giovedì 2 luglio 2009

Attenzione al colpo di coda della crisi tra settembre e novembre

di Francesco Rossolini

Nonostante le esortazioni all’ottimismo e alla fiducia, tutti gli indicatori più importanti atti a valutare lo stato di salute economica di uno Stato sono preoccupanti.

Il settore auto è ancora in calo dopo il palliativo degli incentivi, le compravendite immobiliari sono ai minimi storici ed il settore turistico soffre. Anche l’accesso al credito bancario è fortemente in calo, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno il settore mutui è diminuito del 40%, ciò anche a causa delle maggiori cautele prese dalle banche. Questo non vuol dire che siamo prossimi alla rovina ma che la crisi non è per nulla terminata e che nel periodo compreso tra settembre e novembre è lecito attendersi un pesante colpo di coda. Quindi è bene prepararsi ad affrontarlo nel migliore dei modi.

Proprio a settembre molte aziende non sanno se riusciranno a riaprire a vacanze concluse poiché al momento non hanno ordinativi e commesse sufficienti a garantire sonni tranquilli. L’Italia ha tenuto, nonostante tutto, ai duri mesi passati ma questo non significa che sia ancora il momento di abbassare la guardia e tirare un sospiro di sollievo.

Senza comunque lasciarsi andare a un insano disfattismo e senza troppi patemi d’animo è opportuno guardare al futuro con cautela, gestire con attenzione i propri denari, evitare sperperi impropri e possibilmente cercare di risparmiare il possibile investendo i propri soldi in maniera assolutamente sicura, anche se ciò comporta inevitabilmente la riscossioni di bassi interessi. Si può optare per il classico libretto postale oppure per conti remunerati offerti da molte banche.

Mai come in questo momento è bene prendere spunto dal sano buon senso dell’Italia di pochi decenni addietro e dalla propensione al risparmio tipica dei nostri nonni. E si badi non si tratta di vivere da eremiti ma di limitare le spese per il superfluo e di accumulare quel surplus necessario a garantire un avvenire tranquillo.

Negli ultimi anni “l’americanizzazione” dei consumi ed uno stile di vita basato sullo sperpero, sul culto eccessivo dell’immagine e sull’ossessione da shopping hanno cambiato il rapporto degli italiani con il denaro ed hanno avuto la meglio sulla naturale avversione italica al debito. Si è andata diffondendo la pratica dell’acquisto a rate anche per beni di consumo non durevoli o per beni assolutamente superflui, ciò ha contribuito all’eccessivo indebitamento alla base della crisi che ha travolto la società globale.

Un rapporto oculato con il denaro e la valutazione delle proprie possibilità di spesa sono invece elementi essenziali per non rischiare di trovarsi in uno stato di sofferenza. L’indebitamento è una cosa seria e costosa, dato che gli interessi si pagano, e che le “piccole e comode rate” sommate le une alle altre possono divenire un incubo.

Risulta pertanto sempre consigliabile, in caso di necessità, prendere un unico prestito a tasso fisso e rata prefissata direttamente in banca o alle poste con cui acquistare ciò di cui si necessita piuttosto che comprare ogni singolo oggetto a rate perdendo di vista l’ammontare complessivo della somma delle rate da pagare mensilmente. Rimane il dictat di non prendere neanche il considerazione le carte revolving, uno degli strumenti finanziari più pericolosi e subdoli mai ideati.

Dunque la crisi non è finita e ci attende ancora una fase difficile da superare, averne coscienza e comportandosi con cautela e responsabilità è il primo passo da fare per uscirne indenni o comunque per minimizzare i danni.

da agoravox.it


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