lunedì 23 novembre 2009

Caso Dell'Utri, presto in aula la verità del pentito Spatuzza

di Nicola Biondo

La data è stata fissata. Gaspare Spatuzza, il pentito che ha riaperto il processo d’appello contro Marcello Dell’Utri, sarà sentito il prossimo 4 dicembre. Non a Palermo ma, per motivi di sicurezza, a Torino. Il Procuratore generale Gatto ha anche chiesto che venga sentito un altro pentito, Salvatore Grigoli, uno dei più spietati killer di Cosa nostra, reo confesso, tra l’altro, dell’omicidio di don Pino Puglisi, il coraggioso parroco di Brancaccio assassinato nel settembre del 1993. Le stragi del 1993 Così il processo Dell’Utri si incrocia sempre più con l’inchiesta sui mandanti esterni delle stragi del 1993. Un’inchiesta che, archiviata nel 1998, vedeva indagati Silvio Berlusconi (definito «Autore uno») e Marcello Dell’Utri («Autore due)». Tra i 29 nuovi verbali - è un’altra delle novità del processo - che il Procuratore generale ha messo agli atti ci sono infatti quelli di alcuni degli organizzatori ed esecutori della strage avvenuta a Firenze in via dei Georgofili (Cosimo Lo Nigro, Pietro Romeo, Giovanni Ciaramitaro, i boss Filippo e Giuseppe Graviano) e quello del confronto tra Giuseppe Graviano e Spatuzza. A proposito di Pietro Romeo, i magistrati fiorentini nel 1998 sottolineavano che «le sue dichiarazioni appartengono alla categoria della chiamata in correità a carico di «Autore Uno», aggiungendo che il pentito aveva «trasceso il livello delle responsabilità inerenti la fase organizzativa dei reati per attingere quella del concorso morale». Anche Grigoli, l’altro pentito che il Pg vorrebbe chiamare sul banco dei testimoni, è stato già sentito a proposito dei mandanti a volto coperto delle stragi compiute dalla mafia fuori dalla Sicilia. Nel settembre 1997 disse di essere a conoscenza di un politico legato a Cosa nostra rifiutandosi però di farne il nome. Ma, il 5 novembre scorso, davanti ai magistrati della procura di Firenze, Grigoli il nome lo ha fatto, ed è stato quello di Dell’Utri. Anche se non si sa con riferimento a quali circostanze. Grigoli oggi afferma che le bombe di Firenze, Milano e Roma e la mancata strage allo stadio Olimpico avevano lo scopo di «far scendere lo Stato a patti». La sua fonte è Nino Mangano, lo stalliere di Arcore: «Mangano mi disse che i Graviano avevano un canale diretto con Dell'Utri… era l’epoca delle stragi… Dopo le elezioni (1994) tutti confidavamo in Berlusconi e si diceva che solo lui ci poteva salvare». Grigoli conferma così il racconto di Gaspare Spatuzza sui rapporti tra i fratelli Graviano, mandanti delle bombe, e i due fondatori di Forza Italia: «I Graviano mi dissero: “abbiamo ottenuto quello che volevamo, abbiamo il paese in mano, abbiamo persone serie e affidabili…”». Le persone affidabili erano - per Spatuzza - Berlusconi e il “compaesano” Dell’Utri. Le domande di Grigoli Ma perché Grigoli solo oggi racconta queste cose? «Nelle mie dichiarazioni ho sempre detto la verità. Però una cosa è parlare di un omicidio, fornendo tutti i riscontri, altra cosa è parlare di queste tematiche. In sostanza ho sempre temuto che affermazioni come quella che ho fatto oggi potessero finire con il fare mettere in dubbio tutte le mie precedenti dichiarazioni». Il file investigativo della procura di Firenze Dell’Utri prova a rispondere ad una domanda: il dinamismo stragista di Cosa nostra e quello politico di Berlusconi e dell’Utri, datati entrambi 1993, hanno punti di contatto? La sentenza di archiviazione del 1998 sui mandanti esterni afferma che «i soggetti (Berlusconi e Dell’Utri ndr ) hanno intrattenuto rapporti non meramente episodici con i soggetti criminali cui è riferibile il progetto stragista» e conclude con questa considerazione a proposito dell’ipotesi investigativa: essa «ha incrementato la sua plausibilità, anche se non si è trovata conferma ai racconti dei pentiti».

da l'unità.it

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