domenica 7 giugno 2009

LA CRISI NEL VOTO DEGLI ITALIANI

segnalato da Domenico di Torino

di Massimo Bordignon e Vincenzo Galasso


Al contrario di quanto accade in altri paesi, in Italia la crisi economica rafforza il governo, almeno per il momento. Le intenzioni di voto indicano che sono proprio le categorie più colpite, e soprattutto i giovani, ad affidarsi a Silvio Berlusconi. Dopo le elezioni, il governo non potrà dunque ignorare il segnale mandato dal settore più sofferente, ma anche più dinamico, della società. Non è il momento delle strategie dei due tempi: bisogna fare subito le riforme, per migliorare le condizioni delle giovani generazioni.

Meno cinque per cento. Questa, secondo il governatore della Banca d’Italia, la caduta del Pil nel 2009. In un anno elettorale, una crisi di tali dimensioni condurrebbe normalmente a una sconfitta alle urne per il partito (o i partiti) al governo, rei di non aver saputo gestire la crisi, o forse solo perché catalizzatori del pubblico malcontento. Non pare però che sarà così nelle prossime elezioni amministrative ed europee in Italia, ed è casomai il “papigate” a preoccupare il governo, più che la crisi economica. I sondaggi disponibili annunciano infatti una vittoria per i partiti di governo, Pdl e Lega, e una sonora sconfitta per l’opposizione, soprattutto per il Pd, compensata solo in parte dal successo dell’Italia dei Valori.

CHI SI AVVANTAGGIA NELLA CRISI

La cosa è ancora più strana perché, complici anche i vincoli finanziari, il governo ha fatto ben poco per affrontare la crisi, a differenza di altri più maltrattati (dai propri elettorati) governanti europei. La storia del “stiamo comunque facendo meglio noi” sembra reggere poco, visto che, al contrario, le previsioni indicano che se si esclude la Germania, nel 2009 faremo peggio di tutti gli altri grandi paesi europei, compresa la bistrattata Gran Bretagna, rea di aver creduto più alla finanza e meno all’industria di quanto abbiamo fatto noi. Qualche spiegazione urge, tolte quelle già gettonate dell’insipienza dell’opposizione, del controllo del presidente del Consiglio sui media e di una lunga luna di miele verso un nuovo governo.
Una possibile spiegazione è che in realtà, come sempre succede, nelle crisi ci sono i perdenti e ci sono i vincenti (o i meno perdenti). E questo è vero soprattutto nel breve periodo; nel lungo, per le interazioni del sistema economico e il peggioramento delle finanze pubbliche, finiamo con il rimetterci tutti.
La crisi sta avendo infatti effetti molto asimmetrici, dal punto di vista geografico, generazionale e di settore produttivo e occupazionale. Poco colpiti dalla crisi sono stati sicuramente i dipendenti pubblici con un contratto a tempo indeterminato, che oltre a non rischiare nulla sul piano occupazionale hanno appena visto un incremento considerevole dei propri stipendi. Anche i pensionati sono stati poco colpiti e anzi, avendo un reddito indicizzato all’inflazione ma non all’andamento del Pil, la mancata crescita rappresenta un miglioramento nella loro posizione relativa. Queste categorie a reddito fisso godono anche della decelerazione nella crescita dei prezzi, che ne aumenta il potere d’acquisto. Molto più colpiti i lavoratori del settore privato, oltretutto già massacrati dall’annoso problema della mancata crescita dei salari, tra i più bassi d’Europa secondo le stime Oecd, e i lavoratori autonomi, che però, rispetto ai lavoratori dipendenti, possono contare di più sul buffer stock dell’evasione fiscale. Ma anche in questo caso, la crisi non è generale e colpisce a macchia di leopardo, a seconda del settore di specializzazione. Molto colpito appare il Nord-Ovest, assieme a Toscana e Emilia Romagna, meno il Veneto e il Sud, almeno a giudicare da un indicatore imperfetto, perché utilizzabile solo da alcune categorie di lavoratori, come l’uso della cassa integrazione ordinaria e straordinaria.
Gli assoluti perdenti sono, come di consueto, i precari, cioè generalmente i giovani. Solo a dicembre 2008, 40mila contratti a termine erano in scadenza nel settore privato e in buona parte non sono stati rinnovati. E i molti precari della pubblica amministrazione hanno risentito, oltre che della crisi, delle cure Gelmini e Brunetta.

I GIOVANI PREFERISCONO IL GOVERNO

Precari, disoccupati – e dunque in genere giovani, donne e residenti al Sud – e lavoratori dei settori più in crisi (quali il manifatturiero) tutti uniti contro Berlusconi? Difeso invece da pensionati e lavoratori anziani? Mica tanto, almeno a giudicare dal confronto tra le intenzioni di voto raccolte dall’Ipsos nell’aprile del 2009 e nell’aprile del 2008. L’aumento del 3 per cento per il Pdl in queste stime è concentrato soprattutto tra il lavoro autonomo (+8,3 per cento) e gli operai (+11,8 per cento). Paradossalmente, l’avanzata del Pdl è forte soprattutto tra i giovani e i giovani adulti, i più colpiti dalla crisi: +4,7 per cento per le persone tra i 18 e i 30 anni e +5,8 per cento nella fascia 31-45 anni, contro un +1 per cento per gli elettori oltre i 45 anni. A voltare la faccia al Pdl sarebbero invece insegnanti (-0,3 per cento), disoccupati (-3,3 per cento) e pensionati (-0,4 per cento), che preferirebbero rivolgersi alla Lega – rispettivamente +5,4, +7,3, e +4,7 per cento, per una crescita complessiva del 3,6 per cento.
Se la compagine governativa sembra rafforzarsi, il Pd è invece sull’orlo del baratro. L’Ipsos registra una forte riduzione nelle intenzioni di voto (-7,5 per cento) tra tutte le categorie di elettori, che assume particolare forza tra le professioni elevate (-15,7 per cento) e i disoccupati (-9,1 per cento). La generazione che più di tutte sembra allontanarsi dal Pd è quella tra i 30 e i 45 anni (-10,5 per cento), mentre “tengono” i cinquantenni (-5,5 per cento). Della caduta del Pd approfitterebbe l’Italia dei valori, che raddoppierebbe quasi i suoi voti (+4,2 per cento), grazie a un enorme successo tra studenti (+9,4 per cento), insegnanti (+5,9 per cento), ma anche disoccupati (+3,8 per cento).
La crisi economica rafforza dunque il governo, almeno per il momento. Ad eccezione dei disoccupati, che premiano Lega e Di Pietro, sono proprio le categorie più colpite, e soprattutto i giovani, ad affidarsi a Silvio Berlusconi. Se uscirà vincitore dalle urne, il governo dovrà tener conto di chi l’ha votato e non potrà dunque ignorare il segnale mandato dal settore più sofferente – ma anche più dinamico – della società. Non è il momento delle strategie in due tempi: bisogna riformare subito, per migliorare le condizioni delle giovani generazioni.

da lavoce.info

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