lunedì 30 novembre 2009

Lettera aperta a Marida Cassarà

di Barbara Giangrave

Gentile dottoressa Cassarà,

mi permetto di scriverle - anche se non ci conosciamo - per sottoporle alcune mie riflessioni, all’indomani di un nuovo aumento della Tarsu, ribadito dalla giunta comunale guidata dal suo compagno, nonchè padre di sua figlia Laura.

Generalmente si dice che “dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”. La frase, di per sè, non mi è mai piaciuta particolarmente, per il semplice fatto che, ancora oggi, nel 2009, si tende a sottolineare che le donne stanno sempre un passo indietro rispetto ai loro uomini ma - beh - diciamo che questa è un’altra storia.

Quello che mi chiedo, comunque, ogni volta che sento questa frase è: “Ma allora chi ci sta dietro un uomo che proprio tanto grande non è?”. Come se la pochezza del proprio compagno dovesse inevitabilmente investire anche noi.

Tengo sempre a mente le parole di Ninetta Bagarella, intervista da Mario Francese nel 1971: «Lei mi giudicherà male perché io, insegnante, mi sono innamorata e fidanzata con uno come Salvatore Riina. Lo conobbi negli anni ‘50, quando a Corleone successe quel che successe, coinvolgendo tante famiglie, compresa la mia e quella di Riina. Un ambiente triste che trasformò la via Scorsone di Corleone in una caserma di carabinieri. Con Salvatore ci conoscevamo da bambini. Poi, nel 1963, lo arrestarono. Fra di noi non c’era stata soltanto della simpatia. Io sentivo di amarlo. Ma forse non sono una donna? Non ho il diritto di amare un uomo e di seguire la legge della natura? Ma lei mi dirà perché mai ho scelto come uomo della mia vita proprio Totò Riina, di cui sono state dette tante cose. L’ho scelto, prima perché lo amo, e l’amore non guarda a tante cose, poi perché ho in lui stima e fiducia, la stessa stima e fiducia che ho in mio fratello Calogero, ingiustamente coinvolto in tanti fatti. Io amo Riina perché lo ritengo innocente. Lo amo nonostante la differenza di età, 27 anni io, 41 lui».

E ogni volta che ripenso a queste parole mi convinco che sono giuste. Sì, sono giuste. Perchè è proprio vero che “l’amore non guarda a tante cose”. Ma è anche vero che l’amore è fatto di tante cose. Lungi da me, ovviamente, l’intenzione di paragonare la sua storia d’amore a quella di Ninetta Bagarella e Salvatore Riina, perchè lei non è Ninetta Bagarella e Diego Cammarata non è Salvatore Riina.

Non le nascondo, però, quanto mi abbia incuriosita la sua storia personale coniugata con quella dell’attuale sindaco di Palermo. Insomma, sarei un’ipocrita se non le dicessi che ho sempre pensato che il suo cognome, accostato a quello del primo cittadino, ne risentisse un po’.

Io non ho avuto l’onore e il piacere di conoscere suo padre perchè sono nata, in questa città, proprio negli anni in cui i Corleonesi guidati da Salvatore Riina ne insanguinavano le strade con la loro guerra allo Stato. Guerra alla quale la sua famiglia d’origine ha, purtroppo, pagato un tributo altissimo.

Ma come può la figlia di un uomo che per questa città (e per questa terra) si è sacrificato fino a perdere la sua stessa vita, innamorarsi di un rappresentante di quel sistema di potere politico-clientelare che suo padre ha tanto combattuto? Questo è quello che mi sono sempre chiesta, sì.

Anche in questo caso, però, lungi da me l’idea di andare oltre. Ritengo di essermi già spinta anche fin troppo in là. Il suo privato, indubbiamente, non mi riguarda affatto. Ciò che mi riguarda, in effetti, è un altro amore. Quello per questa città che, spero, entrambe proviamo.

Ed eccoci, dunque, al motivo di questa mia, pubblica, lettera. Lei è una donna - figlia, sorella, compagna e madre - che, inevitabilmente - può influire sulle scelte di chi le sta accanto. Non è certo per avere indietro i soldi delle Ztl, della Tarsu o dell’Irpef che le scrivo, ma per avere indietro il mio amore: la mia città.

Non so se le capita di andare in giro, specialmente adesso che ha una neonata da accudire, ma se le dovesse capitare, magari dopo aver lasciato la bambina in uno dei nostri impeccabili asili comunali - la prego - si soffermi su ogni singolo sacchetto di immondizia che troverà per la strada, su ogni tombino otturato, su ogni topo, su ogni zanzara fuori stagione, su ogni lavoratore comunale o dipendente di società a compartecipazione comunale che troverà effettivamente all’opera.

Si soffermi sulla bellezza e sull’efficienza della nostra metropolitana, dei nostri tram. Citofini alle persone, soprattutto in certi quartieri, e gli chieda quanto sono contenti di avere l’acqua nelle loro case, ogni giorno. Proprio come in ogni Paese civile.

Lo faccia, la prego. E poi mi dica: “E’ questa la città in cui vuole fare crescere sua figlia Laura?”.

In attesa di un suo gradito riscontro, le porgo i miei più cordiali saluti.

da bsicilia.it


Nessun commento: