venerdì 2 ottobre 2009

Come dovrà essere la fine politica di Berlusconi

Panta rei os potamòs (Tutto scorre come un fiume) « Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell’impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va » (Eraclito, filosofo greco535 aC).
In questo frammento Eraclito sottolinea come l’uomo non possa mai ripetere la stessa esperienza per due volte, giacché ogni ente, nella sua realtà apparente, è sottoposto alla legge inesorabile del tempo. La storia ha più volte insegnato che, consegnare il potere ad una sola persona, non ha mai giovato alla democrazia. I casi storici sono immensi come i granelli di una spiaggia, eppure... Come sosteneva Eraclito, l’uomo tenta più volte di discendere il medesimo fiume, con i medesimi tragici risultati. Solo se il cambiamento e il movimento sono reali si cambiano le cose, mentre l’identità delle cose uguali a sé stesse sono illusorie.

Tutto scorre! Come le stesse parole continuamente pronunciate da Berlusconi. Un tragico ripasso della sua storia politica. “Ridiscende lo stesso fiume”, proponendo gli stessi insulti, gli stessi teoremi propinati agli italiani in tutti questi anni. Ed ecco che alza continuamente il tono dello scontro. Il pericolo comunista, la sinistra, i magistrati, la stampa, “Annozero”, la Dandini, ecc. La storia del lupo e dell’agnello comincia a stancare, ed ogni democratico convinto si chiede; quale sarà il prossimo passo del monotono premier? L’Italia con Berlusconi è diventata un Paese irriconoscibile, la sua storia democratica quasi azzerata. In effetti, non è stato difficile far collassare un sistema mutandone in modo incongruo la sua struttura, influenzandone la politica attraverso i media e le relazioni tra i suoi elementi. Non è difficile neanche, con questi metodi, far collassare la coesione sociale del popolo italiano. Se la politica avesse ancora una logica, se ne potrebbe trarre che Berlusconi è prigioniero della sua stessa ripetitiva arroganza, dalla litania dei sondaggi, ora in crescita, ora in calo, come fossero l’unico programma elettorale, il suo declino è cominciato e non potrà più giocare la carta della fiducia illimitata.

Una domanda incombe nel dibattito politico; come deve essere la fine di Berlusconi? Lo scrittore Andrea Camilleri ha così risposto ad una domanda di Miguel Mora su “El País”: Lo scarso audience di Porta a Porta dell’altra sera è stato una gioia. Dà qualche speranza. Un imbecille ha scritto su Il Giornale che il mio sogno è quello di vedere Berlusconi impiccato come Mussolini. E’ il contrario, ciò che più temo è che possa morire o che i giudici lo facciano fuori. Quello che voglio invece è che duri, che gli italiani bevano da questo calice fino a vomitare. Così si renderanno conto di ciò che è e poi finirà. Altrimenti, diverrà martire. Spero soprattutto che risusciti la moralità perché adesso ciò che vige è la morale del vespino. Il vespino va controsenso e nessuno dice niente; passa col rosso e nessuno dice niente, sale sul marciapiede e nessuno dice niente. Gli italiani guardano il vespino e pensano: Madonna! Che bello sarebbe essere questo vespino e non rispettare nessuna regola!” E non mi riferisco alle escorts né alle veline, mi riferisco solo alla vita quotidiana. La fine della prima repubblica è stata decretata dalla magistratura, da mani pulite, non da una sconfitta politica o da un voto popolare. La fine di Berlusconi deve essere sancita dalla politica, non da scandali sessuali o da congiure da palazzo, né tantomeno da condanne giudiziarie che, comunque debbono proseguire il loro corso. Prima la sconfitta politica, poi quella morale giudiziaria. Solo così potremo finalmente liberarcene definitivamente. Spero risusciti nei cittadini la moralità, come dice Camilleri, che siano loro a farlo cadere. Il primo bene di un popolo è la sua dignità.

Mi vengono in mente le parole di Giovanni Falcone « Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l’essenza della dignità umana ».

da agoravox.it

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