martedì 14 luglio 2009

Oggi in Sicilia, domani in Italia

di Marco Travaglio

Nel maggio 2005 Silvio Berlusconi annunciò al suo Giornale l’idea di fondare un «nuovo soggetto politico» chiamato «Lega Sud» o «Lega Meridionale », affidato a Raffaele Lombardo, all’epoca presidente della Provincia di Catania con l’Udc e ora governatore di Sicilia, grande prestigiatore di liste “autonomiste”.

L’idea non era proprio originale. Nel dopoguerra i moti siciliani aizzati dal Finocchiaro Aprile, che voleva fare della Sicilia la 51° stella della bandiera Usa, ebbero l’appoggio entusiastico di Cosa Nostra. E a ogni cambio di regime c’è sempre qualcuno che vellica gl’istinti secessionisti della parte peggiore dell’isola.

Nel 1992-’93, mentre implodeva la Prima Repubblica, se ne occupò direttamente Cosa Nostra, attraverso alcuni dei suoi più fini politologi: Brusca, Bagarella, Cannella e i fratelli Graviano, che fra una strage e l’altra fondarono «Sicilia Libera» e avviarono contatti con altre Leghe Meridionali, sorte come funghi con la partecipazione straordinaria delle mafie. Sicilia Libera aveva contatti con massoni deviati, da Gelli in giù, con neofascisti come Delle Chiaie, col principe romano Napoleone Orsini, a sua volta in contatto con Dell’Utri come risultò dai tabulati e dalle agende del senatore. La pia confraternita avviò contatti con i fratelli della Lega Nord, che inviò un deputato a un vertice a Lamezia Terme. Ma poi Riina fu arrestato e il bastone del comando passò a Provenzano. Il quale, più che alla secessione dallo Stato, puntava a conviverci.

Infatti, come racconta il suo ex braccio destro ora pentito, Nino Giuffrè, il vecchio Binnu decise di sciogliere Sicilia Libera per confluire su Forza Italia. Ora apprendiamo che in cambio del suo appoggio aveva chiesto a Berlusconi tramite il postino Dell’Utri - il controllo di una rete Fininvest, come se non bastassero gli attacchi e gl’insulti che varie rubriche del Biscione vomitavano sui magistrati antimafia. Ma è curioso che, mentre la Seconda Repubblica dà segni di cedimento, i primi scricchiolii si avvertano proprio in Sicilia col fuggifuggi dal Pdl. E che si riaffacci il progetto di una Lega Meridionale, patrocinata guarda un po’ da Lombardo e dal tradizionale braccio destro di Dell’Utri in Sicilia, Gianfranco Miccichè, ormai in rotta col suo partito.

Lombardo e Miccichè hanno appena dato vita a una giunta “anomala”, non autorizzata dal Pdl ma, secondo i bene informati, benedetta urbi et orbi dal vecchio Marcello. Il quale da mesi denuncia un certo isolamento e rilascia strane interviste per sottolineare le carriere troppo rapide e troppo irresistibili di gente come Schifani e Alfano (guarda caso in rotta con Lombardo e Miccichè). Anche se poi corre a precisare che «figuriamoci se Gianfranco andrà a fare un partito contro Berlusconi». Il tutto, alla vigilia della sentenza del processo d’appello di Palermo che lo vede imputato per mafia.

Posticino sempre interessante, la Sicilia, per capire l’Italia che verrà.

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