domenica 7 giugno 2009

Mamma, mi hanno fatto fuori il Mangano!


State attenti. Stiamo attenti. Questa fantomatica democrazia, a spirale, si astringe e inabissa. Chiaro, dopo averci fagocitato. Per fortuna qualche avvisaglia di risveglio c’è: la soliderietà dei colleghi di lavoro di Zappadu, le contestazioni a Bari, L’Aquila e, oggi, Roma. Certo è ben poca cosa, perchè troppo forte è la puzza delle vicissitudini che, attorno, ci minaccia, verde. Ma andiamo avanti, e nel senso più ottimistico (sì, signor premier: l’ottimismo non è una virtù omologata ed esclusiva costruita ad arte come le altre migliaia di orpelli plastici – uomini e idee - di cui si è circondato. Un giorno non le spetterà altro che scegliere tra piazza Loreto e Hammamet. E’ questo l’augurio più ottimista che faccio al mio paese, nel giorno di un’altra, ahinoi, inutile festa della repubblica).

Vi prego di fare attenzione. L’8 giugno – post elezioni, dunque – si discuterà in parlamento attono al disegno di legge sulle intercettazioni. Un’altro colpo di chiave alla legalità, doppia mandata per la sicurezza. Quella dei delinquenti. Ebbene, l’impressione è che la faccenda delle foto sia (o sia stata) un’ottima occasione di maniera per ravvedere la platea sulla pericolosità degli attentatori del privato – coloro che intercettano – così come già in questi giorni l’uomo del popolo ha avuto modo di dire. Privacy è stata la parola d’ordine. La violazione di essa un delitto capitale. Certo, direte: sacrosanto. Ma cosa hanno a che vedere sesso e foto con uno dei mezzi fondamentali alla lotta contro il crimine organizzato? Ecco: andatelo a spiegare agli utenti dei canali Mediaset, ai lettori dei giornali della casa, alla disintellighentia creata e plasmata a buon gioco del drago. E’ la medesima cosa: dunque, il governo (pardon: cda) s’è mosso. Prender lezioni da Mario Giordano (peggior direttore della peggior testata post-unitaria. Sì, mi permetto di relegarlo al di sotto del Popolo d’Italia di Mussolini) dopo la vergognosa figura con L’Espresso (che pare passerà a vie legali, e lo spero con tutto me stesso) non deve corrispondere al massimo della vita. Nè al migliore dei profitti.

Ma, dico: creare ad arte, sedersi a tavolino e pensare a come fottere – mi si perdoni – un avversario che per loro non è relegato alla sola concorrenza editoriale (perchè questo è il punto) è di poco lontano al rogo di Nerone (un Nerone del quale, però, non abbiamo sentito la lira, imbarcata col suo suonatore per chissà quali lidi a bordo di aerei presidenziali. Che altrimenti volerebbero vuoti – è la versione di La Russa. Ridete pure, lo sto facendo tuttora). Meglio non chiedere, meglio non sapere. Visto mai che qualcuno invochi il nome di Mangano in diretta. Già: perchè succede che (su segnalazione del solito Marco Travaglio) Gaetano Paci, magistrato palermitano, ospite di una puntata commemorativa per le vittime di mafia a Matrix, si lascia scappare un’imperdibile esternazione.
“Vorrei dire una cosa, un anno fa si sentì dire che Vittorio Mangano era un eroe. Volevo fare presente che Vittorio Mangano non era un eroe, gli eroi sono Falcone e Borsellino e Vittorio Mangano era un mafioso sanguinario condannato per traffico di droga, per mafia e poi in primo grado per tre omicidi, all’ergastolo, ergastolo che poi non divenne definitivo anche perché Mangano morì prima che si arrivasse alla fase di appello”.
Panico. Sangue freddo. Lancio di servizio risolutore.

Vittorio Mangano – saprete – era il noto stalliere di Arcore. Quello che non sapendo scrivere parlava a bombe (che poi neanche c’entrava, con quella). Quello che mandava i cavalli negli alberghi. Quello che suoleva intrattenersi a villa S. Martino con i più disdicevoli personaggi. Quello che insomma Vittorio Mangano. L’epiteto è del capo-stalla, ovviamente. “Un eroe“.
Ecco: succede che nelle repliche disponibili sul sito di Matrix questa parte della puntata non compaia. Puf: ha disertato. Controllate voi stessi. Altro da dichiarare? Dobbiamo gridare, invocare Cristo, fare la fame appresso a Pannella? E’ grave. Gravissimo. E’ ammissione di colpa, è occultamento di prove, è censura. Censura. L’acutissimo Franceschini si è accorto, dopo 40 anni di militanza Dc e 30 di televisione privata, che c’è una sorta di disparità tra le parti, specie per quanto riguarda i programmi d’informazione Mediaset. E’ bene: se lo tengono su anche dopo il 7 giugno, magari per Natale ci spiega che ha capito perchè tra le gambe gli penzola un pezzo di pelle in più.

dal blog dell'autore

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