venerdì 3 luglio 2009

Le carte sparite di Ciancimino confermano: Cosa Nostra minacciava Berlusconi

di Giorgio Bongiovanni e Sivia Cordella

“Parte di foglio A4 manoscritto contenente richieste all’on. Berlusconi di mettere a disposizione una delle sue reti televisive”. Pena, in caso di rifiuto, un “luttuoso evento”.

Questa la frase contenuta in un foglio di carta trasmesso dai pm della Procura di Palermo alla Corte di Appello che sta processando Massimo Ciancimino, già condannato a 5 anni e 8 mesi per aver usato e riciclato i soldi provenienti dal tesoro occulto di suo padre. La missiva è stata depositata oggi alla Procura Generale, dopo quattro anni di ritardo, in seguito al suo recente ritrovamento da parte dell’ufficio del Pubblico Ministero (rappresentato dal sostituto Nino Di Matteo e dall’aggiunto Antonio Ingroia), che sta raccogliendo le nuove dichiarazioni di Massimo Ciancimino.
Il foglietto infatti, contenente le richieste estorsive e le minacce a Berlusconi, strappato nella sua parte alta, era stato sequestrato durante la perquisizione dei carabinieri nel febbraio del 2005 nella casa del figlio più piccolo di don Vito, quattro mesi prima del suo arresto. Acquisito nel suo processo in abbreviato, il documento relativo alle minacce a Silvio Berlusconi, era poi finito in fondo a qualche cassetto, probabilmente deposto perché ritenuto irrilevante.
Ora, sul contenuto della lettera ritrovata dai magistrati, Di Matteo e Ingroia hanno avviato subito un’indagine e una perizia calligrafica. Quest’ultima in particolare escluderebbe possa trattarsi di una lettera vergata da Vito e Massimo Ciancimino. Sembra invece, come riporta l’Ansa, che a scriverla “possa essere stato un uomo di fiducia di Totò Riina che lo avrebbe girato a Bernardo Provenzano, e a sua volta lo avrebbe fatto arrivare al suo amico fidato, Vito Ciancimino. Il quale avrebbe avuto il compito di far giungere l’ambasciata a persone che sarebbero state vicine a Berlusconi”.
Se ciò fosse vero potremmo essere davanti al concreto indizio probatorio sul collegamento diretto tra Berlusconi e Cosa Nostra di cui parlavano i pentiti e al riscontro sulle conclusioni a cui era giunto il Gip Giovanbattista Tona nel decreto di archiviazione nei confronti di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri nell’inchiesta sulle stragi del ’92. Emergenze investigative che parlavano dei rapporti diretti tra la Fininvest e la mafia e tra Dell’Utri e con la stessa associazione criminale. Contatti che “il gruppo Fininvest, nella sua progressiva espansione nel settore televisivo”, avrebbe coltivato al fine di incorporare “tra l’aprile e il novembre del 1991 ben cinque società che avevano sede a Palermo”. Una circostanza che avrebbe reso “plausibile che "cosa nostra", ..... non rimanesse inerte dinanzi all’avanzare di una realtà imprenditoriale di quelle proporzioni, perlopiù facente capo ad un gruppo nel quale si muovevano soggetti già considerati facilmente avvicinabili in forza di pregressi rapporti”. Circostanze che, alla luce del documento sequestrato nel 2005 (che i periti datano 1991), assumono nuovo vigore investigativo ma che suscitano inquietanti perplessità circa la sottovalutazione o la dimenticanza da parte degli addetti ai lavori di una prova dalle caratteristiche probatorie oggettivamente importanti. Documenti che si sarebbero dovuti depositare nel procedimento di secondo grado a carico di Ciancimino Junior. Un testimone di molte verità scomode di cui oggi si stanno occupando coraggiosamente due professionisti degni dei loro mentori Falcone e Borsellino, i pm Nino Di Matteo e Antonio Ingroia che siamo certi andranno fino in fondo.
Per questo motivo e per la delicatezza di certe indagini ci auspichiamo che lo Stato non si tiri indietro e faccia tutto ciò che è necessario, oggi più che mai, per tutelare la vita di un testimone di giustizia del calibro di Massimo Ciancimino che concretamente sta collaborando a far luce su alcuni delicati capitoli oscuri della storia della nostra nazione a partire dalle stragi del biennio ’92 – ’93, fino ad arrivare ai rapporti tra mafia e politica e tra mafia e Istituzioni.

da antimafiaduemila.com


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