mercoledì 28 ottobre 2009

Trattativa per "salvarlo" dai processi

di Liana Milella

ROMA - E adesso?
"Fate in fretta e levatemi dagli impicci".
"E basta con i dubbi di Fini e della Bongiorno sulla prescrizione breve, non c'è altra strada, mentre a quella di sfruttare il legittimo impedimento non ci credo, ho visto già com'è finita per Previti". Chiuso ad Arcore, il Cavaliere è stufo e vuole una legge che lo metta in zona sicurezza contro "il complotto dei giudici". Ha dato ordini precisi: subito le nuove regole sulla prescrizione e subito la norma che sposta a 78 anni l'età pensionabile delle toghe in modo da ingraziarsi i vertici della Cassazione che trattano, oggi e in futuro, i suoi processi.

Dal palazzaccio un favore in anticipo il presidente Vincenzo Carbone, che sarebbe tra i primi a fruire della proroga, gliel'ha già fatto giusto ieri. Con una mossa a sorpresa, al di fuori di qualsiasi prassi decennale, ha tolto alla sezione tributaria e al suo presidente Enrico Altieri un processo da 400 miliardi di vecchie lire in cui l'agenzia delle entrate, per bocca dell'avvocatura dello Stato, reclama dalla Mondadori crediti per rimborsi Irpeg e Ilor non pagati nel 1991. L'udienza era prevista per oggi, ma Altieri s'è visto sfilare all'ultimo momento il processo, che invece è stato assegnato alle sezioni unite. E quando, infuriato, lo stesso Altieri ha chiesto conto di un intervento del tutto fuori dalle regole s'è sentito rispondere: "C'è una ragione di Stato". Tutta la Cassazione è in subbuglio contro Carbone, Altieri lavora a possibili reazioni formali, ma Berlusconi ha ottenuto così un prezioso rinvio.

Sono questi i risultati che gli premono e soprattutto quelli che gli piacciono, la melina invece lo innervosisce. Quella dei finiani, giusto in queste ore, lo manda ai pazzi. "Liberatemi subito dai processi", è il suo ossessivo refrain. Aveva chiesto un nuovo lodo Alfano con legge costituzionale, ma gli hanno spiegato che i tempi per approvarlo sarebbero troppo lunghi e rischierebbero di finire prima i suoi processi. Allora ha spedito Niccolò Ghedini a trattare con Giulia Bongiorno.

I primi approcci ci sono stati la settimana scorsa. Cauto e prevenuto Ghedini, memore dei niet di Giulia su intercettazioni e blocca-processi. L'avvocato del premier adesso ha un obiettivo chiaro: vuole la prescrizione breve, tagliando via dai calcoli i tempi aggiuntivi (un quarto in più) frutto degli "atti interruttivi" (sentenze e rinvii a giudizio). Espone la trovata. E la Bongiorno gliela boccia sonoramente: "Sarebbe un'amnistia, non ti darò mai il mio consenso" replica lei. E fa una contro proposta: "Se sei un bravo avvocato sfrutta appieno il legittimo impedimento, concorda con i giudici il calendario, così come te lo consiglia la stessa Consulta, vedrai che non avrai più problemi".

Un pannicello caldo. Ghedini reagisce subito e dice di no. Spiega alla Bongiorno che la sua idea è sbagliata, che con Berlusconi non riuscirebbe, che ogni settimana sarebbe comunque un delirio sui giornali. Tuttavia prova a riferire i contenuti della trattativa a Berlusconi. Che replica nel modo peggiore immaginale: "Cosa? Siete pazzi? Ma allora mi volete proprio rovinare? Pensate che non me lo ricordi com'è andata a finire con Previti giusto utilizzando questo sistema del legittimo impedimento?". Berlusconi se lo ricorda bene, Previti è stato condannato due volte. La prescrizione non ha corso abbastanza in fretta.
Poi ecco lo spiraglio di un possibile compromesso. Cambiare la legge sul legittimo impedimento, renderla più stringente, togliere ai giudici l'autonomia che attualmente hanno sul tipo di impegni, incontri, appuntamenti che possono giustificare il rinvio di un'udienza. La trattativa Ghedini-Bongiorno riprende a Roma, e andrà avanti questa settimana. Da una parte lei non cede di una virgola: "La legge già c'è e va bene così, la sentenza della Corte non lascia spazi a ulteriori modifiche". Lui insiste: "No, dobbiamo togliere ai magistrati ogni spazio di libertà, altrimenti saranno capaci di fissarmi i processi pure la domenica pur di condannare Berlusconi". Dalla finiana Bongiorno non è arrivata alcuna apertura. I margini sono inesistenti. Ghedini intanto oggi riunisce la consulta del Pdl per la giustizia, cerca lì i supporter alle sue teorie giuridiche, e soprattutto ragiona su quali "vagoni" (le intercettazioni o il processo penale al Senato) far camminare le future norme ad personam,. Ma l'incubo dei finiani che dicono no comunque continua.

da repubblica.it

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