sabato 25 luglio 2009

Riina, tre ore di colloquio con i pm "Del patto mafia-Stato non so nulla"




per la prima volta il boss parla. Verbale secretato


di Salvo Palazzolo

PALERMO - "Io unni sacciu nenti di sti cose". Totò Riina perde presto l'aria di vecchietto ottantenne di paese che parla sottovoce, i suoi occhi sembrano incendiarsi quando il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari comincia a rivolgergli una domanda dietro l'altra sul "papello" e la trattativa durante le stragi del '92. In ogni domanda ci sono riferimenti precisi alle indagini e ai processi. Riina taglia corto: "Io non so niente di queste cose. Da me non è venuto nessuno". Dentro una stanzetta del carcere milanese di Opera, il capo di Cosa nostra in cella dal 1993 perde presto la pazienza quando si parla di "papello", si accalora, poi il tono della voce ritorna un sussurro. Comunque, ad ogni domanda c'è una risposta: è questa la vera novità che offre Riina rispetto al passato. Un tempo il padrino rifiutava qualsiasi contatto con i pm antimafia.

Per tre ore si è protratta ieri mattina l'audizione del capo di Cosa nostra davanti al procuratore di Caltanissetta Lari, al suo aggiunto Domenico Gozzo e al sostituto Nicolò Marino. I magistrati avevano deciso l'incontro dopo aver letto sui giornali le parole che il 18 luglio Riina aveva affidato al suo legale, Luca Cianferoni: "Io sono stato oggetto e non soggetto della trattativa".

Durante l'interrogatorio, Riina resta il capo di Cosa nostra che conserva tanti segreti. Declina gentilmente, ma con decisione, qualsiasi offerta di collaborazione con la giustizia. Però il verbale è stato secretato. E al termine dell'audizione Lari dichiara: "L'avevo detto che Riina voleva parlare con noi magistrati di Caltanissetta". I dettagli dell'audizione restano top secret. Di certo, i pm hanno fatto tante domande, anche sui punti più delicati del discorso fatto da Riina qualche giorno fa. Aveva detto: "Borsellino l'ammazzarono loro". Chi sono "loro"? Riina avrebbe risposto anche a questa domanda, naturalmente a modo suo. Aveva detto: "Non guardate sempre e solo me, guardatevi dentro anche voi". Davanti ai magistrati si sarebbe lanciato in un'analisi che vede un complotto di non ben identificati apparati. Anche qui c'è il Riina di sempre, con allusioni che adesso vorrebbero proporsi come "ragionamenti" da offrire alla valutazione ai magistrati.

Al termine dell'audizione, l'avvocato Cianferoni dice: "Abbiamo elementi nuovi per dire che ci sono innocenti in carcere e colpevoli fuori. Il processo celebrato per via d'Amelio è stata una montatura". Il riferimento è al dichiarante Gaspare Spatuzza, che a Caltanissetta sta mettendo in discussione gli ergastoli che sembravano acquisiti. Cosa c'entrino le rivelazioni di Spatuzza con l'audizione di Riina è un altro punto che resta top secret. Di certo, il tema della revisione dei processi è stata sempre una delle "passioni" di Riina. Evidentemente, anche dopo 16 anni di carcere, il padrino resta attento alle esigenze del suo popolo di mafiosi in cella.

La Procura di Caltanissetta continua a cercare fra i 57 giorni che restarono a Borsellino dopo la morte di Falcone. "Il magistrato aveva scoperto la trattativa?", è la domanda chiave dell'inchiesta. Ieri, l'ex pm Giuseppe Ayala ha detto di aver saputo dall'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino di un suo incontro "del tutto casuale" con Borsellino, il giorno dell'insediamento al Viminale. Replica Mancino: "Ayala afferma ciò che non ho mai escluso, e cioè che è stato possibile aver stretto, fra tantissime mani, anche quella di Borsellino. Cosa ben diversa da un incontro e da un colloquio".

da repubblica.it

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