martedì 10 novembre 2009

La strategia del carciofo

di Peter Gomez

La verità è che adesso Silvio Berlusconi vuole di più. E di peggio. Una legge che abbrevi ulteriormente i termini di prescrizione non gli basta. Il problema per lui non è più solo il processo Mills, in calendario per il 27 novembre, e quello sui cosiddetti diritti tv Mediaset che riprenderà, legittimi impedimenti permettendo, il 16. Da settimane Berlusconi è ossessionato dalle altre indagini – sulla presunta trattativa mafia e Stato e sulle stragi – che a Firenze e in Sicilia sono in fase molto avanzata. Per questo nei suoi colloqui con i consulenti legali torna a discutere di uno scudo totale che lo metta al riparo da ogni tipo d’iniziativa giudiziaria. Non è ancora chiaro a che cosa si stia pensando. Ma, sempre più spesso, il Cavaliere parla di un ritorno all’immunità parlamentare totale che eviti a lui, e agli membri di Montecitorio e Palazzo Madama, non solo il rischio arresti (come accade oggi), ma anche l’eventualità di finire sotto inchiesta senza passare prima per un voto delle Camere. Non per niente i suoi avvocati stanno esaminando tutti gli atti delle indagini fiorentine sui mandanti occulti delle bombe del ‘93. Decine di migliaia di pagine che, stando a quanto risulta a Il Fatto quotidiano, i legali hanno già ottenuto in copia quattro anni fa, ma che ora vengono riviste con attenzione. Ma discutere con gli alleati di governo l’intera partita legislativa sulla giustizia per Berlusconi è per il momento difficile. Nelle prossime settimane quindi si andrà avanti con la strategia del carciofo, quella che punta a smontare i processi una foglia per volta. Si parte così con varie norme sulla prescrizione breve, una contromisura difficile da far ingurgitare ai finiani, perché va in direzione diametralmente opposta rispetto alla necessità di velocizzare la giustizia e contemporaneamente rendere certe le pene. Per questo in alternativa, sul piatto verrà messa una norma – probabilmente incostituzionale – per spostare tutti i processi del premier e dei ministri a Roma. E contemporaneamente si spingerà sull’acceleratore della riforma completa del codice di procedura penale. Anche perchè in tutti i Parlamenti del mondo una volta riscritto il codice, viene votata un’amnistia. Non è una regola. È la prassi. Ma questo a Berlusconi basta.

da il Fatto quotidiano

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