venerdì 7 agosto 2009

Zero in governo


Tanti proclami, pochi risultati. E conti in rosso, leggi incostituzionali, gaffe, scontri interni... Ecco le pagelle della squadra di Berlusconi: tra primi della classe, assenti, bocciati e auto-promossi

di Marco Damilano

Il Capoclasse, da tempo, non frequenta più la scuola. Troppo attratto dai palcoscenici internazionali. Troppo impegnato a difendersi da mogli, amiche e perfino dalla figlia Barbara che con una frase ha smontato la linea difensiva costruita in tre mesi: "Un uomo politico non può permettersi la distinzione tra vita pubblica e vita privata". Se n'è accorto Antonio Bassolino, che con Silvio Berlusconi è in ottimi rapporti, quando lo ha chiamato per il commissariamento della sanità in Campania. "Non me ne occupo io, parlane con Gianni Letta", ha risposto il Cavaliere, spompato. In sua assenza, la classe di governo si divide: tra Nord e Sud, con il premier costretto a bloccare il nascente partito di Gianfranco Miccichè e Raffaele Lombardo con 4 miliardi destinati alla Sicilia, tra Roberto Maroni e Claudio Scajola che litigano sui lavoratori immigrati. Tutti contro tutti e tutti contro Giulio Tremonti. Intanto, l'Istat avverte che i poveri sono aumentati: oltre otto milioni, il 13,6 per cento della popolazione. Il Pil crolla al meno 5,2 per cento, il debito pubblico tocca il record di 1.752 miliardi di euro, le entrate fiscali sono calate di 4,5 miliardi, i disoccupati potrebbero arrivare al 10 per cento. Numeri che spingono a rimandare a settembre il governo Berlusconi in blocco. Ecco le pagelle dei ministri, prima della pausa estiva. Promossi, bocciati, rimandati, assenti.

Primi della classe
Occhiali spessi da nerd, piglio annoiato da studente modello costretto ad ascoltare professori che ne sanno meno di lui, Giulio Tremonti è l'uomo chiave del governo: ha in mano il boccino delle misure anticrisi, le risorse per le emergenze, la rediviva Cassa per il Mezzogiorno. Attaccato all'auricolare per ascoltare le lamentele dei ministri, le richieste dei peones, i richiami del Quirinale. Qualcuno sussurra che sia vittima delle sue macchinazioni: avrebbe lasciato che le tensioni nel governo si sviluppassero a briglia sciolta per sottolineare il suo ruolo e ora "sente che il bosco lo sta accerchiando", sogghigna un berlusconiano. È stato più volte indicato come nuovo premier in caso di dimissioni traumatiche dell'attuale inquilino di palazzo Chigi. Ma lui nega di pensarci. Lo ha spiegato a un gruppo di prelati dopo una sua conferenza sull'enciclica sociale del papa: "Voi non conoscete la forza di reazione della Bestia", inteso come Berlusconi. Parole che in una sede ecclesiastica sono risuonate in modo particolare: la Bestia, nel libro dell'Apocalisse, è il nome dell'Anticristo, il Diavolo.

A fare da anti-Tremonti nel governo c'è l'ambizioso Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo economico che gestisce 5 miliardi l'anno di contributi a fondo perduto per le imprese private, in corsa anche per sostituire l'incapace trio Bondi-La Russa-Verdini che guida il Pdl. Intanto mostra i muscoli in Consiglio dei ministri. Con Maroni sulla regolarizzazione dei lavoratori immigrati (replica del leghista: "La sua proposta è la stessa di Epifani: respinta") e con Stefania Prestigiacomo sulla gestione del nucleare, la grande torta dei prossimi anni.

Autopromossi
Il ministro dell'Interno Roberto Maroni sventola i dati sicurezza del 2008: reati in calo dell'8 per cento, meno borseggi, meno scippi, meno furti in casa, meno omicidi. In più, ci sono i respingimenti che hanno ridotto gli sbarchi di immigrati al minimo. Anche se l'Osservatorio Nord-Est segnala che nel Veneto è aumentata la paura della criminalità. E l'agenzia Onu per i rifugiati denuncia che i centri detenzione in Libia stanno scoppiando. Ma Maroni si autopromuove, insieme agli altri ministri padani: il titolare dell'Agricoltura Luca Zaia e soprattutto l'uomo delle Riforme Umberto Bossi, l'icona della Lega, il partito che aumenta i voti e dà la linea al governo. Il partito del nuovo potere, come resoconta ogni giorno 'La Padania'. Ecco Bossi impettito come un ex generale sudamericano in grisaglia ministeriale che taglia il nastro dell'autostrada Brebemi. Ecco il viceministro Roberto Castelli che posa la prima pietra della terza corsia tra Lainate e Como-Grandate. Ecco il ministro Zaia a bordo di un trattore al Brennero che arringa gli allevatori della Coldiretti, oppure fotografato a tutta pagina cheek to cheek con un cavallo mentre proclama: "Salverò l'ippica". I ras democristiani, i Gaspari, i Bisaglia, i Prandini, non avrebbero saputo fare di meglio. E sono durati decenni.

Sette in condotta
La sua uscita sui salari più bassi al Sud ha fatto imbestialire mezzo governo. Eppure, incredibile, Roberto Calderoli, ministro della orwelliana Semplificazione normativa, non è il più irrequieto della squadra. Il Pierino in servizio permanente è Renato Brunetta. "Il vaffa è un atto di libertà. Fa bene a chi lo manda e a chi lo riceve", ha teorizzato l'altro giorno dopo aver vaffeggiato in un anno dipendenti fannulloni, impiegate che fanno la spesa in orario di lavoro, poliziotti panzoni, Internet e Facebook, l'abbigliamento casual in ufficio, Daria Bignardi e, naturalmente, i suoi colleghi, Tremonti in testa, con cui la rivalità è a stento nascosta.

Non basta l'impegno
La fascinosa Prestigiacomo, ministro dell'Ambiente, ha sparato decine di interviste, per le realizzazioni ci sarà tempo. "Basta con i parchi trasformati in poltronificio", ha tuonato. Prima di nominare commissario dell'Ente parco del Gran Sasso il giornalista 'de destra' Arturo Diaconale, di cui non si sospettava la passione per orsi e camosci. E coccola con dedizione il suo collegio elettorale, ricambiata: per il G8 dell'Ambiente a Siracusa, città natale, i ristoratori grati le hanno dedicato una pizza, manco fosse la regina Margherita.
Anche il ministro della Gioventù, l'ex An Giorgia Meloni, finora ha prodotto il topolino dei villaggi per i giovani niente alcol e niente spinelli, dopo aver lanciato i campi estivi per studenti nelle caserme dei vigili del fuoco. Per forgiare la meglio gioventù. La meglio giovinezza, anzi.

Bocciati
Il ministro della Giustizia Angelino Alfano prometteva sfracelli. Riforma del processo civile e penale, riforma del Csm, separazione delle carriere, legge sulle intercettazione. Per ora il bottino è magro: la riforma del Csm, solo annunciata, è stata bollata come incostituzionale dall'organo di autogoverno dei magistrati. Il ddl sulle intercettazioni è stato bloccato da un intervento del Quirinale e rispedito al dibattito in Senato per le modifiche. Come se non bastasse, il brillante ministro è stato commissariato dal suo partito con la nascita della Consulta della giustizia del Pdl guidata da Niccolò Ghedini, l'avvocato di Berlusconi: un governo-ombra. Nella sua Sicilia è sfidato da Miccichè e Lombardo che mirano a ridimensionarne il potere. E c'è l'emergenza carceri pronta a scoppiare: i detenuti sono 63 mila, a fine anno saranno 70 mila secondo l'associazione Antigone. L'unica realizzazione di Alfano resta il lodo che salva Berlusconi dai processi e che porta il suo nome: sempre che sopravviva alla sentenza della Corte costituzionale, prevista per ottobre.

La Consulta, intanto, ha bocciato il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini sulla chiusura delle miniscuole e sull'accorpamento degli istituti. Un brutto colpo per la ministra, già riuscita nell'impresa di risvegliare contro la sua riforma studenti, insegnanti, genitori, sindacati e perfino l'esangue Pd. Un capolavoro.

Sotto la sufficienza anche i due ministri che rappresentano quel che resta di An. Su Ignazio La Russa alla Difesa piovono le critiche delle Forze armate: nessuna riforma avviata, tranne il progetto Difesa Spa, la società che dovrebbe gestire il patrimonio immobiliare dei militari, vissuto come una razzia, e pesanti tagli di bilancio, 485 milioni in meno nel 2009, 456 nel 2010, 813 nel 2011. Cifre da bancarotta proprio mentre la missione in Afghanistan si fa più rischiosa e il contingente in Libano, costosissimo, si ritrova abbandonato a se stesso. Per risolvere il problema del logoramento dei mezzi sul teatro afgano si ricorre sempre più spesso alla cannibalizzazione: togliere pezzi dall'Italia e trasportarli in Afghanistan. Incrociando le dita.

Per l'altro ministro di An, l'uomo delle Infrastrutture Altero Matteoli, è stato un pessimo inizio d'agosto: ingorgo al passante di Mestre, con il governatore veneto Giancarlo Galan inferocito con l'Anas al punto di invocarne l'abolizione, la Salerno-Reggio Calabria chiusa al primo weekend di esodo, caos negli aeroporti con la nuova Alitalia che per ammissione del presidente Roberto Colaninno subisce pesanti ritardi in due voli su dieci.

Fuori tema, e dunque da bocciare, Maurizio Sacconi, il ministro del Welfare che accorpa lavoro e salute. Quando parla di ammortizzatori sociali e di misure strutturali a sostegno di precari e licenziati, il trevigiano Sacconi biascica un rosario di vedremo, stiamo valutando, si vedrà. Ma sulla pillola Ru486 o sul testamento biologico si trasforma in un mullah. A colpi di libri bianchi e verdi, predica che "la crisi è di valori", invocando la benedizione dalle gerarchie ecclesiastiche. Con la sacra missione, nientemeno, di fermare"le deriva nichilista cominciata negli anni Settanta", si infiamma Sacconi, "come diceva Gianni De Michelis", magari all'uscita di una discoteca. E anche, già che ci siamo, di bloccare l'ascesa del rivale vice-ministro Ferruccio Fazio. "Ha molto operato per l'obiettivo", sussurrano in Vaticano.

Mara Carfagna, prima delle vacanze, ha prodotto uno strepitoso book fotografico con i momenti più importanti della sua attività di governo: Mara in tuta mimetica, Mara tra i bambini, Mara con il grembiule che fa la cameriera per la Birmania. E dichiara di pensare molto alla sua futura maternità. Nell'attesa del pupo carfagnano aspetta anche il progetto per la conciliazione tra i tempi di cura e di lavoro, sempre annunciato e mai concretizzato.

Meno male che a divertire la scolaresca del governo ci pensa Michela Vittoria Brambilla. Tanto lavoro per conquistare la poltrona ministeriale per poi ammettere di fronte alle first ladies del G8 che "fare il ministro del Turismo è duro, ma non difficile". E già, potrebbe farlo chiunque. Lei ne è la prova vivente.

Assenti
"138 incontri in Italia, 185 incontri all'estero, 105 visite alll'estero. 357.599 chilometri percorsi. 527 ore e 43 minuti di volo...". Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha messo on line le sue missioni all'estero, "28 volte i giri della Terra". Sarebbe ora di rifiatare e chiedersi come mai il peso internazionale dell'Italia si sia così ridotto.
Il ministro della Cultura Sandro Bondi, lui si è già fermato. La riforma del ministero si è impantanata in commissione alla Camera. I 60 milioni per lo spettacolo sono stati recuperati dal fondo emergenze dopo le proteste di tutto il settore. E ora il più fedele al Capo rischia di essere fatto fuori anche dal triumvirato di testa del Pdl. Silvio core 'ngrato.
Assente il napoletano Elio Vito, ministro dei rapporti con il Parlamento: inesistenti. Per 24 volte alla Camera e otto al Senato si è presentato a chiedere al Parlamento la fiducia ammazza-dibattito. Un record negativo che cancella i 17 voti di fiducia chiesti nello stesso periodo dal governo Prodi.

Non classificabili
Il pugliese Raffaele Fitto (Affari regionali) si è assunto il compito di fare il portabandiera del Sud nel governo: basta questo per dire quanto contino i meridionali in Consiglio dei ministri. Andrea Ronchi (Politiche comunitarie), sinceramente, chi l'ha visto? Al contrario di Gianfranco Rotondi (Attuazione del programma) che coltiva la regola aurea dei maestri dc: esserci, senza darlo a vedere.

dal settimanale l'Espresso

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