lunedì 22 giugno 2009

Golem. Così i boss cercarono di evitare le intercettazioni


di Rino Giacalone

Il racconto del pentito palermitano Nuccio sulla mafia campobellese. Trascritto fra le pagine dell'ordinanza “Golem” svela un incontro super segreto, quello tra il latitante Matteo Messina Denaro e il suo super fidato complice Franco Luppino. Nuccio sa della circostanza perché lui a Luppino lo conosce molto bene, stando vicino ai boss Lo Piccolo, sino alla loro cattura, e al suo arresto, nel novembre 2007, decidendo poi di collaborare con la giustizia. Un legame solido fra campobellesi e palermitani: “Franco Luppino è vicino a Matteo Messina Denaro. Il Luppino è stato in carcere con Nunzio Serio (altro boss palermitano, ndr). Le famiglie Serio e Luppino si incontravano e i Luppino erano accompagnati da Franco Indelicato. Siamo stati a Campobello di Mazara io, Mimmo Serio e Gabriele D'Avì. Mimmo Serio mi presentò Luppino che però già conoscevo dal carcere. L'incontro avvenne a Castelvetrano, siamo giunti a Tre Fontane in un villino, Luppino si appartò con Serio, questi poi rientrando a Palermo mi disse che Luppino voleva trasmettere pizzini di Messina Denaro a Lo Piccolo”. Serio andò anche a trascorrere le ferie in una villa messa a disposizione da Luppino. Riscontro è ancora un “pizzino” trovato il 5 novembre 2007 nel covo di Giardinello dove vennero catturati i Lo Piccolo: “ Non era mio genero in vacanza - anche perché non ho figlie femmine - ma miei parenti e paesani - di cui ci tengo tanto! Di sicuro gli avrà piaciuto la vacanza dalle tue parti, come non possono piacere questi posti lì - sì, lo so, che erano in contatto con un caro amico. Anch'io di quello che posso sono a disposizione - e quindi non crearti problemi a chiedermi delle cose. Con vera sincerità - ancora un bacio affettuoso - dai tuoi fraterni amici - naturalmente di sempre. A risentirci. Cortesemente, fammi sapere, quando mi scrivi, che sigla vuoi messa nelle tue missive. Probabilmente forse lo incontrerò a questo amico tuo - che era in contatto - ed è stato pure assieme in carcere - con uno di questi miei parenti”.

Ma con la mafia si parlava anche di altro. Regolamenti di conti per violazione ai codici di onore, proprio fra Luppino e Franco Indelicato. E' uno degli aspetti delle indagini, probabilmente l'operazione Golem ha evitato che qualcosa di grave potesse accadere, dopo che Luppino ha sospettato “una mancanza di rispetto” di Indelicato nei confronti di sua moglie, Lea Cataldo, anche lei come il marito e Indelicato fra i 13 arrestati. Luppino però non avrebbe voluto agire da solo, e si sarebbe rivolto ai suoi “superiori”, niente gesti eclatanti però, ma una sonora lezione per lo sgarro. E dovevano essere i Lo Piccolo ad interessarsene.

I clan hanno anche cercato durante le indagini di evitare le intercettazioni. Il sotterfugio era quello di usare auto prese a noleggio per scansare la collocazione di qualche “cimice”, ma la cosa non riuscì, e i poliziotti poterono sentire qual era la inutile furbizia dei soggetti indagati, ascoltando parlare Franco Indelicato con Salvatore Dell'Aquila: “…al settantesimo giorno la cambio, debbono “cummattiri è giusto, “u serviziu quannu veni, veni pi tutti”...INDELICATO: ”uburdellu a carità”... anche perché questi l'autorizzazione non la debbono avere Frà? l'autorizzazione del magistrato! ogni volta prima gli debbono venire a portare il discorso, gli debbono dire, praticamente, guardi che questo... ha cambiato macchina” Insomma il loro ragionamento era quello che presa l'auto a nolo l'intercettazione non poteva scattare subito, servono i tempi tecnici delle autorizzazioni, e quando questa fosse giunta loro erano già pronti a cambiare auto. Questa loro certezza li ha portati a parlare senza nascondersi nulla. Le intercettazioni però nel frattempo registravano ogni cosa.

da liberainformazione.org

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