martedì 22 settembre 2009

Diritti tv, a Milano l'atto d'accusa quel socio occulto di Berluscon

di PIERO COLAPRICO ed EMILIO RANDACIO

MILANO - Appropriazione indebita, "chiunque per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto si appropria del denaro altrui". La chiusura dell'indagine, preludio della richiesta di rinvio a giudizio per Silvio Berlusconi (un metro cubo di carte fascicolate con copertina azzurra), è già pronta nell'ufficio del pubblico ministero Fabio De Pasquale. Che, con procuratore e aggiunti, dovrà decidere ora se formalizzare il passo prima o dopo la sentenza della Consulta sulla legge Alfano che rende immune il capo del governo. I pubblici ministeri temono polemiche e clamori. Non sanno decidere quale delle due opzioni sia la più low profile. Consegnarla prima del giorno del giudizio della Corte può sembrare una sfida ai giudici costituzionali. Dopo la decisione della Consulta, quale che sia, una vendetta o un'aggressione al premier. Si vedrà. Quel che già da oggi è chiaro sono le ragioni, il quadro probatorio che ha convinto la procura a definire la nuova accusa contro Silvio Berlusconi.

L'ufficio del pubblico ministero si trova, da quattro anni, di fronte a questa domanda: il patron di Fininvest/Mediaset era soltanto, come si legge nelle carte, l'end user - l'"utilizzatore finale", direbbe Niccolò Ghedini - dei diritti televisivi acquisiti da un costosissimo intermediario (Frank Agrama)? Oppure l'esoso intermediario era il "socio occulto" di Berlusconi che così poteva lasciare all'estero, fuori bilancio, ghiotti profitti? Il pubblico ministero ha concluso che "fino al 2005, vi sono seri elementi di fatto per ritenere che Silvio Berlusconi sia il "socio occulto" di Agrama e ne abbia diretto e utilizzato l'attività allo scopo di sottrarre denaro alle società italiane (Fininvest e successivamente Mediaset) e allocarlo su canali esteri" ai danni degli azionisti, del fisco americano e italiano.
Il metodo non era poi così complicato. Già intravisto e indagato nell'indagine per i diritti televisivi truccati, oggi in fase processuale, le "sottrazioni" in questo nuovo affare - Mediatrade - si fanno se possibile più elementari. Il gigante Mediaset rinuncia a trattare i diritti televisivi direttamente con le majors, come personalmente faceva fino agli anni ottanta Silvio Berlusconi. Affida un incarico a un egiziano diventato cittadino americano, Frank Agrama. Agrama acquista i diritti e li rivende "alle società di Berlusconi a prezzi enormemente gonfiati". Con un particolarità che si può raccontare con le parole un po' tortuose del pubblico ministero: "Dall'esame dei documenti si è avuta contezza dell'esistenza di trasferimenti ripetuti e di ingente ammontare posto in essere in anni recenti da una società di Agrama (Wiltshire trading) a favore di una serie di soggetti titolari di conti in Svizzera che ragionevolmente appaiono configurare una modalità di "restituzione" di una parte degli illeciti proventi ottenuti attraverso la vendita di diritti televisivi a prezzi gonfiati a società del gruppo Mediaset".
Per semplificare. A Los Angeles si acquista a cento. A Milano si rivende a mille (le quantità sono indicative). La differenza tra cento e mille resta all'estero e Agrama si preoccupa curiosamente di appoggiare ("restituire") quei profitti su conti nella disponibilità di manager Mediaset, in Svizzera, nel Principato di Monaco, alle Bahamas. Di quel denaro, i pubblici ministeri hanno individuato una tranche in un piccola agenzia dell'Ubs nei pressi di Lugano, cento milioni di dollari, più o meno.

Questo schema truffaldino ha trovato un'inaspettata conferma nelle testimonianze di Roberto Pace, direttore dei diritti Mediaset dal 1998 al 2002; di Bruce Gordon, massimo responsabile delle vendite della Paramount; e addirittura in una lettera autografa di Frank Agrama.

Roberto Pace è un esperto di format televisivi e nel '98 viene chiamato in Mediaset con l'incarico di rimettere in sesto i conti dell'area dei diritti in azienda. Controlla i bilanci. Si accorge che qualcosa non va. E questo qualcosa ha il nome di Frank Agrama. Perché io devo pagare questa sanguisuga, si dice Pace, per un lavoro che possiamo fare da soli, direttamente e senza pagare nessuno?

"Fin da subito - ricorda Pace ai pubblici ministeri - manifestai ad Agrama l'intenzione di concludere direttamente con Paramount senza utilizzare la sua intermediazione. Ricordo di avergli mandato anche delle lettere in cui gli spiegavo che per motivi di budget non potevamo più prendere in considerazione le sue proposte d'acquisto di nuovi prodotti televisivi".
Non è facile disfarsi dell'intermediario. L'osso è duro. Non arretra. Come mai? Il manager è sveglio, ma non capisce subito dove ha messo le mani. L'ostacolo americano insinua, allude, minaccia. "La pressione di Agrama - riprende Pace - cominciò a diventare piuttosto intensa. Ricordo un discorso molto aspro. Mi disse che forse non avevo capito "chi era lui e che tipo di rapporti avesse lui con la famiglia". Era molto arrogante e sicuro del fatto suo e voleva che gli venissero garantiti per il futuro, gli stessi volumi del passato, cioè almeno 40 milioni di dollari l'anno".

All'affondo di Agrama seguono i "segnali" interni. "Fu Daniele Lorenzano (responsabile per i diritti sul mercato americano) che mi fa capire come "Agrama fosse amico del Gruppo": era inopportuno questo atteggiamento di chiusura nei suoi confronti. Per rendere ancora più limpido il messaggio, Lorenzano fu molto diretto e mi disse che "aveva parlato con il Dottore" e che questa situazione con Agrama era insostenibile e bisognava venire incontro alle sue richieste".

Chi sia "il Dottore" è noto a tutti, in Mediaset, ma per Pace, ostinato, "il riferimento a Berlusconi, il Dottore, non era per me sufficiente". Pace decide di parlarne anche con Pier Silvio Berlusconi. "Capii che Pier Silvio non voleva essere coinvolto in questa faccenda. Fu il presidente di Fininvest Aldo Bonomo a domandarmi per quale motivo ci fosse stata una contrazione degli acquisti per gli affari di Agrama". Pace cede e fa di più. Si uniforma all'andazzo. Diventa " consulente" di Agrama e, come ammette, incassa dal 1998 al 2002, 4,5 milioni di dollari, ora sequestrati in Svizzera.
A questo punto i pubblici ministeri hanno in mano un filo che dimostra come tagliare il legame tra "il Dottore" e l'intermediario americano fosse, per un management non consapevole, impossibile. Forse, addirittura pericoloso. Devono fare un passo in più. Approfondire meglio la qualità del rapporto tra Agrama e Berlusconi. Intermediario e committente o soci occulti? Ai loro occhi, scioglie il mistero Bruce Gordon, responsabile della vendite della Paramount. E' una fortuna imbattersi nelle sue parole secche e ricordi inequivoci. Dice Gordon: "Per me Agrama è un rappresentante di Silvio Berlusconi, però ignoro il legame giuridico esatto che esisteva tra loro". E' un fatto, dice, che in Paramount le società di Agrama (Harmony Gold e Wiltshire Trading) "sono indistintamente indicate come Berlusconi companies e l'esposizione creditoria come Berlusconi receivables". Dunque, non esistevano gli affari di Agrama, ma soltanto quelli di Berlusconi.

Lo stesso nome di Agrama era sostituito dal nome dell'altro. E' un fatto che in Paramount sono convinti che ci sia Berlusconi dietro quegli affari. La conferma, ricorda Gordon, viene direttamente da Agrama che gli assicura come le responsabilità politiche assunte, nel 1994 e nel 2001, da Berlusconi non gli impediscono di sovrintendere agli affari di Mediaset, come ha fatto fino ad allora. "Agrama - ricorda Bruce Gordon - ha sempre detto che Berlusconi era il suo miglior amico, che poteva chiamarlo senza problemi. Ha detto che aveva chiamato il sig. Berlusconi per congratularsi quando fu nominato presidente del consiglio. Agrama ci diceva che continuava a riferire a Silvio Berlusconi sulle negoziazioni per l'acquisto dei film anche dopo la sua nomina a presidenza del consiglio. Diceva che Berlusconi era impegnato per giustificare il suo ritardo nel fornirci una risposta nell'ambito di queste negoziazioni".

Ricapitoliamo. Agrama è un intoccabile perché fa gli interessi della "famiglia". Chi ci prova, si scotta le mani perché non sa che Agrama è Berlusconi come è chiaro agli uomini della Paramount. Che sono consapevoli come l'incarico di governo del "Dottore" non abbia mutato di una virgola quella "sovrapposizione" di interessi.

La conferma cade tra le braccia dei pubblici ministeri in modo fortunoso. Alla Fininvest sono in allarme per le indagini intorno ai diritti televisivi. Frank Agrama diventa un punto sensibile. Meglio scavare un fossato tra Los Angeles e Milano. Allontanarlo. Minimizzare il suo contributo alle fortune del gruppo. Ancora una volta Agrama non ci sta. Alza voce. In una riunione del 17 ottobre 2001 sventola sul naso dei massimi dirigenti misteriosi foglietti. Dice, alterato: "E non scordatevi che di questi pezzi di carta ne ho migliaia. Fatevi i vostri conti".

Per essere più esplicito, il 30 ottobre 2001, scrive: "Abbiamo già discusso della natura del nostro rapporto e del grande impegno profuso, da me personalmente, a favore di tutti i componenti del Gruppo Berlusconi in generale, e della famiglia in particolare". Ma questa è storia di domani.

da repubblica.it

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