giovedì 9 luglio 2009

Ci vediamo il 19 luglio a Palermo

di Benny Calasanzio

Ricordo quando ancora un anno fa, per telefono, Salvatore Borsellino mi faceva la telecronaca della commemorazione ufficiale di suo fratello Paolo, il 19 luglio. Mi raccontò di quanto fosse indignato e irato dalla presenza del presidente del senato Schifani, che i mafiosi non li ha mai combattuti ma al massimo c'ha fondato assieme società di brockeraggio. Avrebbe voluto fare qualcosa di plateale, ma per rispetto di sua cognata Angese, per l'enorme rispetto che ha sempre nutrito verso di lei e verso la sua famiglia, è rimasto composto, in silenzio, nelle retrovie, a masticare amaro e a digerire bocconi amarissimi. Certo è dovuto essere difficile vedere Schifani citare Paolo Borsellino. Da quel giorno, in ogni conferenza in cui ci inviatavano in giro per l'Italia, quella che prima era solo una frase, "Voglio impedire fisicamente che vengano ad insultare la memoria di mio fratello", divenne lentamente un ipotesi, poi un progetto ed infine una realtà. Palermo, il 18 e il 19 luglio, sarà letteralmente invasa da persone pacifiche armate di pericolosissime agende rosse.
Rosse come il sangue che ancora macchia quei palazzi, rosse come il cuore grande delle famiglie della scorta di Paolo, rosse come non diventarono mai le guance di chi quell'agenda l'asportò illegittimamente, ripulì la borsa e poi la rimise a posto. Rosse come l'agenda rossa. Pagine che potevano far crollare la prima, la seconda e la terza repubblica. E che ora giacciono in qualche caveau come arma di ricatto puntata alla testa di chissà chi. Salvatore Borsellino ha chiesto all'Italia di stargli accanto quando presidierà Via D'Amelio per ricordare Paolo assieme ai suoi giovani, ai tanti siciliani e non che sono cresciuti ispirandosi al giudice buono. E noi saremo con lui. Tutti noi che in questi anni abbiamo ascoltato come pugnalate le sue testimonianze, i suoi "j'accuse", i suoi momenti di sconforto, come il "rilascio" di Contrada e l'archiviazione dell'asportatore abusivo della borsa del giudice Borsellino, capitano Arcangioli. Io, Sonia Alfano, Pino Masciari, Vincenzo Guidotto, Gioacchino Genchi e tutti gli altri; ci troverete lì. Sotto l'ombra di un monte che ha visto morire 6 siciliani per bene e che ha lasciato cinque milioni di orfani. Quest'anno il giudice Paolo Borsellino lo ricorderemo noi, sperando di avere accanto la sua famiglia, perchè ci arroghiamo il diritto di pensare che abbiamo più diritto noi a ricordarlo, noi che della sua professionalità e della sua umanità siamo stati privati, piuttosto che due o tre politici di turno che con una mano toccheranno la spalla della discreta e composta vedova Borsellino e con l'altra quella di persone poi condannate per mafia. Il giudice Borsellino è il nostro giudice, non il loro, non lo sarebbe mai stato. Ad oggi ormai tutti quelli che sento, su Facebook, sul blog, mi dicono che ci incontreremo a Palermo. Lì da un mese opera un comitato cittadino che sta organizzando tutto nei minimi particolari, gente fantastica che da un presidio ha costruito una manifestazione nazionale. Non so quanti saremo, ma tantissime persone prenderanno ferie e permessi per stare accanto a Paolo e Salvatore. Questo è uno dei pochi momenti in cui sono orgoglioso di quello di cui siamo capaci quando lo vogliamo. Perchè questi sono gli ideali della Resistenza che Salvatore lancia in ogni incontro. Una Resistenza che parta dal sangue di quel luogo, che faccia tremare le coscienze di chi ha camminato su quel sangue e di chi ha fatto di tutto affinchè quel luogo diventasse una pozza di sangue. Ora che i pezzi di quei ragazzi e del giudice, come dice Salvatore, sono entrati in noi, "la partita può cominciare", citando la telefonata tra il giudice e il procuratore Giammanco il giorno della strage.

da 19luglio1992.com

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