venerdì 16 ottobre 2009

Stato-Mafia, il "papello" di Cosa nostra consegnato ai magistrati di Palermo

L'avvocato del figlio di Vito Ciancimino ha portato i documenti al procuratore aggiunto Roberto Scarpinato.




PALERMO - Una fotocopia del 'papello', l'elenco delle richieste della mafia allo Stato per interrompere la stagione delle stragi nel 1992, è stato consegnato ieri mattina ai magistrati della procura di Palermo. Lo confermano fonti qualificate del palazzo di giustizia. E' stato l'avvocato di Massimo Ciancimino, Francesca Russo, a consegnarlo al procuratore aggiunto Roberto Scarpinato e al pm Nino di Matteo.

Il documento. Il legale di Ciancimino avrebbe consegnato anche altri documenti fra cui, come riporta il settimanale l'Espresso, gli appunti dell'ex sindaco di Palermo sulle richieste che Cosa Nostra ha presentato allo Stato il documento, che sarebbe stato stilato da Totò Riina, secondo quanto trapela dalla Procura, elenca le richieste di Cosa nostra allo Stato, fra le quali la revisione dei processi, la cancellazione della legge sui pentiti, ma anche la defiscalizzazione della benzina.

Commissione Antimafia. Walter Veltroni, componente della Commissione Antimafia ha chisto l'immediata convocazione dell'organismo parlamentare: "Alla luce della conferma dell'esistenza del 'papello' - ha detto - confido che il presidente Pisanu, in coerenza con il suo ruolo ed il suo profilo istituzionale, convochi immediatamente la commissione Antimafia".

Martelli conferma. L'ex ministro della Giustizia, Claudio martelli è stato ascoltato per circa tre ore dai pm di Palermo e Caltanissetta, come testimone nell'ambito delle indagini sulla trattativa fra Stato e mafia, condotta dai pm del capoluogo siciliano, Antonio Ingroia e Paolo Guido, oltre che sulla strage di via D'Amelio, svolta dal procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari e dall'aggiunto Domenico Gozzo.

Martelli, ascoltato a Roma, ha ribadito i concetti espressi nel corso della puntata dell'8 ottobre di "Annozero": "Intuii che Borsellino sapesse della trattativa fra Stato e boss per far cessare la stagione delle stragi - ha detto - e di recente me lo ha confermato Liliana Ferraro", l'ex direttore degli Affari penali del ministero della Giustizia, successore di Giovanni Falcone in quell'incarico, dopo la strage di Capaci, anche lei ascoltata ieri a Roma..

L'ex ministro della Giustizia ha negato di aver ricordato soltanto ora fatti risalenti al 1992: "Avevo parlato in numerose interviste dei miei dubbi sulla formazione del governo Amato, nel 1992, delle pressioni che subii per lasciare la Giustizia e andare alla Difesa e della situazione di Vincenzo Scotti, che dovette lasciare gli Interni a Nicola Mancino".

Ad "Annozero" Martelli aveva detto - e oggi lo ha confermato ai pm - che Borsellino fu informato dalla Ferraro dei tentativi di Massimo Ciancimino di avere "coperture politiche" rispetto ai contatti e agli approcci con i carabinieri.

da repubblica.it

Nessun commento: