lunedì 30 novembre 2009

«Berlusconi avrebbe strozzato anche Giovanni Falcone»

di Jolanda Bufalini

Sarebbe proprio di quelli da strozzare Marcelle Padovani: è una giornalista straniera, quindi esporta l’immagine del paese. E scrive di mafia, suo fu il libro intervista con Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”. E infatti, reagisce alle parole del premier: «allora Berlusconi strozzerebbe anche Giovanni Falcone, il simbolo della lotta alla mafia ». «Fu con l’opera di Falcone e Borsellino che magistrati e forze dell’ordine furono messi nelle condizioni di combattere la mafia».

Perché anche l’attuale procuratore Piero Grasso insiste sulla necessità che della mafia si parli?
«Se non c’è attenzione dell’opinione pubblica la mafia diventa normalità. Berlusconi dovrebbe scrivere un libro dal titolo “La mafia è morta”, ma sappiamo bene che - anche se non si muovono i killer - nella finanza, nel traffico degli stupefacenti e delle armi, la mafia non è morta. Non solo si deve parlarne ma sostenere le associazioni come “Addio pizzo” o i ragazzi di Locri. »

Il premier dice che si fa brutta figura all’estero.
«Una ventina di anni fa ci convocarono al ministero degli Esteri per discutere come si potesse migliorare l’immagine dell’Italia. Alcuni di noi risposero che per farlo bisognava migliorare l’Italia e lasciar perdere quest’idea manipolatoria. Ma questo è proprio nella linea di Berlusconi, lui vive nel suo Truman Show».

Truman Show?
«Il Berlusconi politico, non quello dei suoi affari, è fatto così: finti programmi, finte leggi, poi ti accorgi, come elettore, che nel paniere non hai raccimolato niente. Il grande venditore crea una realtà artificiale.Malo stesso procedimento si può utilizzare al contrario, se non si parla di una cosa si dà l’impressione che quella cosa non esista ».

Però c’è anche qualcosa di antico in Berlusconi, già ai tempi delle prime commissioni d’inchiesta....
«Sì, allora c’erano personaggi come il cardinale Ruffini che dall’alto della loro cattedra sminuivano l’importanza del fenomeno mafioso».

E poi c’è l’assimilazionedi chi denuncia a chi denigra il paese. In Iran succede che i dissidenti siano accusati di calunniare il proprio paese.
«Anche gli antifascisti italiani in Francia durante il fascismo erano accusati di questo ma in realtà lavoravano per costruire un’altra Italia».

Berlusconi dice che nessuno ha combattuto la mafia più di lui.
«Le forze dell’ordine (le migliori in Europa nel contrasto alla criminalità organizzata) hanno portato in carcere il gotha di Cosa Nostra. Ma questo non dipende dal governo che, al contrario, permette il rimpatrio dei capitali con la sola multa del 5%. E fra quei capitali ci sono quelli mafiosi.E poi c’è l’autorizzazione a vendere i beni sequestrati, con il rischio che, la criminalità organizzata, attraverso prestanome, si ricompri ciò che lo Stato gli ha tolto».

Qual’è la situazione attuale della criminalità organizzata in Italia?
«La mafia siciliana è calante, incapace persino di riunire la Cupola. Ma cresce la ‘Ndrangheta, che l’amministrazione Usa cataloga fra le 5 organizzazioni criminali più pericolose nel mondo. Questo significa che l’Italia è ancora soggetta al ricatto. Il problema dell’Italia è che gruppi, clan, logge proliferano in assenza dello Stato, di strutture statali capaci di regolare gli interessi collettivi.

da l'unità.it

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