martedì 30 giugno 2009

Federalismo criminale

di Piero Ricca

Dal 1991 a oggi 185 comuni italiani sono stati sciolti per mafia. In quei comuni sindaci e assessori erano prestanome dei clan. Molti altri, è immaginabile, non sono ancora stati beccati con le mani nel sacco. All’asservimento delle pubbliche amministrazioni al crimine organizzato l’amico Nello Trocchia ha dedicato un libro: “Federalismo criminale” (Nutrimenti). Nello mi ha scritto questa lettera.

Caro Piero,

da pochi giorni è in libreria il mio libro ‘Federalismo criminale’ (Nutrimenti). Racconto 17 anni di scioglimenti dei consigli comunali per mafia.
Sono di Nola; sotto elezioni sono giorni strani dalle mie parti, i politici nelle 167 girano con i pacchi di carne (carne, si hai capito bene), fanno la spesa, elargiscono gettoni di sopravvivenza. E’ la vecchia politica del baratto: promesse, soldi e vettovaglie in cambio del voto. Senza retorica, quando vedi i loro scagnozzi fare incetta di consensi e voti nelle palazzine senza diritti e futuro, scopri la fragilità di una democrazia attaccata al respiratore delle elezioni. Viviamo di illusioni, una matita indelebile e una scheda elettorale per credere di vivere in un paese normale. Nelle ex municipalizzate corre l’obbligo di votare il politico che ti ha fatto assumere perché le società partecipate, anche se a gestione privata, sono i nuovi carrozzoni votati alla clientela e alla corruttela. Dalle mie parti è tornato anche Tommaso Barbato, te lo ricordi, lo sputacchiatore. Ma quello è l’aspetto noto ai più. Nel 2008 è finito citato nell’ordinanza di custodia cautelare contro uomini dei clan locali. Lui non è indagato ma uomini del clan, (nel 2005) intercettati, parlavano di Barbato per posti di lavoro da assegnare: il gip scrive che emergevano ‘rapporti di esponenti dell’organizzazione criminale con esponenti politici’, con riferimento proprio al Barbato.
Abbiamo avuto in questi anni in Italia 185 decreti di scioglimento di amministrazioni locali, tre di questi hanno riguardato Asl, aziende sanitarie dove i partiti nominano e mangiano in allegra compagnia. Sono sindaci piccoli, incapaci, che hanno organizzato e promosso la devastazione del nostro Meridione. In cima alla classifica dei comuni sciolti c’è la Campania; non sarà un caso se nella recente audizione dell’Antimafia il procuratore capo della Repubblica di Napoli, Giandomenico Lepore, ha parlato di un 30% di politici collusi con la camorra. Non c’è bisogno del voto del parlamento o del referendum popolare, quello criminale è il primo federalismo compiuto. Pezzo a pezzo le mafie hanno occupato le istituzioni e divorato il territorio. Oltre agli appalti, alle intimidazioni c’è la sistematica devastazione del territorio. Prima della camorra c’è la politica. Fuor di profilo penale conta la responsabilità morale e politica di una intera classe dirigente: a guardare dall’alto, questo nostro territorio è una distesa di comuni sciolti per mafia. Ma non solo Campania: anche Sicilia, Calabria e Puglia. Ho compiuto un viaggio da horror in una realtà che meritava di essere documentata. Il mio viaggio inizia da Arzano, comune sciolto nel 2008. C’è tutto ad Arzano: abusivismo edilizio, appalti sospetti, intimidazioni e i clan che fanno quello che vogliono. Siamo ad un passo da Secondigliano dove si è consumata la faida di Scampia per il controllo della piazza di spaccio più grande d’Europa. Qualcuno mi chiede: ma cosa può importare il controllo di un comune di poche anime? Conta perché consegna un modello, lo istituzionalizza: le mafie si costruiscono avamposti per condurre la guerra economica al nord. Di recente in una inchiesta denominata ‘isola’ sono finiti in manette affiliati ai clan Nicoscia e Arena. Non in Calabria, ma a Monza. Avevano messo le mani, con il movimento terra, sugli appalti dell’alta velocità. Questi clan in Calabria controllano comuni minuscoli e si fanno la guerra, ma al nord si alleano, forti di un modello vincente che esportano.
Sul sito federalismocriminale.it pubblicherò tutti i decreti di scioglimento, realizzando uno spazio condiviso per monitorare il lavoro dei consigli comunali e denunciare chi torna, incurante di tutto, in sella a comandare.

Saluti, Nello Trocchia.

da pieroricca.org

Nessun commento: