lunedì 16 novembre 2009

Il processo c'è. Berlusconi no


di Claudia Fusani

«Impossibilitato» perchè deve essere presente al vertice Fao contro la fame nel mondo che comincerà oggi a Roma. «Impossibilitato», di nuovo, il 27 novembre «per impegno istituzionale connesso alla carica di Presidente del Consiglio». Due processi; due richieste di applicazione del «legittimo impedimento» per conto del premier imputato; due, su due, percorso netto, come era da immaginare. Ma è solo l’inizio.

Anzi, quella che comincia oggi è una specie di battaglia navale in cui la navi del premier faranno di tutto per evitare le udienze dei vari processi intesi, si vede, un po’ come missili nemici da scansare. Tanto per cominciare il pm Fabio De Pasquale si è opposto alla richiesta di rinvio visto che «l’impedimento non è totale» perchè il congresso Fao dura tre giorni e il Presidente del Consiglio ha tutto il tempo di rispettare entrambi gli impegni. Un no che diventa subito un nuovo motivo di scontro tra maggioranza e magistratura.

Il tutto mentre il ddl sul “processo breve” sembra perdere giorno dopo giorno la possibilità di risolvere i guai giudiziari di Berlusconi visto che la sua approvazione sembra improbabile salvo modifiche radicali. E mentre la soluzione è sempre di più una legge costituzionale la cui approvazione però, per motivi di tempo, espone il premier ad almeno un paio di sentenze di primo grado.

L’imperativo categorico in questo momento, per i legali del premier, è prendere tempo. Scansare ogni missile. Il primo, però, è ancora in corsa e potrebbe indebolire la strategia della difesa. Stamani (ore 9) si riunisce a Milano la Corte di primo grado presieduta da Edoardo D’Avossa e composta dai giudici Lupo e Guadagnini che devono proseguire il dibattimento in cui il Presidente del Consiglio è indagato per presunti illeciti fiscali nati dalla sovrafatturazione dei diritti televisivi acquistati dalle major americane. Il dibattimento era già un bel pezzo avanti, due anni di udienze tra il 2006 e il 2008, quando, tredici mesi fa, è stato congelato con l’approvazione del Lodo Alfano. La bocciatura dello scudo processuale per le più alte cariche dello Stato ha rimesso in marcia il processo che al momento, in assenza, o in attesa, del “processo breve” che lo farebbe “morire” perchè in vita da oltre due anni, potrebbe chiudersi e arrivare a sentenza di primo grado con poche udienze. Il collegio dei giudici - due su tre sono applicati a tempo per terminarlo perchè nel frattempo trasferiti ad altri servizi - si riunirà stamani e al primo punto ci sarà la valutazione della richiesta di legittimo impedimento.

Per il pm Fabio De Pasquale non sarebbe legittima. La posizione della Procura di Milano è chiara: «Il convegno della Fao sulla sicurezza alimentare non è un impedimento assoluto visto che l’iniziativa dura tre giorni, dal 16 al 18 novembre, e l’imputato potrebbe essere in aula la mattina e poi andare a Roma nel primo pomeriggio».

Più che sufficiente per scatenare un altro scontro tra maggioranza e toghe. «Sarebbe davvero inquietante ed anche molto significativo - avverte il capogruppo pdl Fabrizio Cicchitto - se il pm De Pasquale avesse un tale disprezzo per l’attività di una delle massime cariche istituzionali, qual è il Presidente del Consiglio, al punto di arrivare a stabilire le ore e i giorni nei quali il premier sarebbe costretto ad intervenire al vertice della Fao». Stesso tono per il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri («sconcertante l’intervento del pm nell’agenda del premier») e per il numero 2 della Camera Italo Bocchino. Toni che hanno il sapore del richiamo, della serie “giudici attenti a quello che fate”.

E’ molto probabile che il Tribunale rinvii comunque l’udienza di una settimana (23 novembre). E non tanto per l’opposizione della Procura quanto perchè nella cancelleria della prima sezione penale è stata depositata anche un’altra richiesta di legittimo impedimento da parte dell’avvocato Roberto Pisano, legale del coimputato del premier Frank Agrama, impegnato in aula con il proceso Parmalat. Un impedimento più che legittimo questo, duro da contestare.

D’altra parte è stata la Consulta stessa, nelle motivazioni che hanno bocciato il lodo Alfano, a spiegare «la necessità di programmare le tappe processuali tenendo conto degli impegni istituzionali del premier al fine di contemperare le esigenze dell’amministrazione della giustizia con quelle di chi ricopre importanti incarichi pubblici».

Salvo colpi di scena, quindi, il processo sarà rinviato a lunedì prossimo quando il Tribunale dovrebbe preparare il calendario delle udienze previste ogni lunedì. Sempre che, anche il 23 novembre non arrivi un’altra richiesta di legittimo impedimento del resto già depositata anche per la prima udienza di un altro processo, quello dove il premier è imputato per la corruzione in atti giudiziari dell’avvocato inglese David Mills (condannato a 4 anni e sei mesi anche in Appello). In entrambe le richieste la difesa ha precisato che «il premier vuole essere in aula». Che nessuna dica che è contumace. Una battaglia navale, appunto. In mare aperto.

da l'unità.it

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