domenica 22 novembre 2009

Se la mafia ricompra i suoi beni

di Carlo Lucarelli

Sembra strano che sia anch’io a dirlo - dopo aver lanciato un appello per finanziare la cultura con il «forziere dei pirati», i beni confiscato alla criminalità organizzata, di cui tornerò a parlare - ma bisogna andarci piano con i soldi della mafia.
Perché sembra tutto così facile, ci sono miliardi di euro in imprese, immobili e beni sequestrati a Cosa Nostra, alla n'drangheta e alla Camorra, stanno lì a portata di mano, monetizziamoli e ci finanziamo qualunque cosa ci serva.
Ma attenti, perché non funziona così. Se li mettiamo semplicemente in vendita, i beni della mafia, la mafia semplicemente se li ricompra.
Perché, per la criminalità organizzata, la liquidità, i fondi, non sono un problema. Ce ne sono così tanti che vengono dalla droga e dalle altre attività illegali che tirarne fuori un po' per ricomprarsi un bene sequestrato, per esempio attraverso un tortuoso ma già visto giro di prestanome, e dimostrare così a tutti che sono loro che comandano lì, non solo a suon di bombe ma anche di soldi.
Ecco che allora bisogna stare molto attenti. La legge fino ad oggi diceva che i beni della mafia dovevano essere impiegati e non venduti, trasformati in attività che venissero utilizzate a scopo sociale, per esempio da cooperative di giovani per produrre ricchezza «pulita», una delle armi più efficaci per la lotta contro la criminalità organizzata.
Per finanziare la giustizia, le forze dell’ordine e anche la cultura ci sono i soldi liquidi sequestrati ai mafiosi.
Allora sblocchiamo quelli, in maniera più efficace di quanto è stato fatto fino a ora, e più svelta.

da l'unità.it

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