giovedì 1 ottobre 2009

De Magistris lascia la toga

L'ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris, oggi eurodeputato IdV, annuncia in una lettera al Capo dello Stato e presidente del Csm, pubblicata oggi su Il Fatto, la sua decisione di lasciare definitivamente la Magistratura. E accusa: «sono stato isolato e ostacolato da ’mafiosi di Statò». «E` una lettera che non avrei mai voluto scrivere. E` uno scritto che evidenzia quanto sia grave e serio lo stato di salute della democrazia nella nostra amata Italia. E` una lettera con la quale Le comunico, formalmente, le mie dimissioni dall`ordine giudiziario». Lo scrive Luigi de Magistris in una lettera inviata al capo dello Stato e presidente del Csm, Giorgio Napolitano, pubblicata oggi su Il Fatto.

L'europarlamentare dell`IdV annuncia la sua decisione di lasciare la toga, spiegandone le ragioni e ripercorrendo la propria storia. «Ho avuto la fortuna di fare il magistrato, il mestiere che ho sognato» perché «la magistratura è nel mio sangue», scrive de Magistris, spiegando che «per questo, ho deciso di prendere le funzioni di PM in una sede di trincea, di prima linea nel contrasto al crimine organizzato: la Calabria». Un lavoro a cui «ho dedicato gli anni migliori della mia vita, dai 25 ai 40 anni», al prezzo di «sacrifici enormi, personali e familiari, ma nessun rimpianto». «Parallelamente al consolidarsi dell`azione investigativa svolta -ricostruisce de Magistris - si rafforzavano le attività di ostacolo che puntavano al mio isolamento», attività che «talvolta provenivano dall`esterno delle Istituzioni, il più delle volte dall`interno: dalla politica, dai poteri forti, dall`interno della magistratura».

Secondo l`ex pm di Catanzaro, infatti, «gli ostacoli più micidiali all`attività dei servitori dello Stato sono i mafiosi di Stato». E per fermare questi servitori dello Stato, sottolinea de Magistris, «oggi, non è più necessario ucciderli» perchè «si può raggiungere lo stesso risultato con modalità diverse: al posto della violenza fisica si utilizza quella morale, la violenza della carta da bollo, l`uso illegale del diritto o il diritto illegittimo, le campagne diffamatorie della propaganda di regime». «Ebbene sig. Presidente- si legge nella lettera- Lei dovrebbe conoscere, sempre quale Presidente del CSM, le attività che sono state messe in atto ai miei danni» e condotte «al solo fine di bloccare indagini che avrebbero potuto ricostruire fatti gravissimi commessi in Calabria (e non solo) da politici, di destra, di sinistra e di centro, da imprenditori, magistrati, esponenti dei servizi segreti e delle forze dell`ordine».

Per questo, chiede de Magistris a Napolitano, «perché, sig. Presidente, non è stato vicino ai servitori dello Stato che si sono imbattuti nel cancro della democrazia, nelle collusioni più terribili tra criminalità organizzata e poteri deviati? Non ho mai colto alcun segnale da parte Sua in questa direzione, anzi». Scrive l`eurodeputato Idv: «sono stato ostacolato, mi sono state sottratte le indagini, mi hanno trasferito, mi hanno punito solo perché ho fatto il mio dovere» e quando «ho denunciato fatti gravissimi all`autorità giudiziaria competente, la Procura della Repubblica di Salerno», ecco che «magistrati onesti e coraggiosi anche loro dovevano pagare, in modo ancora più duro e salato».

«Ebbene, sig. Presidente - conclude l`ex pm - io credo che Lei abbia errato in questa vicenda» e «ricordo bene il Suo intervento dopo che furono eseguite le perquisizioni da parte dei magistrati di Salerno. Rimasi amareggiato, ma non meravigliato». Sulla sua scelta di lasciare la toga, de Magistris però chiarisce: «un`azione inaccettabile quale quella condotta contro di me può strapparmi le amate funzioni» ma «non piega la mia dignità», tanto che «nel cuore e nella mente sarò sempre magistrato» e «in Politica, quella con la P maiuscola, porterò gli stessi ideali con cui ho fatto il magistrato». Ed è per questo che «con grande serenità, mi dimetto dall`ordine giudiziario nella consapevolezza che non mi sarebbe più consentito esercitarlo dopo il mandato politico», con un impegno però: «cercherò di fare in modo che quello che è successo a me non accada più a nessuno».

da lastampa.it

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