mercoledì 15 luglio 2009

Mafia: fratello Borsellino, sempre problemi con casseforti...


Palermo. "Ciò che dice Ciancimino jr a proposito della sua cassaforte non perquisita mi fa venire in mente che con queste casseforti nella storia della mafia e degli apparati che le ronzano intorno ci sono sempre problemi". Lo dice Salvatore Borsellino, fratello del procuratore aggiunto di Palermo Paolo, assassinato nella strage di via D' Amelio il 19 luglio '92 dopo le rivelazioni di Massimo Ciancimino, figlio del sindaco mafioso di Palermo, Vito, sul papello con le richieste di Cosa nostra allo Stato che avrebbe chiuso in una cassaforte in casa propria non aperta dai carabinieri durante una perquisizione. ''Mi vengono in mente la cassaforte di Dalla Chiesa - aggiunge - Il pc e le agende elettroniche di Giovanni Falcone, ispezionati da qualcuno e ripuliti, la cassaforte del covo di Totò Riina trovata vuota e mi torna in mente sempre l'agenda rossa di mio fratello che non è mai stata trovata". Sul "papello" che sarebbe in mano a Ciancimino, condannato per aver riciclato parte del tesoro mafioso del padre e che cammina scortato per intimidazioni ricevute, Salvatore Borsellino dice: "Mio fratello era stato informato dagli organi istituzionali della trattativa in corso tra mafia e Stato. Non poteva non esserne informato. Il motivo dell'accelerazione della eliminazione di Paolo è che lui si era messo di traverso rispetto a questa trattativa nel momento in cui ne fu informato".

da ansa.it

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