lunedì 30 novembre 2009

Fininvest querela La Repubblica che risponde...

La Fininvest contesta il contenuto degli articoli di Repubblica
La replica dei giornalisti Bolzoni e D'Avanzo

"Il consulente escluse ogni possibile ombra"
"Ma quella zona grigia è nella sentenza"

LA LETTERA

Egregio Direttore,
La presidente della Fininvest Marina Berlusconi - annunciando la decisione di procedere per le vie legali - ha già anche espresso il giudizio sull'operazione diffamatoria organizzata dalla Repubblica nei confronti di un grande gruppo imprenditoriale come il nostro per colpire il suo fondatore. Non ci sarebbe altro da aggiungere. Tuttavia, nell'articolo "Quelle nebbie misteriose sulle origini della Fininvest", la Repubblica torna sul tema con alcuni elementi su cui non è possibile tacere. Vediamo i principali.
Il pezzo forte dell'articolo sembra essere la ricostruzione degli apporti finanziari alle origini del gruppo Fininvest, affidata dalla Procura di Palermo al funzionario della Banca d'Italia Francesco Giuffrida. I due giornalisti citano la sentenza del Tribunale palermitano secondo cui né il consulente della Procura né quello della difesa sono riusciti "a risalire in termini di assoluta certezza e chiarezza all'origine, qualunque essa fosse, lecita o illecita, dei flussi di denaro investititi nella creazione delle holding Fininvest". Ma è proprio così? Per quanto riguarda il consulente della difesa, i verbali delle udienze sono a disposizione: è sufficiente leggerli per valutare come alcune sue dichiarazioni siano state travisate e quanto invece risultino nette le affermazioni sull'assoluta trasparenza di tutte le operazioni esaminate.
Relativamente alla consulenza chiesta dalla Procura, due esperti di cose mafiose come gli autori dell'articolo dovrebbero ben sapere che cosa accadde dopo la sentenza citata. Visto che loro non lo raccontano, lo raccontiamo noi. Chiamato in causa dalla Fininvest, secondo la quale nella sua consulenza era arrivato a conclusioni errate per grave negligenza, il dottor Giuffrida ha sottoscritto la seguente affermazione: "All'esito di una prospettazione maggiormente organica delle operazioni ... e della relativa documentazione già disponibile, (il dottor Giuffrida ndr) riconosce i limiti delle conclusioni rassegnate nel proprio elaborato e delle dichiarazioni rese al dibattimento, ed inoltre che le ... operazioni oggetto del suo esame consulenziale erano tutte ricostruibili e tali da escludere l'apporto di capitali di provenienza esterna al Gruppo Fininvest" (il testo integrale dell'atto di transazione è dal 27 luglio 2007 a disposizione sul nostro sito, www.fininvest.it). Tradotto dal linguaggio tecnico, a noi, e non solo a noi, pare che il concetto sia chiaro: nessuna zona d'ombra. Ma l'articolo odierno ha un altro "punto forte", il libro di Paolo Madron "Le gesta del Cavaliere" (1994). Repubblica, intercalando abilmente frasi prese dal libro con allusioni e ammiccamenti, lo utilizza per arrivare all'enormità, a insinuare addirittura - nemmeno troppo velatamente - che una quota della Fininvest sia in mano alla mafia. Basta però leggere il libro di Madron per rendersi conto che in quelle pagine non esiste alcun tipo di riferimento diretto o indiretto, allusione, evocazione, nulla di nulla che possa in qualche modo far pensare a qualsivoglia collegamento con capitali mafiosi.
Questi sono fatti, sono documenti, non sono inaccettabili insinuazioni. Di quelle dovrà essere reso conto nelle aule di giustizia.
Franco Currò
(Direttore Comunicazione Fininvest)

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LA RISPOSTA
Repubblica non ha mai scritto che la frase ripresa dal libro Le gesta del Cavaliere di Paolo Madron ("Non meno dell'80 per cento delle azioni delle holding che controllano Fininvest sono di Berlusconi. Sull'altro 20 per cento ci si può ancora sbizzarrire") faccia "riferimento a un collegamento con capitali mafiosi". Si discute di questo: la famiglia mafiosa di Brancaccio lascia dire che ha in mano "un asso nella manica" contro la Fininvest. Ci si chiede: ci sono zone grigie nel passato della Fininvest che possano rendere concreto quel ricatto? Sì, una zona d'ombra c'è. È l'autorevolissima fonte di Paolo Madron - il banchiere Carlo Rasini, primo e decisivo finanziatore di Silvio Berlusconi, testimone e protagonista diretto della nascita delle sue imprese - a sostenere che il "venti per cento della Fininvest" non è (al 1994) nella disponibilità del capo del governo. E' un'affermazione che contraddice in modo radicale la dichiarazione di ieri di Marina Berlusconi: ("Non c'è stata mai una sola azione della Fininvest che non facesse capo alla famiglia Berlusconi. Così è oggi e così è da sempre"). È bizzarro contestare ciò che non si è scritto per non smentire quel che davvero è stato detto.
Veniamo ora allo strano caso del dottor Giuffrida, vicedirettore della Banca d'Italia di Palermo. L'argomento della Fininvest è prevedibilissimo e - purtroppo - sfortunato, se lo si racconta tutto intero. Incaricato dal pubblico ministero di valutare i finanziamenti alle holding di controllo della Fininvest, Giuffrida rintraccia molte operazione che giudica "anomale". Per esempio: 113 miliardi di lire negli anni settanta (pari a circa 308 milioni di euro di oggi) erano "flussi di provenienza non identificabile". Fininvest muove contro il consulente un'azione civile. Che si conclude con una transazione in cui Giuffrida, è vero, "riconosce i limiti delle sue conclusioni". Quel che la Fininvest non ricorda mai, quando evoca lo strano caso del dottor Giuffrida, è quel che dissero i suoi avvocati (Maria Taormina Crescimanno e Antonio Coppola) all'Ansa. Quel giorno il 28 luglio 2007, alle ore 20,48: "Il dottor Giuffrida ha personalmente ricevuto la proposta di transazione dalla Fininvest e solo il 18 luglio ha sottoposto ai suoi legali una bozza di accordo che gli stessi non hanno condiviso, ritenendo che quanto affermato nel documento non corrispondesse alle reali acquisizioni processuali. Il successivo 26 luglio, il dottor Giuffrida ha inviato all'avvocato Coppola il testo della bozza parzialmente corretto. Consultatisi i difensori hanno tuttavia ritenuto di non condividere la proposta di transazione. Ieri, 27 luglio, i difensori hanno saputo dai media, e solo successivamente da Giuffrida, della stipula dell'atto che non hanno sottoscritto e che non sottoscriveranno non condividendo la ricostruzione dei fatti e le affermazioni in esso contenute". Quel che conta non sono le parole di Giuffrida, ma quel che è scritto nella sentenza contro Marcello Dell'Utri, II sezione del Tribunale di Palermo, 11 dicembre 2004: "Non è stato possibile, da parte dei consulenti [del pubblico ministero e della difesa], risalire in termini di assoluta certezza e chiarezza all'origine, qualunque essa fosse, lecita od illecita, dei flussi di denaro investiti nella creazione delle holding Fininvest. (...). La consulenza [della difesa] Iovenitti non ha fatto chiarezza e non ha contribuito a chiarire la natura di alcune operazioni finanziarie "anomale" e a evidenziare la correttezza delle risultanze societarie, contabili e bancarie del gruppo Fininvest".
Anche in questo caso, è chiaro il metodo di Fininvest. Si contesta, con un atto privato del tutto estraneo al processo (la transazione del povero Giuffrida), quel che non si può negare ha accertato un Tribunale: ci sono all'origine di Fininvest "operazioni finanziarie "anomale"". È difficile contestare che una zona grigia ci sia, se nemmeno il consulente di Marcello Dell'Utri è riuscito a illuminarla.

Attilio Bolzoni, Giuseppe D'Avanzo

da repubblica.it

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