martedì 13 ottobre 2009

«Ciancimino jr mi ha illuminato sui contatti tra mafia e Stato»

Martelli: così dal ministero fu avvisato Borsellino

di M. Antonietta Calabrò

ROMA — Dopo le dichiara­zioni fatte ad Annozero , l’ex ministro della Giustizia Clau­dio Martelli torna a parlare della presunta trattativa tra mafia e apparati dello Stato e del ruolo di mediazione offer­to da Vito Ciancimino (come raccontato dal figlio Massi­mo) che precedette l’assassi­nio del giudice Borsellino.

Claudio Martelli, come mai lei la storia dei due cara­binieri del Ros che vanno dal direttore degli Affari pe­nali del ministero della Giu­stizia se l’è ricordata dopo tanti anni?

«Non è che io non avessi ri­cordo di quel fatto. Anche se io il generale Mori e il capita­to De Donno non li ho mai in­contrati personalmente, né loro chiesero di parlare con me. Liliana Ferraro me ne in­formò subito, e cioè dopo la Messa per il trigesimo della morte di Falcone, il 23 giu­gno del 1992. È che quell’epi­sodio, all’epoca, mi provocò irritazione perché mi sembrò l’ennesimo caso di rivalità mai sopita tra apparati inve­stigativi. Avevamo costituito la Dia, la Direzione investiga­tiva antimafia, proprio per evitare queste sovrapposizio­ni, e il Ros anziché integrarsi, faceva di testa sua. Tra l’altro la Dia allora era guidata pro­prio da un generale dei Cara­binieri, il generale Taormi­na...»

Quando la richiesta degli ufficiali del Ros gli è appar­sa in un’altra luce?

«Dopo quest’estate, dopo le ultime rivelazioni di Massi­mo Ciancimino, figlio di Vi­to. Poche settimane fa sono stato invitato a testimoniare dalla Procura di Caltanisset­ta, e ci andrò nei prossimi giorni. E quindi ho chiamato la Ferraro per controllare i miei ricordi. Dico subito che io non penso proprio che questi due ufficiali siano due felloni. Volevano bloccare la strategia stragista, ma secon­do me, andando oltre i limiti della legge. In ogni caso nel giugno del 1992 la Ferraro disse loro di mettersi in con­tatto con il magistrato che più di ogni altro sapeva cos’è la mafia, Paolo Borsellino, l’erede di Falcone, e lo avvisò personalmente. Teniamo a mente le date: sull’agenda del giudice l’incontro con Mancino, ministro dell’Inter­no, era segnato il primo lu­glio. Il 2 o il 3 luglio il genera­le Mori e il capitato de Don­no incontrarono Borsellino, ma loro negano di avergli parlato del contatto che ave­vano con Ciancimino. Borsel­lino è stato ucciso il 19 lu­glio » .

Ieri Ciancimino jr ha rive­lato che anche Virginio Ro­gnoni, sapeva dei contatti tra Stato e Cosa Nostra.

«Può essere, perché i cara­binieri dipendono organica­mente dal ministro della Dife­sa e Rognoni è stato ministro della Difesa fino alla fine di giugno del ’92...».

Il Ros ha ottenuto il più grande successo con l’arre­sto di Totò Riina...

«Questo è indubbio, ma le stragi non si fermarono, ba­sta ricordare cosa avvenne nel luglio del ’93 a Roma, a Milano e Firenze».

Ciampi ha ricordato che nell’estate del ’93, temette un colpo di Stato.

«Ecco, appunto. Cosa No­stra non era finita».

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