martedì 3 novembre 2009

Strappo di Miccichè: nasce Pdl-Sicilia

«Fedele a Berlusconi
ma non sono un yesman»

MILANO - «Ebbene sì, ci siamo. Domani si costituirà all'Ars il Pdl-Sicilia. È davvero il passo decisivo, un passo verso la schiarita definitiva all'interno del partito siciliano, che oggi, più che un partito, è una torre di babele, dove leader e leaderotti parlano, ognuno, un linguaggio politico differente; dove regna l'incoerenza di coloro che sventolano la bandiera della semplificazione politica, ma non si preoccupano di attaccare a piè sospinto un governo dove siedono anche assessori di loro riferimento». A sancire il definitivo strappo di Gianfranco Miccichè sono poche righe scritte dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio sul suo blog. Il nuovo gruppo all'Ars sarà presentato martedì alle 11 nella sala stampa dell'Assemblea regionale siciliana. Incontreranno i giornalisti, con Miccichè, i parlamentari nazionali del Pdl Fabio Granata e Dore Misuraca. Saranno presenti, inoltre, i parlamentari regionali che entreranno a far parte del nuovo gruppo e diversi parlamentari nazionali tra cui Pippo Fallica, Nino Lo Presti, Ugo Grimaldi, Nino Minardo e Francesco Stagno d'Alcontres. «È da qui, cioè dalla coerenza dei comportamenti - scrive Miccichè sul blog- che deve cominciare quel processo, senza dubbio virtuoso, di semplificazione della politica ed è da qui, dalla nostra esigenza di coerenza, che nasce il gruppo del Pdl-Sicilia: perché la gente rischia di non capirci più nulla». «A me interessa - prosegue - che la gente sappia che c'è una parte consistente, anzi maggioritaria, del Pdl siciliano che, pur mantenendosi fedele al progetto Berlusconi, sente il bisogno di distinguersi da una gestione del partito che è da definire ribelle, perchè assolutamente antitetica ai valori di coerenza, lealtà, libertà e capacità che Berlusconi portò con sè, quando decise di scendere in campo e fondare Forza Italia».

«NON SONO UNO YESMAN» - «Rimango fedele e leale a Silvio Berlusconi e non potrebbe essere altrimenti. Ma, come sempre, proprio in nome di questa autentica lealtà, mi assumo la responsabilità di non vestire nei suoi confronti i panni dello 'yesman' e di lavorare, anche immaginando percorsi diversi, però mai alternativi, affinchè il suo sogno, di un centrodestra forte e invincibile, possa continuare e non si sgretoli sotto i colpi dell'approssimazione e della miopia politica», si legge sul blog di Miccichè. «Questo è il nostro Aventino - prosegue -. Il Pdl-Sicilia nasce per questo: per dire no al duo Castiglione-Nania (coordinatori Pdl in Sicilia, ndr) e alla loro gestione assolutamente fallimentare. Altro che ribelli e lealisti. Il nostro è un atto di pura lealtà».

IL GOVERNO LOMBARDO A RISCHIO - Lo strappo nel Pdl rimescola gli equilibri all'Assemblea regionale siciliana e apre un nuova fase politica piena di incognite per il governo di Raffaele Lombardo, leader del Mpa. Se da un lato potrà contare su un rapporto ancora più saldo con Gianfranco Miccichè, dall'altro si ritroverà i cosiddetti «lealisti» in posizione, probabilmente, ancora più critica con conseguenti ripercussioni sull'attività legislativa. Dalle elezioni di un anno fa, il quadro politico è profondamente mutato ed è ancora in fase di evoluzione. L'Udc è stato messo fuori dalla prima giunta ed ora è all'opposizione, mentre il Pdl, primo gruppo con 32 deputati, si dividerà in due gruppi: quello dei 17 «lealisti» che fanno riferimento ai coordinatori siciliani Giuseppe Castiglione e Domenico Nania e quello formato dai deputati dell'asse Miccichè-Misuraca forte di 15 parlamentari, più la Adamo e gli ex di An vicini a Gianfranco Fini. La spaccatura riguarda anche le due parlamentari del Pdl, ancora iscritte formalmente al gruppo misto: Giulia Adamo, fedelissima di Miccichè, e Marianna Caronia, vicina ai «lealisti». Il governo Lombardo potrà contare sicuramente sul sostegno all'Ars dei 15 deputati del Mpa e dei 16 «ribelli» del Pdl ma non in maniera scontata sui «lealisti», che comunque esprimono due assessori in giunta e finora non hanno dichiarato il passaggio all'opposizione. Dunque quello di Lombardo è un esecutivo di minoranza che dovrà concordare le scelte sui singoli provvedimenti, scendendo a compromessi anche con il Pd. Quello che un anno fa era l'unico gruppo d'opposizione, almeno dal punto di vista numerico, diventa il primo gruppo all'Ars, con 29 deputati, e in teoria potrebbe chiedere persino la poltrona di presidente dell'Ars, ruolo ricoperto al momento da Francesco Cascio (Pdl).

SERRACCHIANI - Duro il commento sulla scelta di Miccichè da parte della pd Debora Serracchiani: «I sintomi c'erano già tutti, ma quando i segnali del malessere cominciano ad arrivare dalla Sicilia, si può dire che per Berlusconi e il suo impero è iniziato il declino».

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