giovedì 28 maggio 2009

Commissione comunale antimafia a Milano? No, grazie!

di Lorenzo Frigerio


Il Comune di Milano torna sui suoi passi, scoppia la bagarre in aula

Ci sono volute due votazioni, una prima, terminata in parità lo scorso lunedì 18 maggio e una seconda, tenutasi invece ieri pomeriggio, dall’esito più scontato perché il Consiglio Comunale di Milano arrivasse ad approvare la delibera di revoca della Commissione Comunale Antimafia, votata all’unanimità lo scorso 5 marzo. A poco più di due mesi di vita e dopo solo un paio di riunioni risoltesi in un nulla di fatto, proprio per l’assenza dei consiglieri di maggioranza, l’aula di Palazzo Marino ha deliberato di ritornare sui propri passi, cancellando con un colpo di spugna la Commissione che avrebbe dovuto aiutare l’amministrazione comunale nell’approfondire lo studio delle dinamiche delle infiltrazioni mafiose in città e, successivamente, nell’avanzare proposte di intervento politico e amministrativo al riguardo. La maggioranza ha quindi recepito le perplessità del Prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, espresse nell’immediatezza del voto con una lettera inviata al Sindaco Letizia Moratti: “non risulta ipotizzabile la costituzione di una commissione consiliare di inchiesta antimafia”. A seguire arrivarono al Comune di Milano altri dinieghi ad una prima generale richiesta di partecipazione rivolta a magistrati e forze dell’ordine, alcuni dei quali espressi formalmente, altri informalmente, soprattutto dai vertici del Tribunale di Milano.

In sostanza, il punto critico discusso fin dall’inizio era la possibilità o meno che le forze dell’ordine e i rappresentanti della magistratura potessero riferire dell’esito di indagini in corso, per legge difettando la Commissione di poteri di inchiesta. Ad onore del vero, tale pretesa non era mai stata avanzata anche dai consiglieri più intransigenti. I positivi precedenti, portati a supporto della necessità di istituire una Commissione comunale antimafia, invece erano quelli di altre due commissioni comunali: la prima, presieduta dal professor Carlo Smuraglia che licenziò nel 1990 una relazione, peraltro mai pubblicata forse vista la scomodità dei contenuti; la seconda, sulla corruzione nel commercio, presieduta nel 1995 da Nando dalla Chiesa, che siedeva allora tra i banchi di Palazzo Marino.

Preso atto di queste difficoltà, peraltro già discusse all’inizio dell’iter della delibera di costituzione, ma accantonate successivamente alla votazione del 5 marzo, il centrodestra ha fatto ieri marcia indietro provocando l’ira dei consiglieri di opposizione che, in segno di protesta, hanno poi abbandonato l’aula facendo mancare il numero legale ed impedendo la prosecuzione dei lavori del Consiglio Comunale. Hanno votato sì alla proposta di revoca 29 consiglieri di maggioranza, mentre i voti contrari sono stati 24 (tutta l’opposizione compreso l’ex esponente della Lega Pagliarini, oggi passato al Gruppo misto), mentre il Presidente del Consiglio Comunale Manfredi Palmeri si è astenuto, marcando la sua diversità rispetto alla coalizione che governa Milano. Non più tardi di qualche giorno fa, lo stesso Palmeri, intervenendo a Milano alla commemorazione organizzata da Libera in ricordo di Giovanni Falcone, aveva ribadito ad alcuni cittadini che lo incalzavano la sua contrarietà alla decisione presa dal centrodestra; una contrarietà ribadita anche in esito al voto di ieri in aula: “la Commissione era utile e legittima”. Non dello stesso avviso, evidentemente, il capogruppo del PdL Giulio Gallera: “Il centrosinistra voleva usare mafia e antimafia per degli attacchi politici. Li abbiamo smascherati e saranno puniti dagli elettori”.

In esito alla proclamazione del contestato voto, è scoppiata la bagarre in aula, con uno scambio acceso di accuse reciproche. Pesante il giudizio del capogruppo del PD Pierfrancesco Majorino che ha censurato la discutibile concomitanza della chiusura della Commissione Antimafia con due avvenimenti di diversa natura: “Dopo l’omicidio di Quarto Oggiaro, che sicuramente segnala la presenza della criminalità organizzata e a due giorni dalla commemorazione di Giovanni Falcone, questo atto del Consiglio è un insulto”. La successiva replica di Gallera ha innalzato i toni dello scontro tra i diversi contendenti, alla presenza di alcuni cittadini e dei cronisti che seguono quotidianamente i lavori d’aula a Palazzo Marino: “Majorino cita persone in modo inappropriato. Falcone ha fatto il magistrato a Palermo senza confondere i ruoli. È mistificatorio, demagogico attribuire al Consiglio delle responsabilità su ciò che succede fuori di qui”. Per alcuni minuti si è andati avanti con reciproche accuse, si sono sprecati i “vergogna!” rivolti all’indirizzo di questo o di quel consigliere di parte avversa, si è smarrito alla fine il senso delle diverse posizioni nel frastuono scatenatosi.

Il commento più duro è arrivato dal consigliere della Lista Fo, Basilio Rizzo, protagonista in Consiglio Comunale di battaglie epocali contro il malaffare, fin dai tempi precedenti la stagione di Tangentopoli: “Evidentemente ci sono forze fuori dal Consiglio che comandano su quelle dentro al Consiglio. In Sicilia, Campania, Calabria brindano”. Evidentemente Rizzo si è riferito al fatto che le cosche avranno di che brindare se solo si pensa alla quantità di denaro destinata ad arrivare in città e regione, nell’imminenza del prossimo Expo 2015. Molti finanziamenti destinati prevalentemente alle opere pubbliche necessarie, a partire dalle infrastrutture e dall’indotto connesso, che le diverse mafie, ‘ndrangheta in testa, pensano di riuscire ad intercettare, infiltrandosi nei gangli delle procedure amministrative collegate.

In serata, il Sindaco Moratti, intervenendo alla puntata di “Anno Zero” dedicata proprio all’Expo, sollecitata dal conduttore Michele Santoro ha dichiarato di prendere atto del voto del Consiglio Comunale, ma che non per questo i controlli antimafia verranno ridotti, anzi. Moratti ha ricordato anche l’impegno preso dal Governo per tutelare gli investimenti pubblici e privati in arrivo e per approntare tutti i meccanismi utili al monitoraggio delle opere previste, ai fini di prevenire infiltrazioni criminali.

Dopo lo scontro in Consiglio Comunale, le forze politiche si organizzano ora per dare alla cittadinanza un segnale di continua attenzione alla questione delle presenze mafiose in città, che segni la discontinuità con l’aria di smobilitazione connessa invece alla decisione presa ieri a Palazzo Marino. Le opzioni sono ovviamente diverse. Se il PdL annuncia quindi un “grande convegno sulla mafia”, che serva a rilanciare l’impegno della maggioranza nel contrasto alle cosche, volendo motivare nei fatti l’impossibilità di utilizzare lo strumento consiliare a suo tempo adottato, il PD viceversa lancia un appello alla mobilitazione civile: serve un “comitato di volontari” che possa svolgere con serietà il compito che era stato attribuito alla Commissione comunale, ieri cancellata dal voto dell’aula.

“Questo è un regalo fatto alle organizzazioni criminali, è un chiaro segnale che a Milano non si può e non si deve parlare di mafia” è questo il commento lapidario della referente di Libera Milano, l’avvocato Ilaria Ramoni.

E le cosche? Le cosche stanno a guardare…

da liberainformazione.org

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