giovedì 2 luglio 2009

Crisi: le farneticazioni del mago di Arcore

di Paolo De Gregorio

Il grande esperto di psicologia di massa che vuole “tappare la bocca” ai catastrofisti che allontanano dai consumi il popolo, dovrà prendersela soprattutto con Sergio Marchionne, stratega della Fiat, che fornisce un dato tragico, e cioè che la capacità produttiva globale di auto è di 90 milioni di vetture l’anno, 30 milioni in più di quanto il mercato attuale possa assorbire. La cosa ci dovrebbe indurre a qualche riflessione che non siano le vuote populistiche affermazioni dello sprovveduto Cavaliere: una riflessione è che la crisi è profonda e strutturale in quanto è legata alla crescita di nuove realtà produttive (Cina, India, Giappone) e va ricordato che la Toyota in America ha superato la General Motors per macchine vendute ed è all’origine della crisi dei 3 marchi storici americani (Ford, G.M., Chrysler), che non sono fatti fallire secondo le regole della competizione capitalista. La diminuita capacità di spesa dei singoli e delle famiglie, causa la crisi finanziaria, i milioni di disoccupati in più, hanno fatto il resto e la domanda di auto probabilmente non crescerà per molti anni. Come si può ben capire la psicologia dell’ottimismo fasullo non si applica alle “categorie” economiche, ma tende solo ad addossare ad altri le responsabilità della crisi ed esprime una cultura politica da mascalzoni illusionisti. Certo che in questa vicenda da crisi globale sorprende la fulminea conversione agli aiuti di stato di aziende che giuravano sulla onnipotenza del mercato, e si sono accaparrate soldi che erano destinati, negli USA, a dare assistenza sanitaria a quei 50 milioni di americani che ne sono privi. Un altro fenomeno globale, che denuncia quanto il capitalismo sia irrazionale, egoista ed inadeguato a risolvere problemi, è quello di massicci acquisti di terreni agricoli, soprattutto in Africa, da parte di paesi ricchi, che vogliono impiantarvi grandi monocolture per i propri consumi, sottraendo quindi spazi a gente che già soffre la fame. La fonte di queste notizie è l’ultimo “Espresso” che a pag. 98 ci informa dei paesi imprenditori, che sono Cina, USA, Svizzera, Gran Bretagna, Danimarca, Germania, Egitto, Libia, India, Sudafrica, Giappone, Arabia Saudita, Corea del Sud e molti altri, che hanno già stipulato contratti di acquisto per milioni di ettari (20 milioni di ettari solo in Africa negli ultimi tre anni), spuntando in alcuni casi il prezzo di due dollari l’ettaro. Praticamente i ricchi che vanno a rubare agli affamati, tipico della tradizione etica capitalista e colonialista. Naturalmente questa operazione sarà spacciata come aiuto allo sviluppo, saranno impiegati sistemi industriale e sementi transgeniche ad alta resa, ibridando in modo irreversibile le colture autoctone. Questa operazione è profondamente stupida e profondamente colonialista e accantona totalmente il problema dei problemi, che è quello di perseguire, per ogni Stato, la SOSTENIBILITA’, che è una strategia politica che deve portare ogni nazione a vivere secondo le sue risorse, essere indipendente alimentarmene ed energeticamente, obbiettivi che possono essere raggiunti solo con una drastica diminuzione delle bocche da sfamare. Molti di questi milioni di ettari acquistati da banche e multinazionali saranno destinati alla produzione di semi oleosi per fare biocarburante, per continuare ad inquinare, invece di puntare su auto elettriche alimentate da energia prodotta con fotovoltaico o centrali di solare termodinamico. Lo scenario che si creerà grazie a questa onnipotenza del denaro, assomiglierà a grandi campi di concentramento dove migliaia di nuovi schiavi, sotto sorveglianza di tipo militare, produrranno beni che partiranno scortati per andare ad ingrassare i ricchi. Per i poveri di questi paesi l’unica speranza sarà quella di emigrare verso i paesi colonialisti, che avranno fatto un pessimo affare poiché presto gli emigrati diventeranno la maggioranza. Siamo in buone mani!

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