venerdì 24 luglio 2009

La morsa delle bugie


di Salvatore Borsellino

Ricevo in questo momento la trascrizione di una intervista telefonica di Floriana Rullo a Giuseppe Ayala realizzata il 23 luglio 2009 per il quotidiano online "Affari Italiani.it"


Giornalista (posizione 5' 45"): "L'agenda rossa di Borsellino, tanti misteri attorno a quest'agenda che non si trova più. Mancino che dice di non aver mai incontrato Borsellino. Pare che ci fosse un appuntamento scritto con Borsellino. Che fine ha fatto secondo lei quest'agenda?" Ayala: "Ma guardi, io ho parlato personalmente con Nicola Mancino che naturalmente è persona con cui ho un ottimo rapporto, siamo stati per diversi anni colleghi in Parlamento, in Senato. Mancino ha avuto un incontro con Borsellino del tutto casuale il giorno in cui Mancino andò per la prima volta al Viminale a prendere possesso della sua carica ministeriale". Giornalista: "Ma perchè lui allora continua dire di no, che non ha mai avuto quest'incontro?"

Ayala: "No, No, lui ha detto che l'ha avuto questo incontro, come no. Lo ha detto anche a me. Le dirò addirittura di più, forse svelo una cosa privata. Mi ha fatto vedere l'agenda con l'annotazione perchè lui è di quelli che ha le agende conservate con tutte le annotazioni. Per cui francamente io non ho elementi per leggere nessuna dietrologia dietro a quest'incontro. C'era Borsellino al Viminale che parlava con il capo della Polizia di allora Parisi, arriva il nuovo ministro e Parisi gli dice "C'è da me il giudice Borsellino, gradisce salutarlo?" Mancino gli dice "Si figuri". E Borsellino fu accompagnato nella sua stanza in mezzo a tanta altra gente e tutto si risolse in una stretta di mano. Con la scomparsa dell'agenda rossa io il collegamento con Mancino faccio molta fatica a farlo, ma molta fatica. Sono certo che quell'agenda è scomparsa...".



Resto interdetto di fronte a questo inaspettato "assist" che Giuseppe Ayala, il quale dichiara nei confronti dello stesso una stima che sicuramente non condivido, fornisce a Nicola Mancino il quale, stretto nella morsa delle sue bugie relativamente all'incontro avuto con Paolo in una stanza del Viminale il 1° luglio del 92, è stato finora costretto a cambiare periodicamente versione ammettendo ogni volta qualcosa di più rispetto a quello che aveva ammesso fino a quel momento.

Non so però quanto questo "assist" fatto da Giuseppe Ayala e non so se "chiamato", volendo usare un linguaggio calcistico, possa risultare valido e quanto possa risultare utile a chi, ormai messo nell'angolo dalle concordanti dichiarazioni di più collaboratori di giustizia, sembra sempre più freneticamente cambiare la propria versione su quell'incontro passando nel corso del tempo da una completa negazione dello stesso a una parziale ammissione di una richiesta di un incontro con Paolo Borsellino da parte di Parisi, incontro poi non avvenuto. Il tutto suffragato, a suo avviso, dall'assurda dichiarazione di non conoscere fisicamente Paolo Borsellino e dal puerile tentativo di far parlare i morti mettendo in bocca a Paolo una negazione dell'incontro della quale non c'è alcun riscontro.

Ora Ayala, nel suo tentativo di assistere Mancino credo non faccia altro che metterlo ancora di più con le spalle al muro.

Finora Mancino ha sempre negato di avere incontrato Paolo Borsellino o, al massimo, di non poterlo ricordare. Ayala dice che quell'incontro è stato ammesso da Mancino seppure nel corso di una conversazione privata e che quella fatidica mano che Mancino non ricorda di avere mai stretto invece adesso ricorda di avergliela stretta nella sua stanza e in mezzo a tanta gente.

Quella gente non era gente qualsiasi, era gente che veniva ammessa al Viminale a salutare un ministro, anzi ad "omaggiare" un ministro come ha detto in passato lo stesso Mancino. Mancino soffre oggi di una grave amnesia, sembra anzi avere dei seri problemi che lo portano ad una grave alterazione dei ricordi, ma non ci sarà stato tra la "folla" di persone presenti qualcuno che non ha gli stessi problemi e che, meglio di lui sia in grado di ricordare?

Ma ancora più grave, nello "assist" di Ayala, è la storia dell'agenda.

Pochi mesi fa, in una intervista a LA7 registrata dalla giornalista Silvia Resta, io esibii una pagina relativa al primo luglio 1992 dell'agenda grigia di Paolo, nella quale era chiaramente riportato alle ore 19:30 un appuntamento con Mancino, sicuramente avvenuto perchè Paolo compilava quell'agenda, annotandovi anche le sue spese giornaliere, alla fine della giornata.

Nella intervista di risposta sulla stessa emittente Mancino esibì, tirandola fuori da un cassetto chiuso a chiave della sua stanza, quella che secondo lui avrebbe dovuto essere la risposta all'appunto autografo di Paolo. Si trattava di un planning settimanale, come quelli che usano le segretarie per annotare gli appuntamenti, nel quale, seppure tenuto davanti alle telecamere per pochi istanti, si riusciva a distringuere la compilazione di sole 3 (tre !) righe nel corso dell'intera settimana.

Mi chiedo allora, o meglio chiedo a Nicola Mancino : si tratta della stessa agenda di cui parla oggi Giuseppe Ayala, o c'è una serie di agende da mostrare a seconda delle circostanze e delle convenienze e soprattutto chiedo a Nicola Mancino se accusa Paolo di avere preparato, con quella annotazione fatta il 1° luglio, un falso da utilizzare dopo la sua morte per accusarlo, visto che allo stato attuale delle cose di una vera e propria accusa si tratterebbe, di un incontro che non ci sarebbe mai stato ?


Non sarebbe meglio per Nicola Mancino uscire invece da questa spirale di amnesie e versioni sempre differenti della stessa circostanza e dire, prima di essere costretto a farlo davanti a un giudice, la verità rispetto a quell'incontro?

O quella verità è troppo terribile per poterla confessare?

da 19luglio1992.com

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