giovedì 26 novembre 2009

“Schifani incontrava Graviano, l’uomo delle stragi e dei contatti milanesi”


di Peter Gomez e Marco Lillo

Il presidente del Senato Renato Schifani, quando era ancora un semplice avvocato civilista e assisteva molti imprenditori legati a Cosa Nostra, aveva rapporti diretti con Filippo Graviano, uno dei due boss di Brancaccio che organizzarono ed eseguirono le stragi di mafia del 1992 e 1993. A rivelarlo è Gaspare Spatuzza, il collaboratore di giustizia che sta riscrivendo la storia politica mafiosa di quella stagione di sangue e tritolo. Davanti ai pm di Firenze prima e a quelli di Palermo poi, il pentito ha detto di essere stato testimone diretto di un incontro tra Filippo Graviano e Schifani. Nei suoi verbali il nome della seconda carica dello Stato viene fatto quasi per caso quando Spatuzza affronta il capitolo dei legami tra il boss, suo fratello Giuseppe e Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi. A quel punto il pentito dice:“Ho cercato nella mia memoria di collocare i rapporti di Filippo Graviano su Milano. In proposito preciso che Filippo talvolta utilizzava l’azienda Valtras dove lavoravo, come luogo d’incontri. Accanto a questa c’era il capannone di cucine componibili di Pippo Cosenza dove pure si svolgevano incontri, dove ricordo di avere visto diverse volte la persona che poi mi è stata indicata essere l’avvocato del Cosenza. Preciso che in queste circostanze questa persona contattava sia il Cosenza che il Filippo Graviano in incontri congiunti. La cosa mi fu confermata da Filippo a Tolmezzo allorquando commentando questi incontri Graviano (all’epoca non latitante, ndr) mi diceva che l’avvocato del Cosenza, che anche io avevo visto a colloquio con lui, era in effetti l’attuale Presidente del Senato. Preciso che anche io avendo in seguito visto Schifani sui giornali e in televisione l’ho riconosciuto come la persona che all’epoca vedevo. Cosenza è persona vicina ai Graviano con i quali aveva fatto dei quartieri a Borgo Vecchio, ben conosciuta anche da Giovanni Drago” (un altro pentito, ndr). L’accusa è politicamente gravissima. Non appena l’Ansa ha diffuso la notizia, Schifani pallido come un cencio ha reagito minacciando querele: “Non ho mai avuto rapporti con Filippo Graviano e non l’ho mai assistito professionalmente. Questa è la verità. Sia chiaro: denuncerò in sede giudiziaria, con determinazione e fermezza, chiunque, come il signorSpatuzza, intende infangare la mia dignità professionale, politica e umana, con calunnie e insinuazioni inaccettabili. Sono indignato e addolorato. Ho sempre fatto della lotta alla mafia e della difesa della legalità i valori fondanti della mia vita e della mia professione. I valori di un uomo onesto” Schifani però non può smentire, come già rivelato da Il Fatto quotidiano, di aver avuto tra i propri clienti Giuseppe Cosenza, un imprenditore poco più che sessantenne al quale, tra il 1996 e il 1998 la Finanza ha sequestrato un patrimonio di 10 milioni di euro. Secondo una sentenza del tribunale di Palermo, che ha sottoposto Cosenza a tre anni di sorveglianza speciale, i residence e gli appartamenti dell’imprenditore sarebbero infatti stati costruiti con denaro di clan mafiosi. Le prime indagini a riscontro delle dichiarazioni di Spatuzza non fanno dunque ritenere le sue parole prive di fondamento. La Dia (Direzione investigativa antimafia) ha anche accertato che Spatuzza era guardiano alla Valtras. E nel corso delle indagini sulle stragi il numero telefonico fisso della Valtras è risultato essere stato contattato dal cellulare in uso a Spatuzza. Inoltre è stato accertato un altro testimone, Agostino Trombetta, arrestato nel ‘96, ha detto: “Spatuzza e Graviano si vedevano alla Valtras”. Basta tutto questo per avvicinare l’ombra ingombrante dei fratelli Graviano alla figura del presidente del Senato? Certamente no, anche se sono un fatto i rapporti professionali come avvocato amministrativista o di affari tra Schifani e molti altri personaggi che gravitavano attorno a Cosa Nostra. A volte come vittime. A volte come complici. Schifani, come rivelato da Il Fatto, ha assistito tra gli altri Innocenzo Lo Sicco, vittima dei Graviano che lo avevano indotto a costruire palazzi nel loro interesse. Innocenzo Lo Sicco, nipote di un altro costruttore mafioso, però, a un certo punto ha avuto il coraggio di rompere con la famiglia e con le sue paure, denunciando i boss di Brancaccio. Il problema, per il momento politico, rappresentato dalle indagini sulle stragi condotte a Firenze e Caltanissetta e da quelle sulla trattativa portate avanti a Palermo, per il Pdl diventa insomma sempre più grande. Nelle mille e passa pagine di carte depositate al processo di appello contro Dell’Utri, in vista dell’udienza di Spatuzza, emerge lo spaccato di una classe dirigente con molti rapporti con i boss. Per questo mentre la maggioranza sembra fare quadrato, crescono le preoccupazioni per gli sviluppi delle inchieste. I magistrati stanno infatti cercando di rispondere alla domanda delle domande: perchè Filippo e Giuseppe Graviano, che con Spatuzza sostenevano di aver raggiunto un accordo politico con Berlusconi, sono stati latitanti per mesi proprio a Milano? Chi li ha assistiti nella latitanza? Chi hanno incontrato? La risposta, forse, arriverà dall’analisi dei tabulati di vecchi cellulari.

da il FattoQuotidiano


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