lunedì 29 giugno 2009

A cena prima del giudizio


di Piero Ricca

Siamo alle solite: il giudice buono è quello che si fa scrivere la sentenza dall’avvocato previo bonifico estero su estero, o invita a cena l’imputato alla vigilia del giudizio. Gli altri sono toghe rosse: da ricusare, “da estirpare come un cancro”, da additare alla pubblica riprovazione.
A fine maggio il giudice costituzionale Luigi Mazzella non s’è fatto scrupolo di invitare a cena a casa propria Angelino Alfano e Silvio Berlusconi, come rivela - non smentito - un articolo di Peter Gomez sull’Espresso in edicola. Tra gli invitati anche un secondo giudice costituzionale, Paolo Napoletano, insieme a Carlo Vizzini (fresco indagato per corruzione) e Gianni Letta. Durante la cena si sarebbe discusso, secondo il retroscena dell’Espresso, anche di una bozza di riforma della funzione del pubblico ministero. In casa mia invito chi voglio, ha commentato Mazzella, e sono amico di tanti politici di ogni colore. Come dubitarne? Si è trattato di un normale incontro fra alte cariche, ha minimizzato l’avvocato Ghedini. Ma un’alta carica, in questo caso, è giudice dell’altra. Il 6 ottobre infatti la corte costituzionale è chiamata a giudicare la legge Alfano, approvata per l’impunità del presidente del consiglio. Una legge che fa a pezzi il principio di uguaglianza, proprio come la precedente legge Schifani, cancellata dalla consulta nel gennaio 2004. Con quali garanzie di imparzialità giudicheranno quei due suoi membri che si intrattengono in ritrovi privati con l’Impunito (il cui futuro politico è in buona parte appeso a quella sentenza) non rinunciando al ruolo di consiglieri governativi?
Inutile dire che la notizia della “cena segreta” fra Berlusconi e i suoi giudici-consiglieri non ha sollevato grandi inquietudini presso la pubblica opinione ed è stata ripresa soltanto da un pugno di giornali. Oltre all’Espresso, Repubblica, Unità, Manifesto e poco altro.

Propongo di inviare questa lettera al presidente della corte costituzionale, Francesco Almirante. QUI lo spazio per le lettere sul sito della corte. Meglio ancora mandargliela per posta. L’indirizzo è: Presidente Corte costituzionale - piazza del Quirinale - Roma.

Come cittadino desidero esprimerLe direttamente tutta la mia perplessità per la vicenda dei giudici Paolo Maria Napoletano e Luigi Mazzella a cena in una casa privata con Berlusconi. Ritengo il fatto grave per la credibilità dell’istituzione che rappresentano e per il giudizio che la Corte è chiamata ad esprimere il 6 ottobre sulla costituzionalità della legge Alfano. Sia chiaro: che un giudice costituzionale si incontri con il presidente del consiglio e il ministro della giustizia in sè non è cosa anomala. Il punto è che l’attuale e gravemente anomala contingenza di un governo presieduto da un imputato di corruzione che è riuscito a sospendere i suoi processi grazie a una legge scritta dal suo avvocato, dovrebbe indurre tutti, e in primo luogo i rappresentanti delle autorità di garanzia, a una maggiore prudenza e a un più alto senso, formale e sostanziale, della propria funzione. Penso che questi due giudici - intrattenutisi con il presidente del consiglio e con il ministro della giustizia anche per discutere di bozze di riforma in materia di giustizia, come si apprende da non smentiti articoli di stampa - dovrebbero rassegnare le dimissioni.

da pieroricca.org

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