichiarati "clandestini". Verso le 5 la voce del muezzin chiama gli uomini del lager alla preghiera in una stanza fredda e vuota in fondo alla gabbia detta "la moschea". Naturalmente non c`è il minareto. E così nelle gabbie gelide in cui un muratore marocchino che ha lavorato per 10 anni a Modena mi racconta che non rivedrà mai più i suoi bambini emiliani, la civiltà è salva. Ma un uomo molto giovane che mi dice di essere laureato si china per sussurrare "Ma non si accorgono che qui preparano il terrorismo"?

da Il Fatto Quotidiano

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