mercoledì 15 luglio 2009

Marsala 1992, ''carissimo Paolo''. Il saluto dei sostituti procuratori a Paolo Borsellino

di Rino Giacalone

Il ricordo di Paolo Borsellino è ricco di lettere, parole scritte o pronunciate in interviste per la carta stampata o televisive, testimonianze lasciate da chi lo ha conosciuto, ha lavorato con lui, fino a quella tremenda e terribile domenica del 19 luglio 1992. Documenti che sono usciti da scrivanie pubbliche e private, consegnate via via alla opinione pubblica perchè se ne riuscisse a far tesoro nell'impegno che ognuno liberamente ha voluto dedicare alla giustizia, alla lotta alla mafia, alla democrazia e alla libertà in poche parole. Parole spesso finite strumentalizzate. E quindi talvolta apprezzate solo per secondi fini, mai per le cose originali e vere.

Difficile che questo possa mai accadere per la lettera che di seguito si propone. E' il saluto che i magistrati di Marsala rivolsero al loro procuratore Paolo Borsellino quando lasciò la guida dell'ufficio marsalese per approdare da procuratore aggiunto alla Procura antimafia di Palermo.

Carissimo Paolo,
al di là dei saluti ufficiali, anche se sentiti, un momento
privato, un colloquio fra noi. Non tutti siamo
qui a Marsala con Te fin dal Tuo arrivo, ma ognuno
di noi porta nel suo cuore un pezzetto di storia da raccontare
sul lavoro a Marsala, nella Procura che Tu hai
diretto. Ci piacerebbe ricordare tante situazioni impegnative
o tristi o buffe che ci sono capitate in questa esperienza
comune, ma l’elenco sarebbe lungo e, allo
stesso tempo, insufficiente. Possiamo comunque dirTi
di avere compreso appieno il significato di questo periodo
di lavoro accanto a Te e le possibilità che ci sono
state offerte: l’esperienza dei «pentiti», i rapporti di un
certo livello con la polizia giudiziaria, sono situazioni
rare in una Procura di provincia, e la Tua presenza ci
ha consentito di giovarci di queste opportunità.
Abbiamo goduto, in questi anni, di una autorevole
protezione, i problemi che si presentavano non ci apparivano
insormontabili perchè ci sentivamo tutelati.
Qualcuno ci ha riferito in questi giorni che Tu avresti
detto, ironizzando, che ogni Tuo Sostituto, grazie al
Tuo insegnamento «superiorem non recognoscet». Sai
bene che non è vero, ma è vero invece che la Tua persona,
inevitabilmente, ci ha portati a riconoscere come
superiore solamente chi lo è veramente. Ci sono state
anche le incomprensioni, e non abbiamo dimenticato
nemmeno quelle: molte sono dipese da noi, dalle diversità
dei caratteri e della natura di ognuno; altre volte,
però, è stata propria la Tua natura a vedere ogni cosa
da una Tua personale angolazione, insuscettibile di diverse
interpretazioni. Tuttavia, anche in questo sei stato
per noi un «personaggio», Ti sei arrabbiato, magari
troppo, ma con l’autorità che Ti legittimava e che
mai abbiamo disconosciuto. Anche nel rapporto col personale
abbiamo apprezzato l’autorevolezza e la bontà,
mai assurdamente capo, ma sempre «il nostro Capo».
E poi Te ne sei andato, troppo in fretta, troppo sbrigativamente,
come se questo forte rapporto che ci legava
potesse essere reciso soltanto con un brusco taglio,
per non soffrirne troppo. Il dopo - Borsellino - non Te
lo vogliamo raccontare: pure se uniti fra noi, in tantissime
occasioni abbiamo sentito che non c’eri più ed
in molti abbiamo avvertito il peso, talvolta eccessivo
per le nostre sole spalle, di alcune scelte, di importanti
decisioni.
E adesso il futuro, il Tuo, ma anche il nostro. Noi Ti
assicuriamo, già lo facciamo, siamo all’erta, sappiamo
cosa vuol dire «Giustizia» in Sicilia ed abbiamo tutti
valori forti e sani, non siamo stati contaminati, se è
vero che «chi ben comincia» - con ciò che ne segue - siamo
stati tutti molto fortunati. Per Te un monito: è un
periodo troppo triste ed è difficile intravederne l’uscita.
La morte di Giovanni e Francesca è stata per tutti
noi un po’ la morte dello Stato in questa Sicilia. Le polemiche,
i dissidi, le contraddizioni che c’erano prima
di questo tragico evento e che, immancabilmente, si sono
ripetute anche dopo, ci fanno pensare troppo spesso
che non ce la faremo, che lo Stato in Sicilia è contro lo
Stato e che non puoi fidarti di nessuno. Qui il Tuo compito
personale, ma sai bene che non abbiamo molti altri
interlocutori. Sii la nostra fiducia nello Stato.
Grazie

I tuoi sostituti
Giuseppe Salvo
Luciano Costantini
Francesco Parrinello
Massimo Russo
Lina Tosi
Alessandra Camassa


da antimafiaduemila.com

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