domenica 21 giugno 2009

Guida al Voto del Referendum

La scheda viola






















Se passa il «Sì», alla Camera il premio di maggioranza non viene più assegnato «alla lista o alla coalizione di liste» vincente, ma solo alla singola lista che ha preso più voti, ottenendo la maggioranza anche relativa. E la soglia di sbarramento sale per tutti al 4%. Il senso dell’iniziativa è di garantire la forza di governare a chi vince le elezioni pur senza aver raggiunto la maggioranza assoluta. In caso di vittoria del «Sì», la legge elettorale, pur con la parte abrogata, consente comunque lo svolgimento delle elezioni senza necessità di nuove norme.

NO

Se vince il «No» o se non si raggiunge il quorum, resta tutto invariato. E cioè le liste potranno continuare ad allearsi o con coalizioni vere e proprie o con il collegamento con altre liste, dividendo poi al loro interno l’eventuale premio di maggioranza secondo i criteri previsti dalla legge. E le liste che non hanno raggiunto il 4% dello sbarramento ma hanno superato comunque il 2%, partecipano ugualmente alla ripartizione dei seggi, solo però se fanno parte di una coalizione che ha superato nel complesso il 10% delle preferenze a livello nazionale.

La scheda beige






















Se vince il «Sì» anche al Senato viene escluso il premio di maggioranza per le coalizioni di liste, ma viene assegnato solo alla singola lista che ha preso il numero più alto di voti. E lo sbarramento sale all’8%. Come per la Camera, l’obiettivo dei promotori è rafforzare il bipartitismo, costringendo i piccoli partiti ad aggregarsi per non restare fuori dal Parlamento. In questa maniera si persegue l’obiettivo di rendere più forte la maggioranza di governo, anche se in caso di vittoria del «Sì» può capitare che un singolo partito, pur senza ottenere la maggioranza assoluta dei voti, abbia la maggioranza assoluta dei seggi in Aula.

NO

Se vince il «No» o se salta il quorum, tutto resta come adesso. E quindi il premio di maggioranza anche al Senato continuerà a essere assegnato, sulla base della legge elettorale modificata nel 2005, «alla lista o alla coalizione di liste» che ottiene il maggior numero di voti. E la soglia di sbarramento, che a differenza della Camera a Palazzo Madama deve essere conteggiata su base regionale e non nazionale, resta all’8% per le liste che si presentano da sole e al 3% per quelle appartenenti a coalizioni che superino comunque il 20% dei voti (sempre su base regionale).

La scheda verde






















Se vince il «Sì» viene abrogata la possibilità per la stessa persona di candidarsi in più collegi alla Camera o al Senato. I «big» dei partiti non potranno più presentarsi dunque in tutta Italia o comunque in più zone del Paese per trainare le liste, salvo poi optare, una volta eletti, per un collegio piuttosto che per un altro, sulla base di calcoli di partito che non necessariamente esprimono la volontà degli elettori, ma rispondono a esigenze interne alle singole forze politiche. Il divieto di candidature plurime non sembra ledere i diritti dei candidati e dei leader di partito.

NO

Se passa il «No» o se non viene comunque raggiunto il quorum, la legge elettorale anche per questo aspetto non cambia.

Dunque i candidati potranno continuare a presentarsi in più collegi o alla Camera o al Senato, riservandosi poi il diritto di scegliere quale collegio rappresentare in Parlamento, lasciando quindi gli altri eventuali seggi ai primi esclusi della stessa lista. In passato era stata ventilata l’ipotesi di intervenire diversamente, magari riservando ai «candidati plurimi» il collegio nel quale è stato ottenuto il maggior numero di voti o la percentuale più alta, eliminando così la facoltà di scelta.

da corriere.it

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