lunedì 12 ottobre 2009

La gaffe siciliana del duo Feltri-Pivetti

di Domenico Valter Rizzo

Un esempio da seguire per l’impresa siciliana, un management giovane che guarda al futuro, sono questi gli ingredienti con i quali il numero di settembre di «Dossier Sicilia» descrive un’azienda catanese, la «Sud Trasporti s.r.l».

«Dossier Sicilia» è un patinatissimo inserto diretto da Irene Pivetti (edito con il sostegno, non si sa se economico o meno, del Ministero dei Beni Culturali e di Confindustria nazionale e siciliana) distribuito in allegato con Il Giornale diretto da Vittorio Feltri. Si spiega che la Sud Trasporti ha un fatturato di 20 milioni di euro, doppio rispetto a quello del 2004. Un aumento spettacolare se si considera che, dai dati ministeriali, il comparto dell'autotrasporto, dal 2004 ad oggi, segna un andamento praticamente stagnante. Un vero miracolo dunque. «Dossier Sicilia» riserva al presidente della Sud Trasporti persino la foto sulla copertina, proprio sotto quella del Presidente del Senato.

Il giovane imprenditore, protagonista del «miracolo» si chiama Angelo Ercolano, non ha alcun precedente penale, ma il suo cognome a Catania fa paura. I Santapaola, i Mangion e gli Ercolano, tutti imparentati tra loro, rappresentano da sempre l’aristocrazia mafiosa catanese. Sono i potenti di Cosa nostra, da questa parte della Sicilia.

Come può essere sfuggito un simile cognome al duo Pivetti - Feltri? Sicuramente si tratterà di un banale caso di omonimia. Andiamo quindi a controllare meglio.

Dalle visure alla Camera di Commercio di Catania emerge che al vertice dell’azienda ci sono appunto Angelo Ercolano, che è recentemente stato nominato, con grande spolvero sul quotidiano locale, presidente provinciale della Federazione autostrasportaori italiani (Fai), la sorella Maria e il fratello Aldo. Ma chi sono questi tre fratelli? Centrano qualcosa con i famosi Ercolano? Incrociando i dati emerge un quadro chiaro e sconcertante. I tre fratelli che controllano la «Sud Trasporti», tutti assolutamente incensurati, sono nipoti di Giuseppe "Pippo" Ercolano, il cognato del capo della famiglia catanese di Cosa nostra, Benedetto Santapaola. Giuseppe Ercolano è anche lui un boss di primo livello. Suo figlio Aldo, cugino di primo grado dei fratelli proprietari della «Sud Trasporti», sta scontando l'ergastolo per vari delitti, tra i quali spicca l'assassinio di Giuseppe Fava. Fu lui - così hanno stabilito i giudici - a far fuoco sul giornalista la sera del 5 gennaio 1984.

La famiglia Ercolano ha avuto sempre un debole per le imprese di trasporto. Lo zio Giuseppe, così come oggi i suoi giovani nipoti, era il proprietario di una grossa società di trasporti su gomma, si chiamava «Avimec» e finì confiscata per mafia. Pippo Ercolano venne arrestato proprio in un nascondiglio segreto ricavato dentro gli uffici della sua azienda che, da bravo imprenditore, ha continuato a seguire anche durante la latitanza.

Lo spazio su «Dossier Sicilia», c'è da giurarci, avrà reso orgogliosa tutta la famiglia, perché gli Ercolano ci hanno sempre tenuto ad avere un buon nome sui giornali. Quando, come si legge negli atti del maxi processo «Orsa Maggiore» - uno sprovveduto cronista del quotidiano La Sicilia, definì Ercolano un «boss mafioso», al giornale successe il finimondo. Pippo Ercolano si presentò infuriato dal direttore, Mario Ciancio chiedendo un intervento per mettere a posto il giovanotto che, evidentemente non aveva ancora imparato il giusto rispetto. Intervento che arrivò subito. Il cronista venne convocato da Ciancio che, in presenza di Ercolano, lo strapazzò di brutto e gli ordinò di non definirlo mai più mafioso, anche quando lo avessero detto le forze dell'ordine. Il fatto naturalmente non ebbe a ripetersi.

Una famiglia pesante dunque. I tre rampolli che guidano la Sud Trasporti come abbiamo detto sono privi di macchie giudiziarie. Nessuno vuol far pagare loro colpe di altri. Ci mancherebbe. Ma indicare un cognome di questo tipo come fulgido esempio di successo imprenditoriale forse è un po' troppo anche per Catania, forse anche per Irene Pivetti e Vittorio Feltri.

da l'unità.it

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