sabato 7 novembre 2009

Processi, la sfida del premier "Sul lodo vado alle Camere"

di Liana Millella e Francesco Bei

ROMA - È stato quando i commessi di palazzo Chigi si sono allontanati, dopo aver finito di servire il thè, che la discussione tra Berlusconi e Casini, sotto gli occhi attenti di Gianni Letta e Lorenzo Cesa, è entrata nel vivo, affrontando finalmente l'argomento che agita di più il premier: i processi di Milano. Un tema incandescente, che anche sul Colle viene monitorato costantemente.

Dunque l'incontro fra i due eterni amici-nemici, dopo i convenevoli, le battute e le immancabili barzellette del Cavaliere, ha preso una svolta quando il premier ha provato a sondare "Pier" sulle nuove norme che dovrebbero metterlo definitivamente al riparo da una eventuale condanna penale. "Silvio - ha messo le mani avanti Casini - per noi la roba che avete provato a infilare qua e là al Senato è indigeribile. L'unico modo è fare le cose in maniera limpida, con un progetto complessivo di riforma della giustizia". Berlusconi ha intravisto il varco e non se l'è lasciato sfuggire: "Nessun sotterfugio, te lo prometto. Presenteremo un disegno di legge di cui io mi assumerò politicamente e personalmente la responsabilità. Ci metterò la faccia in Parlamento". "In questo caso - gli ha garantito il leader dell'Udc - non saremo noi a metterci di traverso. La riforma della giustizia è improcrastinabile e poi noi sul lodo Alfano ci siamo astenuti, mica abbiamo votato contro". L'idea che sta prendendo corpo è quella di un discorso "alto" del Cavaliere nell'aula del Senato, dove sarà presentata la riforma della giustizia.

A Casini, in realtà, il Cavaliere non concede nulla di nuovo. A una proposta di legge ad hoc lo ha costretto Napolitano che a fine ottobre aveva già bloccato "interventi legati alle contingenze" e per di più infilati in "provvedimenti eterogenei". Come il decreto comunitario. Per questo il Colle mette "paletti ben precisi" spalleggiato da finiani e Lega. Sul tavolo ci sono due proposte, una sulla prescrizione breve che risolverebbe perfettamente i problemi del Cavaliere e "spegnerebbe" subito il processo Mills, ma con quello farebbe morire centinaia di reati. È la soluzione che più allarma il Colle, ma su cui gli alleati hanno posto un veto. C'è poi la soluzione di riserva, il processo breve, che chiude comunque le inchieste milanesi ma con qualche margine di dubbio che non va giù a Berlusconi, e ha un impatto meno grave sui processi soprattutto se limitato al primo grado. Ma è la base su cui, con le opportune esclusioni, Fini e Lega sono disposti a trattare. Lo scontro tra le due fazioni è violento al punto che le due soluzioni, come rivelava ieri una fonte di via Arenula, potrebbero finire entrambe al Senato per giocare lì la partita tra falchi e colombe. E qui il Cavaliere conta di sfruttare il consenso con Casini.

Il rapporto con il Colle ha fatto anche capolino nella discussione fra Casini e Berlusconi. "Con Napolitano - lo ha rimproverato il leader Udc - hai sbagliato tutto, questa linea di scontro non ti porta da nessuna parte". Gianni Letta, senza bisogno di aggiungere nulla, annuiva. Poi il leader Udc ha punzecchiato l'interlocutore sugli ultimi contrasti interni alla maggioranza. "Hai problemi con Fini e con Bossi. Hai visto che non eravamo noi i guastatori del governo come ci accusavate di essere?". Ma il Cavaliere si è mostrato tranquillo, sicuro di poter domare le risse: "Con Bossi nessun problema, alla fine la Lega fa quello che dico io. Anche con Fini mi sono chiarito e poi, lo sai, mi hanno detto che sono cinque quelli che gli vanno dietro". Il dossier sulle candidature regionali è stato affidato a un successivo incontro fra Lorenzo Cesa e Denis Verdini. Casini ha semplicemente spiegato al Cavaliere che l'Udc "andrà da sola" e il premier non si è mostrato né sorpreso né scontento: "È già qualcosa Pier, basta che non andate dall'altra parte". Dai calcoli che gli ha consegnato Verdini, Berlusconi è infatti sicuro di vincere "sicuramente" in Campania e nel Lazio, a patto che l'Udc non si allei con il Pd. Visto dall'Udc, il corteggiamento del Pdl presenta rischi e opportunità. Il problema è che, dall'altra parte, nessuno ancora si è fatto sentire: "A Bersani - confida un esponente di punta centrista - dovrebbero regalare una sveglia".

Prima di congedarsi, un piccolo rimpianto per il Cavaliere: "Pier, il tuo posto è qui". Una storia che a Casini non è suonata nuova: "Caro Silvio, se tu avessi seguito i nostri consigli, oggi non avresti tutti questi problemi".

da repubblica.it

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