lunedì 2 novembre 2009

Gasparri al Premio Borsellino: «Salvatore era disistimato da suo fratello Paolo»



PESCARA. Ai cittadini che manifestavano, con una agenda rossa in mano, contro la presenza di Maurizio Gasparri (Pdl) al Premio Borsellino, è stato vietato di entrare in sala. Una ragazza riesce a consegnare dieci domande a Gasparri che dichiara: «grazie, ma non le leggerò».

Questa mattina la Provincia aveva un volto decisamente diverso rispetto a quello tranquillo di sempre.
Un folto gruppo di persone, posizionato sulla scala principale, cercava di entrare nella sala dove l’onorevole Gasparri avrebbe tenuto la sua conferenza nell’ambito del Premio Borsellino.
Ma la Polizia non ha permesso il loro ingresso perché motivi di ordine pubblico («la sala è piena» pare sia stata la motivazione addotta per i manifestanti).
Grande il dispiegamento di forze dell’ordine (Carabinieri, Polizia, Digos) per tenere sotto controllo lo sparuto drappello di manifestanti che hanno espresso il loro pensiero pacificamente.
C’è stato tuttavia un grave episodio dal quale i manifestanti hanno prontamente preso le distanze: «ci dispiace, noi non c’entriamo nulla».
Vittima dell’aggressione, ad opera di uno sconosciuto, è stato uno degli organizzatori, Leo Nodari, che è stato subito soccorso dalla polizia presente. Nodari avrebbe ricevuto un pugno in testa che ha rotto gli occhiali e lasciato qualche graffio al grido di «servo dei fascisti». L’episodio si è consumato alle spalle del palazzo della Provincia, secondo quanto ricostruisce l’Agi, mentre il gruppo di manifestanti ha dichiarato di essere stato sempre davanti all’ingresso principale della Provincia, quindi sul lato opposto.
«Noi non l’abbiamo visto, è passato dietro» ha detto Emanuele Mancinelli dell’associazione Espression Libre che ha organizzato la contestazione insieme all’associazione Pescara In Comune by Amici di Beppe Grillo, all’Italia dei Valori e a Rifondazione Comunista. Le dichiarazioni a caldo di Nodari sono state nette «la manifestazione va avanti. La verità sui temi della legalità di cui si discute in questi giorni deve venire fuori - ha aggiunto - anche perchè la legalità non appartiene a nessun colore politico».
Gasparri arrivato poi a Pescara ha parlato di una aggressione «inquietante».
«Mi sembra veramente inquietante - ha aggiunto Gasparri - che dei mafiosi rossi compiano azioni così violente nei confronti di chi garantisce la legalità. Forse era qualcuno che votava per i sindaci che hanno messo a sacco questa città. Probabilmente non può più rubare e picchia gli onesti». Per ora Nodari non ha voluto rendere noto il nome del facinoroso.

INTANTO DENTRO…

Fuori c’erano il consigliere comunale e regionale Maurizio Acerbo (Rc) e il consigliere comunale Fausto Di Nisio (Idv). Mentre nella sala dei Marmi della Provincia Maurizio Gasparri teneva la sua conferenza sul tema “Domanda di giustizia, dovere di verità”.
Molte le presenze illustri del Popolo delle Libertà abruzzese, tra cui il sindaco di Montesilvano Cordoma, il consigliere comunale e regionale Lorenzo Sospiri, i consiglieri comunali Nicola Lerri e Adele Caroli, il vice presidente della Provincia Fabrizio Rapposelli e il consigliere regionale Gianfranco Giuliante.
Ad ascoltare le parole dell’onorevole c’erano alcuni cittadini ed una scolaresca.
Due file intere di sedie, in fondo alla sala erano vuote.
Gasparri ha parlato di Giustizia e del regime dei pentiti.
«Borsellino, Falcone e molti altri appartenenti alle forze dell'ordine hanno pagato il prezzo della vita per la loro azione, per la loro legalità. Oggi questo impegno prosegue anche nel loro nome, con norme severissime contro le cosche».
Gasparri ha raccontato di aver conosciuto Borsellino nel 1990 in un convegno organizzato in Sicilia dai giovani della destra.
«Ci disse - ha riferito Gasparri - una bella frase: ragazzi portatevi dietro questi valori fino a quando avrete i capelli bianchi. Borsellino - ha continuato - era un uomo che aveva idee di destra, ma non le manifestava perché a differenza dei magistrati di sinistra tenne sempre distinte le idee dal ruolo istituzionale».
Non è mancata la frecciatina al movimento delle agende rosse di Salvatore Borsellino che era rimasto fuori dall’aula: «non basta sventolare dei libretti- ha detto Gasparri in sala- la storia bisogna studiarla bene e sui libri giusti».
Nel frattempo i ragazzi del popolo delle agende rosse tenevano al corrente Salvatore Borsellino di quanto stava accadendo minuto per minuto.
Una delle telefonate si è conclusa con il grido dei ragazzi, tanto caro al fratello del giudice: «resistenza, resistenza, resistenza».

UNA MANIFESTANTE RIESCE AD INCONTRARE GASPARRI

«Noi volevamo- scrive in una nota Gianluca Vacca di Pescara In Comune- solo assistere all'incontro ed eventualmente partecipare al dibattito finale. Volevamo dare a Gasparri la lettera del fratello del giudice Borsellino e fare a Gasparri 10 semplici domande».
I manifestanti non sono riusciti ad entrare. Tranne una.
Così una ragazza dell’Italia dei Valori, Lea Del Greco, ha aspettato che Gasparri uscisse dalla sala Figlia di Jorio per consegnargli la lettera di Salvatore Borsellino e le 10 domande del popolo delle agende rosse.
PrimaDaNoi.it ha ripreso quegli attimi.
La ragazza in un primo momento viene ostacolata da un agente della Digos in borghese, ma poi è lo stesso Gasparri ad avvicinarsi a prendere i fogli. «La ringrazio, ma non le leggerò» reagisce così l’esponente del Pdl. «Lei è giovane, non sa che Salvatore era disistimato dal fratello», chiosa Gasparri.
Ecco solo alcune delle domande consegnate a Gasparri: «pensa che Borsellino sarebbe d’accordo con la presenza di circa 10 parlamentari condannati in via definitiva tra le fila del PDL? Pensa che Borsellino sarebbe d’accordo sulla presenza di Dell’Utri in Parlamento? Pensa che Borsellino avrebbe condiviso l’affermazione di Berlusconi per cui Mangano era un eroe?»

I MANIFESTANTI: «BORSELLINO AVREBBE DIFESO LA MAGISTRATURA»

«Abbiamo saputo solo verso le 12,30- scrive Vacca in una nota- che l'organizzatore Leo Nodari era stato aggredito da qualcuno: siamo certi che l'aggressore verrà facilmente identificato, essendo il luogo dove sarebbe avvenuta l'aggressione piena di telecamere e di forze dell'ordine. L'aggressione sarebbe avvenuta lontano dalla manifestazione e quindi non ha nulla a che fare con la protesta pacifica».
«Dopo questa mattinata, fatta di diritti negati e di libertà soppresse,- continua l’esponente degli Amici di Beppe Grillo- si è rafforzata la convinzione dell'inopportunità della presenza di Gasparri e di esponenti del Pdl a un Premio che porta il nome di Paolo Borsellino. Questa manifestazione era di liberi cittadini, non era di nessun colore politico».

Manuela Rosa 02/11/2009 16.54

da primadanoi.it

Nessun commento: