giovedì 6 agosto 2009

Il figlio del procuratore Costa ''Indagate su chi lo lascio' solo'


Per il procuratore Gaetano Costa oggi sarà il ventinovesimo anniversario di un assassinio senza mandanti né sicari.


di Salvo Palazzolo

Suo figlio Michele ha presentato nelle scorse settimane un nuovo esposto alla Procura di Catania: chiede che si torni a ricostruire il clima d´isolamento che accerchiò il padre nel momento in cui dovevano essere convalidati gli arresti del clan Inzerillo. «Sono emersi rapporti e fatti che potrebbero anche far riconsiderare quei comportamenti ritenuti il frutto di mere leggerezze - spiega l´avvocato Costa - si potrebbe cercare finalmente di capire cosa è veramente avvenuto in quegli anni». Michele Costa ricorda ancora le parole del padre in quei giorni di maggio 1980: «Mi disse, alcuni sostituti sono garantisti, altri hanno paura e qualcuno è in malafede ed ha fatto una verifica. Non mi perdono, ancora oggi, di non avergli chiesto i nomi dei verificatori e anche cosa intendesse per verifica. Mi disse soltanto - prosegue Costa - qualcuno vuol accertare se a fronte di un dissenso organizzato e totale mi fermo o meno, e ciò, forse, pensando a un altro processo».
Vale la pena di ricordare che il procuratore Costa aveva ragione sulla convalida degli arresti. Gli esiliati della guerra di mafia sono tornati nei mesi scorsi in Sicilia, con i loro tesori mai sequestrati.
«Eppure, si tenta ancora di cancellare la memoria delle indagini di Gaetano Costa», dice il figlio. «Nei delitti di mafia, ove non si riesca a discreditare la memoria della vittima e non sia verosimile negare la matrice mafiosa, la si ammette senza riserve alcuna specificando, magari, che la vittima aveva messo in pericolo importanti interessi mafiosi. Ma nulla si dovrà sapere sugli interessi messi in pericolo. Tale tecnica, descritta da mio padre, è stata oggi perfezionata». L´avvocato Costa invita a tornare ai «fatti» e a diffidare «degli scenari o delle indagini epocali proposte magari da qualche nuovo pentito».
Costa è ricordato oggi anche dall´associazione magistrati: «Nel giorno della memoria non ci si può sottrarre dal denunciare la situazione critica degli uffici di Procura siciliani», dice il presidente Giuseppe De Gregorio.

da Repubblica.it

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